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Archive for gennaio 2010

INGREDIENTI E PREPARAZIONE: per questa ricetta, non ho indicato ne pesi ne misure. Quando Marco si mette a cucinare, apre la mente e via di padelle… e credetemi ne tira in giro tantissime.

Svuotare l’interno della sacca dei calamari, togliere la pelle, tagliare la testa e sminuzzare i tentacoli. Mettere i tentacoli in una padella facendoli saltare con un pò di olio evo, qualche spicchio di aglio e tre acciughe; sfumare con un bicchiere di vino bianco secco, dopodichè togliere l’aglio. Aggiungere il pane grattato mischiato con del grana gratuggiato e un pò di erba cipollina; regolare con sale rosa e pepe bianco. Poi mettere il tutto in una terrina aggiungendo il prezzemolo tritato e due uova sbattute. Mescolare bene tutto e riempire i calamari. Chiuderli con uno stuzzicadenti, preparate una padella con olio evo e aglio, mettere i calamari e dopo che sono rosolati su tutti i lati, sfumateli con vino bianco e continuare la cottura per circa 10 minuti coprendo la padella con un coperchio a fuoco medio/basso. Quando sono pronti aggiungere prezzemolo, regolare se necessario con sale e pepe e servire. Servire con fette di limone per chi gradisce accompagnarci il pesce e con un contorno di pomodorini, aglio e olio evo.

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Un “dolcepensiero”: ultimamente c’è mio padre che si è “inghiottito” di torte salate. Quelle che preferisce sono a base di formaggi, calde  e saporite; oltre ad essere veloci da preparare, possono sistemare una cena magari organizzata all’ultimo momento mettendo d’accordo grandi e piccini. Vorrei aprire una parentesi su un formaggio delizioso quale è il BRIGANTE SARDO cioè la caciotta tipica sarda dal gusto particolarmente dolce e delicato a base di latte di pecora e ottenuto mediante salatura con sale marino. E’ un formaggio a pasta molle che conserva il gusto e il sapore del classico pecorino, che vede il suo inizio alla commercializzazione verso gli anni settanta. I migliori sono ancora prodotti dai pastori negli ovili subito dopo la mungitura delle pecore…

INGREDIENTI

1 rotolo di pasta sfoglia

50 grammi di brigante sardo

50 grammi di taleggio

50 grammi di gorgonzola

50 grammi di provolone

1oo grammi di prosciutto cotto

1 noce di burro

gherigli di noce

PREPARAZIONE

Tagliare a dadini il brigante sardo e il provolone, stendere un velo di burro sulla tortiera e adagiarvi la pasta sfoglia. Ricoprirne il fondo con il prosciutto cotto, il formaggio a dadini mentre sia il gorgonzola che il taleggio li metterete a fiocchetti. Ripiegarne i bordi. Tagliare i gherigli di noce a metà e spolverare tutta la torta salata. Infornare per mezz’ora a 220°C.

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Per il carnevale 2010 vi aspettiamo tutti sabato 13 per la cena di carnevale nella sede della Proloco mentre con tutti i bimbi, vi aspettiamo domenica 14 per la sfilata del carro che quest’anno vede anche la partecipazione della Scuola dell’Infanzia. Quindi tutti vestiti di tanti colori per festeggiare il carnevale e “IL NOSTRO ANGOLO DI MONDO A COLORI”. E poi merenda tutti insieme… veniteci a trovare, vi aspettiamo numerosissimi!!!

(Locandine e realizzazione grafica dei pannelli per il carro PRIMOSTILE & SECONDOSTILE – Lipomo Como)

Nel menù della serata di carnevale potrete assaggiare:

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 Un “Dolcepensiero” invernale: eccoci ormai a fine gennaio; il 17 di questo mese si festeggia Sant’Antonio e a lui si attribuisce la macellazione del maiale che, tempi addietro, rappresentava la dispenda delle famiglie per quasi tutto l’anno a venire. E da questa data che s’inizia a pensare alla nuova stagione – la primavera –  e a come si svilupperà: infatti i contadini allevato ed ingrassato il maiale, lo “sacrificavano” per poter sfamare le proprie famiglie confezionando lardi utili come condimento, prosciutti, salami e mortadelle, pancette e salsiccie… Dagli orti si finiva di cogliere le ultime verdure di stagione: le verze infatti sono più gustose se gelavano ancora a terra, broccoli e cavolfiori facevano i pardroni a queste terrre per poi essere di nuovo vangate e preparate per la nuova stagione. Tra i vari riti pagani dell’inverno, si attendeva il rogo della Giubiana che, se bruciava bene con un falo’ subito accesso e con fiamme ben alte, avrebbe indicato la buona riuscita della stagione agricola… Qui da noi in Brianza, dove ci sono ancora tante fattorie e dove ci dividiamo equamente tra laghi, pianura e montagna, queste usanze sono ancora in uso. Per Sant’Antonio ci sono tantissime sagre, la Giubiana viene ancora bruciata a fine mese e i piatti tipici si dividono tutti questi buonissimi prodotti che derivano dalla cultura contadina… infine il carnevale darà un primo saluto al tiepido sole primaverile!!!

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

350 grammi di riso

200 grammi di salsiccia

100 grammi di formaggio di latteria

una dozzina di foglie di varza (quelle più bianche)

1 scalogno

1 bicchiere di vino bianco secco

1.5 litro brodo vegetale

2 noci di burro

pepe

olio extravergine d’oliva

grana grattugiato

qualche foglia di prezzemolo.

PREPARAZIONE

Mettete a bollore del brodo fatto con dado vegetale; soffriggete lo scalogno affettato sottilmente con una noce di burro, unitevi il riso, fatelo tostare un pò, sfumate con il vino bianco molto secco. Cuocete il risotto aggiungendo man mano il brodo caldo ed intanto tagliate a pezzi grossolani la salsiccia fresca che farete rosolare in una pentola antiaderente senza l’aggiunta di alcun condimento, ma solo qualche goccia di brodo. Regolare con un po’ di pepe.

Continuare la cottura del risotto irrorando con il brodo, mentre la salsiccia continuerà a fuoco molto basso. Tagliare le foglie di verza (le più bianche e sode all’interno) a julienne e quando mancano cinque minuti alla fine della cottura del riso, aggiungetele alla salsiccia ben cotta, amalgamate bene il tutto, spegnete il fuoco e spolverizzate con il prezzemolo tritato.

Unire il condimento al risotto aggiungendo la noce di burro, una generosa manciata di grana grattugiato e il formaggio latteria tagliato sottilmente. Mantecate, lasciate riposare qualche minuto e servite.

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Un “Dolcepensiero” caldo in una giornata gelida: ieri mattina mi sono svegliata immersa in uno specchio di ghiaccio; tutto era bianco e al solo guardare, sembrava che i rami degli alberi si spezzassero sotto gli occhi, i fiori che stanno resistendo a questo freddo, erano bianchi e i timidi raggi di sole riflettevano su di loro i raggi. Insomma una giornata da passare a casa sotto la coperta con il camino acceso e una merenda/cena dolce e calda, dopo il pranzo della domenica sostanzioso.

Quando confeziono ricette dove l’uso dell’uovo si limita al solo tuorlo, non butto mai via l’albume. Di solito faccio delle meringhe… ma non sono ancora riuscita ad ottenere un risultato che mi soddisfi pienamente. Allora mi preparo questi biscottini bianchi con l’albume ben montato ed una bella manciata di frutta secca, il tutto addolicito dalla presenza del cocco. Ieri avendo pranzato in modo completo dall’antipasto al dolce, voglia di cenare non ce n’era… allora mi sono goduta una fumate tazza di TE’ HOJICHA con questi biscottini appena sfornati. Ma vorrei, prima di indicarvi la ricetta, soffermarmi sul te hojicha adattissimo – a mio parere – per la sera avendo un basso contenuto di teina. E’ un te’ verde dalle foglie grandi di colore bruno ottenute con un processo di tostatura su fiammaviva, è molto ricco di proprietà antiossidanti. Il suo sapore è leggero, adatto a questi biscotti con frutta secca e molto dolci anche per la presenza di cocco, perchè ha un retrogusto di nocciola. E’ un te’ giapponese molto simile all’aroma del te’ inglese adattissimo da bere la sera perchè aiuta a rilassarsi eliminando la fatica; il mio regalatomi da mia cugina Anna è di KATHAY.

INGREDIENTI

2 albumi

80 grammi di zucchero a velo

80 grammi di frutta secca (noci, mandorle, nocciole e noccioline)

55 grammi di cocco disidratato

un pizzico di sale

Procedimento

PER I BISCOTTI: montare gli albumi a neve con un pizzico di sale, aggiungere gradatamente lo zucchero, la frutta secca tritata finemente e il cocco. Mescolare delicatamente. Mettere l’impasto in una tasca da pasticceria e formare delle montagnette su una placca ricoperta con carta da forno. Infornare in forno già caldo a 170°C per circa 20 minuti (forno ventilato, per cotture delicate): i biscottini devono essere leggermente dorati.

PER IL TE’: un cucchiaino di Hojicha per ogni tazza o tazza e mezza di acqua calda (circa 80 gradi); mettere il tè in una teiera, aggiungere acqua calda e lasciare in infusione per uno o due minuti, quindi versare nella tazza, filtrando.

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Un “dolcepensiero” rivisitato: girando in rete, spesso vado a trovare i blog a cui mi sono affezionata e sono tanti. Quello di Tania “DULCIS IN FURNO” mi piace per la sua eleganza e la sua semplicità ma comunque con quel tocco in più che riesce a colpirti… Mi sono imbattuta nella sua QUICHE AI BROCCOLI, e avendone un bel kiletto in frigorifero, sono corsa a prendere gli ingredienti freschi di giornata per confezionarla. Tra una cena ed un pranzo veloce, io e Marco ce la siamo sbaffata tutta… Dalla ricetta di Tania, la mia non si differenzia di molto: ho solo aggiunto acciughe per insaporire i broccoletti, prosciutto crudo di Parma e pinoli per la rifinitura della torta, ma ecco che ora ve la racconto. Prima è obbligo salutare Tania e invitarvi a visitare il suo blog…

INGREDIENTI

1 foglio di pasta brisè

430 grammi di cimette di broccoli

3 uova

330 grammi di ricotta

150 ml di latte

3 acciughe

1 cucchiaio di pinoli

100 grammi di prosciutto crudo di Parma

sale grigio bretone q.b.

una noce piccola di burro

olio extravergine d’oliva q.b.

PREPARAZIONE

PREPARAZIONE: Lavare le cimette dei broccoli. Cuocerli in acqua bollente salata per cinque minuti, scolarli bene e lasciarli raffreddare. In una terrina mescolare bene le uova, il sale e la ricotta, aggiungere il latte e mescolare ancora. In una padella antiaderente con un filo di olio evo, cuocere le acciughe e i broccoli per qualche minuto facendoli saltare. Stendere nella tortiera leggermente imburrata la pasta brisé. Porre sul fondo i broccoli quindi il composto di ricotta, piegare il bordo della pasta verso l’interno, spennellarlo con dell’uovo, mettere i pinoli in superficie e infornare a 220°C per circa mezz’ora o comunque fino a doratura. Servire con del prosciutto crudo tagliato a julienne (un ottimo piatto unico per un pranzo di pausa/lavoro leggero oppure per una cena veloce – sempre leggera – dopo la palestra o il corso di yoga)…

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Un “Dolcepensiero” dal profumo gradevole… per la bella riuscita che non era sperata da parte mia e per il reale profumo che emanavano questi deliziosi sfilatini. Ma voglio subito ringraziare Federica di “LA CUCINA DI FEDERICA”per la graziosa ricetta che ho preso dal suo blog. Per quanto riguarda il risultato, queste baguettes sono venute soffici all’interno e belle croccanti all’esterno, e il giorno dopo, erano ancora abbastanza soffici che mi sono fatta un bel panino con salame e burro riscaldato appena un po’, tiepido tiepido!!!

INGREDIENTI rispetto alla ricetta originale di Federica, io ho dimezzato le dosi essendo solo la seconda volta che mi imbattevo nella preparazione del pane con la mia macchina (KENWOOD BM250).

150 grammi di farina 00

175 grammi di farina manitoba

2/3 di bustina di lievito polvere (mastrofornaio carta argento)

13 grammi di strutto

6 grammi di zucchero

6 grammi di sale

50 ml di latte

140 grammi di acqua.

PREPARAZIONE

 

Impasto e lievitazione nella macchina del pane: ho messo tutti gli ingredienti e ho azionato sul programma 8 “impasto”. Poi l’ho lasciato per circa una mezz’oretta nella macchina spenta. Dall’impasto ho ricavato 2 pezzi del peso di 260 grammi circa l’uno, stesi e arrotolati, messi sulla placca del forno coperta con carta da forno, praticato dei tagli e spennellato con olio extravergine d’oliva. Ho lasciato lievitare nuovamente per 1 ora e mezza circa, poi ho infornato a 230 gradi per 15 minuti, poi ho abbassato a 200 gradi per 10 minuti. (a differenza di Federica, la mia cottura è stata più veloce, ho usato il forno elettrico-forno ventilato).

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Un “Dolcepensiero” alla Nigella: per chi ha sky e ama cucinare sicuramente nei suoi canali preferiti non possono mancare ALICE e GAMBERO ROSSO dove si possono vedere programmi interessanti di cucina. Fra i tanti c’è il programma di NIGELLA LAWSON: non ci sono parole per descrivere la sua voglia di cucinare e poi di mangiare, penso che per lei sia un bisogno più che una necessità e mi chiedo se è vero che tutte le sere, prima di andare a letto, si comporta come nella sigla finale. Insomma aprire un frigo e mangiare un po’ di tutto quello che si è cucinato durante la giornata, penso che non sia da tutte: passi per qualche pezzo di dolce, ma quando si addenta cosce di pollo intinte in qualche salsina piccante, mi chiedo dove trova poi la voglia di dormire… Per non  parlare delle sue colazioni o pranzi che lei intende sempre per una persona… che magari si gusta in metro o in taxi. Comunque resta il fatto che da lei ho imparato vari trucchetti e ricettine veramente deliziose ed interessanti, direi anche un po’ “svunce”… La particolarità che più mi piace in lei, è assemblare con tanta leggerezza e semplicità, ingredienti vari per formare piatti vincenti ed accattivanti. E’ da lei che è partita l’idea di confezionare questa coppa, semplice ma di sicuro effetto visivo per non parlare di bontà: non è una sua ricetta ma bensì mia che nasce appunto dai suoi insegnamenti. Credo che la sua fiolosofia di cucinare in modo semplice e veloce, abbia conquistato parecchi di noi: l’importante è non cadere nella banalità. Una coppa cosi la può fare da regina in una cena o pranzo fra amici.

INGREDIENTI

PER LA CREMA CHANTILLY

50 grammi di farina bianca 00

5 dl di latte

125 grammi di zucchero semolato

6 tuorli

un bacello di vaniglia

2 cucchiai di zucchero a velo

2,5 dl di panna fresca

PER LE MERINGHE

2 albumi

125 grammi di zucchero a velo

1 cucchiaio di cacao amaro

sale

PER LE COPPE

qualche pezzettino di frutta fresca

qualche pralina

cacao amaro

PREPARAZIONE

Preparare le meringhe: montare a neve ben ferma gli albumi con un pizzico di sale. Aggiungere poco alla volta lo zucchero a velo setacciato continuando a montare con le fruste; allo stesso modo unire il cacao. Mettere il composto in una sacca da pasticcere con la bocca liscia e formare tante meringhette sulla teglia ricoperta con carta da forno. Cuocerle in forno a 80-100°C per almeno tre ore lasciando lo sportello socchiuso. Preparare la crema: montanre la panna con le fruste elettriche ed incorporare lo zucchero a velo setacciato. Mettere in frigo. Incidere il baccello di vaniglia per il lungo, mettetelo nel latte e fate scaldare fino alla prima ebollizione. Lavorare i tuorli con lo zucchero semolato fino ad ottenere un composto gonfio e chiaro, versate poi a filo il latte filtrato e continuare a mescolare. Trasferire su fuoco basso e cuocere la crema per circa dieci minuti sempre mescolando finchè il composto non velerà il cucchiaio. Fate raffreddare la crema, uniteci poi la panna mescolando delicatamente dal basso verso l’alto fino a quando il tutto si sarà ben amalgamato. Ed ora impiattiamo: sbriciolare con le mani le meringhe e porle sul fondo delle vostre coppe. Distribuire a cucchiaiate la crema, continuare con la frutta a dadini (ho usato delle fragole, lo so che non è stagione ma mi fido del mio fruttivendolo che mi ha parlato bene della serra che le produce tutto l’anno!!!) e ancora qualche pezzetto di meringa. Spolverare con il cacao amaro, terminare con qualche pralina: ho usato delle palline al cioccolato al latte e dei cristalli di neve di zucchero, un regalo della mia amica Edy. Non resta che gustarle!!!

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Un “Dolcepensiero”: andar a comprar frutta e verdura in queste settimane è uno spasso per gli occhi. Infatti il bancone del fruttivendolo passa dagli aranci e gialli degli agrumi ai verdi intensi di broccoli, coste e carciofi. Ideali quest’ultimi per calde e soffici torte salate.

INGREDIENTI

1 foglio di pasta sfoglia

1 kg di coste e erbette

3 mozzarelle

2 uova biologiche

grana grattugiato q.b.

1 noce di burro

sale pepe.

PREPARAZIONE

Lavare la verdura, tuffarla in acqua bollente salata per almeno un dieci minuti. Scolarla e lasciarla raffreddare. Spalmare la tortiera con il burro e sovrapporci la pastasfoglia. Tagliare a fette la mozzarella e fare un primo strato, ricoprirla con le foglie delle coste e le erbette mentre i gambi (delle coste) tagliarli con la mezzaluna. Sbattere le uova con un pizzico di sale e pepe che cospargerete poi su tutta la torta; terminare con altre fette di mozzarella, spolverare con una generosa grattugiata di grana. Ripiegare i bordi, spenellarli con un po’ di uovo avanzato ed infornare per una mezz’ora in forno preriscaldato a 180°C.

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Il frutto del MANGOSTEEN (ho trovato anche il frutto chiamato MANGUSTEEN) proviene dall’Indonesia e dalla Thailandia che è il primo produttore mondiale dove il frutto è considerato la regina della frutta; dal nome non ha niente a che vedere con il mango. La dimensione è pari a quella di un mandarino, il suo colore è una gradevole sfumatura di viola e rossi scuri con una corteccia molto spessa e legnosa che rilascia del succo rosso sangue. La polpa è divisa in 5-7 spicchi bianchi, succosi, morbidi, gelatinosi con un sapore fresco e al palato sa di fiori: il sapore è molto dolce, un incrocio tra pesca e lampone, prugne e uva. L’aspetto fa pensare ai bozzoli di seta, delicati e preziosi. Il frutto deve essere raccolto maturo: una volta staccato dalla pianta, il processo si blocca. Può essere tenuto alcuni giorni a temperatura ambiente ma lontano da altri frutti perchè molto sensibile.  Scegliete il frutto facendo una leggera pressione sul guscio esterno: per mangiare un mangosteen fresco, incidete con attenzione il guscio a circa metà, quindi rimuovete delicatamente la parte superiore ; non come ho fatto io che ho proprio tagliato a metà il frutto perdendomi lo spettacolo di vedere i suoi meravigliosi spicchi setosi.

A questo punto estraete i segmenti succosi con una forchetta e godetevi il sapore tropicale di questo frutto affascinante.

E’ un frutto ricco di sostanze nutritive e principi attivi. La pianta matura tutto l’anno dando la possiilità di commerciarlo in tutto il mondo ma purtroppo il suo prezzo è ancora elevato: per soli due frutti si può spendere 7/8 euro.

 

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