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Archive for agosto 2011

Quest’anno la rete internet in Sardegna aveva seri problemi tanto che ho chiamato il 119 per sapere come mai il segnale andava e veniva, fatto sta che non sono riuscita a pubblicare tutto in diretta e nemmeno potevo passare da tutti voi per commenti e per vedere tutte le vostre bontà e i vostri viaggi e vacanze. Ora sono rotiornata, spero di riprendere tutto e mi scuso di tanta latitanza. Oggi vi racconto il tour della Barbagia sarda… è sempre stata considerata la zona calda della Sardegna, dove negli anni scorsi, sono avvenuti i sequestri più toccanti della cronaca nera italiana. Ora invece è divenuta una delle zone più ammirate dai turisti dell’isola sarda. Uscendo da Ortueri salendo fino a più di 9oo metri sopra il livello del mare, non sembra più di essere nella macchia mediterranea classica della costa sarda. Il mirto e il rosmarino danno spazio a pini e la macchia diventa un sottobosco fresco e meta di animali di montagna. Il primo paese che s’incontra è TONARA, paesino famoso per la produzione del torrone arroccato sui monti del Gennargentu. Non può mancare la mia tappa per l’acquisto di qualche pacco di torrone: fra i vari presenti quello che preferiamo in assoluto è del torronificio di PRUNEDDU dal 1963, che nel suo laboratorio, produce torroni con miele sardo di vari gusti con diversi tipi di frutta secca quali mandorle, noci e nocciole. Va gustato freddo per esaltare il sapore del miele sardo e della frutta secca. Non mancano anche quelli aromatizzati al mirto. Nel negozietto rustico e molto semplice, è possibile acquistare anche il miele e libri della cultura sarda. Veniamo accolti con la classica semplicità dei sardi, silenziosi e riverenti, prontissimi a descrivere i loro prodotti. All’entrata del paese il cartello indica Tonara quale paese del torrone e dei campanacci con un museo dedicato al dolce famoso anche a livelo mondiale.

Pruneddu Salvatore & C. s.n.c.

via Ing. Porru, 5 Tonara – Nuoro

http://www.pruneddu.it/

Proseguire sulla strada è semplice: dopo vari tornanti arriviamo a FONNI che significa “dio delle fonti” (infatti il paese conta numerose fontane sorgive); ci cattura questo paesotto di circa 5.000 abitanti decorato ovunque da murales che attirano turisti con macchina fotografica in ogni angolo del paese, paese che ci fa intuire quanto sia ricco di storia. I Murales vengono vissuti come parte culturale del paese capace di coglierne l’anima, rispettando le architetture, la religiosità, gli usi e i costumi. I murales hanno forti radici nel passato, arredano e anunciano storie di una popolazione orgogliosa delle proprie origini.

I murales “storici” e più conosciuti e ammirati a Fonni sono: i due anziani appoggiati sulla ringhiera del balcone – che non c’è – a godersi il panorama che se visto da lontano sembrano veramente presenti e vivi. “Sas Parillias”  ovvero le dimostrazioni acrobatiche con i cavalli in corsa e i cavalieri vestiti col tradizionale costume: i cavalieri si esibiscono con destrezza, dando prova di abilita’ e coraggio e creando la figura spettacolare, quella che fa venire i brividi e strappa gli applausi.

Ecco altri murales che hanno richiamato la nostra attenzione: la vecchina sull’uscio di casa e gli anziani seduti “in sa muredda” a farsi quattro chiacchere o i tre cavalli bardati a festa che a prima vista sembrano proprio veri, oppure il gigante sardo imponente e severo a guardia del museo e le processioni coloratissime e suggestive. E poi ancora il murales, dedicato ai defunti, ha come titolo “Sas animas de su pruhadoriu”. Le strofe riportate nel murales sono quelle de “Sos Coccios de sas Animas”, preghiera dialettale in versi che si canta durante il novenario dei defunti. Fonni è il paese più alto della Sardegna, colorato, pulito e ordinato, adagiato sulle pendici settentrionali del Gennargentu a 1000 metri sul livello del mare. Anche in questo paese, la tappa gastronomica è un dovere: famosi sono i savoiardi di Fonni che personalmente adoro. Morbidi, dolci sono biscotti più lunghi rispetto ai classici savoiardi, buonissimi dal colore leggermente dorato. Fragranti sono composti con ingredienti semplici quali uova, farina e zucchero. La loro preparazione risale ad una tradizione centenaria. Prima di trovare una pasticceria per il loro acquisto, abbiamo girovagato per il paese composto da vecchie e strette stradine: deve essere meraviglioso in inverno completamente innevato; infatti in questa parte di Sardegna si possono praticare sport di montagna essendo paesi ad alta altitudine, il clima qui non è per niente mediterraneo e durante i mesi invernali impianti di risalita possono permettere delle sciate. Tra Fonni e Orgosolo, ci siamo fermati in agriturismo “Ai Monti del Gernargentu” per un pranzo: bellissimo ambiente completamente immerso nei prati della Sardegna, fiori colorari ovunque, barbecue in sasso in giardino per la cottura del maialino,molto ampio con la sala pranzo del soffitto alto con quadri appensi un po’ ovunque alle pareti. Il servizio molto ligio, ambiente pulito, menù classico di agriturismo sardo.

Il menù prevede i classici piatti di tradizione sarda: piatto di salumi nostrani, varie focaccine ripiene con verdure di stagione, cipolle e peperoni in agrodolce e frittatine vegetariane, torte salate e polpettine.

E poi maloreddus con pecorino, guanciale e un pizzico di zafferano, ravioli di magro e il maialino sardo con patate al rosmarino. Per finire frutta, seadas e caffè, vino e acqua tutto a 35 euro. Agriturismo perfetto in ottimo clima sardo, pulito, ampio e immerso nella natura, personale ligio.

Arrivati ad Orgosolo , il paese sardo famoso per la grande abbondanza di murales, la maggior parte a sfondo politico, che abbelliscono i muri delle case illustrando le problematiche vecchie e nuove, le storie dei suoi abitanti soprattutto pastori e agricoltori. Al momento si contano più di 150 murales che ormai fanno parte integrante dell’immagine del paese. Ma Orgosolo fu soprattutto famoso negli anni ’60 e ’70 dove fu protagonista dell’anonima sequestri.

Con questo post ringrazio Lory per i premi di cui mi ha fatto dono:

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DONNE SUL WEB dedica la settimana al FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA: anche il canale cucina si è ispirato al cinema per la preparazione di piatti buoni, prelibati e ghiotti da gustare davanti ad un bel film, appunto… magari lo stesso da cui abbiamo preso spunto per le nostre ricette. Venite a trovarci perchè ci sono ricette per tutti i gusti… io vi aspetto con il mio OSSIBUCHI E RISO tratto dal film SEX AND THE CITY 2. Alla serie televisiva da cui hanno tratto due film. sono molto legata: durante le notti che passavo sveglia per le poppate del mio piccolo, le avventure delle amiche più glamour di New York mi hanno fatto tanta compagnia…

PER INGREDIENTI E PREPARAZIONE

Vi lascio anche il link alla ricetta precedente…

PER INGREDIENTI E PREPARAZIONE

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Eccoci finalmente alla SAGRA PAESANA 2011 della PRO LOCO di Lipomo: tre week end di buona cucina e musica da ballare!!! vi aspettiamo come sempre, fedelissimi e numerosissimi!

 

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Quest’anno non so’ vedo la Sardegna interna più verde rispetto agli anni scorsi, più rigogliosa e più piena di foglie, meno arida e bruciata; sarà forse perchè anche qui l’estate si è fatta un po’ attendere: giornate belle si ma non con temperature elevate, come in questi giorni a metà di agosto. Viaggiando in auto, l’aria fuori è asciutta ma caldissima e regala un profumo fra mirto e rosmarino che aleggia impalpabile ma si sente eccome, indescrivibile come il cielo azzurro e limpidissimo che ci sovrasta. Ora si che fa proprio caldo. Siamo a Oliena… Prima di fermarci per il pranzo qui, abbiamo visitato le FONTI CARSICHE DI SU GOLOGONE pensando di trovarci una semplice e poco rilevante pozza di acqua, magari in territorio impervio che ci ha sempre deviato lungo percorsi a noi più comodi negli anni scorsi. E ci sbagliavamo in pieno: siamo arrivati in un luogo in aperta natura, curatissimo e pulito con aree per il pic nic, giochi per i piccini, un punto bar/ristoro, prati e radure tutte in perfetto ordine. Lungo il fiumiciattolo, si può arrivare sopra una collinetta con arroccata su di essa una piccolissima e rupestre chiesetta di campagna in cui si adora “LA NOSTRA SIGNORA DELLA PIETA'”.

Girandole attorno si arriva al culmine della sorgente con un panorama naturalistico da mozzare il fiato: rocce di natura granitica a strabiombo sulla fonte di acqua potabile talmente profonda che a tutt’oggi non si è ancora arrivati a toccarne il fondo, fondo che misurato lo scorso anno i sommozzatori sono riusciti a scendere fino a 138 metri per una durata di otto ore con sei ore di risalita. La parte rocciosa fa parte del Supramonte di Oliena, da dove scorre l’acqua fresca, limpida e bevibile con una portata di circa un 300/500 litri al secondo – la più grande di tutta la regiOne – è da qui che ha poi vita il torrente che costeggia il sottobosco di eucalipti, torrente – da come abbiamo potuto vedere – percorribile con kaiak arrivando fino al fiume Cedrino.

La bellezza di questa escursione sta nell’affascinante visione del tutto e solo naturalistica dell’ambiente – che da come si evince – è orgoglio degli abitanti della zona. Sarà forse anche quest’acqua che regala splendore ai vigneti, numerosi, della zona? credo di si avendo poi come risultato il famoso vino rosso Cannonau… Da come raccontano le persone del luogo, queste fonti sono state dichiarate monumento naturale in base alla legge regionale oltre che ad essere le sorgenti più importanti della Sardegna. Arrivarci è molto semplice: molteplici sono i cartelli che si trovano nel centro di Oliena, basta percorrere circa un sei chilometri fuori dal paese e lungo una strada ai lati vi sono ancora precise indicazioni che svoltando, vi portano dritti ad un piazzale/parcheggio per auto. Una breve passeggiata indicata con cartelli – fra i quali quello di divieto di balneazione, quello su cui dice che l’acqua è bevibile, trasportabile a casa e infine quello che prega di non calpestare la fonte per la raccolta dell’acqua da bere – con pagamento di un biglietto di soli due euro e solo per adulti, porta alla sorgente.

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SU GOLOGONE, Oliena Nuoro

… ho detto ancora perchè è la nostra tappa fissa il giorno prima di ferragosto quando scendiamo a Ortueri per festeggiare il 15 agosto in campagna con la zia di Marco. Di questo meraviglioso resort immerso nei vigneti del cannonau vi ho già parlato ben due volte: l’anno scorso durante la mia vacanza in Sardegna con i miei genitori (qui il post) e poi ancora l’anno passato ancor prima nel mese di agosto (il post è questo). Nel raccontarvi di questa meraviglia immersa nella natura non bastano le parole: un resort a quattro stelle comprensivo di ogni confort, noi godiamo come al solito del ristorante tipico sardo, ogni piatto è legato alla cucina ogliastra della Sardegna. Oggi siamo stati ospiti nella loro terrazza con vista sulla piscina e iacuzzi, entrambe con acqua delle fonti li’ vicino – ve ne parlo in un altro post – in un ambiente raffinato, curato in ogni particolare e immersi in tanti colori: dagli arredi tutti blu mare alle tavole con tovaglie in lino, bicchieri colorati e posate in stile anticato, le pareti bianche ragalano un contrasto straordinario agli occhi di chiunque varchi la soglia posta dopo la maestosa reception con arredi in perfetto stile sardo, la bottega di artigianato dove poter acquistare i loro gioielli e la sala interna con il grande camino dove fanno cuocere le carni quali il maialino, le bistecche, l’agnello e le varie salsiccie. Ogni angolo è caratterizzato con suppellettili sardi e tutti in stile e posti uno accanto all’altro in perfetta cromia.

Ma ecco di cosa ci siamo deliziati: antipasto della montagna con affettato misto quale prosciutto crudo tagliato a coltello, pancetta, salame e salssiccia con qualche oliva; i caldi comprendenti ricotta calda con sughetto, funghi sott’olio, fegatini caldi e polpettine con qualche frittura.

Matteo si è goduto un piattone di malloreddus con ragu’ di carne mentre Marco si è gustato le orecchiette con erbe di campagna che mi ero gustata io precedentemente, e direi ottima scelta. Invece io oggi ho voluto assaggiare la minestra dai racconti di Grazie Deledda: un piatto in apparenza povero con brodo e una pasta sottile e tagliata a mo’ di spaghettini fini con tantissimo formaggio; mi ha riscaldato, anche se ci sono 40°C, delizioso e perfetto sia nel sapore sia nella consistenza: la prima impressione appena ingoiato il primo cucchiaio mi ha regato un sensazione povera, appunto mentre a fine ciotola mi sono sentita molto bene e appagata.

Per finire dessert: Marco si è gustato il gelato di ricotta con pinoli e caramelo al Mirto mentre io mi sono letteralmente “fata male” finendo con una bella seadas al miele e zucchero che a essere sincera avrei evitato. La pasta fritta della seadas era perfettamente cotta, per niente unta, croccante come un biscotto.

Per finire caffè e vino bianco vermentino di Sardegna Costamolino delle cantine Argiolas. Prezzo 84 euro… ne vale la pena anche se oggi vorrei sollevare un piccolissima critica nei loro confronti: sono ormai un quattro anni che ci fermiamo da loro per un pranzo e purtroppo il menù è sempre questo, non hanno mai cambiato un piatto. Sono d’accordissimo con loro che vogliono mantenere una tradizionalità in cucina proponendo piatti di vera cultura gastronomica dell’Ogliastra sarda, ma credo fortemente nella loro probabile possibilità di allargare i loro già splendidi orizzonti in cucina. Un ristorante comunque da provare assolutamente!

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PEPE BIANCO – via Catello Piro – OLBIA

Una bella passeggiata per il centro di Olbia tra aperitivo e cena: il centro storico della città, tutte le estati, regala ai turisti negozi aperti fino tardi, intrattenimenti vari nella piazza antistante il porto, giocollieri di strada e un mercatino grazioso lungo le sue vie principali: non poteva mancare qualche acquisto di cui un bell’abito nelle tinte degli azzurri/blu senza spalline e una graziosa collana confezionata con prodotti naturali creati da una ragazza francese molto carina e colorata. Per godervi un aperitivo e/o una cena, c’è poi l’imbarazzo della scelta tra i tanti ristoranti e bar per una svariata scelta per tutti i vostri gusti. Posti tutti ai lati del viale o nascosti nelle viette laterali, con i loro tavoli tutti assiepati – mi ha ricordato tantissimo Parigi con i suoi caffè e bistrot tutti sulle strade con i mini tavolini – potete godervi la buona cucina gallurese a qualsiasi prezzo vogliate e a qualsiasi grado di piacere vogliate: insomma ce nè per tutti i gusti e portafogli. A noi è piaciuto molto il ristorante PEPE BIANCO FASHION posto lungo una vietta laterale al vialone centrale ornato di negozi: un ristorante/pizzeria molto moderno e giovanile con un menù discreto dalla pizza al pesce, dai primi ai secondi sia di carne sia di pesce. Il personale giovane, dinamico, simpatico; l’ambiente modernissimo di salottini bianchi in pelle sia nella sala interna sia lungo la striscia del marciapiede all’esterno. Grossi lampadari all’interno, regalano all’ambiente un po’ di glamour. La nostra cena è stata molto leggera e semplice ma direi buona e gradevole: Marco ha mangiato una pizza ben cotta ma forse poco salata la pasta (abbiamo rimediato con dell’olio piccante), comunque buona, sottile e ben guarnita con crudo e rucola, Matteo si è gustato i Malloreddus di pasta bianca e verde quelli lunghi e stretti, con sugo di salsiccia mentre io avevo optato per una frittura di pesce ma causa maestrale, purtroppo il pescato del giorno era stato scarso e quindi pesce fresco non disponibile. Punto a favore del ristorante che poteva servirmi una bella frittura congelata, di quelle che si tengono di scorta per non deludere il cliente, per intenderci!!! in opzione mi sono gustata un buon e fresco salmone dalle fettine spesse per essere un carpaccio su un letto di insalatina fresca, pomodorini e qualche goccia di balsamico… perfetto! volevo restare leggera ma senza perdere il gusto e sono stata accontentata. Per finire una bella e abbondantissima insalata mista con un po’ di tutto, bastata per entrambi. Caffè, birre e coca per Matteo al prezzo di 42 euro, quindi conto finale tranquillo e ben speso!

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Ristorante Pizzeria “LA LOGGIA”

Villaggio Rudargia, 8 – Porto Rotondo – 07026 OlbiaTempio – Tel.: 0789 35120

Non vi ho mai parlato di questo ristorante pizzeria, eppure lo frequento da ben 14 anni e cioè da quando sono approdata qui a Porto Rotondo. Sarà forse che lo sento un po’ parte di me: è il ristorante in cui consumo sempre la prima cena appena sbarco, è la pizzeria sotto casa anzi direi di fianco a casa perfetta per qualche pizza da asporto o per una cena dell’ultimo momento e quindi un po’ parte di quella routine molto volentieri consumata durante le mie vacanze rilassanti al mare. Se volete gustare piatti sia di pesce che di carne oppure una pizza, è il posto più che giusto a Porto Rotondo. I prezzi sono più che abbordabili e come ristorante è molto ampio avendo una grandissima terrazza all’aperto – perfetta se avete bimbi al seguito oppure cagnolini -ma anche una sala interna molto ampia, ordinata e pulita. E’ un ristorante che trovate aperto tutto l’anno, il personale giovane ma educato e il servizio tranquillo e poco pretenzioso, perfetto per cene molto easy e in famiglia. E anche quest’anno per la nostra prima serata, siamo stati loro ospiti: solo qui ho mangiato spaghetti alle arselle e bottarga divini dove si vedevano sia i gusci di mare, in abbondanza, ma anche la bottarga, spolverata molto abbondantemente: nulla da paragonare allo stesso piatto consumato lo scorso anno in un altro ristorante sempre stra pieno ma non nei piatti, o perlomeno li riempino solo di pasta (ma non vi dico che posto è anche se gli ho dedicato un post). Come entrèe ci siamo fiondati sull’impepata di cozze, piatto più che azzeccato essendo la Sardegna produttrice di questi gusci; a finire un fresco sorbetto di limone con wodka, caffè il tutto innaffiato da Vermentino di Gallura, ovvio. Se non amate il pesce – come mio padre, per esempio – potete gustarvi i classici piatti sardi sia come primi piatti sia come secondi piatti oltre che ad una varietà di pizze. A testa, quindi antipasto di cozze, primo piatto di pesce, dolce, caffè, vino in bottiglia e acqua – per riassumere – circa una trentina di euro a testa. Non abbiate pretese, però… è un posto molto tranquillo anche se a Porto Rotondo… ma forse è proprio questo che mi piace!!!

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Mangia Prega Ama (Eat Pray Love) con Julia Roberts – regia di Ryan Murphy

Al mare in pieno relax con la voglia di far niente, è ancor più bello godersi qualche film e mai film fu più azzeccato: in onda su sky, mi sono goduta Mangia Prega Ama, liberamente tratto dall’omonimo libro/bestseller di Elizabeth Gilbert. E’ perfetto per una serata tranquillissima dopo una lunga giornata di mare, perchè questo film  così acclamato quanto il successo del libro, si è rivelato piatto dalla serie della classica commedia romantica americana, quella commedia che racconta di donne sempre un po’ “disperatamente esaurite” ma almeno in questo caso non si tratta di casalinghe bensì di una bella e affascinante donna in carriera: racconta la vita di Liz Gilbert, donna moderna con una bella carriera, un marito affascinante e forse troppo innmorato che ne soffoca la sua personalità, una casa bella e accogliente a New York ma come tante altre donne, è insoddisfatta, molto confusa convinta che forse dalla sua vita potrebbe ottenere molto ma molto di più e soprattutto per se stessa senza rimanere solo una donna sposata e casalinga, voglia di vivere emozioni!!!. Dopo una sofferente decisione con il marito, Liz capisce che è giunto il momento di separare le loro vite chiedendo il divorzio. Apprende che il suo prossimo punto di partenza sarà intraprendere un lungo viaggio fra tre continenti diversi per godere delle cose buone, per pregare e capire il suo io interiore e infine senza volerlo innamorarsi e capire di avere più rispetto e amore per sè… e così che in Italia riscopre il piacere di mangiare “ingrassando” ma di piacere, riscopre il senso dell’amicizia e della famiglia; in India arricchisce la sua spiritualità e quanto in apparenza possano essere diverse e misteriose le persone intorno a noi e, inaspettatamente, a Bali ritrova il suo equilibrio interiore grazie al vero amore e alla dolcezza spiccata di un uomo. E proprio a Bali riesce a  tornare dallo sciamano che le ha fatto capire quanto fosse insoddisfatta…

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Il capitolo italiano è bello, uno stralcio del benessere che noi godiamo tutti i giorni e che per gli stranieri può essere fonte di relax e tranquillità: un susseguirsi di scene dove Liz assapora profumi e sentori di cibi e vini ottimi a lei solo conosciuti sulle riviste, caffè caldo e avvolgente con dolci golosi e ricchi. E sarà proprio un incontro nato per caso in una caffetteria di Roma, che farà conoscere a Liz nuovi amici, che le farà assaporare l’unione e la famiglia ma soprattutto la vita.

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Molto bella la scena in cui lei si gusta un gelato accanto a delle suore anche loro mentre si godono un gelato: la stessa cosa è successa a me a Roma qualche anno fa… e sembra una scena irreale, ti viene da ridere ma anche chi porta una tonaca sa gustarsi il buono del cibo. Adorabile è Julia nelle scene tra Roma e Napoli, in perfetta sintonia che il piacere al cibo: a Roma piatti tipici quali carciofi, pasta alla norma e sugo di cinghiale; seduta al tavolino di una trattoria, appena arriva il piatto di bucatini, Julia se la ride fra sè per il fatto di gustarsi una tale delizia e con gli occhi sorridenti si spolvera i suoi bucatini con parmiggiano e affonda la forchetta, arrotola e via di godimento; a Napoli tra le vie della città con panni stesi fra un balcone e l’altro, a gustarsi la pizza…

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Terminata la vacanza in Italia e salutati gli amici ormai cari, Liz parte per l’India alla ricerca della tranquillità interiore: se a Roma fu Luca Argentero bello più che mai a fargli da guida e a fargli conoscere persone speciali, in India inciamperà nella conoscenza di un particolare e alquanto cinico nuovo e futuro amico interpretato da Richard Jenkins; dopo scontri verbali, l’uomo e Liz riescono a riconoscersi e a divenire amici al punto che l’uomo gli confessa le ragioni del suo essere nell’ashram di una guru – guru che Liz non avrà il piacere di incontrare dal vivo ben ferma nel vivere nel suo lussuoso appartamento a New York – e racconta perciò dell’ex moglie e del figlio che ha rischiato di investire dopo una bella ubriacatura. Liz poi incontrerà una dolce e decisa – ma solo in apparenza – ragazza che vive nell’oasi della guru: convinta di scappare dal suo matrimonio organizzato, racconta a Liz di voler studiare e fare qualcosa di buono e utile nella sua vita. Ma purtroppo la tradizione indiana non riesce a sfuggire al destino della ragazza: bellissime le scene colorate ed intense del film in cui si racconta del classico matrimonio indiano.

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Dopo la partenza del suo amico, Liz diventa guida per nuovi abdetti della guru, fino al giorno che anche lei finisce la sua vacanza di fede e di partire per Bali alla ricerca del suo santone.

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Nella speranza di esaurire la confusione sua interiore nell’esotismo di una seduta con il suo santone – un simpatico vecchietto in mutandoni, che non può prendere l’aereo “perché non ha i denti” – Liz si ritrova nella verdeggiante Bali e qui incontra un uomo sensuale e dolcissimo interpretato da Javier Bardem. Dopo qualche rimorso di Liz, che scappa dalla bellissima dimostrazione d’amore di Javier, Liz vuole tornare a casa e prima passa dal suo santone che le fa capire quanto è importante vivere le proprie emozioni senza mai guardarsi indietro. Ed è così che Liz corona il suo sogno d’amore senza lascaire ne l’uomo ne Bali…

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Dopo avervi raccontato il film nelle sue parti migliori o meglio in quelle che più mi sono piaciute, non sò dirvi la morale che può lasciare questo film… se noi donne avessimo la possibilità di fare come Liz penso che il turismo avrebbe un’impennata di guadagni notevole. E’ bello riuscire a star soli e a fare esperienze nuove, ma la vita di tutti i giorni con i suoi impegni ha sempre la prevalenza… alla fine il film, e temo anche il libro che non  ho intenzione di leggere, si rivela una storia sentimentale e d’amore con una parentesi umanitaria – quella in India – ma che sfuma sulla superficialità e sulla voglia di tutti di benessere, si vede anche dalla guru ben salda a NY, vede una Roberts più seria e matura, composto e sempre dritta sulle sue gambe. Solo nellìepisodio italiano, si può rivedere la Roberts un po’ scanzonata delle sue precedenti commedie… Nel capitolo italiano non mi è piaciuto per niente la descrizione fatta alla gente italiana: non so’ se gli americani sono convinti di vedere in Italia un paese fatto ancora di anticaglie ma una domanda mi nasce spontanea: una donna famosa e benestante, americana per giunta quindi ultra moderna, si può accontentare di vivere in un appartamento in pieno centro a Roma in cui non vi è acqua calda che si deve scaldare sulla stufa – e siamo in estate – oppure con i buchi nel soffitto? credo di no e credo anche che a Roma in certe pensioni non ci si vive più, tanto meno si pensa di affittare tali catapecchie… Ma noi italiani siamo visti in questa veste? perlomeno del cibo ne parlano molto bene… per il resto nel film non viene molto sottolineata la bellezza del paese se non per qualche stralcio di monumento quà e là… e quindi mi vien da dire: solita commedia all’americana romantica,carina da non rivedere molto spesso. Son felice di aver aspettato la prima visione ma su la pay-tv, non ho speso soldi per cinema e noleggio dvd… e per il libro non se ne parla nemmeno!!! L’unica bellezza sono le immagini di cibo e le location che hanno scelto.

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Un “Dolcepensiero”… segreto: “…Helen trovava vari modi per introdurre di soppiatto l’estate nei bui mesi invernali, inscatolando e surgelando la frutta dei loro alberi in luglio e in agosto e utilizzandola poi in modo stravagante durante tutto l’inverno: chutney alla mele con il tacchino del Ringraziamento, salsa ai lamponi sopra un POUND CAKE dicembrino, mirtilli nelle focaccine a gennaio…” E’ uno scorcio del libro “LA SCUOLA DEGLI INGREDIENTI SEGRETI”di Erica Bauermeister che mi è paiciuto perchè racconta, in poche righe, come la cucina può essere rifugio non solo di bontà da utilizzare anche fuori stagione, ma anche come nostro rifugio particolare dove rilassarsi tra il tintinnio del cucchiaio sulla pentola oppure accerchiarsi di mille e più colori delle stoviglie, delle verdure e della frutta… un’ancora di salvezza in momenti tristi o magari malinconici. Mi ha colpito poi il nome di questo dolce di cui sinceramente non ne avevo mai sentito parlare: tra i miei vari libri e riviste ho poi potuto leggerne diverse versioni con l’aggiuta dei più svarianti ingredienti divenendo per molti un’ottima base per un dolce da risveglio. Il pound cake è una torta preparata con ingredienti semplici e comuni quali uova, burro e farina miscelati in parti uguali – di solito una libbra, in inglese pound – da cui prende il nome. E’ un dolce tipico americano perfetto per la colazione ma anche per pic nic o feste per i bambini. Dal sapore dolce e di consistenza morbida grazie al burro, può essere aromatizzato con svariati ingredienti: ottimo il cioccolato, i frutti di bosco ma anche perfetto se abbinato a salse dolci, palline di gelato o composte di frutta. La mia versione prevede l’uso degli ingredienti in stessa quantità: in base al mio stampo per plumcake, ho diviso le dosi a metà mantenendo però la tradizione di parità negli ingredienti. Soprattutto qui al mare è protagonista indiscusso per una sana e genuina colazione prima di scendere in spiaggia…

INGREDIENTI

1 pound corrisponde a circa 453 grammi, per il mio stampo da plumcake ho utilizzato 1/2 pound

1/2 pound di burro leggermente salato

1/2 pound di zucchero semolato

1/2 pound di farina bianca

1/4 pound di latte intero

3 uova (pari a circa 226 grammi)

1 bustina di lievito per dolci

1 fialetta di essenza alla vaniglia

la buccia di un limone non trattato

PREPARAZIONE

Fondere a bagnomaria il burro. Nella planetaria, mescolare il burro fuso allo zucchero. Unire le uova uno alla volta. Continuare aggiungendo la farina con il lievito setacciati insieme, mischiare bene il tutto fino ad ottenere un composto ben gonfio; unire la vaniglia, la scorza del limone e il latte al composto che verserete in uno stampo da plumcake imburrato ed infarinato. Infornare per circa un’ora a forno già caldo a 160°C.

Con questa ricetta partecipo al contest:

USA SWEET USA – IL MIGLIOR DOLCE DEGLI STATES

del blog I DOLCI DI CAIA

al contest TUTTI PAZZI PER IL BRUNCH

del blog A TAVOLA CON MAMMAZAN

e partecipo anche al contest

CUCINANDO… DOLCEMENTE

del blog IO… COSI’ COME SONO…

E passiamo al libro “LA SCUOLA DEGLI INGREDIETI SEGRETI”… è la storia di Lillian proprietaria di un noto ristorante che durante il giorno di chiusura  – il lunedì – diventa insegnante di cucina. Ai suoi diversi allievi, farà imparare le sue ricette con sempre quell’ingrediente segreto e particolare che nel finale dà ai suoi piatti una particolarità unica. Ogni ricetta ha un proprio significato capace di addolcire un momento triste o rallegrare di felicità un momento difficile. Lillian iniziò da bambina a cucinare e ad amare il cibo grazie ad Abuelita che con una ricetta unica, riuscì a guarire una mamma sempre depressa e con continui sbalzi di comportamento. Abuelita è una donna misteriosa proprietaria di una bottega di spezie che diviene amica di Lillian, la quale dopo diverse dlusioni che la vita le ha riservato, un perde lo spirito e la consapevolezza di quanto una ricetta possa aggiustare le cose grazie all’alchimia che creano i diversi ingredienti. Per questo che il suo ristorante acquista un fascino particolare, diviene un luogo particolare dove le persone sedute ai tavoli, ragalano indirettamente e inconsapevolmente, atmosfere cariche di ricordi, di amori persi e poi ritrovati, di amicizie consolidate a suon di forchette. E anche nel corso di cucina, i suoin allievi diventano fonte di ispirazione e loro stessi apprendono da Lillian la giusta ricetta per appianare tutti i loro problemi: tutti sono alla ricerca di quel proprio ingrediente segreto che manca nella loro vita. Protagonisti di questo romanzo diviso in vari capitoli e dove in ogni di esso viene raccontata la vita dei suoi allievi: Claire una giovane madre insicura; Tom triste e angosciato per la perdita delle propria moglie; Chloe una ragazza troppo incerta e di conseguenza maldestra in tutto ciò che fa ma ricca di vitalità; Isabelle concentrata solo sulle ricette per non pensare ad altro. E poi Ian protagonista non di sua spontanea volontà bensì attore di un regalo, si vedrà catapultato in cucina a preparare una cena per una persona speciale e magiche sono le parole che Erica usa per raccontare come riesce a creare un dolce perfetto per una prima cena… Per tutti loro Lillian prepara ricette per alleviare le loro tensioni: e così che nascono piatti perfetti, buoni quali le tortillas con quel tocco di esotico e di avventura, soffici glasse per far dimenticare tradimenti, un ragù al pomodoro con ingredienti capaci di far nascere nuovi amori. Ma Lillian avrà la capacità di creare anche per lei la giusta ricetta per appianare la sua vita? è questo il suo solito quesito di cui sà già la risposta e che purtroppo è dura da realizzare perchè solo mettendosi in gioco potrà capirla e realizzarla. E’ un romanzo difficile da leggere per il fatto che il filo conduttore della storia, viene continuamente interroto dalla descrizione delle vite difficili e complicate dei vari protagonisti, ma non per questo da non leggere perchè comunque bello, elegante e un vero corso di cucina. Oltre alla POUND CAKE, realizzata per la prima volta, il libro racconta altre belle e avvolgenti ricette e di alcune fra le più particolari, vi è in fondo al libro ingredienti e preparazione. Le parole mi riecheggiano ancora in testa…: “Basta così – disse Lillian – ora lavoriamo l’impasto. Pensate alle vostre mani come a onde che3 entrino ed escano dall’oceano. Ripiegate l’impasto su sè stesso, poi premetelo delicatamente con la base carnosa del palmo, piegatelo e premete di nuovo, come a farlo diventare parte di voi. Potreste usare l’apposito uncino sul vostro mixer, volendo, ma vi perdereste qualcosa. Impastare è come nuotare o camminare: tiene impegnata una parte della vostra mente e permette all’altra di andare dove vuole e deve andare… Quando l’impasto è pronto – disse Lillian – lo stendiamo e lo tagliamo in striscioline lunghe e sottili. Esistono apposite macchine, provatele, se lo desiderate. Oppure trovatevi un lungo mattarello di legno, un coltello affilato e una bella sedia alta su cui stendere le striscioline. Non avranno tutto lo stesso aspetto, e va benissimo così. L’importante sono le vostre mani”. Non trovate che sia la descrizione più romantica per descrivere la ricetta delle tagliatelle? per me si… perchè sono riuscita ad immaginarmi in quella cucina a preparare la pasta come fossi una sua allieva. Alla scuola di Lillian diventa poesia la ricetta per il ragù, gli spaghetti ai frutti di mare vengono avvolti da pensieri caldi e mediterranei e una semplice pasta al ragù curata nei minimi particolari diviene filo conduttore per una storia d’amore… Ma il romanzo non è un ricettario vero e proprio bensì un romanzo ricco di storie di vita, cambiamenti sconvolgenti perfetto per rilassarsi e per sognare. L’ho acquistato perchè famoso e acclamato ma alla fine non mi ha entusiasmato fino in fondo, causa – soprattutto i diversi cambi durante la lettura,  come già detto – per raccontare le vite passate dei protagonisti a volte anche fin troppo banali. Non amo questo tipo di impaginazione, che confonde non poco. Comunque piacevole…

Dall’archivio di Dolcipensieri:

BARA BRITH

PLUM CAKE COM POMODORI SECCHI E PRIMOSALE

PLUM CAKE ALL’ARANCIA E SEMI DI PAPAVERO

Con questa ricetta partecipo al contest “Book & Cook”

del blog “Grembiule e presine”

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Dolcipensieri vi augura a tutti buone vancanze!!!

(nella foto, panorama dalla terazza di Capo Coda Cavallo – Olbia Tempio)

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