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Archive for febbraio 2011

Un “Dolcepensiero” per il pranzo della domenica: la domenica è una giornata dove finalmente ci si può rilassare e pensare solo al riposo pigro, io Marco e Matteo. E’ anche una giornata dove dedicarsi ai propri hobby e passioni: la mia si sà – logicamente – è la cucina (per il giardinetto bisogna attendere le prime giornate tiepide, devo anche pulire l’orto per le prossime piantine e controllare le mie fragole e le mie piante aromatiche che sembra abbiano resistito al freddo). Ieri nella mia cucina c’era profumo di buon cibo, cibo da baita e trattoria di famiglia o di quel tipico ristorante dove si è abituati ad andare anche per un piatto veloce durante la settimana perchè ti senti un po’ come a casa tua. E’ così che questo piatto di tagliatelle ci ha fatto sentire: la mattina dedicata alla pasta, poi il ragù poi tutti e tre seduti a tavola a goderci la domenica fredda e uggiosa fuori quanto tanta calda e accogliente dentro…

Vorrei dedicare un “dolcepensiero” alla piccola Yara e alla sua famiglia strazziata dal dolore per la perdita del loro piccolo angelo… che ora possa riposare in paradiso, il luogo degli angeli!

INGREDIENTI PER SEI PERSONE

PER LE TAGLIATELLE FRESCHE

500 grammi di farina 00

4 uova

1 cucchiaio di olio extravergine

sale

acqua tiepida.

PER IL SUGO

1 petto d’anatra (circa 500grammi)

1 carota

1 gambo di sedano

1 cipolla dorata

500 g di salsa di pomodoro

1 bicchiere di vino bianco

un bel rametto di rosmarino

grana grattugiato q.b.

olio extravergine d’oliva

sale e pepe.

PREPARAZIONE

PER LA PASTA: unire alla farina le uova con un pizzico di sale e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva, azionare il robot per impastare aggiungendo acqua tiepida fino a ottenere un impasto liscio ed elastico. Coprire con un canovaccio umido per trenta minuti, poi impastate nuovamente ma a mano e stendere con la macchina le sfoglie. Lasciatele riposare per circa un quarto d’ora e poi, sempre con la macchinetta, procedere a tagliare le tagliatelle. Stendetele su un canovaccio, infarinatele leggermente e lasciatele riposare almeno una mezz’oretta prima di farle cuocere in abbondante acqua salata con un goccino di olio per evitare che si attacchino in cottura.

PER IL SUGO D’ANATRA: soffrigere nell’olio evo la cipolla tagliata sottilmente, il sedano a tocchetti e la carota tritata. Unirvi il petto d’anatra tagliato in piccoli pezzi e farlo rosolare. Aggiustare di sale e pepe e sfumare con il vino. Una volta evaporato, aggiungere la salsa di pomodoro, unire il rosmarino e portare a cottura. Condire le tagliatelle che avrete cotto in acqua bollente salata col sugo, chi desidera un generosa spolverata di grana grattugiato.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

TAGLIATELLE CON SALSICCIA FRESCA ALLA BIRRA

MACCHERONI AL PETTINE CON SUGO DI PORRI E SPECK

PETTO D’ANATRA ALL’ACETO BALSAMICO

CONIGLIO AL ROSMARINO CON MEDAGLIONE DI POLENTA AL BITTO E CASERA

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Un “Dolcepensiero” di primizie: chi di noi non ha mai visto o sentito parlare di Nigella Lawson? credo un po’ tutti, una donna dalla personalità forte e di successo, inglese, è riuscita in breve tempo a rendere irresistibile e sensuale il piacere di mangiare. E’ adorabile vederla cucinare, assaggiare e contribuire al buon cibo… la sigla finale poi è fantastica quando si avventa, in vestaglia di seta, al frigo e inzuppa tutto cio’ che puo’ inzuppare e mangia!!! anche l’altra sera sul canale del Gambero Rosso c’era la sua trasmissione e mi sono rivista parte di questa ricetta che trovo facilissima, possibile da preparare un pochi attimi e favolosa da mangiare… una vera goduria. Al mio appello manca ancora l’acquisto del suo libro, pensavo che qualcuno me lo regalasse o per natale o per il compleanno ma non è stato così… quindi sarà il mio prossimo acquisto (mi ha sempre bloccato il prezzo, ma qui dovrei aprire una troppo lunga parentesi su come la penso del rapporto prezzo/libri in Italia). Per come assemblata la coppa, ho seguito le sue dritte, per la marinatura della frutta invece ho fatto di testa mia… Ora mi chederete come ho fatto ad avere fragole in fine febbraio???Quando fuori ancora ci sono le gelate notturne??? ero dal mio fruttivendolo di fiducia che tiene quasi tutti prodotti italiani: so’ che le prime fragole sui banchi arrivano dalla Spagna ma quando ho letto “Marsala”, gli ho chiesto “Ma la nostra Marsala, cioè quella in Sicilia?”. Lui mi ha risposto di si con una faccia come per dire “ma questa è stordita” poi parlando nello specifico, mi ha detto che per noi italiani le prime fragole della stagione arrivano proprio da lì! Le fragole di Marsala vengono coltivate su terreno, le temperature minime invernali che non scendono al di sotto dei 4°C e le massime estive non superano i 32°C, importanti sono i venti che muovono l’aria durante tutto l’anno. Ma ecco la prima primizia della stagione che stà per rifiorire…

INGREDIENTI PER QUATTRO BALLONS

320 grammi di fragole di Marsala

200 ml di panna fresca da montare

60 grammi di meringhe + 4 per la finitura

il succo di due mandarini dolci

zucchero a velo q.b.

PREPARAZIONE

Tagliare le fragole ben lavate a tocchetti piccoli, spremete il succo dei mandarini e versatelo sulle fragole con lo zucchero a velo a piacere, mescolare delicatamente e lasciarle riposare in frigo per circa mezz’ora. Montare la panna fresca fino a quando appare ben soffice e densa, unire le meringhe sbricciolate con le mani. Unirle alla panna, mescolare con una spatola delicatamente, aggiungere le fragole – tranne un po’ per la finitura finale – ma non il loro succo e continuare a mescolare con dolcezza. Preparare le coppe dividendo il composto equamente, finire con qualche fragolina lasciata a parte, una meringhetta e qualche cucchiaino di succo di marinatura. Servire al momento e ben fresco.

Con questa ricetta partecipo al contest “LA RACCOLTA DELLE FRAGOLE” de “LA CUCINA DI IRINA”


Dall’archivio di Dolcipensieri:

CHANTILLY CON MERINGHE AL CACAO E FRUTTA FRESCA

APERITIVO ALLE FRAGOLE

MERINGHE

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Un “Dolcepensiero” appetitoso: non so’ cosa potrei raccontarvi su questo piatto, se non che appena ho visto questi bellissimi peperoncini, non ho resistito all’impulso di acquistarli e quale miglior abbinamento se non con i gamberi??? si potrebbero considerare afrodisiaci grazie al connubio peperoncino-gamberi-rosso passione, la cosa sicura e certa è la bontà del risultato, piccanti nel giusto e semplici da farsi… addendi che hanno regalato un risultato gradevole, un po’ peperino e di classe, quella classe che solo la semplicità riesce a donare!

PER LA RICETTA…

…VI ASPETTO SUL MIO BLOG PERSONALE

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Un “Dolcepensiero”… e pensi subito a Roma quando parli di saltimbocca. Magari???!!! insomma l’altro giorno io e Marco stavamo pensando alle vacanze di Pasqua, di già??? siamo appena arrivati dalla settimana bianca e già pensiamo alla primavera e la scelta è ardua. O Roma o un bel giro in Piemonte… vedremo, è sicuro che a giugno si parte per… PARIGI: una bella settimana fra Disney e la città più romantica per la cronaca, patria della Nouvelle Cousine. Per consolarmi – si fa per dire – pensando alla mia ultima visita proprio qui, ho “inventato” questi saltimbocca ma di pollo…

INGREDIENTI E PREPARAZIONE… tutto insieme

Per ogni fetta di petto di pollo, che avrete leggermente appiattito, occorre una fetta di prosciutto cotto, una fetta di fontina dolce che adagerete sopra la carne – fette che devono coprire per intero la carne, nel caso fossero più piccole, usarne di più – piegateli a portafoglio, infilzate due saltimbocca su uno stecchino lungo (quelli per spiedini). In una capiente padella antiaderente, scaldare dell’olio extravergine d’oliva con una noce di burro chiarificato, far rosolare gli spiedini da ambo le parti, abbassare la fiamma regolando con pepe nero e fior di sale. Cuocere per circa un dieci minuti ma il tempo cottura può variare in base alla grossezza dei vostri saltimbocca. Servirli con dell’insalata fresca.

Dall’archivio di Dolcipensieri… I MIEI SALTIMBOCCA

SALTIMBOCCA ALLA ROMANA

SALTIMBOCCA ALLA SARDA

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Un “Dolcepensiero” per rallegrare le giornate uggiose: è stata una settimana, la scorsa, fatta di giornate di pioggia, nebbia e freddo. E anche se oggi il sole ha fatto capolino, ci siamo svegliati comunque con un freddo gelido e tetti ghiacciati. Quindi ho voluto dare un tocco di colore almeno in tavola con questo mini dessert, perfetto per cene con amici soprattutto quando si è in tanti. La ricetta la potete trovare sul mio blog di DONNE SUL WEB: cliccate sul banner, vi attendo con i vostri sempre gentili commenti.

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Un “Dolcepensiero” che sta arrivando: ognitanto, come oggi, le giornate uggiose e piovese lasciano spazio a pomeriggi assolati con un lieve sentore di primavera e già ti senti un po’ più briosa, un leggero calduccio inizia a scaldarti le ossa e i pomeriggi sono sempre più illuminati. Sarà questo primo e lieve sentore di primavera, che mi ha spinto a rispolverare questa ricettina di mia mamma (non so’ dove lei l’avesse presa) so che era un dolce che faceva subito festa, fresco e delicato dai colori caldi.

INGREDIENTI

24 pesche sciroppate

250 grammi di mascarpone

2 uova

1 bicchiere di zucchero

sale

qualche biscotto al cioccolato

cacao amaro q.b.

PREPARAZIONE

Scolare le pesche dal loro succo mettendole su una graticola con la parte conca rivolta verso il basso; se la parte conca si presenta poco profonda, con l’aiuto di uno scavino si può eliminare un pò di polpa. Prendere le uova, separare i tuorli dagli albumi che dovranno essere montati a neve con un pizzico di sale. Lavorare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto bello spumoso. Aggiungere il mascarpone, mischiare il tutto aggiungendo gli albumi a neve. Adagiare le pesche scolate su un piatto da portata e riempire la parte conca con la crema al mascarpone, utilizzando una sacca da pasticcere con punta a stella. Sbriciolare finemente i biscotti in una terrina unendo anche il cacao, spolverizzarvi la pesche. Porre le pesche in frigo per almeno un’ora e servirle fresche.

Dall’archivio di “Dolcipensieri”:

SMOOTHIE PESCA E POMPELMO

CANNELLONI AL RADICCHIO IN CREMA DI ZOLA

PESCHE PINUCCIA

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Un “Dolcepensiero” tradizionale: il salamino fresco è un must nella mia famiglia. Questo primo piatto di tagliatelle sono un piatto semplice preparato con un prodotto fresco come il salame che in questo caso, non deve avere più di 15 giorni, quindi alla fine molto simile alla salsiccia. Un piatto facile con ingredienti genuini se preparato con salami insaccati dal contadino. Su questo piatto ho avuto la piena approvazione da parte di mio marito che adora questi piatti molto rustici e tradizionali: non so’ se quello che vi sto’ dicendo vale anche per qualcuno di voi, ma qua in Brianza questi salamini consumati freschi sono un buon ingrediente sia da gustare semplicemente con del pane oppure come sostituto ancor più sostanzioso alla salsiccia tradizionale. Ottimale gustarsi questa prelibatezza a cavallo della festività di metà gennaio e precisamente Sant’Antonio in cui è tradizione ammazzare il maiale per poi farne degli insaccati e conservare la carne per la prossima stagione primaverile che arriverà. E poi gustare le verze che hanno preso le classiche “gelate d’inverno”, fan si che queste pietanze siano ancor più prelibate.

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

320 grammi di tagliatelle paglia & fieno

8-10 foglie di verza

2 salami freschi (massimo di 15 giorni)

olio extravergine d’oliva q.b.

1/2 bicchiere di aceto balsamico di Modena

sale e pepe.

PREPARAZIONE

Tagliare le foglie di verza a listarelle dopo averle ben lavate e scolate, sbriciolare i salamini freschi in pezzetti privandoli del budello: in una capiente padella antiaderente con un filo di olio evo, farli rosolare e quando saranno ben cotti, sfumare con l’aceto balsamico; unire la verza, farla appassire unendo se necessario qualche cucchiaio di acqua calda. Continuare la cottura a fuoco basso. Regolare di sale e pepe. Nel frattempo far cuocere le tagliatelle in acqua salata in ebollizione, scolarle al dente. Farle saltare nel sugo preparato per qualche minuto, se gradite un’ultima spolverata di pepe…

Dall’archivio di “Dolcipensieri”:

RISOTTO DI SANT’ANTONIO

IL RISOTTO DELLA GIUBIANA CON LA LUGANIGA

TAGLIATELLE AL TARTUFO BIANCO

PAGLIA E FIENO DELLA FATTORIA

CONFETTURA DI FRAGOLE E ACETO BALSAMICO

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Un “Dolcepensiero” solare: oggi è tornato il sole dopo giorni di pioggia, per me lavorativamente parlando una giornata tranquilla, quindi da brava massaia sono andata a fare la spesa nella mattinata e a pranzo un piattino veloce ma caldo degno del rientro per la pausa di Marco. Mi è bastata qualche occhiata di sole per mischiare in cucina qualche ingrediente mediterraneo sempre disponibili nella mia dispensa che hanno reso dei semplici spaghettti, un primo saporito e dal gusto intenso.

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

320 grammi di spaghetti

olio extravergine d’oliva

1 peperoncino rosso piccante

qualche pomodoro secco (io ho preso i miei postati qui)

un paio di cucchiai di capperi di Pantelleria sotto sale

un paio di cucchiai di olive nere

qualche crostino di pane.

PREPARAZIONE

Sbollentare in acqua salata gli spaghetti: in una padella antiaderente scaldare dell’olio evo dove farete rosolare il peperoncino tagliato a metà. Unire i pomodori secchi tagliati a striscioline, unire le olive e i capperi e far saltare bene il tutto. Privare il vosto condimento dal peperoncino, abbassare la fiamma per tenerlo solo al caldo, scolare gli spaghetti che tufferete nel condimento in cui unirete anche i crostini di pane; saltare bene il tutto, servire.

Trovo molto carino e un po’ rustico servire questi spaghetti in piccole pentole di ferro… come ho fatto io per una cena informale fra amici cari: erano tutti diversi sia nelle forme che nelle dimensioni, alcune addirittura senza il manico, reduci da una mia visitina dalla nonna e dalla zia. Penso che fra di loro ci fossere pentolini di ben 50 anni.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

SPAGHETTI CON PESTO DI RUCOLA E CRESCENZA

POLPETTINE DI POLENTA CON POMODORI SECCHI E OLIVE

FOCACCIA PUGLIESE

Con questo bel piatto mediterraneo, finisco il post con la mia personale recenzione del film del momento di Checco Zalone dove da – bravo mediterraneo – non fa mancare la buona cucina nemmeno nei suoi film con qualche piatto anche internazionale come la sua protagonista femminile…

Immagine presa dal web

Dopo i tanti complimenti al film di Checco Zalone, non potevo esimermi nell’andare a vederlo… Se i commenti che ho sentito alla tv mi avevano incuriosito e solo quelli perchè non ho avuto modo di sentir commenti da amici e parenti, alla fine del film sono uscita ridendo ancora ma soprattutto sopraffatta dalla leggerezza – e si fa per dire – del tema che ha trattato con comicità ironica ma molto garbata… il tema del film era improntato sulle diversità di vita e religione fra noi e gli islamici e mai si è caduti nella volgarità ne tanto meno ci sono stati nudi di donne che ognitanto spiccano in altri film (tipo i cinepanettoni, che pur avendoli sempre visti perchè adoro DeSica, temo ora si stia esagerando parecchio seguendo le varie carriere più o meno corte delle starlette del momento). Comunque torniamo a Una bella giornata: Checco è un ragazzo di un paesino della Brianza che di professione fa l’adetto alla sicurezza ma il suo vero sogno è quello di fare il carabiniere ma anche al terzo colloquio viene respinto. Ma grazie alla classica raccomandazione del parente di turno – un classico per noi italiani – riesce a intraprendere il servizio di sicurezza presso il vescovo di Milano, ma incapace di fare tale mansione, lo spediscono a curare la Madonnina che cura la città di Milano in alto al Duomo. E qui conosce Farah, ragazza araba, che si finge studentessa di architettura e grazie alla sua avvenenza e bellezza, riesce ad arrivare al cuore di Checco, ma purtroppo il motivo di tale strategia è di depositare una bomba presso la Madonnina appunto, per vendicare l’uccisione della sua famiglia sterminata con una bomba. Sarà questo binomio che regalerà allo spettatore anche la canzone di Checco che dice “lui pugliese di madre tarantina e lei francese di madre bina”. Ma alla fine la vera bomba che può creare scompiglio in giro sarà proprio Checco, un connubio di ignoranza e razzista ingenuità. Fantastica la scena davanti al quadro della Madonna in estasi, nonchè il furto della tela per poterlo far fotografare alla ragazza riconsegnato con la massima tranquillità di Checco al museo davanti al suo superiore che ormai, travolto da Checco, si vedrà alle prese con continui attacchi di cuore e panico. Memorabile lo scorcio dell’Italia che fa Zalone: in Puglia scesi per un battesimo, si vedrà la tradizione nello stare con la propria famiglia e che farà capire a Farah quanto di buono ci può essere nei sentimenti tanto che Farah non metterà mai più la bomba alla Madonnina e partirà con il fratello in Francia lasciando Checco confuso ed infelice. E qui mi sembra di vedere un piccolo collegamento con un film di Celentano: Checco trova nel suo paese il nuovo parroco che lui conosce già essendo stato il segretario del Vescovo di Milano e si mette a passeggiare per le vie del paese confessandogli i suoi dubbi sulla partenza della ragazza e il prete che lo rincuora, bici alla mano… (credo che il film di Celentano fosse Segni particolari bellissimo, dove l’attore aveva come amico e confessore il parroco del suo paese). Con Zalone si ritorna alla commedia comica fatta di battute secche e azzeccate, riesce a riportare il ritratto dell’italiano medio quello più rustico in chiave geniale. Non ho visto il primo, purtroppo, so’ che non è per niente uguale a questo tanto che dalla critica ci sono stati ottimi consensi rivelando che Zalone non aveva e non ha solo un colpo… Apro una parentesi sulla scena in cui lui da il cous cous cucinato da Farah agli uccellini: il lago in questione è quello del Segrino a due passi da me, qui in Brianza!!! Inoltre ho trovato simpaticissimo Rocco Papaleo nelle vesti del suo papà guarda caso militare, anzi cuoco, in missione nei paesi islamici. Annarita del Piano nei panni di Anna, mamma di Checco, affezionatissima al figlio che lo vorebbe fidanzato, è la perpetua del parroco e in un piccolo ruolo anche Tullio Solenghi, che porta le vesti del Vescovo di Milano. Un film sicuramente che rivedrò appena uscira in pay-tv o dvd, non perdetevelo!!! e io cercherò di vedermi la sua prima opera!!!

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Un “Dolcepensiero” ancora per il freddo invernale: quindi perfetto per una calda e fumante zuppa. Gli ingredienti sono classici, rustici e molto buoni: un perfetto assemblaggio con una verdura di stagione e i legumi sempre presenti nelle nostre dispense. Oltre ad apprezzarli con zuppe calde, da qualche anno adoro legumi e cereali anche per insalate fredde durante l’estate diventando così la cena perfetta che può essere preparata in anticipo. Per questa buona ricetta calda, gli ingredienti sono per circa 10/12 persone, io la faccio anche se siamo solo in tre, l’avanzo è perfetto per il giorno dopo oppure ne congelo qualche porzione nel caso abbia difficoltà a cucinare, un’ottima scorta dell’ultimo momento. Una variante più ricca alla classica pasta e fagioli.

Gli ingredienti principali di questa zuppa dai sapori rustici sono i fagioli, ennesimo prodotto che ci ha fatto conoscere Cristoforo Colombo e originari del Brasile e Argentina. Ne esistini ben 500 diverse qualità che rendono questo prodotto diffuso e conosciuto in tutto il mondo anche perchè perfetto per la lunga conservazione o in scatola, sottovuoto ed essicati. Oggi ho scelto tre diversi tipi, caratteristici nel loro colore e forma: i “fagioli dall’occhio” di colore bianco o crema con un piccolo anello nel punto di attacco del bacello al seme; i “fagioli Lima” piatti e di colore bianco o tendente al viola originari dell’america del sud molto saporiti e i “fagioli neri” di colore ebano brillante.

INGREDIENTI PER 10/12 PERSONE… (OPPURE PER QUALCHE PICCOLA SCORTA)

1 cavolo verza

400 grammi di fagioli misti (fagioli dall’occhio, fagioli Lima, fagioli neri e cannellini)

100 grammi farro

1 cipolla bianca

1 porro

200 grammi di pomodori a cubetti

2 fette spesse di pancetta***

olio extravergine d’oliva

pepe bianco q.b.

brodo vegetale q.b.

sale q.b.

peperoncino in polvere q.b.

crostini di pane

PREPARAZIONE

Lavare molto bene con acqua corrente i fagioli e il farro, scolarli. Tagliare finemente il cavolo verza dopo averlo lavato e privato della costa centrale. Affettare a julienne la cipolla e il porro. Tagliare a dadini la pancetta che profumerete con il pepe bianco. Portare ad ebolizione il brodo vegetale (carota, zucchina, sedano e un pizzico di sale). In una pentola capiente di coccio, scaldare dell’olio evo, tuffare la cipolla con il porro e appena inizia a dorare, unire la pancetta al pepe, far rosolare molto bene e quando anche la pancetta inizierà a dorare, unire il cavolo verza che farete stufare con qualche cucchiaio di brodo. Nel frattempo ammollate i fagioli con l’orzo nel brodo (almeno un litro), quando la verza si sarà ben ammorbidita, unite il brodo con i fagioli e iniziate la loro cottura per almeno un’ora e mezza diluendo se necessario con altro brodo. A metà cottura, unire il pomodoro o la passata, mescolare bene il tutto, coprire e continuare la cottura a fuoco lento; regolare di sale e peperoncino a seconda del vostro gusto (se volete un sapore più deciso e saporito, potete aggiungere del dado vegetale o altri sapori). Portare in tavola in ciotole, terminare con un filo di olio evo a crudo, con i crostini di pane e una spolverata di grana gratuggiato.

***Per una versione vegetariana, eliminare la pancetta.

Con questa seconda ricetta (la prima è questa qui), partecipo alla raccolta de LE RICETTE DI MINU’ dal titolo SE NON E’ ZUPPA E’ PAN BAGNATO

CON QUESTA RICETTA PARTECIPO AL CONTEST DE “IL GAMBERETTO”

“MA SEI PROPRIO UN BROCCOLO”

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