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Archive for Maggio 2010

Un “Dolcepensiero” un po’ triste: temo che quest’anno il mio orto non darà i frutti che mi aspetto. Ieri ho fatto la prima raccolta di fragole, circa un mezzo chilo ma oggi è arrivata un’altra giornata di vento che certo non l’aiuta. Dopo tanta pioggia che ha allagato letteralmente il terreno, quando sbuca un po’ di sole, è accompagnato da un vento sferzante e addio raccolto. Uffa che stress… fra una settimana parto e fino a fine mese non ci sarò… quindi chi mangerà i pochi frutti che riusciranno a spuntare??? Spero che Marco gli stia un po’ adosso e speriamo che il tempo si sistemi: è dai primi di maggio che non si riesce a capire se l’estate è arrivata. Detto questo, stamattina avevo in mente di gustarmi un primo piatto semplice e veloce che da qualche giorno continuavo a rimandare… è per questo che sono passata nel mio orto e la visione del terreno spaccato dal vento che lo asciuga, credetemi non era un bel vedere. Passando nella zona delle erbe aromatiche (se volete ne avevo parlato qui abbondantemente) mi sono un po’ rincuorata perchè malgrado l’inverno lungo e rigido, il mio timo, salvia e rosmarino si stanno riprendendo benone. La mia scelta oggi è caduta sul timo, spezie ed erba a me molto gradita, che ho abbinato a delle zucchine per uno spaghettino veloce ma gustoso. Quest’anno oltre alle tre erbe sopra menzionate, ho piantato della maggiorana, dell’origano, del prezzemolo riccio e del basilico greco, ottimo da come ho letto, per impreziosire il risotto. 

INGREDIENTI

320 grammi di spaghettini sottili

3 zucchine medie

timo compreso di fiori q.b.

grana gratuggiato q.b.

olio extravergine q.b.

1 spicchio di aglio

sale e pepe.

PREPARAZIONE

Pulire e pelare un po’ le zucchine, privarle della parte molle interna e tagliarle a pezzetti piccoli. In una padella antiaderente, far soffriggere nell’olio evo, uno spicchio di aglio e tuffare le zucchine. Regolare di sale, pepe e profumarle con le foglioline di timo. Nel frattempo tuffare gli spaghettini e farli cuocere, far saltare poi la pasta con le zucchine insieme ad abbondante grana gratuggiato. Terminare con timo fresco e i suoi fiorellini.

Dall’archivio…

SPAGHETTI DI CUORE 

TASCA DI VITELLO CON RICOTTA E OLIVE

FETTUCCINE AL PORCINO CON SPECK CROCCANTE E ZUCCHINE

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Ho appena finito di leggere PANE E ACQUA DI ROSE di Marsha Mehran e ho cucinato IL PANE ALL’UVETTA DELLA SIGNORA BOYLEN, una delle tante ricette delle sorelle Aminpour che troviamo ancora protagoniste dopo il successo di CAFFE’ BABILONIA. In questo delicato e bellissimo capitolo della loro vita, ci troviamo ancora catapultate in Irlanda e precisamente nel paesino di Ballinacroagh dove sulla Main Mall – la strada principale del paese – si affacciano due botteghe che riescono a mischiare il vecchio e il nuovo: il negozio di reliquie Reek un po’ vetusto dove le pareti sono ricoperte di santini, crocefissi e simili inierenti a San Patrizio, tutti un po’ impolverati e il Caffè Babilonia denso di profumi, allegro nei colori delle pareti e spensierato un po’ come le tre sorelle ormai divenute famose e rispettate in tutto il paese e dintorni. Dalle sue imposte viola, ogni giorno fuoriescono odori licenziosi di strane spezie, profumi di piatti che attirano tutti i più golosi abitanti del paese, tanto che ne hanno decretato il successo del caffè finito addirittura sul giornale descrivendolo con i più accattivanti aggettivi, dichiarando che là è custodito “il segreto meglio conservato della Contea di Mayo”. Un segreto di cucina che porta le tre sorelle a preparare piatti dai sapori etnici misteriosi… Ma purtroppo, non tutti sono convinti della buona fede e della bravura delle ragazza: c’è chi ancora le considera delle straniere come la signora Quigley, pettegola molto indispettita del paese che non ama di certo le ragazze ne tanto meno il locale. A incrementare le cuoriose donne del paese, un giorno,  un evento metterà a soqquadro la tranquilla quiete giornaliera: Estelle Delmonico, padrona di casa del Caffè Babilonia nonchè amica intima delle ragazze, trova sulla spiaggia ai piedi della collina a pochi passi dal suo cottage, una ragazza seminuda e quasi apparentemente morta. Di capelli castani rossicci, viso magro, a colpire Estelle, oltre alle sue mani dalla pelle delicatissima da sembrare sfoglia, sarà il suo colorito dovuto alla perdita di molto sangue. Estelle malgrado i suoi dolori, riuscirà a rascinarla a casa e, con l’aiuto del suo medico, non tarda a scoprire che la ragazza oltre a tentare il suicidio, avrebbe tentato di porre fine anche alla vita che porta in grembo. Essendo illegale l’aborto in Irlanda, sia il dottore, sia Estelle e poi Marjan, rischieranno seri guai dal momento in cui le pettogole del paese scopriranno la presenza della ragazza in cura presso l’ospedale. Ma la cosa che più preme a Estelle e a Marjan, è scoprire chi è questa ragazza dalle mani palmate, perchè ha scelto di fare quest’atto tragico e perchè poi non parla con nessuno. Da qui un susseguirsi di pettegolezzi, un susseguirsi di segreti atti solo ad aiutare questa ragazza che si scoprirà custode di poteri guaritori che riusciranno ad alleviare i dolori di Estelle. Per le sorelle Aminpour ci sono novità: Marjan si innamorerà di un abitante ricco del paese che ritornerà a mettere a nuovo la casa di famiglia, Bahar si convertirà alla religione cristiana mentre Layla la più piccola delle tre, sarà alle prese con le prime prove d’amore fra lei e il suo ragazzo, il tutto condito dai racconti sulle ricette di Marjan, ormai una fusion fra oriente e occidente.

Da pane e acqua di rose: “… vai a tenergli compagnia. Io prendo il vassoio… Un uomo come quello non si trova tutti i giorni, Marjan!” Rimise il coperchio sulla teiera e corse verso le porte a vento della cucina, fermandosi solo il tempo necessario per strizzare l’occhio alla sorella, con una goffa espressione d’approvazione.

Ringrazio Chiara di UN PIZZICO DI MAGIA che mi ha fatto conoscere questa scrittrice e i suoi libri…

INGREDIENTI

4 tazze di farina (460 grammi)

1 cucchiaino e 1/2 di bicarbonato

1 tazza di uva sultanina (250 grammi circa)

2 cucchiai di semi di cumino tedesco

1 tazza e 1/2 di latte acido (circa 375 ml di latte e per inacidirlo aggiungete un cucchiaino di aceto)

1/3 di tazza di zucchero (75 grammi).

RICETTA CHE TROVATE ANCHE SUL BLOG DI ALICE: I SAPORI DAL MONDO

blog di cucina internazionale

 PREPARAZIONE

Riscaldare il forno a 180°. In una ciotola capiente, mescolate la farina, il bicarbinato, l’uvetta (io l’ho lasciata qualche minuto in acqua calda per ammorbidirla), il cumino e lo zucchero. Mescolate con cura prima di unire il latte acido a filo. Lavorate fino a ottenere un impasto omogeneo. Date all’impasto la forma di una pagnotta rotonda, e sistematela su una teglia da forno unta. Sulla superficie tracciate una x con la punta di un coltello. Cospargete di zucchero.

Lasciate cuocere per un’ora, o fino a quando la pagnotta non apparirà dorata. Testate la cottura pungolando la parte centrale con uno stuzzicadenti: se esce asciutto e pulito, il pane è pronto. La mia cottura in forno ventilato è stata di circa 40 minuti a forno 180°C, per 10 minuti ho abbassato a 160°C e poi a forno spento l’ho lasciata ancora per 5 minuti scarsi. Servite caldo o freddo con del burro, e accompagnate con gelatina d’acqua di rose: se preferite anche con della semplice marmellata o confettura oppure, come ho fatto io, l’ho gustato come compagno di yogurt fresco.

Da pane e acqua di rose: “Uscendo prendete una pagnotta all’uvetta della Signora Boylan. Lasciatela sulla soglia di casa o sul tavolo della cucina con del whisky, se ne avanza. Eviterà che le fate si mettano sul vostro cammino… Gli ultimi festaioli uscirono in fila dal municipio, rimbambiti di sidro e di allegria. Molti si fermarono alla porta, dov’era stato allestito un tavolo di assi di legno con un mucchio di pagnotte all’uvetta avvolte nel cellophane. Marjan e Julian ne presero una ciascuno, mentre Danny Fadden rinunciò, non volendo allontanare il suo Finneghan.”

Ricetta dalla scatola delle ricette di Marjan – Pane e acqua di rose

Con questa ricetta partecipo al contest di

PENTOLE DI CRISTALLO” dal titolo “UNA FETTA DI PANE

Mentre dalla scatola delle ricette di Dolcipensieri – Serena Crivelli:

PANE INTEGRALE

LO STRUDEL DI DICEMBRE

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Un “dolcepensiero” proprio buono… buono come questo tortino di grano saraceno con un cuore morbido ci confettura ai mirtilli, un impasto dolce grazie alla presenza di farina di mandorle e nocciole. Sarebbe un dolcetto quasi invernale forse per il fatto che deriva dalla classica torta con grano saraceno oppure perchè l’ingrediente – la farina appunto –  è caratteristica dei cibi valtellinesi. Resta il fatto che per me è un ottimo comfort food grazie alla sua dolcezza e alla sua morbidezza, adatto tutto l’anno. Perchè no per l’inizio della stagione calda, dove le merende con i bimbi e compagni di scuola hanno la meglio?

INGREDIENTI PER CIRCA 8-10 TORTINI

PER I TORTINI

125 grammi di burro

125 grammi di zucchero

125 grammi di uova intere (circa 3 uova)

125 grammi di farina di grano saraceno

25 grammi di farina di mandorle

100 grammi di farina di nocciole

8 grammi di zucchero vanigliato

8 grammi di lievito per dolci

farina bianca per gli stampi

burro per gli stampi

sale

PER LA FARCITURA

marmellata di mirtilli o frutti rossi

zucchero a velo vanigliato q.b.

lamelle di mandorle q.b.

PREPARAZIONE

Montare il burro con metà dello zucchero e con i tuorli d’uovo. Aggiungere la farina e il lievito miscelati insieme, la farina di mandorle e nocciole miscelati anch’essi insieme e lo zucchero vanigliato. Mescolare bene il tutto. A parte, montare gli albumi a neve con un pizzico di sale ed aggiungere lo zucchero rimasto, continuando a montare il composto finchè saranno ben sodi. Aggiungeteli all’impasto preparato, miscelare molto bene il tutto e versate in stampini per muffin imburrati e infarinati. Far cuocere a forno caldo 170°C per circa 45 minuti (controllare con prova stecchino). Farcire i tortini tagliandoli a metà e farcendoli con la marmellata, cospargerli con zucchero a velo e qualche lamella di mandorla.

… dall’archivio sfizioso di “Dolcipensieri” possiamo trovare

… tortini dolci come TORTINO AL CIOCCOLATO FONDENTE

… altre ricette con la farina di saraceno CRESPELLE CON RADICCHIO E GORGONZOLA

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ROMA… CITTA’ ETERNA!!!

ROMA CITTA’ ETERNA, CITTA’ DEL MONDO, CITTA’ CHE TI REGALA EMOZIONI OGNI VOLTA CHE VAI… era da tanto che non scendevo a Roma e grazie a quest’altra avventura qui, mi sono regalata con la mia amica Cristina un bel week-end nella città più bella del mondo! Scese dalla stazione Termini, assediata dai turisti, siamo andate in albergo e dopo una rapida rinfrescata, ci siamo incamminate per andare a visitare la mostra di Caravaggio, o almeno ci abbiamo provato! e si perchè la fila era lunga addirittura in fila c’erano coloro che avevano il biglietto prenotato.

Essendo sabato e domenica, non era prevista la prenotazione e a malincuore abbiamo dovuto dire di no a questa bellissima occasione. Ritornando al nostro tour, sono bastati pochi passi per allontanarci dalla moderna stazione per iniziare a vedere le magnificenze di Roma e soprattutto le sue tantissime fontane che primeggiano in tutte le piazze o addirittura ricavate nei muri degli edifici.

Queste quattro fontane sono poste ai lati di un incrocio di strade molto trafficate lungo il viale che porta direttamente al Quirinale, nostra prima tappa. Lungo tutto il viale, dove si affincano i GIARDINI AL QUIRINALE, si può ammirare la CHIESA DI SANT’ANDREA AL QUIRINALE: poi iniziano le varie entrate del Quirinale con guardie vestite nelle loro migliori uniformi, tutti sull’attenti senza muoversi. Alla fine del viale, si apre la piazza del QUIRINALE con la sua entrata e la sua caratteristica torre con mattoni rossi, l’obelisco al centro con statue. A guardia del Quirinale, oggi c’era la marina militare.

E come vi ho già detto, arrivate alle SCUDERIE DEL QUIRINALE, la fila per la mostra ci ha un po’ scoraggiate quindi abbiamo optato nel proseguire il nostro giro per Roma, ma prima qualche foto al Quirinale mentre iniziava a calare il sole.

Scesa una scalinata posta sotto la torre, ci siamo incamminate verso la più famosa fontana di Roma: la FONTANA DI TREVI, fulcro della bella vita che fu nonchè fulcro del film la “bella vita” di Fellini ma il film che più mi ricorda questa fontana, è quello in cui Totò e Nino Taranto cercavano di spacciare per loro la fontana e quindi venderla ai turisti; il fim era “Totò truffa 62”.

Tutte le loro truffe, vengono organizzate per pagare gli studi della figlia di Toto’ che risiede in un importante collegio, ignara della vera professione del padre, convinta invece che sia un importante diplomatico sempre in giro per il mondo. Da qui tantissime parodie classiche della vera commedia all’italiana, “Toto’ truffa 62” è un cult del cinema in bianco e nero degli anni ’60 che vi consiglio caldamente di vedere. Le risate non mancheranno!!! Fra le varie scene esilaranti che compongono il film, quella della vendita della Fontana di Trevi è passata alla storia del cinema comico italiano. Infatti nella foto sopra, vi è raffigurante la scena in cui viene stipulato il contratto a voce dove un turista italo americano ne acquiesta la proprietà con diritto anche a tutte le monetine in essa buttate.

Fontana di Trevi non è cambiata per niente, è ancora un angolo della Roma popolare, dove le bancarelle di souvenirs sono ancora tenute da romani che con la loro parlantina e il loro accento romanesco, regalano a noi turisti un’atmosfera… da bella vita!!!

La magnificenza poi della fontana grazie ai suoi marmi bianchi, regala ai turisti un fascino d’altritempi, quel fascino che ti fa chiedere come noi umani siamo stati in grado di progettare e realizzare un’opera così bella, attaccata semplicemente – si fa per dire – ad un palazzo. E poi tutti i palazzi accanto… be’ sono da invidiare i proprietari che tutti i giorni possono svegliarsi con quel bellissimo panorama. Lungo VIA DEL CORSO, fra negozi di ogni genere, si arriva a PIAZZA VENEZIA, anch’essa magnifica e raggiante grazie ai  marmi bianchi del VITTORIANO, è una delle piazze più importanti della città, nodo di svincoli per recarsi in tutti gli angoli. Siamo arrivate quasi al tramonto e il sole regalava aI monumenti, una deliziosa sfumatura rosata e calda. PALAZZO VENEZIA è in fase di restauro, nel periodo del fascismo, Benito Mussolini lo scelse come sede del Governo e dal balcone pronunciava i suoi discorsicon la sua ormai famosissima postura con il braccio alzato. Per questa ragione, la piazza fu proclamata “Foro d’Italia”, dove allegoricamente avevano il loro fulcro la città e la nazione.

Al fianco del Vittoriano, oltre una lunga scalinata posta prima del CAMPIDOGLIO, si erge la BASILICA DI SANTA MARIA IN ARA COELI: bellissima, maestosa con un entrata formata da una lunga navata, il soffito è uno spettacolo per gli occhi e ai lati cappelle dedicate a santi costruite e affrescati da Pinturicchio e Donatello. La chiesa è famosa anche per il “Santo Bambino”, una scultura in legno d’olivo del bambino Gesù del XV secolo, legno proveniente dal Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosissimi ex-voto. Secondo la credenza popolare, era dotata di poteri miracolosi ed i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia. La statua è stata rubata nel febbraio del 1994 e mai più ritrovata. Oggi al suo posto è presente una copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.

Dall’alto della scalinata, ci siamo godute il tramonto del cielo su Roma; prima di cenare in qualche trattoria romana, abbiamo visitato la piazza posta sul retro della Basilica e precisamente quella del CAMPIDOGLIO sul MONTE CAPITOLINO uno dei sette colli di Roma, ora sede del comune di Roma.

Non può mancare una foto alla famosa LUPA di Roma.

Altre scale… per arrivare forse, per me, al cuore di Roma e cioè agli scavi della vecchia città che visti all’imbrunire acquistano un fascino a dir poco grandioso!!! Stanche ma soddisfatte, domani torneremo a vederli di giorno, ora è ora di qualcosa da mettere sotto i denti… Ma Roma di sera merita ancora qualche scatto!

Ed eccoci ad un’intera giornata da passare ancora per le vie di Roma… Colazione all’americana, scarpe comode, macchina fotografica, si parte con il prendere il primo bus della giornata che ci porta dritte dritte a PORTA PORTESE alla periferia di Roma che poi raggiunta con i mezzi, rimane proprio vicina al centro. Come ogni domenica, c’è il mercatino: devo essere sincera anche se un po’ lo sapevo da alcune dritte di amici, di romani ne son rimasti pochi o perlomeno tutti concentrati in una piazzetta dove per lo più vendono oggetti di antiquariato o cose rare. E comunque visibile ancora qualche stralcio di quella Roma che tanto ci fanno respirare i film, bisogna anche dire che oggi Roma, è diventata una delle città più cosmopolite dell’Europa ma direi anche del mondo.

Tra urla di offerte strepitose, anche qui in periferia, puoi trovare artisti di strada e non solo… anche buone occasioni!!! I miei acquisti si sono limitati ad un libro di cucina romana e qualche cartolina di vecchia data.

Riprendiamo il bus e ci dirigiamo ancora a Piazza Venezia per poi indirizzarci al FORO ROMANO: abbiamo iniziato a vederlo dall’alto sulla terrazza posta sul retro del Vittoriano. Tra un panorama mozzafiato, abbiamo assistito alle tante rappresentazioni in costume che si svolgono lungo i resti del popolo romano.

Il bello di Roma, sta poi tutto negli artisti di strada: vicino al Foro e in prossimità del COLOSSEO, è un susseguirsi di personaggi vestiti da soldati pronti a fare qualche foto con i turisti. I loro mantelli rossi, regalano alla già scenografica città, quel tocco un po’ retro’ che non guasta mai.

Gli artisti di strada, le tipiche carozzelle che ripercorrono le strade della città…

Ed eccoci a quello che più in assoluto è il simbolo di Roma, il COLOSSEO. Ci siamo arrivate passeggiando lungo via dei Fori Imperiali, chiusa al traffico per una gara podistica e quindi ideale per fare una bella passeggiata al sole caldo di Roma. Famosissimo in tutto il mondo, il Colosseo è uno dei pochi anfiteatri romani dei più grandi, metà anche di molti ciak cinematografici. In antichità, era usato per gli spettacoli dei gladiatori e per altre manifestazioni pubbliche quali spettacoli di caccia, rievocazioni di battaglie famose e drammi mitologici). Il Colosseo e tutto il centro storico di Roma, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO nel 1980. Nel 2007 il complesso è stato anche inserito fra le Sette meraviglie del mondo moderno.

Ormai è ora di pranzo e incamminandoci, dove finiamo? al CIRCO MASSIMO, ma solo perchè ci siamo perse e non avevamo nessuna coincidenza di bus per andare a Città del Vaticano. Ma la giornata era bella, e un bel panino con la porchetta ci stava bene sedute in questo grandissimo giardino. Infatti il Circo Massimo è un antico circo romano, dedicato alle corse di cavalli. Ormai a Roma, il Circo Massimo è sede dei più grandi eventi a richiamo di folla. Terminato il nostro panino, siamo passata dalla famosissima BOCCA DELLA VERITA’ posta in un angolo tranquillissimo di Roma.

Qualche stralcio del TEVERE, e poi bus verso Città del Vaticano.

Usciamo dall’Italia, si fa per dire, ed eccoci in uno degli stati più piccoli e “misteriosi”, uno stato all’interno di un altro. CITTA’ DEL VATICANO, è l’apice dell’arte, l’apice dei misteri cristiani portati addirittura in chiave cinematografica sul grande schermo (ANGELI E DENOMI e ancora prima IL CODICE DA VINCI). Anche per chi non è credente – non è il mio caso, perchè questo piccolo viaggetto mi serviva anche sotto questo punto di vista – la Città del Vaticano è un mix di fascino… L’unica nota dolente, era l’assenza del papa – a Malta – quindi non ho potuto godere della sua benedizione.

La realizzazione della Basilica di San Pietro e di tutta la piazza, le varie sculture e opere d’arte, vedono come protagonisti i nomi dei più bravi artisti italiani… Bramante e Raffaello con la collaborazione di Giuliano da Sangallo poi sostituito con il nipote Antonio da Sangallo il Giovane e Frà Giocondo con il collaboratore Baldassarre Peruzzi. Per arrivare nel 1546 con Michelangelo fino al 1564 sostituito da Pirro Ligorio e Jacopo Barozzi da Vignola, Giacomo Della Porta con Domenico Fontana, Carlo Maderno e dal 1629 da Gian Lorenzo Bernini. Per entrare nella basilica, oltrepassata la facciata principale, vi sono cinque porte. La Porta Santa è realizzata in bronzo donata a papa Pio XII. Nelle sedici formelle che la costituiscono, si può vedere lo stesso Pio XII quando indisse il primo Giubileo nel 1300. In mezzo sono presenti alcune lastre che commemorano le recenti aperture.

Nella prima cappella a destra è collocata la celebre Pietà di Michelangelo, opera che fece da giovane: la sua bellezza è caratterizzata dall’armonia e dal candore che emana; la scultura è protetta da una teca di cristallo.

Nello spazio sottostante la cupola, c’è il monumentale Baldacchino di San Pietro (altare papale) ideato dal genio di Gian Lorenzo Bernini; interamente di bronzo prelevato dal Pantheon, è alto quasi 30 metri, sorretto da quattro colonne, famosissime in tutto il mondo.

La parte che mi piace di più sono le acquasantiere poste ai lati dell’entrata, con dei putti bellissimi che sembrano veri.

Uscite dalla basilica, siamo scese nelle GROTTE VATICANE, dove sono sepolti i papi che hanno segnato l’epopea del Vaticano tra cui la più visitata quella di Papa Giovanni Paolo II, Karol Józef Wojtyła. Alla sua tomba ci siamo soffermate per un momento di preghiera, e credetemi mi è salito un nodo in gola e un brivido sulla schiena dettate dal bellissimo ricordo di questo grande uomo. Per rispetto alle salme, non sono possibili foto. Altra caratteristica della città, sono le sue guardie vestite con la loto ormai famosa divisa blu/arancio.

Uscire dalla Città del Vaticano, dispiace un po’ perchè’ ci sarebbero ancora tantissime cose da vedere, ma purtroppo non abbiamo che un solo giorno per finire di vedere Roma. Arriviamo così a CASTEL SANT’ANGELO sulle sponde del Tevere ossia le carceri del Vaticano. Bellissimo il viale tutto ornato sui lati da angeli, che riportano verso il centro di Roma.

Lungo le vie che da Castel Sant’Angelo ci portano a PIAZZA NAVONA, è un susseguirsi di ristoranti e taverne tipiche, “negozianti” di strada, personaggi e turisti da tutte le parti del mondo: insomma l’apice della vita, di quella vita che vivi quotidianamente ma che nel tuo piccolo, non riesci a vedere… ma basta che giri l’angolo e ti ritrovi immersa in quello che potrebbe essere la tua quotidianità, insomma la vita!

Piazza Navona è affollata di artisti, caricaturisti e pittori… intorno al questo antico stadio che venne costruita in stile monumentale per volere di papa Innocenzo X. Piazza Navona, ai tempi dell’antica Roma, era lo stadio di Domiziano.

Il PANTHEON ossia il tempio di tutti gli dei”, è un edificio di Roma antica, costruito come tempio dedicato alle divinità dell’olimpo. I Romani lo chiamano amichevolmente la Rotonna (“la Rotonda”), dal nome della piazza antistante. All’inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in chiesa cristiana. Famosa la scena di “Angeli e Demoni” dove i protagonisti si affrettano a visitare l’edificio percheè c’è la tomba del Santi ossia Raffaello. Sulla tomba di Raffaello c’è questo epitaffio: “Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di essere vinta”. Bellissima la cupola con un occhio al centro da dove filtra la luce del sole. La piazza esterna al Pantheon era gremita di gente, molti seduti ai piedi della fontana, altri ai tavoli di bar ai suoi lati intenti ad ascoltare l’orchestra di strada.

TRINITA’ DEI MONTI è una chiesa di Roma, nel rione Campo Marzio, che si erge sulla celebre scalinata di PIAZZA DI SPAGNA.

SAN GIOVANNI IN LATERANO è la cattedrale di Roma. Di fronte al Palazzo del Laterano si trova l’Obelisco Lateranense.

ROMA ASPETTAMI CHE RITORNERO’…

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Un “Dolcepensiero”: un ottimo abbinamento fra radicchio e pere; famosissimo è il risotto ma per questa volta, Matteo, ha optato per la sua pasta corta preferita e cioè i fusilli. Piatto venuto molto bene, ottimo se per pranzo o cena avete amici vegetariani oppure se non volete fare le solite cose veloci ma regalare a voi e ai vostri invitati – magari dell’ultimo momento dopo un pomeriggio al parco giochi con i bimbi – un piatto veloce ma squisito. Inoltre è gradevole il colore rosato che prendono le pere a fette…

INGREDIENTI

320 grammi di fusilli bucati corti

100 grammi di crescenza o ricotta

1 pera

1 ceppo di radicchio rosso

latte q.b.

grana gratuggiato q.b.

sale e pepe

olio extravergine d’oliva.

PREPARAZIONE

Mentre la pasta cuoce, preparare il condimento: lavare e tagliare il radicchio in listarelle sottili (io sono andata un po’ ad occhio) che stuferete in una padella antiaderente con un filo di olio evo, regolare di sale e pepe. Lavare, sbucciare e tagliare a tocchetti, la pera che unirete al radicchio appena appassirà del tutto. Stemperare con una forchetta la crescenza creando una salsina densa unendovi del latte. Unirlo poi al radicchio e pere, mescolare per amalgamare bene il tutto. Scolare la pasta che farete saltare con il condimento. Servire caldo con un po’ di grana gratuggiato.

… sfiziosità con radicchio e pere dall’archivio di Dolcipensieri:

CRESPELLE CON GORGONZOLA E RADICCHIO

CROSTATA DI PERE CON CREMA ALL’ARANCIA

RISOTTO CON RUCOLA E CRESCENZA

CI TROVI ANCHE SU ALICE TV SUL BLOG IL BELLO DELLA CUCINA DI IVAN BACCHI:

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Un “Dolcepensiero” su ordinazione… e scusate le vaschette di alluminio usa-getta. Infatti questo dolce mi è stato commessionato da Fede che aveva una voglia di creme brulee e quindi l’ho cucinato a casa per poi portarlo via. E’ un dolce famosissimo e ricco di storia: tradotta significa crema bruciata, è un dessert formato da crema pasticcera fatta con la panna e, in superficie, una spolverata di zucchero che poi viene bruciato con la fiamma o con il grill del forno. Nata, si pensa, in Francia nel 1691 o perlomeno il ricettario in cui si lesse la prima volta, era datato così, si presume però anche un’origine inglese: addirittura in Inghilterra in un famoso college, si prepara la creme brulee imprimendo lo stemma della scuola nella parte superiore con un apposito ferro arroventato. Facile da confondersi con la crema catalana se non fosse che la catalana viene preparata sul fornello e non c’è panna ma latte intero, la creme brulee va fatta cuocere in forno a bagnomaria. La mia versione di crema catalana infatti è una versione che si può definire sbagliata: infatti io oltre al latte, avevo messo anche della panna… (perdonatemi ma la ricetta era trascritta su un foglietto e presa chissà da che parte!!! ora devo mettermi a rifarla giusta, però!). In questa versione, alla ricetta tradizionale, c’è l’aggiunta del latte di cocco per una nota esotica!!!

INGREDIENTI

250 ml di panna fresca

150 ml di latte di cocco

2 uova intere + 2 tuorli d’uovo

60 g di zucchero

zucchero di canna.

PREPARAZIONE

Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro. Mettere sul fuoco la panna e il latte di cocco fino al primo cenno di ebollizione, poi togliere la pentola dal fornello e versare il composto spumoso di zucchero e uova sbattendo il tutto con una frusta. Sistemare in piccole cocottine o come nel mio caso, in pirottini usa e getta e metterli in una teglia, tipo quella per lasagne. Versare acqua nella teglia fino a raggiungere circa metà altezza delle cocottine. Mettere in forno caldo a 120° per circa un’ora, al termine far riposare fino a quando saranno tiepide e poi mettere le cocottine in frigo per almeno un’ora. Al momento di servirle, toglietele almeno dieci minuti prima: cospargere la superficie della creme brulee con un cucchiaino di zucchero di canna e bruciatelo al grill del forno oppure utilizzate la piccola pistola a fiamma da cucina.

… dolci sfiziosi al cucchiaio nell’archivio di Dolcipensieri:

CHANTILLY CON MERINGHE AL CACAO E FRUTTA FRESCA

CREMA COTTA AI MIRTILLI

CHANTILLY ALLA NUTELLA

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“… sto’ preparando una baklava. Lo sente l’odore della felicità?”

Ho appena finito di leggere CAFFE’ BABILONIA e devo subiro dire che è stata una lettura piacevole e molto molto delicata. Racconta, tra una ricetta e l’altra, la storia di tre sorelle persiane che portano scompiglio in un piccolo paesino irlandese, terra di pub e credenze popolari del luogo. Con le loro ricette esotiche, faranno riscoprire la gioia di vivere per le cose buone. La protagonista, sorella maggiore delle tre, è Marjan Aminpour, nata in Persia, ragazza moderna con un vero talento per le piante grazie alla guida di Babà Pirooz, giardiniere che curava le terre della sua casa d’infanzia. Le erbe che ha sempre coltivato e adorato sono soprattutto la maggiorana e l’angelica dorata. Partite dalla loro terra per via della guerra e di alcuni obblighi per le donne, Marjan e le due sorelle dopo varie peripezie, città e lavori approda a Ballinacroagh, villaggio irlandese. Oltre alle due erbe già nominate, le tre sorelle importeranno nel paesino irlandese anche il cardamomo, l’acqua di rose, il riso basmati tipico dei paesi dell’est, il dragoncello e la santoreggia; tutti prodotti utili a preparare le loro ricette persiane al Caffè Babilonia, nome del locale che, assieme alle sorelle, riuscirà a dare vita malgrado la mentalità chiusa del paesino. Il negozio viene acquistato da Estelle Delmonico vedova di un fornaio italiano e zia di una cuoca conosciuta da Marjan in un ristorante della city. Passati pochi giorni dall’apertura del locale e grazie ai profumi inebrianti dei loro piatti speziati, la gente di Ballinacroagh accorrerà ogni giorno numerosa per gustarsi i piatti forti della loro cucina quali le zuppe di melagrana e il samovar del tè. Ma per loro non sarà vita facile: i ricordi del passato ogni tanto si faranno sentire, i problemi con la gente del paese non mancheranno soprattuto con il magnate dei pub che vorrebbe acquistare a tutti i costi la vecchia panetteria. Fra vari pettegolezzi e curiose anziane acide nascoste dietro tende, le tre sorelle troveranno finalmente la loro pace e per la minore delle tre, anche l’amore: infatti Layla si innamorerà, ricambiata, di Malachy McGuire, uno dei figli di Thomas McGuire, il boss del villaggio e magnate di pub. Il lieto fine della storia, lascia un sorriso sulle labbra e le ricette che custodisce il libro, sono molto interessanti e proponibili. Un romanzo leggero e gradevole, che tra le righe soffici e dolci, racconta anche i conflitti razziali dell’era moderna. Le sorelle protagoniste, sono un mix di forza ma anche di quella debolezza che fa uscire le unghie nel momento del bisogno.

Ora non rimane che preparare qualcosa di persiano…

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Un “Dolcepensiero” molto fast: i pranzi a casa sono sempre po’ veloci, fast soprattutto quando tra impegni di lavoro e impegni con il mio piccolo Matteo, ci si mettono anche piccoli inconvenienti giornalieri. Mamma mia che stress… riunioni, incontri, appuntamenti, lavoro, casa e cose varie sono all’ordine del giorno per noi fantastidonne. E quando arriva a casa il maritino, qualcosa – anche pur semplice – bisogna farlo trovare in tavola. Ecco questa ricetta semplice, veloce ma al tempo stesso sfiziosa per cambiare un po’ il menage quotidiano del pranzo, una rivisitazione del monsieur/madame croque.

INGREDIENTI PER UN TOAST

2 fette di pan carrè ai 5 cereali

2 fette di prosciutto di Praga

2 fette di pecorino di Pienza

olio extravergine toscano

PREPARAZIONE

 

Su una teglia da forno con carta da forno, porre la prima fetta di pan carrè con il prosciutto di Praga, un filo di olio e una fetta di pecorino di Pienza (o del formaggio che più vi piace). Sovrapporre la seconda fetta di pan carrè e la fetta di pecorino con un filo di olio. Infornare in forno già caldo fino a quando il formaggio si ammorbidisce e il toast è molto caldo. Servire con verdure al burro: perfetti i fagiolini sbollentati in acqua calda salata.

…e dall’archivio di “Dolcipensieri” possiamo assaggiare:

FRENCH TOAST ALL’UOVO

TUR FRENCH TOAST

FRENCH TOAST AI RIBES E MIRTILLI

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Un “Dolcepensiero” di carta: dopo la mia ospitata da Mattia Poggi ad alice sky canale 416, il giornale “LA PROVINCIA” – giornale locale per Como – mi ha dedicato un articolo sulla mia ricetta portata a Roma per la trasmissione. Voglio ringraziare Alberto Gaffuri per il bellissimo articolo che mi ha dedicato, non vi resta che leggerlo… e ringrazio tutti voi che avete reso al mio blog – questi per me – grandi successi!!! Alla prossima…

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