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Ed eccoci qui… l’autunno sta arrivando e con lui i piatti prendono corpo e sapore!!! Adoro questo piatto di montagna, corposo e saporito perfetto per la nuova stagione… Questa versione asciutta, è insaporita dal timo raccolto nel mio giardino. Adoro questa spezia che in questi giorni con la prima arietta fresca, profuma anche l’aria del mio giardino.

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INGREDIENTI PER UNA DECINA DI CANEDERLI

150 grammi di pane raffermo senza crosta

80 grammi di speck

2 bicchieri di latte intero

2 uova

un pizzico di sale

un pizzico di pepe nero

1 cipolla bianca

4/5 cucchiai di grana grattugiato

1 mazzettino di prezzemolo e erba cipollina

farina bianca 00 q.b.

burro chiarificato q.b.

olio evo q.b.

PREPARAZIONE

Tagliare a dadini il pane. Scaldare il latte senza farlo bollire, quindi versarlo a tratti sul pane all’interno di una ciotola e con le mani iniziare a lavorare l’impasto impregnandolo bene. Affettare molto sottilmente la cipolla e lo speck a dadini, in una pentola antiaderente unire un filo di olio evo in cui farete sfrigolare cipolla e speck, appena prenderanno colore; unire il soffritto al pane e mischiare bene il tutto. Sbattere le uova con un pizzico di sale e pepe, unirli all’impasto mescolando velocemente per non far rapprendere troppo le uova. Unire il grana grattugiato e il prezzemolo e l’erba cipollina ben lavati, asciugati e tagliuzzati molto finemente. Con le mani bagnate, formare la prima pallina con una porzione d’impasto, passarlo nella farina bianca. Continuare fino ad esaurimento dell’impasto (le palline avranno la dimensione di una palla da ping pong). Porre in frigo per almeno otto ore. Scaldare il burro e sfrigolare i canederli per circa una decina di minuti fino a quando saranno dorati. Nel frattempo, in un altro pentolino far sciogliere del burro profumandolo con del timo. Servire ben caldi con l’aggiunta di altro grana e qualche cucchiaio di burro al timo.

Quando li servo asciutti, li accompagno sempre con della verdura; a seguire un bel tagliere di formaggi stagionati d’alpeggio…

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INGREDIENTI

500 grammi di pesche bianche non troppo mature

qualche bacca di cardamomo

100 grammi di farina bianca 00

50 grammi di fecola di patate

110 grammi di amaretti

200 grammi di zucchero

2 cucchiai di zucchero di canna

90 grammi di mandorle

3 uova

1 bustina di lievito

il succo e la buccia di mezzo limone

un pizzico di sale alla vaniglia

PREPARAZIONE

Estrarre i semini dalla bacche di cardamomo e ridurle in polvere nel mortaio, unire la polvere agli amaretti nel mixer insieme alle mandorle. Tritare finemente il tutto. Lavare, asciugare e tagliare le pesche a spicchi. Porle in una ciotola con il succo e la buccia del limone, mischiarli con un cucchiaio di legno. Separare gli albumi dai tuorli: i primi vanno montati a neve con un pizzico di sale. Mentre i tuorli porli nella planetaria con lo zucchero semolato bianco, montarli fino a quando il composto sarà ben chiaro e spumoso. Unire la farina setacciata con la fecola e con il lievito, proseguire con il mix di amaretti e frutta secca mescolando il tutto. Con una spatola e con movimenti delicati, incorporare gli albumi al composto, ultimare unendo le pesche tranne qualcuna per la parte finale. Versare il composto in una tortiera (circa 24 di diametro sarà perfetta), imburrata ed infarinata, porre in superficie le fettine lasciate a parte e spolverare con lo zucchero di canna. Porre in forno già caldo per circa 45 minuti a 180°C.

Un’esperienza culinaria a dir poco perfetta!

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Ieri sera siamo stati ospiti presso il ristorante dello chef stellato Davide Caranchini in quel di Cernobbio posto lungo la via 5 giornate, una delle vie di passaggio se visiti il paesino affacciato sul ramo del lago di Como e che fa da specchio a Villa d’Este e Villa Erba. Paese che sta conoscendo insieme alla città di Como, ospiti internazionali. Abbiamo deciso di regalarci questa bellissima esperienza anche perché eravamo solo noi due; infatti per chi ha figli adolescenti che sono nella fase solo hamburger, pizza e cotoletta con patatine, credetemi non ne vale la pena! Ritagliatevi una serata tutta per voi per deliziarvi!!! Infatti al Materia l’esperienza culinaria è fusion, particolare nei sapori, da gustare con un ordine, descritto molto bene dai camerieri di sala, che ne esalta per ogni porzione, la loro forza e particolarità… e gli occhi godono di vero splendore per gli accostamenti di colori, materie prime e impiattamenti curati nei più piccoli dettagli, che fanno notare subito il tanto studio che vi è dietro. Passi da acidità e lievi dolcezze tutte in un boccone. Ogni portata esprime una particolare contaminazione orientale, senza trascurare prodotti e materie prime della nostra zona. Lo chef vanta un curriculum “stellare”: Maze di Gordon Ramsay, Le Gavroche di Michel Roux Jr e Noma di René Redzepi, solo per citarne alcuni. Esperienze di cucina che si notano nei suoi piatti dagli accostamenti decisi e particolari con un uso preciso di erbe e profumi che conferiscono ai suoi piatti un tocco decisamente gourmet… Erbe che il team del ristorante coltiva e produce in una loro serra. A condurre il ristorante, in sala un team giovane formato da due fratelli e una sorella: Marco, Luca e Ambra compagna di Davide e come detto prima preparatissimi e attenti nella descrizione dei piatti per farti capire a pieno la loro filosofia. L’ambiente è arredato in modo minimalista con salette piccole dagli arredi scuri, i tavoli, senza tovaglia comunque con i porta posate, sono apparecchiati al minimo indispensabile… (e la cosa a me piace parecchio anche perché il classico vasetto di fiori fa molto anni ’90)!!! Per capire e apprezzare in pieno la sua cucina, abbiamo optato per il menu’ degustazione denominato il “Classico” al costo di euro 65 con cinque portate, definito dai camerieri di sala, perfetto per gli amanti dei gusti più semplici quindi, pensato da noi, perfetto per assaporare per la prima volta questa cucina particolare.

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Abbiamo deliziato il nostro palato con insalata di pomodori di Careno. Portata composta da quattro diversi piatti con il pomodoro che è il protagonista e cucina in modi totalmente diversi fra loro.

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A seguire trota sott’aceto con uova di coregoni, rafano e aneto.

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Per primo piatto un risotto con bacche di cipresso e mirtilli fermentati che ho trovato s t r e p i t o s o!!!

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A seguire rana pescatrice con carote e levistico…

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…e a finire il dessert Acetosella, yogurt e fieno. Con il caffè, assaggi di piccola pasticceria anch’essi di straordinaria particolarità.

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Al menù abbiamo abbinato gli assaggi di tre vini accostati ai vari sapori dei piatti (25 euro); gradita conoscenza di tre cantine che non avevamo mai assaggiato. Prima del menù, abbiamo iniziato con un aperitivo con assaggi (vedi prima foto post).

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CONSIGLI

Come già accennato, vi consiglio di non portare bambini; scelta mia personale sia per la tipologia di cucina sia per gli spazi piccoli. Se già siete a conoscenza del tipo di cucina, potete ordinare alla carta ma se fosse la prima volta, fidatevi dei menù degustazione che sono ben tre tipi. Lungo la via c’è possibilità di parcheggio. Vi consiglio di prenotare perché i posti a sedere sono pochi. Esperienza culinaria più che… stellata!!!

Sono arrivate le vacanze 2019… quest’anno ho realizzato uno dei miei tanti sogni sbarcando in Africa, meta il Kenia!!! non è stato un viaggio fai da te, bensì organizzato anche con lo scopo di rilassarsi… quindi non aspettatevi scenari da brividi!!!

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La domanda che tutti mi hanno fatto al ritorno è stata: “Com’è l’Africa?”… e la mia risposta non ha mai tardato ad uscire dalla mia bocca! “Emozionante e contraddittoria… ma bellissima!!!” La prima sensazione che i miei occhi hanno captato è la diversità di paesaggi e realtà che ho visto nel solo viaggio dall’aeroporto al nostro resort in quel di Watamu. Dalla cittadina di Mombasa caotica, disordinata e sporca inizi a gustare un po’ di quell’Africa di cui se ne parla nel nostro occidente… condomini e palazzi in cemento accostati a baracche in eternit, villaggi con qualsiasi tipo di attività con sedi di multinazionali con accanto negozietti per la vendita di prodotti tipici, negozi di parrucchieri per treccine fino ad arrivare ai primi villaggi sparsi con capanne ancora di fango e tetti realizzati in legno e fogliame di cocco.

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La nostra guida, mentre ci trasferivamo a Watamu su strade sterrate, ci ha spiegato un po’ la realtà di chi vive vicino alla costa che a differenza di coloro che abitano nell’entroterra, è più facile… si fa per dire! Nel senso che i nostri occhi hanno comunque percepito le povertà ma anche la voglia di continuare a rimanere attaccati alle loro origini e abitudini; e se noi italiani siamo ben visti perchè abbiamo portato energia elettrica, costruito scuole, aperto il turismo, questa parte di Kenia rimane comunque affascinante grazie agli abitanti ancora legati ai loro usi e costumi! Fino a circa 6-8 anni fa, non c’era corrente elettrica e le strade erano completamente di sassi e terra; oggi hanno la luce nei villaggi più grandi, le strade principali sono asfaltate, nelle scuole i ragazzi hanno tutti una divisa e studiano regolarmente inglese e italiano. Molti ragazzi sono stati addottati da italiani che li hanno ospitati nelle proprie case per poi alcuni tornare in Africa con la possibilità di aprire una propria attività legata ovviamente al turismo.

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Per la strada sempre tantissima gente del posto: gli uomini impegnati nei servizi taxi con apecar detti “tuc tuc” o motociclette anni ’60, le donne nei negozietti vari e tanti bimbi che salutano sempre! E se anche assonnata e un po’ stanca per il viaggio in notturna in aereo, non sono riuscita a chiudere occhio durante questa trasferta che vi assicuro non è stata fatta nelle comodità più assolute (vi ricordo le strade non tutte asfaltate), ma la bellezza diversa di questi posti mi aveva già incantata! La nostra scelta, essendo in Kenia ad agosto primavera, è stata Watamu (consigliata ovviamente dall’agenzia) posta più ad occidente e quindi per il periodo, meta fresca e non piovosa, sempre ventialata perfetta per il kitesurf!

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Ed eccoci arrivati presso il Twiga Beach Resort e Spa di Watamu, un villaggio a conduzione italiana, piccolo (al massimo arriva a ospitare ad oggi circa 150 persone) posto direttamente sulla spiaggia, cucina italiana ottima ma anche con piatti tipici kenioti. Gestito da Settemari Club, il resort 4 stelle-soft inclusive è situato all’interno del Parco Marino di Watamu oasi marina protetta dal WWF, è in stile arabeggiante immerso in un rigoglioso giardino tropicale. Lungo la costa, il nostro resort ci è parso una piccola perla romantica: lettini in legno alcuni con tetto, oppure posti sotto palme da cocco per godersi una fresca ombra di pure godimento e relax. La piscina ha varie altezze, quindi adatta a tutti, con acqua salata, vista dall’alto ha la forma di un pesce stilizzato! L’animazione non è per niente insistente e non  disturba affatto il vostro relax, comunque per due ore alla mattina e due ore al pomeriggio, si può giocare e divertirsi con loro. Ve lo consiglio caldamente!!!

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La spiaggia lunga, affascina per la sua particolarità delle maree che ogni sei ore circa regala lunghe camminate su sabbia bianchissima quando in bassa marea regalandoti anche la possibilità di vedere pesci, stelle marine, abitanti del fondo marino, conchiglie… mentre con l’alta marea puoi fare bagni in acque calde ed escursioni in barche e se sei uno sportivo kitesurf a volontà! Quindi dall’Italia siamo partiti con viaggio e alloggio organizzato… per tutte le varie attività ed escursioni, c’è solo l’imbarazzo della scelta sia dentro il resort sia fuori!!!

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I FAMOSI BEACH BOYS

Ogni resort posto su questa bellissima costa, è dotato di security con guardie armate sia all’entrata sia sulla spiaggia. Questo ti permette di restare tranquilla ma soprattutto ti permettono di restare in spiaggia con la tranquillità di non essere avvicinata in ogni momenti da famosi “Beach Boys”, ragazzi del posto che fanno di lavoro le guide turistiche. Non sono per niente improvvisati, parlano un italiano perfetto: il loro è un vero e proprio lavoro con a capo quasi sempre italiani e offrono di seguirti nei vari safari, ti organizzano escursioni in mare o su terra. Tendono ad essere insistenti, ma una volta che li conosci ovviamente lontano dal resort, ti posso anche regalare momenti felici e racconti dei loro villaggi, da loro puoi acquistare souvenir di ogni tipo. Infatti sempre sulla spiaggia ci sono baracche adibite a negozietti curati dalle donne dei posto.

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Sia loro sia i beach boy hanno divise logate, segno che sono a capo di vere e proprie attività. Se doveste fare un viaggetto da queste parti, portatevi qualche vestitino per bambini da regalare, oppure prodotti anche di bellezza o semplicemente deodoranti o profumi femminili perchè le donne del posto chiedono di questo e non soldi. Noi abbiamo fatto amicizia con loro e sono gentilissimi e sempre sorridenti, sempre pronti ad un ballo od a una canzone e ti rendono le giornate spensierate e felici! Noi abbiamo acquistato souvenir, collane e parei… forse gli acquisti più felici che abbia mai fatto!

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Dopo aver fatto amicizia con loro, ogni giorno facevamo una passeggiata alla mattina perchè c’era la bassa marea e l’oceano ti permetteva di osservare le meravigliose qualità della natura: lungo la lingua di sabbia che si creava con il restringimento dell’acqua, potevi incontrare stelle marine, pesci particolari, granchi, polipi, aragoste, coralli e spugne…

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CULTURA SWAHILI

Nella nostra seconda serata, il resort ci ha emozionato regalandoci una serata con balli, canti e cena Swahili: abbiamo iniziato con uno spettacolo di danza tipica dove anche il gruppo di cuochi hanno partecipato dandoci il benvenuto. La cucina swahili abbonda di pesce il più delle volte aromatizzato e piccante oppure con condito con il cocco. Avendo avuto anche influenze arabe, il riso soprattutto pilaf, accompagna questi piatti, a volte aromatizzati con il cocco. Ma a farne da padrona come contorno, c’è una tipica polenta di farina bianca cucinata solo con acqua e servita a volte con fagioli. Molti piatti di carne di pollo, agnello e manzo sono bolliti, sempre profumati. Anche i dolci sono per lo più cucinati con il cocco, abbonda il frutto della passione. The e caffè serviti sono kenioti. La sala per la cena è stata allestita con tovaglie dalle tipiche stampe africane e tutta a lume di candela, un’altra bellissima “coccola” organizzata dal resort. A finire la serata, il gruppo di ballerini ci ha regalato una serie di balli e canti tipici del Kenia. Un’altra sera, il villaggio ci ha regalato un altro spettacoli di abili giocolieri e trapezzisti: un gruppo di ragazzi che di professione fanno esercizi spettacolari senza protezioni e realizzando acrobazie di salti e capriole senza tappeti che attutire i colpi.

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SAFARI BLU

Per noi organizzato presso il villaggio (ma è possibile anche dai Beach Boys), il safari blu è un safari organizzato lungo un braccio dell’oceano che si restringe poi in baie e costeggia la costa del parco marino protetto di Watamu, sempre organizzato in base alle fasi delle varie maree. Dal resort con un pulmino, siamo andati nelle vicinanze di Malindi dove siamo saliti su una tipica imbarcazione turistica con una guida del posto molto preparata e gentilissima. Non è possibile accedere fino alla barriera corallina perchè molto distante dalla costa e quindi in aperto oceano, ma la gita permette comunque di tuffarsi in acqua per ammirare i bellissimi pesci. Infatti come ci ha spiegato la guida, è grazie a questa barriera corallina distante dalla costa, che in Kenia non hanno subito i devastanti danni dello scorso tsunami. E bastano pochi metri per osservare come cambia il colore del mare passando dal blu intenso fino a diventare trasparente e cristallino con l’avvicinarsi alle acque poco profonde della barriera. Durante lo snorkeling si vedono molti pesci colorati e di diverse dimensioni (e la guida ci ha informato che non si tratta di barriera e fondi marini come quelli di Sharm El Sheik). Spostandoci poi dove l’oceano crea delle naturali piscine con acque basse e più calde e quindi perfette per un bagnetto… qui comunque abbiamo anche avvistato uno squaletto innocuo ma pur sempre affascinante! Risaliti a bordo, eccoci entrare nella riserva naturale dove l’oceano incontra le acque dolci del fiume.

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E qui i nostri occhi si aprono su scenari da cartoline: strisce di sabbia bianchissima formano spiagge incontaminate da cartolina; la riserva naturale è caratterizzata da lagune, dove lungo le insenature, vediamo le famosissime mangrovie, ovvero piante dalle radici aeree che assorbono il nutrimento dall’acqua salata infilandosi per vari metri sotto terra nella sabbia.

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Nel momento del nostro arrivo, con la bassa marea, abbiamo potuto notare questa particolarità delle piante che al ritorno dopo il pranzo, con l’alta marea, ci hanno regalato un altro tipo di paesaggio perchè le radici erano coperte di acqua, svelando solo la parte più verde di queste piante.

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Per il pranzo a base di pesce e per niente al sacco, siamo stati ospitati presso una spiaggia attrezzata con tavoli all’ombra, bagno e cucina tutta alla griglia. Primo piatto polipo al sugo di cocco strepitoso, poi aragoste alla griglia, focaccine dolci e calde e addirittura il caffè in moka!!! Al ritorno abbiamo costeggiato ancora la costa ma come detto sopra, la meraviglia del paesaggio è cambiato con l’arrivo dell’alta marea, regalando ai nostri occhi una bellissima e verdeggiante flora. Durante questa escursione abbiamo anche ammirato le cicogne.

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SAFARI IN SAVANA

Per noi sempre organizzato presso il villaggio. Sveglia alle 3 di notte e partenza per il parco nazionale di Tsavo perchè noi abbiamo scelto di fare il safari di un solo giorno… ma credete ne vale la pena!!!… ebbene si perchè arrivare in Kenia e non fare il safari non è possibile!!! E’ uno di quei sogni nel cassetto che se riesci a fare prima o poi, va goduto fino in fondo… anche questo è mal d’Africa, una terra che nelle favole e nei racconti che si leggono da bimbi sembra inarrivabile! Il Tsavo National Park è grande quanto la nostra Toscana ed è un paesaggio tipico della savana con questa terra rossa che conferisce un’atmosfera surreale al paesaggio. Siamo arrivati alle 6 del mattino e subito prima dell’entrata del parco ci siamo imbattuti nei primi elefanti e con un branco di antilopi… Con la jeep completamente aperta, siamo entrati nel parco per fare un’escursione di ben 6 ore ma credetemi volate perchè troppo impegnati a scorgere gli animali qua e la lungo la savana, oppure lungo al fiume e guardando anche sulle piante!!!

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Elefanti, antilopi, giraffe e tantissime zebre ci hanno quasi subito accolti e fermandoci lungo il fiume abbiamo ammirato una scenografica alba nella savana che credo non mi capiterà mai più nella mia vita. Da cartolina!!!

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E quando i nostri occhi si sono stancati di osservare questi bellissimi colori, ecco un gruppo di ippopotami neri immersi nell’acqua, quasi sembrano pietre, attirano la nostra attenzione… Proseguendo lungo la vastissima savana, incrociamo gruppi di antilopi, gazzelle e dik dik che con la loro galoppata aggraziata ci fanno tornare a costeggiare il fiume fino ad incontrare con lo sguardo i coccodrilli pigramente posti sulle secche del fiume. Rimessi in marcia, all’improvviso, il mio sguardo viene colpito da una forma in movimento al di là del fiume e io che urlo (si fa per dire perchè nella savana ti scatta un rispetto verso la natura che non pensi di avere, credetemi!!!) il LEONE!!!!

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Infatti avvistato sull’altra sponda, tutti gli altri ospiti hanno potuto godere della tranquilla passeggiata dell’indiscusso re della savana!!! peccato per noi troppo lontano e non più avvistato. Infatti tutte le guide sono tra di loro in collegamento con delle radio perchè ovviamente non c’è altro segnale, e si tengono aggiornati permettendo a noi turisti di essere portati il più possibile vicino agli avvistamenti degli animale. Continuando lungo la savana che si è nel frattempo sempre più riscaldata, incontriamo iene e struzzi oltre che a una gran varietà di uccelli che riprendono il loro volo al solo sentire il rumore della jeep. All’improvviso rallentiamo perchè ci attraversano la strada un centinaio, e non sto esagerando, di babbuini con femmine e cuccioli fino a fermaci del tutto davanti al capo branco in coda a controllare tutto il gruppo! Prima di fermarci per il pranzo, incontriamo anche un gruppo di bufali. Unico animale non avvistato è stato il ghepardo! Arrivati a destinazione, ci godiamo un buon pranzo in una bella struttura dove vi sono anche gli alloggi per chi vuole fare il safari di due o tre giorni. Il ritorno con il pulmino, avviene lungo una strada principale per un lungo pezzo asfaltata che passa attraverso vari villaggi.

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CONSIGLI

Noi, avendo anche un ragazzino di 13 anni, abbiamo voluto prenotare volo e villaggio in agenzia; vi consiglio poi in loco di scegliere e quindi prenotare i vari safari o escursioni. E’ possibile farlo in villaggio oppure tramite i beach boy. Avendo prenotato solo una settimana, abbiamo purtroppo evitato escursioni a varie spiagge tra cui la “Spiaggia dell’amore”, non siamo andati a vedere le cittadine di Watamu e Malindi. Non è più obbligatorio vaccinarsi ma comunque noi abbiamo fatto tutta la profilassi del caso informandoci presso il nostro centro vaccini all’ufficio per viaggiatori. Anche perchè era da un po’ di anni che non viaggiavano fuori Europa. Abbiamo fatto antitetanica, antidifterica noi adulti perchè il ragazzino già coperto dai vaccini obbligatori; mentre tutti e tre abbiamo fatto epatite A (così siamo coperti anche qui in Italia), vaccino per febbre gialla. Per via orale abbiamo preso tre pastiglie per il tifo e un giorno prima della partenza abbiamo preso sempre per via orale il Malarone per una durata di 15gg. Partite sempre con la borsa dei medicinali: non dimenticate l’Imodium, i fermenti lattici, i sali minerali, tachipirina e oki. A differenza di cosa pensavano alla partenza, ovvero di essere martoriati da zanzare e/ moschini vari,  abbiamo messo in valigia anche l’anti zanzare tropicale che vi consiglio comunque di spruzzarvelo quando farete il safari in savana!!! Il visto per entrare in Kenia lo fate in aeroporto compilando un paio di fogli con tutti i vostri dati, il motivo del vostro viaggio e dove alloggerete; il costo è stato di 20 euro a testa mentre al ritorno sempre in aeroporto si devono pagare 50 euro a testa per la tassa di soggiorno; attenzione solo in contanti. Presentare sempre il passaporto! In Kenya potete cambiare i vostri euro in scellini: per noi il cambio fatto in resort e conviene se volete comprare souvenir.

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Buongiorno a tutti voi… è da molto che non scrivo ma gli impegni di lavoro ormai hanno la precedenza assoluta ma qui in vacanza posso dedicarmi di nuovo al mio blog che non abbandonerò; continuo a cucinare e a fotografare nei limiti ma purtroppo postare anche solo una ricetta semplice non è cosa da cinque minuti. Oggi però vorrei non proporvi una ricetta, bensì una recensione di vari ristoranti della Costa Smeralda e di Olbia.

1.Se vi capita di passare o soggiornare a Porto Rotondo e volete gustarvi una cena sarda, vi consiglio da “Onorio e Donatella” ristorante tipico sardo molto gradevole situato in un angolo lungo il viale principale all’entrata di Porto Rotondo posto proprio dopo il classico sasso con la scritta della località. Il ristorante è unico nella sua posizione: all’entrata la prima sala con il camino in bella vista dove cucinano il maialetto sardo, tutto a sassi a vista con tavolini che occupano ogni spazio senza creare disagio ai clienti; a salire la seconda sala che si apre su una terrazza con vista sull’inizio di Porto Rotondo. Sia lo scorso anno, sia quest’anno, siamo andati da loro per gustarci il menù sardo gallurese. Ottimo il maialetto sardo cotto appunto sul camino centrale e servito nei classici vassoi di sughero; ottimo, cotto a puntino con la crosticina della pelle croccante, saporito e profumato di mirto… abbiamo fatto il bis chiedendo un altro vassoio. La titolare, simpatica ed energica, è la vera protagonista e curatrice del ristorante che con occhio vigile controlla tutto e tutti i suoi collaboratori evitando così a noi clienti, di farci mancare anche solo un bicchiere di vino. Per noi vino della casa sia bianco che nero, buoni. Avendo gustato in pieno il maialetto arrosto, con abbinate patate al forno e verdure grigliate, abbiamo terminato con un semplice caffè e del freddo mirto come digestivo, una bottiglia intera. Alcune di noi hanno gustato invece la grigliata mista di carne che è possibile scegliere con o senza maialino: un piatto composto da braciola, salsiccia e pancetta abbondanti per una persona. Per i bimbi – e non solo ovvio – è possibile una scelta di pizze ben cotte e grandi. L’anno scorso abbiamo provato la pizza con il maialetto al forno semplicemente sfilacciato sopra… devo dire graditissima dal mio ospite!!! Un ristorante senza troppe pretese, ovvero potete evitare tacchi a spillo e abito da sera, perfetto per le famiglie con bambini… un ang in ceolo di vera rusticità sarda ben organizzato e avviato! ve lo consiglio! Prezzi: eravamo in 11 ovvero 3 famiglie, e abbiamo speso circa 100 euro a nucleo abbondando nelle porzioni.

Onorio e Donatella via Portorotondo – 07026 Porto Rotondo (OT)

2.Se invece volete passeggiare per il centro di Olbia vi consiglio il ristorante “La Lanterna”, si trova in una viuzza laterale del lungo Corso Umberto e per accedervi bisogna scendere qualche scalino per ritrovarsi in una trattoria tipica sarda. Il locale è ben refrigerato, l’ambiente confortevole e la padrona di casa efficiente e cordiale. Io ho mangiato una zuppa di cozze di Olbia con vongole e crostini ben saporita ma non troppo. Perfetta!

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Marco invece si è gustato l’antipasto della casa, perfetto e ben curato!

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I nostri secondi si sono rivelati buoni: Marco ha “osato assaggiare” un secondo un po’ diverso dal solito, una proposta fusion dello chef del ristorante, un mix fra Giappone e Sardegna che è piaciuto ma che gli ha lasciato qualche piccolo dubbio anche perché il piatto era molto particolare!

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Io invece sono rimasta fedele al tradizionale dei piatti sardi ovvero mi sono goduta in pieno un buon piatto di spaghetti alla chitarra con vongole, arselle, bottarga e pistacchi; ben conditi, porzione degna di nota tanto che di posto per il dolce non ce ne stato. Abbiamo bevuto un fresco vermentino di Gallura. Matteo si è gustato la sua solita pizza.

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Eravamo in tre, abbiamo speso in totale circa 90 euro.

Ristorante La Lanterna via Olbia 13, 07026 Olbia OT

3.Sempre nella zona di Olbia, ed esattamente a Pittulongu, dopo un pomeriggio passato nella bellissima e ancora un po’ selvaggia spiaggia omonima – per 3/4 ancora spiaggia libera – potete fermarvi per una cena in riva al mare godendovi il tramonto mentre sorseggiate un buon bicchiere di vino. Si tratta del ristorante “MamaBeach” molto bello, grande e decisamente scenografico! Di giorno meta dei tanti turisti della spiaggia, di sera al calar del tramonto con le luci soffuse, è una bellissima vetrina sulla passeggiata del lungo mare. Il menù può appagare ogni tipo di palato, per noi pesce; vi sono anche delle portate fuori menù in base al pescato del giorno. Noi abbiamo cenato con l’antipasto di pesce caldo e freddo della casa, la porzione non è esagerata ma neanche poca. A seguire abbiamo gustato una grigliata di pesce direi buona e di porzione giusta mentre il fritto purtroppo lo abbiamo trovato poco croccante. Come dessert abbiamo preferito dei semifreddi del tutto normali. L’ambiente è molto bello, in perfetto stile mare, ottima la posizione, il titolare sempre presente e molto gentile anche con i bimbi, il personale giovane e scattante. Per tre persone, circa 90 euro in totale! Ristorante da riprovare soprattutto per gustare l’aragosta che abbiamo visto portare ad altri tavoli dall’aspetto molto invitante!

MammaBeach Via Tramontana, 10, 07026 Loc. Pittulongu, Olbia OT – Tel. 0789 398013

4.Passare per Palau, tappa d’obbligo se volete imbarcarvi per le isole della Sardegna, tour che vi consiglio caldamente perché è meraviglioso. Lungo il viale del porto, in una piccola viuzza, potete trovare la trattoria “Pane e Vino”, trattoria turistica accogliente e ben avviata. Abbiamo pranzato la zuppetta del pescatore, buona e calda, ben saporita e abbondante servita nella pentola a due manici… veramente graziosa!

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Marco si è gustato il piatto del giorno ovvero tonno con cipolle rosse e pomodorini cotto al punto giusto, un buon bicchiere di bianco ovviamente vermentino mentre Matteo si è gustato una buona e alta bistecca!

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Per finire caffè e vista sul porto, una sala all’interno molto caratteristica e una piccola ma accogliente terrazza sulla stradina che costeggia il ristorante poco incasinata anche perchè a senso unico, bagni pulitissimi, personale cordiale e sempre con il sorriso, cordiale anche con il bambino, una trattoria che vi consiglio perché il pesce è fresco e cucinato in modo buono e semplice… costo in tre circa 70 euro.

Trattoria Pane e Vino – Via C. de Martis 24, 07020 Palau, Tel +39 0789 709331

 

TORTA DI MELE E AMARETTI MORBIDA (3)+

Un “Dolcepensiero”: in questi giorni il tempo è un po’ instabile, stanno facendo breccia i primi temporali di stagione; la temperatura ancora è un po’ frescolina, quindi  il camino acceso fa ancora piacere. Accendere anche il forno non è un problema anzi… conferisce un po’ di tiepida accoglienza oltre che a sprigionare un profumo intenso… se nel forno metterete questa morbidissima torta di mele con amaretti!

TORTA DI MELE E AMARETTI MORBIDA (1)+

INGREDIENTI

2 mele gialle Golden

una dozzina di amaretti

40 grammi di nocciole

50 grammi di mandorle

200 grammi di burro leggermente salato

180 grammi di zucchero

3 uova

latte q.b.

150 grammi di farina

una bustina di lievito

PREPARAZIONE

Ridurre in farina la frutta secca con lo zucchero. Raccogliere il burro e le uova nella planetaria creando una crema morbida. Unire lo zucchero con la frutta secca. Aggiungere il mix di farina e lievito setacciate insieme, sbattere bene il tutto fino a quando gli ingredienti saranno ben miscelati. Alleggerire il composto con del latte. Tagliare le mele in tocchetti. Versare metà del composto nella tortiera imburrata e infarinata. Distribuire gli amaretti sbriciolati grossolanamente e metà delle mele. Ricoprire con il resto del composto, terminare con le restanti mele premendole leggermente nel composto senza farle sprofondare. Cuocere la torta in forno già caldo a 180°C per circa un’oretta. Assaggiare la cottura con la prova stecchino.

 

TORTA DI MELE E AMARETTI MORBIDA (7)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

BISCOTTINI PASQUALI

QUICHE QUATTRO FORMAGGI E SPINACI

FOCACCIA CON RICOTTA E POMODORINI

FOCACCIA ALLA BIRRA

PESCE SPADA POMODORI E CAPPERI

PESTO FRESCO DI RUCOLA

 

 

 

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Un “Dolcepensiero” contaminato! Spaghetti di grano saraceno tipiche della cucina giapponese aromatizzati con il peperoncino piccantissino “Habanero”… mix perfetto! ma attenzione non esagerate con gli Habanero perché sono piccantissimi! Questi graziosi peperoncini dai colori vivacissimi come il loro aroma, sono di origine cubana ma ormai non vengono quasi più coltivati in quelle regioni; infatti quando si parla di Habanero, si parla ormai di Messico! Piatto veramente buono!

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INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

300 grammi di soba noodles

180 grammi di petto di pollo

4 cipollotti freschi

1 carota

una decina di asparagi

una piccola parte di Habanero

2 spicchi d’aglio

salsa di soia q.b.

olio di sesamo q.b.

PREPARAZIONE

Tagliare a listarelle sottili il petto di pollo. Mondare la carota e tagliarla a julienne non troppo fine, lavare anche gli asparagi e privarli della parte più legnosa del gambo e mondarli. Affettare i cipollotti. Lessare in acqua bollente salata gli asparagi. Nella stessa acqua, lessare anche i noodles. In una pentola wok, aggiungere l’olio di sesamo dove farete sfrigolare l’aglio.

 A questo punto aggiungere i cipollotti, subito dopo il petto di pollo.

Cuocere molto bene aggiungendo il pezzettino di Habanero; mescolare energicamente, infine unire gli asparagi che avrete tagliato a dadini tranne le punte e le carote. Versare la salsa di soia; scolare i noodles (ci vorranno circa 6-7 minuti) e continuare la cottura per un paio di minuti. Terminare la cottura rigirando il tutto.

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Dall’archivio di Dolcipensieri:

CROSTONE ZOLA E PANCETTA

LASAGNE AI CARCIOFI CON PROSCIUTTO

FILETTO DI MAIALE CON SALE ALLA VANIGLIA

TORTA DI RICOTTA, MELE E UVETTA

ZINCARLIN

CRESPELLE CON GORGONZOLA E RADICCHIO

MINI SANDWICH TOMINO E PERE

 

CREMA AL LIMONE (23)+

Un “Dolcepensiero” che sa di primavera: oggi è primavera e qui da me il sole oggi splende tiepido un bel sole! Finalmente è arrivata la primavera e speriamo che non sia una bella e corta “apparenza”! Lo sbalzo termico fra notte e giorno è ancora ben concreto e si sente tanto che vi sto scrivendo dal letto perché la mia cervicale ha deciso di farsi sentire e anche molto bene! Oggi ho voluto decantare un po’ la primavera realizzando un dessert facile e veloce tutto molto primaverile con una crema al limone e le prime fragole di stagione.

CREMA AL LIMONE (3)+

INGREDIENTI PER 6 PERSONE

500 grammi di fragole

125 grammi di burro leggermente salato

150 grammi di zucchero semolato

1 dl di succo di limone

3 uova fresche

200 ml di panna da montare

PREPARAZIONE

Sciogliere il burro con metà dello zucchero in un pentolino a fuoco bassissimo; aggiungere il succo di limone ben filtrato. Mescolare molto bene fino a quando il tutto si sarà amalgamato. Spegnere il fuoco. Montare le uova con l’altra parte di zucchero, incorporarle alla crema di burro e limone mescolando il tutto su fuoco dolce fino al primissimo bollore. Lasciar raffreddare. Montare la panna fredda nella planetaria. Quando la crema sarà fredda, incorporare poco alla volta, la panna mescolando con movimenti delicati per non smontarla dal basso verso l’alto. Tagliare le fragole ben lavate in pezzetti piccoli, porne una cucchiaiata sul fondo dei vostri bicchieri o ciotole, aggiungere un paio di cucchiate di crema e finire con le restanti fragole. Porre in frigo fino al momento di servirle.

CREMA AL LIMONE (2)+

Nei prossimi giorno sarà pasqua: questa crema è perfetta anche per accompagnare la colomba o altri dolci pasquali sulle vostre tavole. E perfetta anche se l’accompagnate con biscotti o pasticceria secca, potete anche realizzare dessert al cucchiaio con altra frutta tipo lamponi, more e mirtilli oppure frutta esotica. Ottima anche con delle gocce di cioccolato.

CREMA AL LIMONE (9)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

CROSTONE ZOLA E PANCETTA

CIAMBELLONE NUTELLA E MASCARPONE

BRIOCHES AL CIOCCOLATO

MALLOREDDUS CON CARCIOFI SARDI E SALSICCIA

PINK DRINKS

FETTUCCINE AL PORCINO CON SPECK CROCCANTE E ZUCCHINE

GELATO AL TORRONCINO e PUREA DI LAMPONI

 

TORTA CARDAMOMO, MANDORLE E FAVE DI CACAO (8)+

Un “Dolcepensiero”: oggi finisce il carnevale e quest’anno proprio non lo abbiamo sentito a causa della pioggia che è scesa ininterrottamente facendo saltare la sfilata dei carri e dei bimbi in maschera. Anche cucina non ho realizzato dolci di carnevale bensì una deliziosa torta aromatizzata al cardamomo per festeggiare in ufficio il mio compleanno… semplice ma particolare!

INGREDIENTI

una dozzina di bacche di cardamomo

5-6 fave di cacao

90 gr di mandorle

130 grammi di burro+1 noce per la tortiera

210 grammi di farina+1 cucchiaio per la tortiera

40 grammi di fecola di patate

2 uova separate

1 uovo intero

250 gr di zucchero semolato

un pizzico di sale alla vaniglia

1 bustina di lievito per dolci

un bicchiere di latte intero

zucchero a velo per finitura

PREPARAZIONE

Aprire le bacche di cardamomo e utilizzare i semini all’interno, unirle alle mandorle e alle fave di cacao, passarle nel mixer fino a quando saranno ridotti in polvere o se avete pazienza, meglio ancora pestarle in un mortaio. Sbattere nella planetaria 2 tuorli + l’uovo intero, con lo zucchero e il burro fuso a bagnomaria, fino a quando saranno ben gonfi e chiari (gli albumi montarli a neve ben ferma, con un pizzico di sale). Unire la farina, la fecola e il lievito, setacciare e miscelare molto bene il tutto, togliere dalla planetaria e unire gli albumi con movimenti delicati per non smontarli e, infine, il composto di frutta secca con il cardamomo e le fave. Per ultimo unire il latte fino a quando il composto risulta morbido. Imburrare e infarinare una tortiera a cerniera, di circa 24 cm, versare l’impasto, livellarlo nella tortiera e infornare a 180°C per 50 minuti (verificare la cottura con uno stuzzicadente). Servire spolverata di zucchero a velo.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

MINESTRONE DI VERDURA

CAPESANTE AL FORNO CON NIDO D’AMORE DI SPAGHETTI

SPAGHETTI ALLO SCOGLIO

TORTA PECCATO PICCANTE

CUORI DI FRUTTA FRESCA

ZUPPA DI CIPOLLE E PORRI IN CROSTA

SORBETTO E LIQUORE AL CIOCCOLATO

ZUPPA DI CIPOLLE CON PECORINO TOSCANO (12)+
Un “Dolcepensiero” tra i miei preferiti: quando fuori il freddo si fa pungente, penso sempre al mio “confort food” invernale preferito che ho amato fin dal primo boccone assaggiato… la zuppa di cipolle che sia alla francese o all’italiana, che sia “contaminata” da qualsiasi ingrediente che più vi aggrada! La magia è proprio nel prepararla: pelare le cipolle è faticoso oltre che fastidioso, fanno piangere si sa! e la preparazione è lunga (non lunghissima) ma la magia è tutta nella cottura che deve essere dolce anzi direi dolcissima e il segreto sta nella capacità di dosare la parte zuccherosa per rendere la zuppa dolce perché poi il contrasto con il formaggio sarà memorabile e il bruciacchiato della fetta di pane sarà la morte sua!!! Oggi la mia “contaminazione” è data del pecorino fresco toscano saporito e morbido! Le cipolle usate sono quelle dell’orto del mio papà!

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

600 grammi di cipolle dorate

1 litro abbondante di brodo vegetale (zucchine, carote e sedano)

1 baguette

150 grammi di pecorino toscano fresco

5 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

1 cucchiaino scarso di zucchero

due cucchiai di farina bianca 00

un pizzico di pepe nero

un pizzico di sale

PREPARAZIONE

Mettere a bollire il brodo vegetale. Preparare la zuppa: pulire le cipolle e tagliarle ad anelli sottilissimi. In un tegame di coccio scaldare l’olio e, quando inizia a sfrigolare, tuffare le cipolle. Lasciar cuocere a fuoco basso per 10 minuti (usando una pentola in coccio tra lei e il fuoco io metto sempre uno spargi fiamma tenendo leggermente più alto il fuoco); aggiungere un cucchiaino di zucchero e procedere con la cottura – a pentola coperta – finché le cipolle risultano morbide e appena dorate. A questo punto, spolverarle con la farina setacciata direttamente sopra, mescolare facendo amalgamare bene il tutto. Unire il brodo vegetale, tranne un po’; lasciare sobbollire per almeno 35 minuti a fuoco moderato/basso; a metà cottura controllare, eventualmente aggiungere il brodo lasciato da parte in precedenza. Nel frattempo che la zuppa finisce la sua cottura, affettare la baguette, tostare le fette nel forno del grill. Controllare la zuppa, aggiustare di sale e pepe. Versarla dividendola nelle tazze in cui avrete messo un po’ di pecorino toscano grattugiato a strisce sulla base; terminare la zuppa di cipolle con il formaggio restante, mettere una fetta o due di baguette in superficie e porre le tazze nel forno per qualche minuto per far sciogliere al meglio il formaggio. Va servita subito perché è ottima se mangiata calda.

ZUPPA DI CIPOLLE CON PECORINO TOSCANO (23)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

BIGNE’ CON CREMA DI RICOTTA E PROSCIUTTO COTTO

CAVOLO GRATINATO

GNOCCO FRITTO EMILIANO

POLLO ARROSTO CON MASALA

CREMA PASTICCERA

TAPENADE

GELATO ALLA CREMA DI NOCCIOLE

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Ringrazio il blog “Architet’s Diary” per avermi nominato; le regole:

  • Taggare e ringraziare chi ha ideato il Tag https://mmwithmk.wordpress.com e chi vi ha nominato (scritto sopra)
  • Usare l’immagine qui sopra per creare i vostri post
  • Rispondere alle domande
  • Nominare quali e quanti blog volete e comunicare  la nomina
  • Se vi fa piacere potete anche allegare delle foto alle vostre risposte altrimenti non è obbligatorio.

Ecco le domande:

  1. Elenca i motivi per cui ti piace l’inverno.
  2. Qual è il film che più ti fa entrare nel clima di questa stagione?
  3. Qual è il libro che più ti fa sentire in sintonia con questa stagione?
  4. Qual è la canzone che ti ricorda di più l’inverno?
  5. Cosa sono le cose che ami di più fare in inverno?
  6. Qual è il piatto che preferisci mangiare d’inverno?
  7. Dimmi la prima cosa che ti viene in mente legata all’inverno.
  8. Qual è il tuo capo d’abbigliamento preferito per l’inverno?
  9. Un posto che ti piacerebbe visitare d’inverno.
  10. La cosa più bella che ti è capitata d’inverno.

e le mie risposte:

  1. Inverno è sinonimo di Natale, montagna e sciate oppure divano, tv e coccoli oltre che perfetti cibi confort food.
  2. Sono tantissimi i film che mi fanno pensare all’inverno e ai suoi pomeriggi pigri: Tutti insieme appasionatamente, Vacanze di Natale (il primo), i Goonies.
  3. Leggo molto… posso dirvi l’ultimo che ho trovato delizioso e romantico: “Parigi è sempre una buona idea” di Nicolas Barreau.
  4. La canzone degli Wham “Last Christmas”
  5. Impigrirmi sul divano davanti a camino e tv… il film lo posso sempre rivedere!!!!
  6. La zuppa di cipolle!!!!
  7. Neve, addobbi, stelle, candele e luci
  8. La copertina del divano e la mia calda vestaglia.
  9. La Polinesia
  10. Svegliarmi al mattino con il mio bimbo… aveva circa due anni e non dimenticherò mai il suo viso appena ha visto che tutto era bianco!!! Ho capito cosa vuol dire meravigliarsi…

Non nomino nessuno come è mia tradizione… bensì lascio aperto il post. Chi vuole può partecipare al gioco.

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