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Archive for marzo 2010

Un “dolcepensiero” che ha fatto bis: in dispensa c’era ancora del farinato per pancake e visto che i precedenti hanno avuto successo, ho replicato con piacere questo piatto. L’ho trovo molto adatto per un brunch oppure per un pranzo leggero in una domenica mattina pigra pigra.

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

per i pancake, io ho usato un’impasto già pronto in polvere originale canadese dove per ogni tazza d’impasto ho aggiunto una tazza di latte ed un uovo. (Comunque anche da noi ormai in tutti i supermercati si trova l’impasto già pronto per pancake).

250 grammi di funghi champignon

100 grammi di prosciutto cotto

qualche cucchiaio di semi di sesamo

qualche spicchio di aglio rosa

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

insalata fresca

olio extravergine d’oliva

sale & pepe.

PREPARAZIONE

In una padella antiaderente, far soffriggere dell’olio extravergine d’oliva con qualche spicchio di aglio dove calerete i funghi o freschi o congelati a fettine. Far cuocere a fuoco medio fino a quando tutta la loro acqua che hanno rilasciato, si asciughi; spolverizzare con il prezzemolo tritato finemente. Preparare l’impasto dei pancake fino ad ottenere una pastella omogenea: oggi ho aggiunto una presina di sale, i precedenti mi senbravano un “po’ sciocchi”. Oliare una padella col fondo spesso e fate cuocere un paio di cucchiai di pastella ottenendo delle frittelle di circa 10 cm. Cuocere da un lato a fuoco medio finchè non si formeranno delle bolle, quindi far cuocere anche l’altro lato. Farcire i pancake con le fettine di prosciutto cotto e champignon terminando con uno strato di funghetti e semi di sesamo: infornarli per qualche minuto in forno tiepido. Servire con insalata fresca.

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La ” LOCANDA DEL VICERE’ ” è un ristorante-baita che si trova nella località “LA SALUTE” ad Albavilla e diretta egregiamente dalla signora Fulvia con il marito Enrico. In cucina al fianco di Fulvia, alla locanda c’è un cuoco di origine toscana che ha “importato” fino qui nella brianza, una pietanza davvero deliziosa tipicamente toscana. La tagliata in questione, viene servita in piatti di spessa terracotta roventi, scaldata nel forno a legna; la tagliata viene servita sottile a cottura media con pomodorini e rucola o insalatina fresca, ben condita e saporita… Non mancano comunque le FANTASTICHE PORTATE che cucina la sig.ra Fulvia tipiche delle nostre montagne comasche… Affettati serviti con crostini ai funghi porcini, torte salate di verdura, nervetti in insalata, cipolline in agrodolce… già ti riempiono la pancina vuota per continuare con i primi: fantastici i fagottini con ripieno di formaggio, patate e erbette il tutto condito con burro e aglio.

I sughi vari di selvaggina vengono serviti con paste diverse di volta in volta, molto saporiti, ottimi per fare la “scarpetta”… Piatto forte, almeno per mio marito, i gnocchetti di grano saraceno conditi con burro e aglio e semplice formaggio grattugiato.

I secondi però… si questi sono troppo buooooni: scaloppine ai funghi porcini con una cremina da leccarsi i baffi, cinghiale in umido delicatissimo al palato, arrosti vari terminano il pranzo o cena che sia, lasciandovi letteralmente sazzi perchè le porzioni sono molto abbondanti. Per le foto dei secondi, beh temo che le farò la prossima volta: vi giro non connettevo più talmente ero già piena e soddisfatta. I dessert sono torte semplici casalinghe. Alla fine, penso di avervi descritto la meraviglia di questi piatti lasciandovi solo il piacere di andare a trovare Fulvia ed Enrico, sempre gentilissimi con i loro ospiti in una locanda pulita, ordinata e accogliente… L’aria che respiri mentre gusti questi favolosi piatti è molto casalinga: la signora Fulvia passa tra i tavoli per sapere se tutto ciò che ha servito è di nostro gradimento: insomma ci mette tutta la sua passione. E questo è l’ingrediente più giusto per passare una giornata poi all’aria aperta nei miei fantastici boschi!!! Il prezzo è più che onesto, porzione abbondanti e cucinati al momento. Ho avuto modo di consigliarlo ad amici che mi hanno subito confermato di aver mangiato bene: vi ricordo che è una baita di montagna, quindi potete salire in perfetto relax… senza troppe esigenze, ma la bellissima aria che si respira beh… quella non ha prezzo!

Vi consiglio una capatina…

La locanda del Vicerè

via Capanna Mara n.1

22036 Erba Como

CELL.: 333.3109084

TEL. 031.627151

si raggiunge da Albavilla seguendo le indicazione LA SALUTE oppure ALPE DEL VICERE’.

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Un “Dolcepensiero”: un riso leggero, integrale e anche dietetico cucinato con verdurine che ormai trovi tutto l’anno oppure con quelle biologiche conservate in freezer… perchè no??? per aromatizzare il tutto ho usato delle spezie acquistate in un negozio etnico: un mix di zenzero, peperoncino, aglio, coriandolo, prezzemolo, cuucuma e pepe verde. Ho usato dell’olio  di sesamo per stufare i gamberetti… il piatto è risultato saporito e molto molto leggero. Divorato con un caldo te’ verde, regalo di un viaggio in Cina di Cristina.

INGREDIENTI

250 grammi di riso thai integrale

1 zucchina

250 grammi di gamberetti piccoli

1 carota

qualche foglia di cavolo verza

qualche cucchiaio di olio di sesamo

1 cucchiaio di mix di spezie orientali

1 cucchiaio di salsa di soia

PREPARAZIONE

Mettere sul fuoco una pentola di acqua e quando bolle, salarla e cuocere il riso per circa 15-20 minuti. Nel frattempo tagliare la zucchina e la carota a listarelle sottili che stuferete in una pentola wok con un filo di olio di sesamo. Dopo qualche minuto, aggiungere i gamberetti, far saltare il tutto per qualche minuto ancora. Unire il cavolo verza tagliato sottilmente, poi insaporire con le spezie. Far cuocere aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura con un cucchiaio di salsa di soia. Scolare il riso e condirlo con le verdure e i gamberetti.

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Un “Dolcepensiero” di fine inverno: la primavera è scattata da pochi giorni – a guardare il calendario – ma, l’inverno strafreddo, non mi ha ancora lasciato del tutto ne tanto meno ha lasciato spazio al sole; le temperature sono salite ma qui stà piovendo, a parte oggi che andava e veniva un tiepido sole. I sapori invernali imperversano ancora la mia cucina, tant’è che ho sfruttato l’ultimo cavolo verza che c’era in circolazione… a dire il vero questa ricetta ha già qualche giorno, ma mi perdonerete se non troverete più gli ingredienti, beh la terrete per l’anno prossimo… posso solo dirvi che era buonissima e l’ho chiamata Valtellina perchè gli ingredienti sono quelli dei pizzoccheri. La differenza la fa il formaggio: al posto del bitto ho usato una buona e saporita fontina valdostana piccante!!!

INGREDIENTI

1 rotolo di pasta sfoglia

1 patata media

12-15 foglie di cavolo verza

80 grammi di montasio

200 grammi di fontina piccante

grana grattugiato q.b.

una noce di burro

PREPARAZIONE

Pelare e affettare la patata, lavare e tagliare a julienne il cavolo verza.

In una pentola far bollire abbondante acqua salata dove lesserete le patate prima  e la verza in un secondo tempo. Scolarle e farle raffreddare. Tagliare a dadini piccoli i formaggi,  imburrare la teglia dove adagerete la pasta sfoglia. Riempirla con le verze e le patate, ricoprirla con i tocchetti di formaggi, una generosa spolverata di grana gratuggiato; ripiegare i bordi che spennellerete con un po’ di burro sciolto o dell’uovo, infornare per circa venti minuti oppure fino a quando non prenderà un bel colore dorato in superficie. Di solito la preparo mezza giornata prima, in modo che si possa compattare per poi servirla leggermente riscaldata…

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 Un “Dolcepensiero” un po’ datato: per questo post devo fare ben tre collegamenti. Il primo ringraziare la mia cara amica Cristina che dal suo ultimo viaggio in Canada, mi ha regalato le farine d’impasto per i famosi pancake e anche una bellissima quanto buonissima bottiglia di sciroppo d’acero… un must della cucina canadese ma non solo! Aprendo la dispensa, temevo che ormai la data di scadenza fosse superata… invece no ed ecco che arrivo al mio secondo collegamento: sul ultimo numero di CUCINA NATURALE, mi ero imbattuta in una ricettina sui pancake, quindi è scattata la telefonata e l’invito di venire a Cristina e fra un po’ vi racconto la ricettina che abbiamo preparato. Il terzo collegamento si rifà ad un film che ho rivisto di recente sulla pay-tv; l’avevo già visto al cinema dove mi sono goduta le bellissime immagini di paesaggi sconfinati ed ancora naturali al 100%, stessa senzazione che ho vissuto nel vedere le foto del viaggio canadese di Cristina. Il film in questione è INTO THE WILD per la regia di Sean Pean che ha raccontato in modo magistrale la storia vera di Christopher McCandless, un ragazzo giovane dell’America perbene che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell’Alaska

Durante il suo lungo viaggio incontrerà diversi personaggi: fra cui una coppia hippie, una giovane cantautrice hippie ed un anziano veterano che grazie a lui, troverà la forza necessaria per raggiungere l’Alaska. Qui trova la natura selvaggia ed incontaminata e prende in lui ancor più consapevolezza che il necessario per vivere non sta nelle cose materiali bensì in quelle cose di cui l’uomo si circonda: la natura e la libertà che ogni uomo cerca. In un libro a lui appartenuto e rinvenuto nell’ultimo suo giaciglio, verrà trovato un libro dove lui appuntò una frase che racchiude il suo essere: “la felicità è autentica solo se condivisa”. Morirà il 18 agosto 1992 di stenti proprio in Alaska: le cause della morte sono tutt’ora incerte. Come il film racconta, si crede che lui morì dopo aver ingerito delle bacche velenose. Oltre alla storia che racconta questo film, sono bellissime le immagini sulla natura e gli animali: in alcune scene ho chiuso gli occhi. Il dover cercare cibo, porta il protagonista a scuoiare animali per poi cercare di mantenere il più possibile la carne, operazione che miseramente fallirà. Lcolonna sonora è memorabile: è composta da musiche e canzoni originali di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam. Dopo l’uscita del film, in America si organizzarono veri e propri viaggi organizzati per recarsi nell’ultimo luogo dove lui visse e dove a tutt’oggi vi è la carcassa del pulmino e una croce in sua memoria. Ritornando alla cucina e quindi alla ricetta dei pancake, vi posso dire che sono un piatto tradizionale dell’America settentrionale, soprattutto per la prima colazione. È una crêpe spessa del diametro di circa 12-20 cm, spessore ottenuto per la consistenza dell’impasto e per la presenza del bicarbonato di sodio o lievito. Per questa ricetta, la versione è salata perfetta per una cena leggera ma di gusto.

Ecco la mia versione: per questi pancake salati ho usato gli asparagi, prima delizia di stagione. Per pulire gli asparagi, piegare ad arco le verdure dove si spezzeranno al punto giusto in modo da eliminare la parte più dura. Con pelapatate, eliminare la prima superficie, portate ed ebolizione dell’acqua in una pentola alta, poneneli in verticale con le punte all’esterno e unite con uno spago da cucina. Lasciateli cuocere per circa 5/6 minuti, fino a quando saranno morbidi.

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

per i pancake, io ho usato un’impasto già pronto in polvere originale canadese dove per ogni tazza d’impasto ho aggiunto una tazza di latte ed un uovo. (Comunque anche da noi ormai in tutti i supermercati si trova l’impasto già pronto per pancake).

200 grammi di asparagi

100 grammi di brie

qualche cucchiaio di pinoli

insalata fresca

olio extravergine d’oliva

sale & pepe.

PREPARAZIONE

Mondare gli asparagi come spiegato sopra, scolateli e tagliate le punte. Preparare l’impasto dei pancake fino ad ottenere una pastella omogenea dove unirete le punte degli asparagi. Oliare una padella col fondo spesso e fate cuocere un paio di cucchiai di pastella ottenendo delle frittelle di circa 10 cm. Cuocere da un lato a fuoco medio finchè non si formeranno delle bolle, quindi far cuocere anche l’altro lato. Farcire i pancake alternandoli con le fettine di brie e infornarli per qualche minuto in forno tiepido per far sciogliere leggermente il formaggio. Con i rimanenti asparagi, tritarli in un mixer con qualche goccia di olio, qualche pinolo regolando di sale e pepe. Servire la cremina con qualche pinolo fresco e con i pancake in cui avrete messo anche qualche foglia di insalata fresca.

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Un “Dolcepensiero” dalla serie… in cucina non si butta mai niente: infatti così ho fatto. Dal brodo di carne che ho ottenuto dalla cottura del vitello, ho preparato un risottino squisito squisito con gli ultimi carciofi che troviamo dal fruttivendolo. Cosa dire del Signor Carciofo? è una pianta di origine mediterranea diffusa in Italia, Francia e Spagna. Il suo ciclo naturale è autunnale-primaverile. Fra le varietà più famose si annoverano lo Spinoso sardo, il Catanese, il Verde di Palermo, la Mammola verde, il Romanesco, il Violetto di Toscana, il Precoce di Chioggia, il Violetto di Provenza, il violetto di Niscemi. Le sue varietà vengono distinte dal colore e dalla presenza o meno di spine; sono ricchi di potassio e fibre inoltre hanno un’azione diuretica e combattono la stitichezza. La mia varietà preferita è lo spinoso sardo ottimo sia crudo che cotto: sono di taglia piccola e ottimi se acquistati molto freschi e sodi. I carciofi rotondi e privi di spine, sono ideali soprattutto cotti. Al momento dell’acquisto, valutate la loro bellezza: devono essere privi di ammaccature, dal gambo sodo e la parte superiore ben chiusa e compatta. Per questo risotto ho usato infatti lo spinoso sardo, per come pulirli, ne ho già parlato qui… Il vino scelto un LUGANA LE QUAIARE: vino del Lago di Garda dove i vitigni godono del favorevole clima mite del lago. Aromatico e fresco, dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, alla degustazione si sentono profumi di pera e pesca che ragalano piacere al palato. Di solito è consigliato per piatti a base di pesce, ma io l’ho trovo delizioso anche se accostato al risotto. Comunque sia, il Lugana è un vino che adoro moltissimo!!!

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

350 grammi di riso carnaroli

2 carciofi spinosi sardi

250 grammi di salsiccia fresca

40 grammi di burro

olio extravergine d’oliva

brodo di carne q.b. (ricavato da qui)

1 bicchiere di vino bianco

1 cipolla bianca

parmigiano reggiano a scaglie

pepe nero.

PREPARAZIONE

Pulire i carciofi, tagliarli finemente, prendere una ciotola con acqua acidulata con succo del limone e immergerli. Tritare finemente la cipolla e, in una casseruola, soffriggerla con il burro. Appena il soffritto comincia a rosolare, aggiungere il riso, mescolare fino a quando i chicchi di riso diventano trasparenti, aggiungere il vino bianco e far sfumare il tutto. Iniziare a mettere qualche mestolo di brodo tenendo sempre il riso coperto di liquido. Lasciate cuocere: nel frattempo in una padella antiaderente, far rosolare la salsiccia tagliata a pezzetti con un leggero filo di olio (la salsiccia rilascerà poi i suoi grassi); farla rosolare molto bene bagnandola anch’essa con del brodo. Quando mancano circa cinque minuti alla cottura finale del riso, aggiungere alla salsiccia il carciofo scolato dall’acqua acidulata. Controllare di pepe e poi aggiungere il condimento al risotto: coprite, lasciate riposare il risotto per qualche minuto prima di servire con del parmigiano reggiano a scaglie.

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Un “Dolcepensiero” da gustare: il caffè alla livornese l’ho assaggiato per la prima volta qui. E me ne sono innamorata dell’aroma e del profumo che scagiona… Ottimo come fine pasto, aiuta la digestione… qualcuno lo chiama PONCE alla livornese, resta il fatto che questo digestivo unisce caffè e amaro in un tutt’uno dal profumo gradevolissimo. L’aroma del caffè si unisce ai gradi del rhum: ma come nasce questa bevanda che risale fin dal 1600? si racconta che a Livorno, porto di mare, approdò una nave stipata di prodotti caraibici, tra i quali il rhum e caffè. Durante la traversata, i barili di rhum persero il loro contenuto bagnando i sacchi di caffè che poi vennero venduti a prezzi stracciati, quindi acquistati dalla gente comune che goderono di questo nuovo aroma mischiato fra caffè e rhum. Ma come ci arrivò poi il limone in questo caffè? La buccia del limone serviva per pulire il bordo dei bicchieri e poi riversata nella tazzina, nei locali più eleganti, perchè questa variante del caffè prese piede, veniva appoggiata delicatamente al bordo delle tazze dove prese il nome di vela. Il ponce alla livornese veniva usato come rimedio agli stati febbrili quando purtroppo non ci si poteva permettere il medico per mancanza di soldi.

INGREDIENTI

zucchero

rhum bianco

caffè espresso

buccia di limone.

PREPARAZIONE

Il caffè alla livornese va servito in bicchieri o tazze con vetro spesso dove si mette un cucchiaino di zucchero per ognuna ed una scorzetta di limone, possibilmente non trattato e lavato con cura. Versare del rhum liscio che farete riscaldare con il vapore della macchina del caffè, unire poi il caffè ristretto fino a riempire la tazzina. Servire ben caldo a fine pasto…

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Un “Dolcepensiero” ben conservato: un film delizioso, romantico, con due attori gradevoli e belli… AMORI & DISSAPORI è una storia leggera ma con brio, non troppo romantica – il giusto – la classica commedia in stile americano per passare un paio di ore in perfetto relax. La storia vive sul contrasto di carattere e di lavoro tra Kate Armstrong – ZetaJones chef affermata, perfezionista e dedita solo al suo lavoro – e tra Nick-Eckhart: si troveranno a lavorare in uno dei ristoranti più chic di NY dove lei è la capo cuoca. Dopo la morte della sorella, la vita di Kate cambia in modo radicale e non solo sul lavoro (con l’arrivo di Nick appunto) ma anche nell’ambito della conduzione della sua vita: infatti si vedrà alle prese con l’affido della nipotina che precedentemente ha visto poche volte, quindi del tutto sconosciuta e persa nella tristezza di aver perduto la sua mamma. Ad aiutarla sarà Nick, che con la sua dolcezza non solo conquisterà Zoe, ma anche Kate. Buffe le scene in cui lei prepara la cena alla nipotina servendole piatti di alta cucina del tutto privi di interesse da parte di una bimba di otto anni, abituata a mangiare hamburger, pizza e pasta. Come tutti i bimbi di quell’età!!! altro che anatra o piccione!!! Accanto alla storia, si possono intravvedere i piatti meravigliosi di alta cucina che i due protagonisti sfornano… tanto che alla fine del film, i due chef saranno alle prese con la conduzione del loro bistrot. Gli attori belli: la ZetaJones quasi senza trucco, nel film veste in modo semplice e questo non fa altro che accentuare la sua bellezza e lui… beh è proprio in bel tipo!!! Quello che più mi piace del film inerente alla cucina, è il fatto che si possono presentare piatti bellissimi e buonissimi anche in un semplicissimo bistrot, senza essere eleganti e stilosi oppure senza essere seduti su poltrone con piatti e porcellane rigorosamente in stile.

Ma perchè vi parlo di questo film abbinato alle mie fettuccine? Kate quale ottima chef, è un’estimatrice dei tartufi che come ben sapete sono una delizia che la terra ci regala e peraltro costosissimi… Lei li conserva in una scatola/scrigno e li utilizza con sapiente cura: per mio padre sono i porcini l’equivalente dei tartufi di Kate. Pure lui li conserva in una sorta di scrigno che poi depone in freezer per poterceli gustare anche fuori stagione. L’altro giorno mi ha fatto dono di uno dei più belli: da noi ormai sono una rarità, di anno in anno diminuiscono vuoi anche per la presenza di molti cinghiali che ultimamente hanno ripopolato la nostra montagna. Credo di essermi dilungata un po’ troppo, allora passo alla ricettina:

INGREDIENTI

125 grammi di fettuccine

1 porcino (circa 100 grammi)

1 zucchina (circa 80 grammi)

50 grammi di speck

prezzemolo tritato q.b.

1 spicchio di aglio rosa

olio extravergine d’oliva

sale & pepe.

PREPARAZIONE

 

Soffriggere lo spicchio di aglio tagliato a metà con dell’olio extravergine d’oliva, aggiungere il porcino tagliato sottilmente quando è ancora surgelato, levare l’aglio. Cuocere per almeno un cinque minuti a fiamma viva e unire le zucchine tagliate a listarelle. Cuocere per un paio minuti unendoci il prezzemolo tritato. Tagliare anche le fette di speck – affettate sottilmente – a listarelle e unirlo al condimento, abbassare la fiamma nel mentre cuoce la pasta. Scolarla al dente, unirla al condimento e saltatela regolando di sale e pepe. Servire ben calde con un buon bicchiere di vino bianco fresco: vi consiglio RIBOLLA GIALLA.

Tornando al film, il piatto forte di Kate è la sua salsa allo zafferano: nel film non si menzionano gli ingredienti se non un aroma che non ho ben capito cosa fosse, se non di origine cinese… comunque se volete ecco alcune idee dove gustare l’aroma ed il colore di questo prezioso pistillo:

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Un “Dolcepensiero”: decisamente buono. Non adoro la carne di agnello, ma visto che Pasqua si stà avvicinando, dal mio macellaio di fiducia, non ho resistito ad acquistarne qualche pezzetto. E poi finalmente si sta anche avvicinando la data della nostra vacanzina, questa per Pasqua appunto… poi vi racconterò di quel “angolo storico e un po’ cinematografico” in cui andrò!!! Ritornando all’agnello, ottimo abbinamento con la SALSA WORCESTER, famosissina salsa inglese agrodolce e leggermente piccante che prende il nome dall’omonima città inglese. Il suo colore è bruno scuro. Nata dalla creatività e dagli studi di due farmacisti, il primo risultato fu disastroso. La depositarono in cantina all’interno di un barile che venne scoperto dopo alcuni anni e assaggiandone il contenuto, si resero conto che la loro salsina aveva acquistato un ottimo sapore. Da allora la ricetta non è mai cambiata: la salsa viene fatta invecchiare per tre anni in botti di legno. Gli ingredienti sono cipolle britanniche, aglio francese, acciughe spagnole, cipolla scalogna olandese ed erbe aromatiche; um mix europeo ad hoc!!! Dopo l’invecchiamento viene aggiunto aceto di malto, tamarindo di Calcutta, chiodi di garofano del Madagascar, peperoncino rosso della Cina e melassa di canna da zucchero dei Caraibi per finire con i giusti tocchi esotici che conferiscono a questa salsina, la sua ben meritata fama. Dal 1838, esiste un marchio che associa l’inventiva di questa miscela dei due farmacisti alla ditta Lea & Perrins, fondata da loro. Abbinato a questo piatto, ho realizzato – con la mia MDP –questa deliziosa pagnotta che ben si sposa con la cremina ottenuta… e per dolce una fettina di cassata siciliana!

INGREDIENTI

1 Kg di agnello a pezzi

1/2 bicchiere di salsa di pomodoro

1 cucchiaino di salsa Worcester

2 cucchiai d’aceto bianco

1 cipolla tritata

olio extravergine d’oliva

sale.

PREPARAZIONE

Far riposare la carne in una pirofila con la salsa di pomodoro, la salsa Worcester, la cipolla affettata, l’aceto, un pizzico di sale il tutto miscelato insieme e lasciate marinare per 1 ora circa. In una padella capiente, far rosolare un goccio di olio extravergine d’oliva e far cuocere l’agnello per un paio di minuti da ambo le parti. Rigiratele spesse volte in modo che rosolino molto bene. Aggiungere, a mano a mano che si asciuga la carne, la marinata lasciata da parte allungandola con acqua tiepida. Il tempo di cottura è di circa un paio di ore, ma può variare dalla grandezza dei pezzi e dalla quantità. Servire i pezzi di carne con la salsa ristretta e del buon pane per fare la… scarpetta. Contorno di pisellini, carotine e mais al burro.

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Un “Dolcepensiero”: che bello fare il pane in casa. Da quando ho la mia macchina del pane, mi diletto in esperimenti: proprio ora ho spento la macchina con all’interno una bella forma di pasta per una gustosa pizza che ci mangeremo stasera, anche questa con la farina integrale… ma la ricetta arriverà a giorni. Si ho detto anche questa, perchè l’ingrediente base di questa bella e croccante pagnotta, è la farina integrale appunto. E’ stato un bel abbianamento quello fatto con l’agnello aromatizzato con salsa worcestershire, dove intingere pezzi di pagnotta nella salsina ricavata, è stato una vera delizia. La ricette dell’agnello arriverà anche questa a giorni… giusto per prendere un po’ di famigliarità con la prossima pasqua.

INGREDIENTI

250 gr di farina per pane

120 gr di farina integrale

50 gr di burro

1 bustina di lievito di birra (color argento)

un cucchiaino scarso di zucchero

10 gr di sale

160 ml di latte

1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva.

PREPARAZIONE

Nella macchina del pane, mettere le farine con il lievito, lo zucchero, il burro fuso e il sale: setacciare bene il tutto. Aggiungere gradatamente il latte tiepido ed un cucchiaio di olio evo. Accendere la macchina del pane (macchina kenwood BM250 – programma numero 3). Prelevare la pagnotta, farla raffreddare e poi tagliarla a fette e servire. Se volete una pagnotta per una merenda magari con delle marmellate, mettete un cucchiaio intero di zucchero.! Sarà un’ottimo panbrioche!

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