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Archive for 20 febbraio 2012

LEGGERE E’ CIBO PER LA MENTE!

PASSA PAROLA!

Oggi vi lascio qualche trama e recensione degli ultimissimi libri che ho letto fra gennaio e questa metà di febbraio… e qualche link a ricette in tema!!! buona lettura!

(immagine presa dal web)

Sophie possiede un negozio… famosissimo soprattutto per dei suoi cioccolatini che contengono un bigliettino, una sorta di biscotto della fortuna al rovescio, ricoperti di cioccolato dal sapore amaro e non solo al gusto ma anche dalla lettura dei loro messaggi, molto “avvelenati” e poco romantici e acidissimi, tutti con un’ispirazione completamente acida nei confronti dell’amore. L’idea che ha ispirato Sophie a creare questi cioccolatini, è nata dopo la rottura con il fidanzato – Garrett – con cui era in procinto di sposarsi, il quale l’ha lasciata, dandole la triste realtà di non credere più nell’amore. Così, quando lui torna chiedendole perdono e dichiarandole il suo amore, Sophie pone una condizione apparentemente impossibile per poter uscire ancora con lei: lui dovrà dimostrarle che la felicità non è come un cioccolatino dolce ma di breve durata ma che esiste sul serio. Mette un annuncio sul giornale “Seattle Times”: “Cercasi felicità” ponendo un limite di almeno 100 buoni e validi messaggi che testimoniano la Felicità; senza credere ai propri occhi. Sophie riceverà ben più che 100 risposte, che la travolgeranno e la sorprenderanno non poco nella loro lettura. E da questo episodio che si rituffa nel suo passato: il giorno del suo compleanno, in un grave incidente stradale, i suoi genitori perdono la vita; Sophie viene adottata dall’agente di polizia che proprio che giorno la soccorse mentre tra le mani aveva il classico messaggio scritto dei biscotti della fortuna che mangiò con la sua famiglia nel suo ristorante preferito. E proprio nelle tante lettere di risposta al suo annuncio, Sophie ritroverà quel messaggio. Inizia così per lei, la sorella e la mamma adottiva un vero e proprio viaggio alla ricerca di quella persone che per tanti anni ha custodito l’unico legame verso quel maledetto giorno. L’incontro con il figlio della persona che trovo tale biglietto, riuscirà a cambiare la sua vita scoprendo il vero motivo per cui il suo fidanzato la lasciò… un destino, un fato lega i due ragazzi sempre a quel tragico giorno. Tutto il romanzo è diviso fra amore, il senso di colpa: scritto da un uomo, Milne riesce a descrivere in modo veritiero e concreto, come la vita in un batter d’occhio può rendere tutto più amaro… e come a volte le persone possono essere legate da uno strano destino senza che loro lo sanno. Durante la lettura di questo romanzo, molte volte mi sono posta anche io se mai ho conosciuto la vera felicità: la risposta che mi balenava e tutt’ora è la stessa, è che la mia felicità è proprio nella mia famiglia, nella mia quotidianità fatta di cose semplici e di come un fatto che può “travolgere” la mia e la nostra vita possa anche travolgere i tuoi stati d’animo soprattutto la felicità! ebbene io mi reputo felice e sapete perchè??? Matteo, il mio bimbo, è da tre anni in terapia logopedica per una sindrome, per niente invasiva ma solo un’eredità familiare: sacrifici e lavoro sia per me ma soprattutto per lui con l’incognita i primi tempi, di aver fatto la cosa giusta, di aver intrapreso la giusta terapia… Posso dire che adesso lui sta bene, e diventato un chiacchierone non più a monosillabi ma con vere parole, dobbiamo ancora lavorare è vero!!! ma la felicità che mi sale quando mi parla e mi racconta tutto ciò che gli passa per la mente fa anche ingoiare il boccone più amaro!!! che sia di cioccolato o no!!! La felicità è per me il benessere di chi mi ama! Un libro scritto da un uomo che racconta d’amore, di felicità, di senso di colpa… un libro a volte amaro e che fa riflettere, ma con un bel lieto fine fra parentesi commoventi…

… e con il cioccolato più amaro – l’extra fondente – una buonissima TORTA

 (immagine presa dal web)

Nella camera di zia Antonia si sente nell’aria un forte odore di aglio eppure alle vecchiette ospiti della casa di cura di Bellano, non danno verdure che potrebbero essere indigeste… eppure l’odore è forte tanto che lo sente anche Ernesto Cervicati nipote dell’Antonia, un’adorabile signora anziana sempre alle prese a succhiare le sue caramelle alla menta profumo che poi rimane alleggiante alla figura della vecchietta, e non certo profumo e sentore di aglio. E l’Ernesto questo profumo di mentine lo conosce molto bene essendosi preso cura della zia in casa propria per ben tre anni prima che lei stessa prese la decisione di andare allo spizio.Antonio invece, fratello dell’Ernesto, non ne vuole proprio sapere della zia. Bidello nella scuola del paese, sposato e amante della salumaia Augusta, una trentacinquenne ossigenata e eternamente “vogliosa”. L’intreccio dei protagonisti di Bellano, paese sul lago di Como, si intriga ulteriormente quando sul conto bancario della zia arrivano dei soldi che non si sapeve la zia avesse: la suora dello spizio, il medico curante della zia nonchè Ernesto si vedranno alle prese di svelare questo improvviso ritrovamento di denari sul conto della zia prima della sua morte… e così che Antonio, spinto dall’avara moglie cornuta, vuole anche lui capire il significato di tale somma oltre che pretendere la sua parte, e qui si svela il mistero del sentore di aglio che improvvisamente si sente un po’ ovunque… E si arriva così a conoscere anche il direttore di banca, il dottor Fastelli che confuso del possibile errore cerca anch’esso di capire e tradurre l’arcano. Leggendo Vitali non posso non sorridere perchè tanto mi ricorda la mia vita prima di sposarmi dove venivo a conoscenza dei pettegolezzi di paese appena tornata a casa soprattutto se raccontarli erano le mie zie e ora rido al pensiero che questi intrecci di paese li sto’ vivendo tutt’ora… Lui racconta della sua Bellano, io vivo a due passi e la stessa armonia di personaggi stravaganti e umili la vivo tutt’ora. Ancora ci sono i medici di paese a cui confidare i propri dolori se poi in sala d’aspetto trovi le “vecchiette” che incontri dal panettiere il gioco di giri di vivi e morti è fatto, il prevosto che dove abito io è già da molti anni che professa e quindi un capo saldo della vita di paese, e poi tutti gli altri che come Vitali racconta, nei paesi si posso allegramente incontrare. Un libro che si legge tutto d’un fiato, la giusta vena di ilarità e quei modi di scrivere tanto brianzoli che rendono ancor più simpatici i romanzi di Vitali. Anche perchè non si vede l’ora di capire il finale, dolce-amaro che sia… ma non vi svelo nulla!!! e già sul comodino ho un altro romanzo dello scrittore comasco: “Olive comprese” perfetta lettura anche questa ricca di caratteristici personaggi da leggere in un colpo solo tanto bello, fresco e irriverente.

…il sapore dell’aglio, in questa PASTA TIPICA E TRADIZIONALE è l’ingrediente principale

(immagine presa dal web)

Finora il primo libro della Bosco che non mi ha fatto impazzire (Mi piaci da morire, L’amore non fa per me). La protagonista di questo romanzo un po’ troppo cinico per me dopo aver letto i due precedenti romanzi di Federica citati sopra, è Arianna: fragile ragazzina, ingenua e imbranata che nel romanzo vediamo crescere vivendo tutte le sue inquetudini soprattutto adolescenziali che si porterà poi per un bel pezzo della sua vita. Una ragazza complessata fin dall’adolescenza con due genitori borghesi e troppo legati a dare di loro una bella apparenza anche se poi non è così. Arianna è sempre alla ricerca dell’amore: prima era a scuola, poi nelle prime uscite adolescenziali, poi nei suoi interminabili viaggi per il mondo sempre vissuti alla giornata e soprattutto in base al ragazzo di turno, tutti buchi nell’acqua, amori impossibili. Una ragazza insicura, sempre in conflitto con ciò che pensano di lei i suoi genitori compassati, oppure sempre in balia dei suoi amici a volte un po’ suonati e dei suoi lavori improvvisati. Arianna vuole quell’amore perfetto che tutti sembra abbiano trovato, e con i suoi chili di troppo, decide di lasciare l’Italia ma soprattutto i suoi poco rincuoranti genitori, e partire per Parigi avendo contro gli stessi genitori convinti che Arianna non ce la farà ad affrontare la vita da sola per lo più in un paese straniero con una lingua che non conosce. E’ così che inizia la seconda vita della protagonista che dalla Francia passa attraverso gente diversa da lei, inizia a conoscere i veri piaceri della vita: cibo e vino, si confronta con le diverse lingue e i diversi volti, suoni e rumori delle tante città che attraversa. Arianna conosce la felicità per anni assopita, si mette in gioco, inizia realmente a sognare, a parlare a cuore aperto, ed a inciampare tante e tante volte risollevandosi sempre magari non bene dritta sulle sue gambe! ma pronta a ricominciare. Lo stile in questo romanzo è cinicamente frizzante e arguto, Federica riesce comunque a raccontare fin troppo bene quello che le ragazze di oggi possono vivere: basta il distacco e le sempre brutte critiche che fanno perdere in loro il proprio amor proprio! e proprio la descrizione della freddezza di rapporto fra mamma e figlia, mi ha fatto pensare per l’ennesima volta quanto noi genitori possiamo essere un ago nella bilancia dei sentimenti e di come possono vivere i nostri figli! Ma la vera protagonista del romanzo anche qui è l’amore: quello vero che non muore mai e che il destino farà sempre rincontrare! Senza però tralasciare una bella dose di infelicità con tutte le conseguenze anche fisiche che esse può portare. Ed è proprio nel momento in cui Arianna approda in un’isola fra le più belle del mondo – Bahamas – che finalmente conosce la felicità e l’amore ma solo per poco perchè la morte improvvisa del padre la trasporta immediatamente nella grigia Torino appioppandosi di nuovo le vecchie insicurezze ed infelicità, il rapporto con una madre mai gentile e compassionevole con lei, con i suoi chili di troppo e poi con la bulimia e un crescente di delusioni sentimentali e di amicizia che la portano al collasso dimenticando che proprio giù al caldo e al sole ha lasciato una bella fetta di se, quella parte bella che qui accanto alla madre non riesce a far uscire. E la morte del padre non ha aiutato il loro già traballante rapporto. Dopo l’ennesimo litigio con lei, dopo i vari tradimenti delle amiche e una storia d’amore che non era molto intenzionata a funzionare, Arianna decide di ripartire per i tropici dall’unico uomo che la resa felice, ma un’amara sorpresa l’attende e quindi rifatti i bagagli ritorna indietro alla vitaccia italiana non rendendosi conto che la felicità può anche venire da una telefonata… dalle Bahamas! infatti il suo ex ragazzo la richiama in Italia chiedendole il motivo per cui è fuggita di nuovo e soprattutto da lui. Sistemato il malinteso, il romanzo non può che terminare nel modo più romantico, perchè alla fine è proprio di amore che si parla e che Arianna sta cercando da 30 anni… ma non ve lo svelo! Un romanzo comunque fresco e moderno da leggere senza troppe pretese ma che con le stesse riesce a far riflettere sul rapporto con i genitori, il rapporto di coppia e fra amici e l’amore che se vero non tramonta mai!!!

…per una cena a casa di sua mamma, Arianna acquista del tartufo bianco come questo.

 (immagine presa dal web)

Un libro, una raccolta di racconti e di ricette di un’antica Sicilia con atmosfere e sfumature arabe… Scritto da Maruzza Loria e Serge Quadruppani – siciliani nel sangue – con un’interessante introduzione di Andrea Camilleri – il siciliano più famoso delle narrativa italiana – i racconti sono ambientati nella Sicilia del XI secolo che vede protagonisti la bella Yasmina e Omar – suo fratello – condannato per alto tradimento.  Per amore, Yasmina farà di tutto per scagionare Omar fino a sedurre il sovrano Ruggero I con racconti da “Mille e una notte” ma soprattutto con le sue pietanze culinarie: tutte siciliane, ricche del suo sole con belle sfumature arabe. Come dice Camileri, il libro racconta di storie che riescono ad amalgamarsi fra di loro senza rendere la lettura difficile bensì chiara, scorrevole e sognante. Un libro non solo da leggere ma anche da gustare e da tenere a portata di mano per le sue molteplici (50) ricette. Magico, mai miglior aggettivo poteve farvi capire quanto è bello leggere questa raccolta di Yasmina… amore, sentimento, patos ti portano durante la lettura, a immaginarti ai tempi di favole d’oro da Mille e una notte appunto. Ma veniamo a Yasmina che grazie alla sua bellezza e bravura in cucina, riuscirà per ben sette volte a rinviare il giudizio di Ruggero su Omar e sette sono le cene che Yasmina preparerà. Tutto il libro parla di amore e delle molteplici sfumature e diversità: amore fraterno fra Yasmina e Omar, amore passionale quello che nutre Ruggero I per la bellissima ragazza. Dall’altra parte si raccontano piatti dai sapori e odori siciliani che mischiano anche quelle tipicità arabe, ricette ereditate dalle nonne e dalle mamme tramandate come tradizione vuole fino ad arrivare ai giorni nostri. Sapori di altri tempi che difficilmente rimangono assopiti. Yasmina cucina, prepara i piatti con l’animo puro, con amore e passione, sentimenti che rendono ancor più prelibato il piatto se cucinato con vera armonia di cuore e sentimenti. Quella di Yasmina raccontata nel romanzo, è proprio e vera arte culinaria che non si ferma solo alla bontà del risultato finale bensì ai gesti che aiutano a fare di un cibo propria e vera cultura. Mentre i racconti che fanno da collegamento alle ricette, sono ben sette ricchi di sentimento, aneddoti e curiosità.

… un piatto tipico della Sicilia, LA PASTA CON LE SARDE, ecco la mia versione

(immagine presa dal web)

Direi che il libro mi è piaciuto, ve lo fa capire solo il fatto che ci ho messo un bel po’ di mesi – avete capito bene – per terminarlo. Noioso, lungo: credevo fosse una narrativa più scorrevole, più romanzata invece racconta dettagliatamente, la vita lavorativa e basta di una cameriera di grandi e rinomati ristoranti. Protagonista è Phobe, insignificante ragazza ma già dalla copertina lo si poteva capire, sempre intenta a quello che vuole fare della propria vita. Che vuole fare la scrittrice lo si capisce e come ogni racconto si rispetti, per poter mantenere questo sogno, impara il lavoro di cameriera che la porterà in uno dei ristoranti più famosi e rinomanti della grande mela: il “Per Se” del celebre chef Thomas Keller. Obbligata ad essere sempre perfetta, Phobe dovrà riuscire ad essere sempre raffinata, pulita ed in ordine, educata e pronta ad un’unica risposta – il si – in qualcunque minuto. Phoebe non solo sarà all’altezza della situazione, ma divenuta chef de rang riuscirà a impressionare persino un temibile critico gastronomico del New York Times. L’unica parte del romanzo carina – a parte le indicazioni delle regole per essere una buona cameriera – è la tenere storia d’amore che avrà con un suo collega. Il libro rimane comunque un susseguirsi di regole che ci accompagna nel dietro le quinte di una realtà prestigiosa, il “Per se”, piena di manie, rivalità, di aspetti “tecnici” del mestiere di maitre e alle altre figure che ruotano attorno alla vita di un ristorante. Un commento positivo me lo strappa comunque: capire come sia serio il lavoro di una persona che ha a che fare con tante tipologie caratteriali, che deve sempre eserre carina e gentile anche quando dentro urlerebbe… il lavoro di cameriere non è affatto semplice e leggero…

… e con questo piatto, ideato dopo aver gustato un risotto simile presso un’accademia di cucina, vi lascio alle vostre letture.

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