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Il contest è finito e le mie giudichesse hanno decretato la vincitrice. Ma prima vorrei ringraziare tutti voi che avete partecipato parlando di voi, dei vostri libri preferiti e di come la cucina può essere ispirata, inventata e ricreata. Spero che l’elenco che trovate qui, sia di ispirazione per le vostre letture oppure cogliere qualche idea regalo o perchè no… provare in cucina qualche piatto nuovo.

La vincitrice del contest è VALENTINA del blog CUCINA E CANTINA

con il libro “The particular sadness of lemon cake”

che trasposto in Italiano è diventato “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender

e con la ricetta “Torta al limone”.

La motivazione: il libro non l’ho ancora letto ma grazie a Valentina ho potuto cogliere l’essenza di questo bel romanzo e di come solo una figlia può capire la propria mamma… e come dice Chiara “dalle prime parole il suo post mi ha conquistato! sembrava di essere lì: il viaggio, la libreria, il libro, il sapore della torta al limone e le sensazioni che suscita alla piccola Rose… condivido in pieno!!!

Attendo i tuoi dati per inviarti il mio semplicissimo pacco regalo al mio indirizzo e-mail: serecrivi@tin.it

A tutti voi un immenso grazie per tutte le belle parole, per i consigli e le recensioni ai libri e soprattutto per le fantastiche ricette che avete proposto. Un grazie particolare a Alessia, Claudia e Chiara che mi hanno aiutata nella scelta.

Serena Crivelli 

Un “Dolcepensiero” anni ’80: mi ricordo che quando andavo in pizzeria con la mia famiglia – ero una bimba – sentivo spesse volte ordinare da mio padre le “pennette alla vodka”… erano oltre che buone, di tendenza. Ora è un piatto ormai sparito dai menu’ di ristoranti e pizzerie per dare posto a pietanze più glamour del momento. Ma queste pennette mi sono rimaste care nella mia memoria: un piatto gustato quando si usciva a festeggiare qualche ricorrenza. L’altra serata è stato come ritornare al passato con questo piatto arricchito con una nota del nuovo millenio usando al posto della pancetta il famosissimo “culatello di Zibello” un salume ricco e tipico di quella parte di terra adagiata lungo il fiume Po. Dicono che sia la nebbia – sempre presente o quasi – il fattore determinante, che crea un regime climatico insostituibile per la maturazione e la stagionatura del “re dei Salumi”. Un’arte, la sua, di conservazione, tramandata da generazioni…

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

320 grammi di pennette rigate

150 grammi di culatello di Zibello

1 porro

mezzo bicchiere di passata di pomodoro

125 ml di panna da cucina

1/2 bicchiere di vodka

sale e pepe bianco q.b.

parmigiano grattigiato facoltativo

olio extravergine d’oliva q.b.

prezzemolo tritato q.b.

PREPARAZIONE

Lessare la pasta in abbondante acqua salata. Nel frattempo tagliare il culatello di Zibello a fiammifero, il porro a rondelle sottili e far rosolare in una padella con fondo in ceramica per circa un cinque minuti con un filo leggero di olio extravergine d’oliva. Aggiungere la passata di pomodoro diluito con un po’ di acqua tiepida e fate cuocere ancora un cinque minuti. Sfumare con la vodka e far evaporare a fiamma viva, proseguire unendo la panna mescolando bene e facendo restringere la salsa. Aggiustare di sale e pepe. Scolare la pasta al dente, versarla nella padella e farla saltare nel sugo. Servire subito, caldissima, con parmigiano grattugiato a picere se gradito e una spolverata di prezzemolo tritato.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

MEZZE PENNE CON FONDUTA AL PECORINO E NOCI

SORBETTO AL KIWI

PASSATA DI CECI PROFUMATA AL ROSMARINO CON DITALINI 

Un “Dolcepensiero”: inverno particolare, non piove non nevica, c’è il sole vabbè fa freddo ma solo da pochi giorni… questo si sente in giro, parole che a dire il vero io trovo innutili! Io sto’ godendo in pieno questo inverno sereno e non gelido, certo ce lo farà pagare poi con giorni e giorni di pioggia e lascio volentieri la neve in montagna dove è d’obbligo ma qui in pianura preferisco questo sole e cielo terso che spingono ad aprire le finestre per far entrare un po’ di sole e rigenerarsi i polmoni… per il brutto abbiamo sempre tempo!!! in cucina invece l’inverno è affascinante sia per i prodotti anche per i loro colori… è la stagione dei broccoli & c. da sfruttare in moltissime varianti, oggi le ho usate come ripieno per una crepes con una marcia in più già nell’impasto.

INGREDIENTI PER CIRCA UN 8-10 CREPES

PASTA

125 grammi di farina bianco 00 antigrumi

3 uova

3 dl di latte intero

1 porro

una noce di burro salato per l’impasto

una noce di burro normale per la padella

RIPIENO

1 broccolo romanesco

un cucchiaio di capperi di Pantelleria sotto sale

4-5 filetti di acciughe sott’olio

olio extravergine d’oliva q.b.

100 grammi di speck a fette

30 grammi di speck tagliato a fiammifero

125 ml di panna da cucina

pepe un pizzico

latte q.b.

burro q.b.

PREPARAZIONE

Preparare le crepes: tritare finemente il porro; sbattere con le fruste le uova con il burro salato precedentemente sciolto. Unire la farina. Aggiungere poco alla volta il latte e sempre mescolando 2 cucchiai di porro. Far riposare la pastella per almeno un’ora. Scaldare poi una padella antiaderente di circa un 14 cm di diamentro unta con la noce di burro. Versarvi un mestolino d’impasto e ruotare la padella in modo che si formi un disco che lascerete cuocere da entrambi i lati fino a doratura. Procedere fino ad esaurimento dell’impasto.

Preparare il ripieno: pulire e dividere il broccolo in cimette che lesserete nella vaporiera per circa una ventina di minuti o fino a quando saranno tenere. In una padella con fondo di ceramica, scaldare un filo leggero di olio evo in cui farete sfrigolare i filetti di acciuga. Unire i capperi sciacquati dal sale ed infine le cime del broccolo che avrete leggermente tagliuzzato. Far saltare e cuocere per una decina di minuti, regolare di pepe. Unire per ultima la panna diluita con un goccio di latte, portare a termine la cottura per qualche minuto.

Impiattare le crepes: porre un abbondante cucchiaio di ripieno che livellerete su una metà del disco, ricoprirlo con le fette di speck tagliate sottilmente, ripiegare l’altra metà di pasta poi ancora su stessa. Porre le crepes in una pirofila leggermente imburrata, terminare su ognuna con qualche fiammifero di speck e con dei fiocchettini leggeri di burro e porre in forno a 180°C per una decina di minuti. Servire calde.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

CREPES DI SOLI ALBUMI CON RADICCHIO E ZOLA 

QUICHE SALATA SPEZIATA AI BROCCOLI CON NOCI

CREPES ALLA FARINA DI CASTAGNE CON CREMA DI NOCI E SPECK

QUICHE AI BROCCOLETTI

Un “Dolcepensiero”… gli eventi della vita non si possono assolutamente modificare, purtroppo non esiste nessun reset per ricominciare. Sono gli eventi tristi che ti fanno pensare e fermare a riflettere anche solo per un attimo quando un mezzogiorno qualunque vai a fare un po’ di spesa e fra i vari pettegolezzi di paese vieni a conoscenza di un episodio triste avvenuto la stessa mattina ma ancor più duro e graffiante avere la conferma da un solo squillo telefonico. Una telefonata in lacrime che non avrei mai voluto ascoltare. Una settimana triste ma con giorni velati da ricordi belli e simpatici: ricordi di momenti di festa tutti insieme seduti lungo una gran tavolata che neanche un brutto e forte temporale aveva fermato, cibo e vino buono da condividere con gli amici: tutte noi “fantastidonne” con mariti e figli al seguito e tanta voglia di ridere, un contaggioso buon umore che ha vinto anche sulle difficoltà atmosferiche di un estate che l’anno scorso non voleva mai arrivare… A questa tavolata seduto con la sua famiglia c’era anche Stefano… oggi lui è il nostro angelo che sarà sempre seduto con noi anche alla prossima tavolata!

La ricetta… mai come impastare mi rilassa così tanto, e proprio in questi giorni fatti di ripensamenti, è stata l’occasione per chiudersi in cucina, mischiare tutti gli ingredienti e aspettare che la pasta lieviti per poi regalarti il profumo delle cose buone fatte in casa; è proprio il pane quello che più si aggiustava al mio stato d’animo i giorni scorsi. Ciabatte fragranti con le noci della California che hanno la caratteristica di avere un gheriglio particolarmente grande. Raccolte tra ottobre e novembre, le noci californiane hanno un colore eccellente, gherigli chiari quasi perlati. Il guscio, è generalmente sottile, quindi la noce si apre facilmente a metà.

INGREDIENTI PER 4 CIABATTE

500 grammi di farina 00

2 cucchiaini di sale

30 grammi di lievito di birra

4 cucchiai di olio extra vergine lievemente fruttato

300 ml di acqua

200 grammi di gherigli di noci della California

PREPARAZIONE

Nel robot da cucina mettere la farina, aggiungere il lievito diluito in acqua tiepida, poi il sale e azionare unendo a filo l’olio e l’acqua fino a quando si formerà una palla. Porre l’impasto in una ciotola ben oliata, coprire con la pellicola trasparente e far riposare fino a quando raddoppia. Toglierlo dalla ciotola, rimpastare aggiungendo le noci tritate grossolanamente, riporlo nella ciotola, coprire ancora con la pellicola e far riposare fino a che aumenta di volume. Scaldare il forno a 200°C statico. Dividere l’impasto in quattro pezzi e dare una forma allungata tipo ciabatta. Infornare e cuocere per circa una mezz’oretta. Sfornare, buonissimo con formaggi a pasta morbida e affettati misti.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

PANE DI GRANO SARACENO 

QUICHE SALATA SPEZIATA AI BROCCOLI CON NOCI

LASAGNA BIANCA IN COCOTTE CON BROCCOLETTI

Ciao cari amici e care amiche

DOMANI MARTEDI 17 GENNAIO

sarà l’ULTIMO GIORNO DI CONTEST

utile per postare le vostre ricette!

Avrete tempo fino allo scoccare della mezzanotte…

Quindi vi lascio un post con libro, recensione e ricetta con ingredienti e preparazione.

Ho appena finito di leggere “LE RICETTE DI NEFERTITI” di BRUNO GAMBAROTTA: un romanzo simpatico con una vena ironica perfetta fra le righe e personaggi di una Torino comica. Tra le mani di un docente di egittologia arriva il mitico quaderno di cucina della regina Nefertiti con dodici ricette di cui si favoleggia da moltissimi anni e creduto perso per sempre. Diviene così in quel di Torino, famosa anche per il museo egiziano, l’evento dell’anno perchè il documento che riporta le ricette afrodisiache della bella regina, vengono ritrovate nei depositi del museo stesso donati perchè convinti siano papiri di valore minore. Dodici ricette di mille e mille più anni scritte su fogli di papiro, le uniche ricette dell’antico Egitto finora conosciute e ritrovate e soprattutto ricette di quella che fu la regina più famosa dell’antico Egitto, donna descritta sempre affascinante e molto bella, che si pensa preparava per attizzare il desidero dello sposo Akhenaton. E’ così che questi tesori vengono dati in mano all’egittologo del museo Paolo Maria Barbarasa per studiarli anche grazie alla fondazione che paga gli studi e le ricerche del museo; il presidente di tale fondazione decide così di renderli pubblici per dare una nuova spinta sia al museo che alla sua fondazione. Ma i papiri spariscono… per riapparire nelle tasche di belle e brutte signore della borghesia torinese, tutte femmine collegate all’egittologo, ricette accompagnate da lettere con confessioni d’amore e sessuali scritte dal pugno, così semprerebbe, di Paolo Maria. Ora per Paolo arriva l’arduo compito di reperire tali reperti richiedendoli alle donne in cambio di altre promesse e non solo d’amore. Durante la ricerca difficile di reperirli, Paolo Maria scopre che la sua stessa moglie Angelica è stata la promotrice di questa caccia al tesoro con desideri erotici abbinati. Inizia così il coinvolgimento di tante figure femminili intorno ad un unico uomo, ogni donna descritta con maestria golliardica degna di quella vena di attore che Bruno a coltivato in tantissimi anni di onorata carriera ora messa nero su bianco. La guerra dei papiri inizia così fra promesse e ricatti in cui tutti cercano di avere fama e una piccola vetrina durante la cerimonia di presentazione dei papiri al pubblico torinese. La lettura di questo romanzo è piacevole e molto scorrevole, lo stile semplice ma accattivante con l’uso di vocaboli che rendono in pieno il pensiero che si sta leggendo riuscendo a prendere in giro la borghesia moderna delle città. Nel romanzo le figure femminili tante e diversissime fra di loro, sono uno spasso a leggerle: troviamo l’artista fin troppo anticoformista presa poi per matta, la classica moglie senza figli e quindi amantissima di animali soprattuttocani all’impiegata in politica, la giovane assistente di un dentista che scappa all’estero con il fidanzato alla moglie fedele con amanti al seguito. Il filo conduttore, l’erotismo, è comunque preso solo in versione ironica: i sogni erotici di Paolo Maria sono particolari e strambi con donne qualsiasi conosciute anche semplicemente al bar. Fantastica la parodia sulla sofferenza di Paolo Maria: infatti la moglie Angelica racconta alle sue rivali in amore, che il marito soffre di una forma di sex addiction, un comportamento sessuale compulsivo che, nel suo caso, si manifesta per lo più in fantasie. Nei manuali di patologia sessuale è conosciuto come “Sindrome di Arcore” dal nome della località della Brianza dove è stato diagnosticato per la prima volta…!!! Un libro troppo spassoso, un buon libro da cui trarre la classica commedia degli equivoci, per me sarebbe una spiritosa e alquanto diversa fiction: ci sono tutti gli argomenti, il mistero, la comicità, la cucina, vizi attuali e una bella dose di malizia. Delle dodici ricette non vi è nessun ingrediente e preparazione acclusa: solo una giusta descrizione di cosa potevano mangiare all’epoca gli antichi egizi e di cio’ che avevano a disposizione come materie prime.

Ma cosa centra il romanzo di Bruno con l’Artusi? sul primo vi ho recensito in modo personalissimo il suo mio primo libro, sul secondo non spendo parole perchè è strafamoso ma posso dirvi che il collegamento è tutto dovuto alla rigida e noiosissima moglie di Paolo Maria, Angelica che durante una prova dei piatti di Nefertiti in casa del titolare della fondazione, vorrebbe portare lo strudel dell’Artusi cucinato da lei e suo vanto culinario… e quindi veniamo alla ricetta. Io non posseggo nessuna ristampa dell’Artusi bensì l’ho fotocopiato quasi tutto un giorno di qualche anno fa quando un gentilissimo signore anziano mi prestò la sua versione tra l’altro molto vecchia… Lo strudel è la ricetta nr. 559 e apre il capitolo della pasticceria.

LO STRUDEL DI PELLEGRINO ARTUSI ricetta nr.559

Dice l’Artusi: “non vi sgomentate se questo dolce vi pare un intruglio nella sua composizione e se dopo cotto vi sembrerà qualche cosa di brutto come un enorme sanguisuga, o un informe serpentaccio, perchè poi al gusto vi piacerà.

Mele reinettes, o mele tenere, di buona qualità, gr. 500 (io ho usato le mele pink lady)

Farina, grammi 250 (io ho usato quella antigrumi)

Burro, 100 grammi (io ho usato quello salato)

Uva di Corinto, grammi 85 (ossia la sultanina)

Zucchero in polvere, grammi 85

Raschiatura di un limone

Cannella in polvere due o tre prese

Spegnete la farina con il latte caldo, burro, quanto una noce (io ho scaldato il latte nel micronde e poi vi ho sciolto il burro), un uovo e un pizzico di sale (che io ho evitato aveno usato il burro salato) per farne una pasta piuttosto soda che lascerete riposare un poco prima di servirvene. Tirate con questa pasta una sfoglia sottile come quella dei taglierini e, lasciando gli orli scoperti, distendetevi sopra le mele che avrete prima sbucciate, nettate dai torsoli e tagliate a fette sottili. Sul suolo delle mele spargete l’uva (che io ho ammollato in acqua calda), la raschiatura del limone, la cannella, lo zucchero, e infine i 100 grammi di burro liquefatto, lasciandone un po’ indietro per l’uso che sentirete. Ciò fatto avvolgete la sfoglia sopra sè stessa per formarne un rotolo ripieno che adatterete in una teglia di rame (io ho usato una placca rivestita con carta forno), già unta col burro, assecondando per necessità la forma rotonda della medesima; col burro avanzato ungete tutta la parte esterna del dolce e mandatelo al forno (ventilato 180°C per 35 minuti). Avvertite che l’uva di Corinto, o sultanina, è diversa dall’uva passolina. Questa è piccola e nera; l’altraè il doppio più grossa, il colore castagno chiaro e senza vinacciuoli anch’essa. Il limone raschiatelo con un vetro (io ho usato una grattuggia apposita). Io poi l’ho spolverato con zucchero a velo.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

STRUDEL DELIZIOSO

ROTOLO SALATO NAPOLI 

LO STRUDEL DI DICEMBRE

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