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Archive for aprile 2011

Un “Dolcepensiero”… ci vorrebbero quelli selvatici, si proprio quelli che raccoglievo da bimba ai due passi dalla mia baita, per avere il massimo da queste quiche. In alternativa a quelli sottili che crescono spontaneamente, ho rimediato con quelli acquistati dal mio ortolano di fiducia e se la suocera ha fatto il bis mangiando ben due quiche, posso dire al 100% che sono venute molto ma molto buone. E “SON SODDISFAZIONI”!!! La Pasqua si avvicina  e mai come quest’anno è all’insegna delle primizie della stagione primaverile, calde giornate di sole invogliano ad uscire a fare pic nic oppure a rispolverare tavoli e sedie da giardino per fare i primi barbeque. Gli antipasti sono una bella entrata quando si hanno ospiti e devo dire che queste miniquiche potrebbero fare al caso vostro… non solo al mio! Ma perchè vi parlavo di asparagi selvatici? nelle riviste di cucina di aprile, tutte o quasi aprono una parentesi su questi ennesimi doni della natura, a me hanno fatto riaffiorare bei ricordi e poi li trovavo perfetti da abbinare al formaggio Casera, essendo un ottimo prodotto d’alpeggio valtellinese. Ma vi assicuro, anche con questa variante sui prodotti, sono andate a ruba…

INGREDIENTI PER 8 MINIQUICHE (di diametro cm 10/12)

2 rotoli di pasta brisée

un mazzo di asparagi verdi (circa 500 grammi)

150 grammi di Casera

125 ml di panna da cucina

1/2 bicchiere di latte intero

3 uova

grana grattugiato q.b.

sale

mix di pepe

PREPARAZIONE

Srotolare le paste brisée e con il coppapasta ritagliare otto dichetti. Foderare gli stampini da quiche (io ho usato quelli in carta per forno) con la pasta, bucherellarne il fondo con una forchetta, riempiteli di fagioli secchi e infornate a 180°C per una decina di minuti. Eliminare poi i legumi e riporle ancora in forno caldo ma spento per un 5/7 minuti. Mondare gli asparagi pareggiandoli in altezza tagliando la parte più dura del gambo, raschiare la buccia, metterli nell’apposita aspargera e lessarli per circa dieci minuti evitando le punte che rimarrano esterne all’acqua di bollitura. Appena cotte, tagliare le punte che lascerete da parte mentre i gambi affettarli a rondelle sottilissime.

Sbattere le uova con il latte ed un pizzico di sale, unire la panna e regolare con il pepe. Tagliare il casera a dadini piccoli che unirete al composto di uova e panna, mischiare bene il tutto unendo anche gli asparagi tagliati a rondelle. Riempire le paste brisée fino all’orlo e spolverare le superfici con il grana grattugiato, distribuire le punte degli asparagi  e infornare a 180°C per una mezz’oretta.

Con le mie miniquiche che sanno molto di primavera

partecipo al “BLOG CANDY DI PRIMAVERA” di “PENTOLE E ALLEGRIA”

e con molto piacere, vi invito di farlo anche voi che passate di qua!!!

e partecipo anche al contest “COSA METTO NEL CESTINO” del blog “ASSAGGI DI VIAGGIO

Dall’archivio di Dolcipensieri:

TARTELLETTE GRATINATE ALLE ZUCCHINE E CURRY

QUICHE AI BROCCOLETTI

RISOTTO CON PESTO DI ASPARAGI

CONIGLIO AL ROSMARINO CON MEDAGLIONE DI POLENTA AL BITTO E CASERA

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Un “Dolcepensiero” pratico… il finger food è una perfetta soluzione per feste, party, cene/pranzi con tanti invitati oppure per i buffet di apertura per gli antipasti o per quelli di chiusura per i dolci. Questi bicchierini ne sono una conferma: terminati in men che non si dica, non sono nemmeno riuscita a gustarmi ciò che ho preparato e la cosa non mi rammarica affatto anzi… se tutto si è esaurito nel giro di pochi minuti, il risultato dei miei sforzi è stato ben ripagato e sentir in sottofondo “…mamma mia quanto è buono” mi ha fatto molto piacere. Ora a voi lascio la ricetta e mi raccomando fatemi sapere!

INGREDIENTI

250 grammi di mascarpone

qualche biscottino al cacao

130 grammi di zucchero

2 uova

un pizzico di sale

un paio di cucchiai di cognac***

1 tazza di caffè ristretto

cacao amaro q.b.

PREPARAZIONE

Preparare il caffè, distribuire i biscotti (spezzettati grossolanamente ma non troppo grossi visto la dimensione dei bicchierini) sulla base di ogni bicchierino e inumidirli molto bene con il caffè. Prendere le uova, separare i tuorli dagli albumi che dovranno essere montati a neve con un pizzico di sale (nella planetaria con la frusta a filo); teneteli da parte. Nella ciotola della planetaria ma con la frusta K flexi, unire i tuorli allo zucchero e azionare l’impastatrice fino ad ottenere un composto bello spumoso. Aggiungere il mascarpone, azionare di nuovo, aggiungere gli albumi a neve e finire d’impastare aumentando la velocità gradatamente fino a quando il composto sarà amalgamato, ben cremoso e chiaro. Unire il cognac e miscelare con una spatola la crema. Versare per ogni bicchierino un cucchiaio di crema: se i biscotti hanno assorbito tutto il caffè, prima di versare la crema, aggiungete ancora un goccio di caffè. Terminate con una generosa spruzzata di cacao amaro, mettere in frigo fino a cinque minuti prima del loro consumo.

***per chi non ama il cognac, può utilizzare del brandy oppure evitare entrambi se ci sono bimbi o astemi!!!

Con questa ricetta partecipo al contest del blog“IL GOLOSO MONDO DI MINU'”“BICCHIERINI GOLOSI 2011”

Dall’archivio di Dolcipensieri:

CHANTILLY ALLA NUTELLA

BICCHIERINI DOLCI

TIRAMISU’ SENZA CAFFE’

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Aprile: mese all’insegna della primavera e della Pasqua, e cosa ci può essere di più in tema se non le uova??? In attesa di quelle al cioccolato, che riempiranno le nostre dispense, iniziamo con quelle fresche –  magari del contadino – come le mie usate in questa ricetta, un buon piatto francese con le uova cotte direttamente su fuoco vivo in cocottine di ceramiche subito pronte da servire ai vostri invitati. Un consiglio: usate solo uova fresche per questa preparazione e del buon burro, perchè sarà la salsina di burro che farà la differenza.

INGREDIENTI PER UNA COCOTTE

3 uova freschissime

30 gr di porro (solo parte bianca)

40 ml di vino bianco secco

1 cucchiaio di panna da cucina

20 gr di burro + 1 noce per la cocottina

1 cucchiaio scarso di prezzemolo tritato

sale e pepe q.b.

PREPARAZIONE

Affettare il porro a rondelle sottili, metterlo in un tegame di ceramica, su fuoco medio, lasciarlo scaldare un paio di minuti, sfumare poi con il vino bianco. Portare a ebollizione, facendo ridurre un poco il vino, aggiungere la panna e continuare la cottura per qualche minuto. Incorporare il burro spezzettato, mescolare bene il tutto fino a quando sarà ben sciolto. Spegnere il fuoco, unire il prezzemolo, regolare di sale e pepe. Ungere con la noce di burro la cocotte, sgusciare il primo uovo e, con delicatezza, mischiare un poco albume e tuorlo; calare con cautela le altre due uova (senza rompere il tuorlo). Cuocere su fuoco medio la cocottina in ceramica, con sotto uno spargi fiamma, fino a quando le uova si saranno rassodate. Versare la salsa di burro e prezzemolo sulle uova (possibilmente solo sulla parte bianca), passare al grill per qualche minuto e servire facendo attenzione alla cocottina calda.

Come sempre vi invito anche sull’altro mio blog…

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Immagine presa dal web

Due amiche, il racconto delle loro vite legate più di quanto loro stesse possano sapere, attraverso la loro passione epistolare che ai giorni nostri diventa uno scambio di e-mail, un segreto svelato solo dopo la morte di un uomo molto importante per entrambe, la differenza di carattere e di vissuti, fanno di questo romanzo un ben riuscito best sellers… ma purtroppo a me non mi ha entusiasmato un gran che, ma questo è un mio parere personale – come la Maionchi insegna!. Perchè non mi è piaciuto? l’ho trovato scontato, immaginavo già da parecchie pagine, quale fosse il segreto ben celato da chi di dovere, che lega le protagoniste che troviamo bambine, poi adolescenti piene di vita e di nuove avventure e poi donne non più amiche per un lungo periodo, dopo che il segreto è stato svelato. E’ la rottura della loro amicizia che riporta il lettore alla loro gioventù, passando così di pagina in pagina alla scoperta della loro passione più viva, fonte della loro lunga e sincera amicizia… la cucina con ricette particolari legate soprattutto ai fatti della loro vita, ogni piatto legato ad un sentimento che vive una delle protagoniste, ricette dedicate a persone per loro importanti. E’ da sempre la cucina fonte di ispirazione per riconcilliarsi e riconciliare, per festeggiare o per intrattenere: il cibo per molti è fonte di ispirazione. Si tratta di un romanzo epistolare formato da e-mail e lettere delle due amiche Val e Lilly dagli anni ’60 a oggi, nuovo millenio. Le loro lettere portano il lettore a conoscere aspetti della loro vita segreti e reconditi, famiglie complesse e intrecciate, confidenze personali e battibecchi rocamboleschi. Val l’amica seria e responsabile con un padre insegnante e inventore “incompreso” nel tempo libero, con una madre affetta da terribili attacchi di panico e da un’agorafobia che la rende depressa e schiva al mondo esterno. Lilly, invece, uno spirito libero, estroversa, sempre a caccia di guai e nuove esperienze, con due genitori di caratteri opposti e molto ingombranti: il padre un luminare della psichiatria, medico personale della padre di Val mentre la madre un’attrice, donna di spettacolo, amante di molti uomini, indifferente al ruolo di moglie e di madre. Val sposata, viene a conoscenza dopo la morte del padre di Lilly, che lo stesso è anche padre suo; Lilly non accetta il testamento lasciato dal padre, distrutta dal dolore romperà l’amicizia con Val ormai troppo confusa da mille domande che non riescono in apparenza, trovare risposta… ma l’affetto tra le amiche le riporterà di nuovo insieme nel condividere le nuove esperienze di vita, perfino all’adozione di una bimba da parte di Lilly da sempre anticonformista. Il finale è l’unica parte del libro che mi è piaciuta, dopo aver svelato un segreto che poi tanto segreto agli occhi del lettore non è e alla fine scontatissimo, in cui troviamo l’amiche donne e consapevoli che non ci sono solo ricette, perchè infatto il libro può essere una buona raccolta di ricette particolari ma la trama che racconta la vita delle donne, è un classico romanzo con finali ed emozini comuni, degno i di un romanzo d’amore. Non ho perso un granchè… libro prestato da una mia amica, ricette in parte fotocopiate e forse da rifare nella mia cucina…

Immagine presa dal web

L’ho sto’ finendo di vedere proprio adesso e l’ho già visto un paio di volte… mi piace! mi piace Patrick fin dai tempi di Grey’s Anatomy, lo trovo adorabile in questo film. Qui interpreta Tom, un uomo ricco e bello che conduce una vita fantastica; oltre ad essere sexy, ha successo sia sul lavoro che sulle donne, tante donne direi… Vive a NY ed è il miglior amico di Hannah (Michelle Monaghan), unico punto fermo della sua esistenza insieme al padre, troppo preso però dai suoi tanti matrimoni. Tutto fila liscio fino a quando capisce che ama Hannah che per lavoro, si trasferisce in Scozia per ben sei settimane di lavoro… senza di lei si sente vuoto se non gli è accanto e Tom scopre con stupore quanto è leggera la sua vita senza di lei. Così, decide che al suo ritorno le chiederà di sposarlo, ma rimarrà sconvolto nel vedere Hannah accompagnata ad un ricco e reale scozzese che le ha chiesto la sua mano. Un uomo tutto d’un pezzo con fascino rude. Da qui un susseguirsi di gag e belle scene simpatiche, soprattutto perchè Hannah chiede a Tom di essere la sua “damigella d’onore”, lui accetta questo compito… ma solo con l’obbiettivo di riconquistarla, riportarla a NY. Partiranno tutti per la Scozia, prepareranno il matrimonio e Tom finalmente bacerà la sua Hannah che sconvolta lo caccerà per sempre dalla sua vita… o almeno fino a quando Tom farà la sua entrata colossale e moderna al galoppo di un cavallo come un principe azzurro, per interrompere la cerimonia di Hannah… finale degno di ogni romanticona moderna: ai piedi di una NY al tramonto, Tom e Hannah diranno il loro si per sempre!!!

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Un “Dolcepensiero” di stagione: la primavera ha fatto capolino qua e la e anche le primizie iniziano ad arrivare sulle nostre tavole. Se poi vogliamo gustarci una pausa pranzo in qualche parco prima di rientrare in ufficio, la giusta soluzione pratica e anche unica, può essere una bella fetta di torta salata… questa è completa di carne, formaggio e verdura!

PER LA RICETTA

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Un “Dolcepensiero” colorato e saporito: il risotto, la mia passione, lo mangerei tutti i giorni… ecco una versione con un tocco di primavera e un inzio, ancora lontano, di estate grazie allo zampino della bottarga, mia scoperta dell’estate scorsa. Ebbene si perchè malgrado i miei quasi 20 anni di soggiorni al sole sardo, la bottarga l’ho assaggiata solo l’anno passato. Un risotto arricchito da un brodo di verdura passato che gli conferisce un buon profumo e aroma… diventando ben corposo!

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

320 grammi  di riso Nano Vialone Veronese IGP (ne ho parlato qui)

250 grammi di piselli sgusciati

150 grammi di pancetta

1 litro e mezzo di brodo vegetale (carota, zucchina e sedano)

1 cipolla bianca

1 bicchiere di vino bianco secco

bottarga di muggine sarda q.b.

un paio di noci di burro

scaglie di pecorino sardo semistagionatoq.b.

un pizzico di pepe nero.

PREPARAZIONE

Lessare i piselli in acqua bollente salata fino a quando saranno ben teneri (circa un quarto d’ora, ma assaggiateli comunque). Scolare i piselli senza buttare l’acqua che utilizzerete per il brodo (circa un litro e mezzo/due), mettere le verdure sopracitate ben lavate e pulite, tagliate a metà e lasciar cuocere fino a quando le verdure saranno morbide. Con l’uso del frullatore ad immersione, frullare quasi interamente le verdure, filtrare il brodo dai residui di verdura. Scaldare in una pentola capiente le noci di burro, quando saranno ben sciolte, aggiungere la cipolla tagliata finemente, subito dopo la pancetta tagliata a cubetti piccoli spolverati con un pizzico di pepe nero e far cuocere mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Appena sia la cipolla che la pancetta saranno ben dorati, aggiungere il riso girandolo fino a quando i chicchi iniziano a trasparire. Sfumare con il bicchiere di vino, mescolare fino a quando è ben asciugato. Iniziare poi a inumidire il riso con un paio di mestoli di brodo bollente; mescolare di continuo e, appena il brodo sarà quasi assorbito, aggiungerne dell’altro. Continuare così per tutta la sua cottura (circa venti minuti totali). Appena trascorsi i primi quindici minuti, unire i piselli e portare a termine la cottura. Mantecare con un po’ di pecorino. Impiattare il risotto nei piatti, terminare con qualche scaglia di pecorino sardo e una bella spolverata di bottarga di muggine.

Con questa ricetta partecipo al contest de:

“La cucina piccoLINA”… Riso(t)TIAmo???

Dall’archivio di Dolcipensieri:

RISOTTO AL LATTE & CURRY

PILAF PRIMAVERA

REGINETTE PORRI, PANCETTA & CARCIOFI

Ringrazio Maristella del blog “Le ricette di Maristella” per il premio

10 cosette su di me…

  1. sono una moglie e mamma strafelice
  2. adoro il mio lavoro
  3. adoro il mio hobby… cucinare
  4. sono troppo orgogliosa
  5. sono a volte un po’  permalosa… ma solo quando ci credo tanto in ciò che faccio
  6. detesto la tranquillità, amica dell’egoismo
  7. sono sempre in prima linea…
  8. adoro Como, mi trovo bene a  Lipomo il paese in cui abito
  9. sono onesta a volte troppo, cerco sempre di essere chiara
  10. sono solare, adoro ridere nella vita

e lo passo a:

CHIARA del blog “La voglia matta

FEDERICA del blog “La cucina di Federica

ELENA del blog” Nella cucina di Ely

ORNELLA del blog “Gialla tra i fornelli

Verdecardamomo

e a tutti coloro che passano da qui!

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Un “Dolcepensiero” molto buono: ho voluto replicare la mia torta mele e cardamomo unendo anche del buon cioccolato fondente italiano. Il risultato è stato altrettanto buono come nella prima versione: la prima dedicata alle mie amiche, la seconda dedicata ai miei uomini. Questa è la mia seconda versione di dolce – come vi dicevo – con il cardamomo che mai prima avevo usato in cucina, ho sempre letto di lui su libri e/o in rete delle sue potenzialità e del suo ottimo profumo… e quando questo Natale mia zia me ne fece dono, me ne innamorai. Poi quando sono stata ad acquistare le piante aromatiche, con sorpresa mi sono imbattuta nella sua pianta che ho comprato al volo… e il pensiero, mentre rompevo le capsule di cardamomo per questa torta, è proprio volato sulla mia piantina appena interrata nell’orto, nella speranza che dia buoni e prosperi frutti.

INGREDIENTI

1 mela golden grande

1/4 di cucchiaino di cardamomo tritato

130 grammi di burro+1 noce per la tortiera

210 grammi di farina antigrumi+1 cucchiaio per la tortiera

50 grammi di gherigli di noci

50 grammi di pinoli sgusciati

2 uova separate

2 uova intere

150 grammi di cioccolato fondente

250 grammi di zucchero semolato

un pizzico di sale

1 bustina di lievito per dolci

zucchero a velo per finitura.

PREPARAZIONE

Aprire le bacche di cardamomo e utilizzare i semini all’interno alle capsule, unirle alle noci e ai pinoli, passarle nel mixer fino a quando saranno ridotti in polvere. Sbattere nella planetaria 2 tuorli + 2 uova intere con lo zucchero e il burro fuso a bagnomaria, fino a quando saranno ben gonfi e chiari (gli albumi montarli a neve ben ferma, con un pizzico di sale). Unire la farina e il composto di frutta secca con il cardamomo, miscelare molto bene il tutto, unire gli albumi e, infine, il lievito per dolci. Lavare e sbucciare la mela golden, tagliarla a tocchetti e unirla al composto; tagliuzzare a tocchetti anche il cioccolato fondente e con l’aiuto di un cucchiaio di legno, mescolare energicamente, fino a quando tutto sarà ben amalgamato. Imburrare e infarinare una tortiera a cerniera, di circa 24 cm, versare l’impasto, livellarlo e infornare a 180°C per 50 minuti (verificare la cottura con uno stuzzicadente). Servire spolverata di zucchero a velo.

Con questa torta partecipo al contest di “VERDECARDAMOMO” dedicata alle spezie:

Dall’archivio di Dolcipensieri:

TORTA MELE E CARDAMOMO “FANTASTIDONNE”

SORBETTO ALLA MELA CON SUCCO DI MAPO

MUFFIN AL CIOCCOLATO, CACAO E NOCCIOLE CON GLASSA AI DUE CIOCCOLATI

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Rosmarino a parte, tutte le mie piante aromatiche sono morte dopo il lungo e freddo inverno appena terminato. L’acquisto di quelle nuove è stato molto positivo fatto tutto il pomeriggio scorso, ero un po’ giu’ di morale e affondare le mani nella terra e piantare sotto un tiepido sole, mi ha rigenerato… Ho acquistato la salvia, perfetto aroma anche solo da abbinare ad una pasta in bianco al burro, non potrebbe mancare mai nella mia cucina. La magia di questa pianta è racchiusa nelle sue foglie di colore grigio-verde, ricche di oli essenziali che le conferiscono il caratteristico aroma, bellissime e vellutate ma non fatela cuocere troppo, diviene amara. Sul banchetto del fiorista, accanto alla salvia tradizionale, c’erano piante anche di salvia dalle foglie gialle: l’uso che si fa in cucina è lo stesso di quella tradizionale.

In cucina: Saltimbocca alla romana

Accanto alla salvia, ho piantato timo e maggiorana; il timo è la pianta aromatica che più amo, una graziosa pianta dalle foglioline piccole e profumatissime la variante francese mentre se di foglie grandi di varietà inglese, lo si usava già dall’antica grecia. Si pianta in marzo-aprile e si raccoglie prima della fioritura. Di questa pianta si utilizzano soprattutto le foglie. In cucina il suo uso è molto vario: grazie al suo sapore molto aromatico, viene utilizzato per aromatizzare pastasciutte, carni arrosto, grigliate sia di carne che di pesce. La maggiorana ha un aroma simile al timo ma più dolce e odoroso, molto simile all’origano, entrambi perfetti anche da consumarsi previa essicazione, divenendo di aroma più intenso. E’ di origine africana. Le sue foglie possono essere usate per molte tipologie di prodotti.

In cucina: Caprini bianchi nell’olio con timo e maggiorana

Spaghetti profumati al timo con zucchine

Il cardamomo dopo lo zafferano e la vaniglia, è la spezia più cara. Il frutto è una capsula contenente piccoli semi di colore nero. Per non perdere la fraganza di semi, il cardamomo si conserva nel tempo sottoforma di capsule, appunto. Solo al momento dell’uso, la capsula viene rotta con delicatezza e i semi utilizzati sciolti o macinati. E’ originaria dell’India, ma ora la spezia viene prodotta anche in altri paesi asiatici tra la Cambogia, il Vietnam e lo Sri Lanka. E ora veniamo alla parte dolente, nel senso che spero di poter usufruire dei suoi frutti malgrado le nostre abitudini climatiche, infatti la pianta del cardamomo cresce tra gli 800 e i 1500 metri di altitudine in un clima caldo/umido (io vi ricordo vivo in Brianza). Particolare pianta dalle cui radici, che crescono esternamente, hanno vita i semi in capsule. I frutti si raccolgono appena prima della maturazione che avviene da settembre a dicembre. Una volta raccolti, i semi di cardamomo vengono seccati al sole o comunque in luoghi coperti ma caldi. In Europa arrivo’ con le crociate e veniva usato come rinfrescante dell’alito e digestivo, mentre i greci e i romani lo utilizzavano per confezionare profumi. In Italia viene usata anche come pianta da ornamento grazie alla sua bellezza durante la fioritura che produce un fiore simile ad un’orchidea di colore bianco. In cucina i semi, molto aromatici, sono impiegati per isaporire piatti dolci e salati, bevande come vino e caffè. I semi hanno un sapore speziato che ricorda quello degli agrumi. In commercio si può trovare il cardamomo verde che ha un gusto intenso e fortemente aromatico, il cardamomo nero che è più astringente, leggermente amaro e con un sentore di menta. Oltre ad essere una pianta preziosa e di costosa produzione perchè la raccolta dei semi può essere fatta solo a mano senza uso di mezzi meccanici, è una pianta in cui gli indiani nutrono un gran rispetto coccolandola come fosse una donna tantè che si racconta che la raccolta dei semi avviene solo con mani femminili. La mia preparazione in cucina ha avuto inizio con una torta dedicata solo alle donne…

In cucina: Torta mele e cardamomo “Fantastidonne”

E da brava “sarda” adottata, non potevo esimermi dall’acquisto della pianta del mirto, tipica pianta della macchia meditteranea molto diffusa in Sardegna. La pianta del mirto ha bellissimi fiorellini bianchi, in cucina si utilizzano le piccole bacche di colore nero-azzurro e/o rosso scuro (mirto rosso) o più raramente bianche (mirto bianco). Maturano da novembre a gennaio persistendo per un lungo periodo sulla pianta. L’uso più conosciuto in cucina è per confezionare il liquore Mirto, oppure durante la cottura del maialino sardo sulla brace, si usa bruciare qualche ramo di mirto per conferire alla carne un ottimo profumo e sapore. Grazie al lavoro naturale delle api, in commercio possiamo trovare anche il miele al mirto. Anche per la raccolta del mirto, non esistono macchine in grado di sostituire la mano dell’uomo che durante la fase di distacco delle bacche, deve far attenzione a non rovinare l’arbusto. L’unico strumento da utilizzare per la raccolta, è una sorta di pettine con una bacinella a volte anche un sacco (tipo quelle che si usano per la raccolta a mano dei mirtilli).

In cucina: Il maialino sardo

Ed eccoci ad alcume piante che non ho mai provato a coltivare come del resto anche il cardamomo è una nuova esperienza. In ordine l’erba cipollina che ho sempre acquistato già recisa: è una pianta erbacea perenne, cresce in località con clima temperato ma resiste anche al freddo, è una pianta aromatica dalle foglie lunghe profumate che ricordano il gusto della cipolla, di un colore verde intenso; i fiori invece di colore rosa tendente ad un viola chiaro. Una pianta conosciutissima fin dai tempi antichi, per i popoli celtici addirittura magica con notevoli poteri. In cucina ha un uso svariato: perfetta nelle salse, ottima con le uova cucinate in molteplici varianti o anche in semplici frittate o crepes, si può aggiungere a torte salate, ma per me il miglior utilizzo lo si vede abbinato a formaggi di pasta tenera e spalmabili, si può utilizzare per aromatizzare il burro o per accompagnare piatti di pesce. Utile anche solo per scopo decorativo avendo steli lunghi, si possono legare con essi fagottini, crepes o verdure in mazzetti.

In cucina: I calamari di Marco

L’erba limoncina mi ha fatto riaffiorare bellissimi ricordi legati all’infanzia: c’era un signore ormai morto da anni, che nel suo giardino la coltivava sempre questa erba dal forte sapore di limone per poi confezionare il liquore. Per qualche anno la mia mamma ha emulato questo saggio signore e oggi nel mio orto ho voluto piantare questo arbusto ricordandomi così di quando con la mano ne accarezzavo le foglie solo per far sprigionare nell’aria il suo intenso profumo di limone… e nell’aria c’era sentore di estate. Si possono usare sia le foglie che i fiori di colore giallo o viola chiaro. Su può utilizzare per lenire il mal di denti, se avete una difficile digestione oppure se soffrite di capogiri e vertigini. Abbinato ad alcool puro, otterrete il famoso liquore.

La liquirizia anzi meglio chiamarla Helichrysum Italicum” in italiano “Elicriso“, in rete ho letto che viene utilizzata nella preparazione del curry. Sempre leggendo in rete, qui in Italia è una pianta spontanea con i fiori gialli utilizzati per confezionare composizioni di fiori secchi; è una pianta perenne da conservare quasi fosse una pianta grassa. Resiste fino a zero gradi. In cucina è perfetta per infusi e tisane, oppure come insaporitore in risotti, carni e minestre.

Un accenno al rosmarino è doveroso farlo essendo le uniche tre piante aromatiche resistite al freddo: la prima che ormai è più che decennale quando è in fioritura è un piacere vederla, fotografarla ed annusarla, la seconda che resiste anche lei da sette anni e l’ultima che avrà circa tre anni. E’ una dellle piante aromatiche più presenti sul nostro territorio divenendo anche pianta da siepe e ornamento, simbolo della nostra meditteranietà. Ottima spezia da sempre abbinata ad arrosti ma non solo: è perfetto anche per piatti dolci e dessert. Il suo fiore tra l’azzurro e il violetto, delicato e molto piccolo, viene utilizzato per aromatizzare le insalate oppure i dolci soprattutto quelli al cucchiaio mentre le foglie, fresche o essiccate, vengono aggiunte ad arrosti, patate, carni e pesce soprattutto alla griglia. Ottimo per aromattizzare pane, focacce e l’olio.

In cucina: Zuppa di cipolle al rosmarino

Per finire con un tripudio di profumi e sentori nonchè di belle e tenere foglie verdi… la menta bergamotto, per me grande novità, è una piante perenne con le foglie molto sono simili a quelle della menta piperita ma con venature più scure e tendenti al rosso, i fiori fioriscono in estate inoltrata divenendo attrazione, grazie al suo profumo, delle api. Dal profumo dolciastro, le sue sono origini lontanissime fino arrivare all’America del nord dove veniva usata dagli indiani Oswego. In cucina è famosa per essere unita al tè divenedno ideale quando si ha mal di gola o come rilassante. La menta dolce, la più comune, è una pianta scoperta per caso dagli inglesi che iniziarono ad usarla in cucina per preparare dolci. La menta dolce o verde, ha fiori viola, foglie arrotondate prive di peluria di color verde-grigio brillante e molto odorose. In cucina la menta viene usata sia fresca che essiccata, usata per aromatizzare minestre, salse, patate in insalata, carni, selvaggina, pesce e gelati. Ottimo abbinamento con gli agrumi soprattutto il limone e con il cioccolato, il cocktail mojito prevede l’uso delle foglie pestate.

In cucina: Frappe’ di fragole e menta

La melissa è la pianta più ricercata dalle api, simile a quella delle ortiche con profumo simile al limone. I fiori sbocciano nel mese di giugno e sono di colore bianco e rosa pallido. In cucina la melissa vede il suo impiego per insaporire insalate, minestre e carni. I fiori essiccati servono a preparare decotti o infusi.

TI RICORDO CHE DOLCIPENSIERI E’ ANCHE SU FACEBOOK

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Lo “Zincarlin” è un formaggio transfrontaliero, prodotto fra le montagne tra la provincia di Como, del Ticino e di Varese. La sua produzione parte dalla “mascarpa” (ricotta in dialetto), nella stagione estiva, a tutt’oggi la sua produzione è molto limitata, essendo prodotto in aziende biologiche a livello famigliare. Lo Zincarlìn è Presidio Slow Food, la forma ricorda quella di una tazzina capovolta. E’ un formaggio fresco da consumarsi entro pochi giorni.

Suggerimenti per la degustazione:


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Un “Dolcepensiero” che ricordo con piacere… giusto un anno fa mi sono fatta una bella settimana in Toscana e da Pienza ho solo portato a casa bei ricordi soprattutto culinari… non poteva essere diversamente! Un piatto che mi sono assaporata sono stati i Pici all’aglione, un piatto semplice ma rustico, tipico della Val D’Orcia e della provincia senese. Sia in rete, sia sui libri e sulle riviste, si trovano variazioni sul tema, tutte molto simili e che si diversificano solo in qualche piccolo accorgimento negli ingredienti e nella preparazione. La mia versione è personale ma non unica essendo molto simile a quelle in circolazione, non vuole essere confezionata “ad hoc” come tradizione toscana vuole… solo una mia puerile versione!

INGREDIENTI per 4 persone:

400 gr di pici

4 spicchi d’aglio

4 pomodori ben maturi

1 peperoncino

olio extravergine d’oliva di Pienza***

un pizzico di sale

pecorino di Pienza.

PREPARAZIONE

Mettere i pici a cuocere in acqua bollente salata: ci vogliono quasi 20 minuti di cottura. Schiacciare gli spicchi d’aglio sbucciati , soffriggerli nell’olio d’oliva a fiamma bassa fino a quando inizia a dorare. Spezzare il peperoncino,  aggiungerlo al soffritto. Unire  i pomodori tagliati a dadini, regolare di sala e cuocere fino a che la salsa sia ben insaporita e densa. Scolare i pici, versarli in padella con la salsa all’aglione, per chi gradisce pecorino di Pienza grattugiato al momento.

***l’olio usato nella ricetta e fotografato, è un prodotto dell’agriturismo Terrapille di Pienza: me lo faccio consegnare tramite corriere, profumatissimo!!!

Con questo primo piatto partecipo al contest di Marco del blog “Primo piatto quasi fatto

Dall’archivio di Dolcipensieri:

LA CAPRESE… PARLA SOLO ITALIANO

SEDANI CON FONDUTA DIPECORINO DI PIENZA E ZAFFERANO DELLA VAL D’ORCIA

ZUPPA DI FARRO

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