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Archive for settembre 2012

Un “Dolcepensiero”… la settimana appena passata è stata un susseguirsi di nuvoloni grossi e bianchi nel cielo, scrosci di pioggia debole e tempestosa e oggi invece, una gran bella giornata e il sole era caldo. L’autunno sta facendo capolino in modo gradevole, il freddo non è sbocciato tutto d’un botto e meno male… nell’aria s’inizia a respirare un profumo di muschio e muffa, la terra dopo la pioggia con il caldo del sole profuma di bosco e il giardino inizia a trasformarsi. Il prato si sta ricoprendo pian piano di uno strato di foglie dai colori caldi, sfumature terribilmente belle da mozzare il fiato.

Nel giardino di casa ci sono ben due piante di melograno, i frutti rosati – badate bene la pianta è il melograno, il frutto melagrana – spiccano fra le foglioline che si stanno ingiallendo… è arrivato il momento di raccoglierli anche se non sono del tutto maturi, con la buccia rossa e rugosa… porta fortuna questo frutto tant’è che simboleggia e troneggia anche sulle tavole natalizie. In casa tengo sempre un bel cestino colmo di questi frutti e fra un poco inizieranno anche ad arrivare le prime zucche, i ricci di castagna, le ghiande e le nocciole. Colori autunnali, sapori di una stagione meravigliosa di cambiamenti, di riposo per alcuni animali, la natura cerca di ritrovare il giusto equilibrio dopo il sole rovente e prima che l’inverno renderà tutto brillante con la brina mattutina, il gelo poi e magari una gran bella nevicata come da un po’ di anni non manca.

Io lego a questo frutto la fortuna, ma in realtà il melagrano simboleggia anche fertilità e abbondanza. Fin da tempi antichi, il melograno è legato a storie di amore e passione… sarà per il suo meraviglioso colore rosso fuoco di buccia e gemme interne? E poi spaccato in due, regala allegria, un frutto spettacolare e affascinante anche solo a vederlo. In Cina è di uso mangiarlo la prima notte di nozze, atto fatto per benedire l’unione degli sposi. In Turchia le donne con il frutto fanno un giochino: lo lanciano a terra, i semini che fuoriescono dalle crepe nel frutto, riveleranno quanti figli avranno. In Dalmazia lo sposo novello come regalo alla moglie, sposta la pianta dal giardino del suocero al loro della nuova casa. Tutte tradizioni romantiche e legate al buon auspicio…

In cucina il frutto melagrana si può usare sia per ricette salate, sia per ricette dolci: con la carne solitamente si accompagnano salse aromatizzate con i suoi chicchi, si possono realizzare confetture e gelatine anche perchè il colore è meraviglioso… In cucina la melagrana io l’ho cucinata così

RISOTTO AL TALEGGIO E MELAGRANA

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Un “Dolcepensiero” piccante: alla fine dell’estate acquisto sempre dei coloratissimi peperoncini piccanti. Alcuni li consuno freschi magari per un buon spaghetto aglio olio e peperoncino altri invece li faccio essicare per poi tenerli in dispensa per i periodi invernali dove li uso soprattutto per aromatizzare anche del minestrone di verdura. Oltre ad essere un ortaggio simpatico, colorato e dalle forme a volte strane, il peperoncino ha una storia affascinante. In pochi sanno che il peperoncino fu scoperto da Colombo quando per sbaglio, approdò in America, convinto di essere nelle famose Indie. Certo di trovare anche il famoso pepe nero detto anche “pimiento” in spagnolo – tanto desiderato dai reali spagnoli – s’imbattè invece nel caliente peperoncino e da qui nacque il suo nome. Era il 1492, ma il peperoncino esisteva già da moltissimi millenni; già conosciuto dai messicani –  gli Aztechi per primi – lo utilizzavano ovunque per aromatizzare le loro pietanze; gli Inca lo consumavano in enormi quantità, aromatizzavano le loro zuppe e spezzatini. Tuttora in Messico il “chile” è insaporito con il peperoncino divenendo per molte famiglie, un vero e proprio rituale con ricette tramandate da madre in figlia perchè ognuna di loro possiede una particolarità. Ma l’accostamento più particolare è dato dal connubio fra cioccolato e peperoncino, ormai divenuto un must per molti prodotti a base di cacao e cioccolato e che esiste da millenni.

E così questo nuovo ortaggio e/o spezia, divenne merce di scambi. Divenne così un protagonista nelle cucine spagnole e portoghesi, avendo parecchie colonie sparse in tutto il mondo fino ad arrivare in India e in Asia sud orientale. Per loro fu cosa gradita il suo sapore e aroma essendo già abituati al pepe nero e al pizzicore dello zenzero e a tutt’oggi l’India ne è il maggior produttore. La sua diffusione poi verso l’Oriente fu grazie ai portoghesi. Con tutte le colonie e gli scambi sulle vie delle spezie, il peperoncino arrivò anche nel nord Africa e grazie ai Turchi anche in Europa: in Ungheria venne usato – a tutt’oggi – per confezionare la paprica. Questa spezia è poi stata trapiantata in Asia e Africa. Le coste dell’Italia meridionale ne trassero il suo uso, soprattutto la Sicilia riuscì a farne tesoro nei condimenti soprattutto quelli con il pomodoro. Il peperoncino approda anche in Francia ed in Inghilterra dove si usa per confezionare i curry, regalati dall’influenza indiana sulla loro cucina.

Così alimenti poveri come il riso in India, le tortillas in Messico, le salsiccie in Italia trovarono nuova vita grazie al sapore infuocato del peperoncino, anche perchè riuscì a fare concorrenza al costosissimo pepe nero pur non avendo nulla in comune.  L’uso del peperoncino in cucina è diffuso quindi in moltissimi paesi: basti pensare alla cucina messicana, thailandese, spagnola e italiana soprattutto al sud, rendendo più appetitosi prodotti semplici e di facile reperibilità quali uova, verdure, riso e pasta, fagioli. zuppe, pesce e conserve. Oggi la cucina fusion ci porta ad assaggiare il peperoncino anche con i dolci: famosissimo è il connubio con il cioccolato, ottimo anche con il cacao e perfetto anche per dare un tocco piccante a gelati e dessert cremosi e torte.

Alcune varietà di peperoncino si usano prevalentemente fresche, altre al contrario si consumano solo previa essicazione. Per definire la piccantezza, esiste una scala detta di Scoville, che ne stabilisce la sua forza piccante. Quando li acquistate freschi, i peperoncini devo essere sodi al tatto, il colore brillantissimo e devono essere profumati. Se amate il piccante, sappiate che sia la membrana sia i semini interni, ne conferiscono il sapore deciso. Se li acquistate essicati, controllate che non abbiano macchie. Il peperoncino è meglio se aggiunto a inizio cottura, oppure saltato a fuoco vivo magari con del buon olio evo (famosissimi gli spaghetti aglio, olio e peperoncino). La parola “Chili” oltre essere per noi un piatto a base di fagioli, la parola è anche sinonimo di peperoncino e intende una miscela di spezie quali aglio, origano, zenzero, cumino e coriandolo.

Io adoro il peperoncino: consumato fresco, essicato, in polvere… ecco qualche ideuzza:

*PEPERONCINO ESSICATO

COSCE DI POLLO VELOCI AL LIME E PEPERONCINO

ZUPPA CAROTE NERE, FAGIOLI ROSSI E LEGUMI CON PANCETTA

ZUPPA DI LENTICCHIE, FAGIOLI, ORZO E FARRO CON GRANA

SPEZZATINO DI VITELLO CON PISELLINI FINI E PATATE

MINESTRA TOSCANA

NOODLES PICCANTI

*POLVERE DI PEPERONCINO – SPEZIA

AGLIO, OLIO E PEPERONCINO…semplice semplice!!!

TAGLIATELLE DI FARRO AROMATIZZATI CON CHEVEUX D’ANGE

TACOS MESSICANI CON MIX DI CARNE

RAGU’ CON SALSICCIA

PAPPARDELLE FUNGHI PORCINI E SEMI DI SESAMO

SOFT TACO

*PEPERONCINO FRESCO

BRUSCHETTA CAPRICCIOSA CON FETA IN CONSERVA

FETA SOTT’OLIO

RAGU’ DI CINGHIALE

NOODLES COREANI CON MAZZANCOLLE CROCCANTI

PICI ALL’AGLIONE

SPAGHETTI CON POMODORI SECCHI E OLIVE NERE

FAJITAS AL POLLO

SPAGHETTI ALLE VONGOLE

SPAGHETTI E GAMBERI MARINATI

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Un “Dolcepensiero” sfizioso: ogni volta che voglio qualcosa di diverso, mi preparo qualche bruschetta! Oggi sono ancor più sfiziose e piccantine grazie alla Feta sott’olio in conserva, pronta all’uso. Capricciose come il tempo di oggi: si passa dal diluvio al sole che fa capolino in un cielo spaccato dalle nuvole. L’arietta è ormai fresca e la natura si sta trasformando con colori meravigliosi dalle mille tonalità, passeggiare in questo periodo nei sottoboschi alla periferia del paese è un piacere e dopo una lunga camminata, l’appetito si fa sentire. E’ arrivato l’autunno, la stagione più bella – a parer mio – per chi ama pasticciare in cucina. Oggi poi al finire di un temporale, sono apparsi ben due arcobaleni che si incrociavano fra di loro: un meraviglioso quadretto naturale che vi vedeva dalla finestra della mia cucina mentre dal forno usciva un profumino di cioccolato afrodisiaco… ma questo sarà un altro post…

INGREDIENTI

1 filone di pane di grano duro

una dozzina di cubetti di feta sott’olio + una rondella di peperoncino + qualche goccia di olio della conserva*

6 carciofi sott’olio

qualche cucchiaio di funghetti sott’olio

qualche oliva verde

qualche oliva nera

prezzemolo tritato q.b.

PREPARAZIONE

Tagliare il filone di pane a fette. Con un pennellino, inumidirle con un goccio di olio della conserva. Metterle a scaldare in forno tiepido. In una ciotola, mettere la feta che schiaccerete con una forchetta, unire il peperoncino tritato finemente (mi raccomando poco poco). Affettare a rondelle le olive (per me quelle verdi erano farcite con peperoni, li trovate in tutti i supermercati) che unirete alla feta; miscelare bene il tutto unendo anche qualche funghetto. Porre il composto sopra le fette di pane tiepido, finire con i carciofini tagliati in quattro parti. Spolverare generosamente con prezzemolo tritato fresco.

*potete usare dell’olio piccante con della feta semplice al posto della feta in conserva.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

BRUSCHETTA DI FINE ESTATE

BRUSCHETTA ALLA GRECA

INSALATA DI RISO INTEGRALE ALLA GRECA

SFOGLIATA DI ZUCCHINE

PLUM CAKE ALLE OLIVE CON POMODORI ALL’AGLIO

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Un “Dolcepensiero”: dopo le vacanze si sà bisogna stare un po’ in regola… perdere quei chiletti che al mare si sono aggiunti fra cene e relax. Rendere il pesce, filetti semplici, prelibato e gustoso senza esagerare con le calorie, è facile e non richiede tanto tempo. Il branzino o spigola, è un pesce molto pregiato con polpa bianca, dal sapore delicato. Ottimo da preparare per diverse cotture, oggi lo propongo cotto in pentola con un sughetto saporito all’aglio.

INGREDIENTI

400 grammi circa di filetti di spigola

2 spicchi di aglio

olio extravergine d’oliva q.b.

100 grammi di olive nere

pepe q.b.

100 grammi di pomodorini

100 grammi di passata di pomodoro

prezzemolo tritato finemente q.b.

Sale Blu di Persia q.b.

PREPARAZIONE

Tagliare i pomodorini a pezzettini piccoli e miscelarli con la passata di pomodoro, regolare di sale. In una padella antiaderente con un filo di olio, passare i filetti di branzino da ambo i lati a fiamma dolce con qualche spicchio di aglio. Appena leggermente dorati, unite i pomodori, miscelare bene il tutto, unire le olive e rigirare i filetti. Regolare di pepe e prezzemolo ben tritato, eliminare l’aglio. La cottura richiede pochi minuti essendo filetti sottili e non troppo grandi. Appena il pomodoro inizia un leggero sfrigolio, impiattare i filetti con la loro salsina e qualche oliva, se gradite ancora del prezzemolo fresco per finire.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

GRIGLIATA DI SGOMBRI

GRIGLIATA DI PESCE

FILETTO DI BRANZINO AL FORNO

FILETTO DI BRANZINO ALLE SPEZIE

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Ripubblico questa torta perchè oltre ad essere un tripudio di profumi e sapori, voglio partecipare al contest di “Olio & Aceto” dedicato al peperoncino con cui ho fatto questa curiosa conserva, e alla cannella che inebria questa fantastica torta.

Il caffè con la cannella nell’impasto, la crema di burro spalmata al suo interno e per finire una generosa panna montata aromatizzata sempre alla cannella. Buona, dolce e golosa una fetta di questa torta è una gran delizia da servire in tavola per un dopo cena fra amici. E sembrerebbe che l’estate tanto calda che ci ha fatto un po’ penare, si stia allontanando piano piano… proprio ora mentre vi scrivo, è appena finito un rumorosissimo temporale e dalla finestra si alza una frescura ricca di odori umidi come muschio e erba. Accendere il forno mentre fuori continua solo a piovere, regala alla casa non solo il profumo della torta che contrasta con gli odori della pioggia, ma riempe di caldo tepore l’ambiente che diviene subito famigliare e accogliente…

INGREDIENTI

PER LA TORTA

180 grammi di farina 00, 50 grammi di maizena, 100 grammi di burro leggermente salato, 150 grammi di zucchero semolato, 3 uova, 1 tazzina di caffè espresso, 1 bustina di lievito vanigliato per dolci, 1 cucchiaino di cannella in polvere

PER LA CREMA AL BURRO

200 grammi di morbido leggermente salato, 400 grammi di zucchero a velo, 1 fialetta di aroma alla vaniglia

PER LA PANNA DA COPERTURA

200 ml di panna da montare già zuccherata, 1 bustina di pannafix, cacao amaro q.b.

PREPARAZIONE

PER LA TORTA: miscelare molto bene il caffè con la cannella; nella planetaria, lavorare i tuorli con lo zucchero, aggiungere il burro fuso a bagnomaria, unire anche il caffè aromatizzato alla cannella, la maiazena e la farina setacciata insieme, infine il lievito. Montare gli albumi a neve con un pizzico di sale. Aggiungerli al composto e amalgamare bene. Versare il composto in una tortiera di cm 24 imburrata ed infarinata, infornare in forno già caldo a 180°C per 45 minuti.

PER LA CREMA AL BURRO da spalmare all’interno della torta: lavorare il burro morbido con lo zucchero a velo e la vaniglia, fino ad ottenere una crema spumosa. Tagliare a metà la torta quando sarà ben fredda e spalmare molto bene la crema.

PER LA PANNA: nella planetaria montare molto bene la panna con il pannafix e cospargere tutta la torta a grosse pennellate irregolari. Spolverizzare con poco cacao e terminare con qualche bastoccino di cannella integra.

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Un “Dolcepensiero”: la fine dell’estate con l’inizio dell’autunno, sono il periodo delle conserve. Quest’anno ho voluto “conservarmi” un po’ di quel formaggio che adoro mangiare durante la calda estate su bruschette o in insalate di riso e pasta fredde ma anche in torte salate, perfette anche per un party invernale fra amici. Ma il formaggio feta può trovare tantissime occasioni per essere utilizzato in cucina. Conservarlo non serve come riserva essendo un formaggio reperibile sempre e ovunque, ma quest’idea di ottenere una feta con una nota di piccante, mi ha stuzzicato parecchio. Ed ecco qui il mio vasetto, che riposerà per un paio di settimane rigirandolo di tanto in tanto, pronto all’uso che ne so’… magari per aromatizzare e completare un pane fatto in casa.

INGREDIENTI PER UN VASETTO

200 grammi di feta

2 peperoncini rossi piccanti

2 foglie di alloro

olio extravergine di oliva q.b.

INGREDIENTI

Sterilizzare il vasetto immergendolo in una pentola piena d’acqua, far salire di bollore e lasciare il vasetto per cinque minuti, poi scolarlo su un canovaccio, farlo raffreddare. Lavare il peperoncino e tagliarlo ad anelli sottili; lavare le foglie di alloro. Ridurre la feta a dadini. Versare un goccio di olio sul fondo, porre i dadini di formaggio e il peperoncino a strati mentre l’alloro fatelo aderire alle pareti del vaso. Versate olio q.b., fino a coprire il tutto picchiettando il vaso per eliminare eventuali bolle d’aria, richiudere e far riposare due settimane prima ell’utilizzo (si conserva per circa 2 mesi). Nei primi due giorni, rigirare il vasetto di tanto in tanto.

Dall’archivio di “Dolcipensieri”:

LIMONI SOTTO SALE E TIMO

CONSERVA DI POMODORI SECCHI SAPORITI

Con questa ricetta partecipo al contest del blog “Olio & Aceto”

dal titolo “Peperoncino & Cannella”

Partecipo al contest de “AboutFood”

contest LE GOLOSE CONSERVE

 

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Un “Dolcepensiero”: come usare la liquirizia, tanta liquirizia? l’ho acquistata alla fiera di Pasqua che si tiene sempre a Como e dopo il gelato, fatto e rifatto per tutta l’estate perchè io lo adoro, non sapevo come e dove utilizzarla. Avevo anche voglia di qualcosa di diverso e mi sono ricordata che qualche mese fa ho letto dell’abbinamento del risotto con la liquirizia appunto. Ormai lo sapete, io adoro anche il risotto, quindi ho girovagato in rete per capire un po’ come cucinarlo… ho optato per un risotto preparato alla maniera classica, con brodo e cipolla ma senza vino, perfetto il tocco di liquirizia dal gradevole retrogusto…

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

un paio di cucchiai di olio extra vergine

1/2 cipolla dorata

350 grammi di riso Carnaroli

1,5 litri di brodo vegetale (mezza cipolla, una carota, una zucchina e un gambo di sedano con qualche granello di sale grosso)

80 grammi di caprino fresco

polvere di liquirizia q.b.*

PREPARAZIONE

Preparare il brodo. Tritare la cipolla finemente e rosolarla in una casseruola con l’olio evo; aggiungere il riso, mescolare e, quando inizia a diventare trasparente, versare il brodo lasciando evaporare il primo mestolo, poi sempre rimestando con un cucchiaio di legno, continuare ad aggiungerlo poco alla volta; al termine della cottura (circa 18 minuti), mantecare con il caprino, unire una leggerissima presa di liquirizia, lasciar riposare a coperchio chiuso per qualche minuto. Servire il risotto con una leggera spolverata al di sopra di polvere di liquirizia. Ottimo. Mio marito ha aggiunto ancora una leggera presa di liquirizia perchè ha trovato irresistibile il suo retrogusto.

*la mia liquirizia era in piccoli granelli, pestata nel mortaio ho ottenuto una polvere sottilissima.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

RISOTTO AL PESCE PERSICO PROFUMATO CON TIMO

RISOTTO CON ASPARAGI E CREME FRAICHE

RISOTTO ALL’OLIO AROMATIZZATO AL CACAO AMARO E PEPE ROSA

Con questa ricetta partecipo alla sfida/raccolta di settembre del blog “Nella cucina di Laura”

Grazie a Laura che mi ha eletto vincitrice per questo risotto

Questa ricetta è decisamente una ricetta messa nel cassetto da molto tempo, non trovavo la liquirizia giusta per realizzarla…

quindi partecipo molto volentieri al contest “La ricetta nel cassetto”

del blog “Murzillo saporito”

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Un “Dolcepensiero”… che annuncia la stagione: con il compleanno della mia amica Monica, iniziano gli appuntamenti fra le mie amiche “fantastidonne”; almeno una volta al mese riusciamo ad incontrarci un po’ tutte. E’ nostra abitudine festeggiare i compleanni di ognuna di noi con una serata particolare dedicata alla festeggiata e ognuna di noi porta qualcosa da mangiare, la sua specialità in cucina… per Monica ho confezionato delle bruschette semplici ma curate negli ingredienti, con un tocco piccante perfetto per la serata. La rusticità di queste delizie un po’ ci assomigliano: la possibilità di creare sempre nuovi accostamenti e condimenti, rendono questa portata sfiziosa e sempre originale, diversa ogni volta che si vuole creare qualcosa di diverso e sfizioso. Il mio gruppo di amiche è un po’ così: siamo rustiche – passatemi il termine – perchè siamo semplici e decisamente leggere quando possiamo… e durante le nostre serate riusciamo a renderci la vita più rilassante accantonando i vari problemi quotidiani. Siamo sfiziose e originali: cerchiamo sempre di rendere il compleanno di ognuna di noi speciale, sfizioso nei regali e originale nei vari giochini che organiziamo per passare la serata fra una risata e l’altra e credetemi le risate qui sono belle rumorose!!! e a dir poco contaggiose!!! E pensare che fino a qualche anno fa credevo di trovarmi smarita: quando mi sono sposata mi sono trasferita a pochi km dal mio paese di nascita e il lavoro occupava quasi tutta la mia giornata e alla sera si rientrava sempre tardi con la spesa magari fatta appena uscita dal lavoro al primo negozio per strada oppure se troppo tardi dell’asporto già bello e pronto sempre quando si riusciva a fermarsi a prenderlo… poi il pancione, la maternità a rischio e le prime amicizie in paese. Ma è stato con la nascita del piccolo frequentando altri luoghi/spazi gioco per bimbi, dove ho iniziato a conoscere altre mie coetanee che in breve tempo sono diventate amiche con cui passare non solo del tempo libero ma anche le vacanze come quest’anno con Edy, ma anche spalle dove potersi sfogare e avere sempre parole di conforto… non per questo siamo “Fantastidonne”… La vita può essere bella… si decisamente!

INGREDIENTI

1 filone di pane al sesamo (o siciliano)

qualche pomodorino bello sodo

qualche foglia di basilico

un goccio di olio extravergine piccante al peperoncino

olio extra vergine d’oliva q.b.

sale q.b.

qualche cucchiaio di pistacchi di Bronte

1 spicchio di aglio

1 mozzarella di bufala campana DOP

1 mazzetto di rucola

PREPARAZIONE

Lavare molto bene i pomodorini che taglierete in quattro spicchietti, tagliuzzare il basilico e porli in una ciotola, condirli con un filo di olio piccante e anche dell’olio evo, regolare di sale. Tritate finemente una cucchiaiata di pistacchi, aggiungerli ai pomodori. Affettare il filone di pane e ogni fetta grattarla con lo spicchio di aglio. Porre su ogni fetta una parte di pomodori, tagliare finemente la mozzarella da sovrapporre ai pomodori. Terminare con qualche pistacchio, servire con abbondante rucola.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

BRUSCHETTA ALLA GRECA

BRUSCHETTA AL SARDO

BRUSCHETTE CON CODE DI GAMBERI

BRUSCHETTA FONDENTE

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Un “Dolcepensiero” ispirato alla tradizione: dopo la Buseca, piatto tipico e tradizionale della cucina lombarda soprattutto della zona milanese e comasca, mi sono goduta la Torta Sabbiosa anch’essa tipica ricetta della tradizione, ma veneta. Una torta prelibata, molto conosciuta e apprezzata in molte zone non solo del Veneto ma di tutto il nord-est ; questa torta è sofficissima e oggi ho voluto aromatizzarla con il Cardamomo, una delle spezie che più amo e che uso appunto, per aromatizzare i miei piatti. Questa spezia si presenta in capsule che racchiudono dei piccolissimi semini neri che conferiscono al piatto un sapore quasi agrumato molto persistente. Dopo lo zafferano e la vaniglia, il cardamomo è la spezia più cara in commercio; è conosciuta fin dai tempi dei greci e romani che la usavano per confezionare profumi. L’uso del cardamomo prevede la rottura della capsula, dai cui si ricavano piccolissimi semini marroni-neri da schiacciare con un mortaio. Si racconta anche che nell’ottocento era molto famosa per i suoi poteri afrodisiaci: aggiungerla nei piatti del proprio amato o amata, era in grado di conquistare il suo cuore. E cosa c’è di meglio che aggiungerla ad un dolce così buono e dolcissimo? credetemi il risultato è stato strepitoso… anche perchè la torta sabbiosa è un dolce perfetto come base, dove poter aggiungere altri ingredienti per renderla ancor più ghiotta e perchè no, accattivante…

INGREDIENTI

300 grammi di burro leggermente salato

1 noce di burro per la pentola

300 grammi di zucchero semolato

3 uova

150 grammi di farina 00

150 grammi di fecola di patate

1 bustina di lievito

una dozzina di capsule di Cardamomo  “I gusti Vegetali” della ditta Ferri (link)

un pizzico di sale

zucchero a velo per la finitura

PREPARAZIONE

Lavorare il burro leggermente salato, ammorbidito a temperatura ambiente, con lo zucchero fino a quando avrete ottenuto un composto chiaro e cremoso. Aggiungere i tuorli e continuare a montare. Unire la farina, la fecola e il lievito setacciati insieme; continuare ad amalgamare. Montare a neve ben ferma con un pizzico di sale gli albumi che unirete al composto in movimenti delicati. Privare il cardamomo dalle capsule, riunire i semini in un mortaio e pestarli fino a quando diverranno una polvere che unire come ingrediente finale all’impasto. Imburrare la tortiera ed infarinarla, versare il composto e infornare a 180°C per circa 45 minuti*. Quando sarà cotta, trasferirla su un piatto da portata e cospargerla di zucchero a velo.

*girovagando in rete mi sono imbattuta in questa ricetta parecchie volte: io l’ho cucinata ben due volte tenendo conto di una cottura di 30 minuti che si è rivelata sbagliata. Aprendo il forno, il dolce si presentava ancora morbidissimo; infatti dopo averlo richiuso e continuato la cottura, la torta si è afflosciata nel centro. La seconda volta che l’ho cucinata, ho impiegato 45/50 minuti tutto a 180° C, comunque testata con la prova dello stecchino.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

FROLLA AL CARDAMOMO CON RIPIENO DI FRUTTA SECCA E MIELE SARDO

CIAMBELLONE AL MASCARPONE PROFUMATO DI CARDAMOMO

CONFETTURA DI MORE E CARDAMOMO

BIRYANI DI RISO E SPEZIE

TORTA PROFUMATA AL CARDAMOMO CON MELE E CIOCCOLATO

TORTA MELE E CARDAMOMO “FANTASTIDONNE”

POLLO ALLE SPEZIE CON VERDURE

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Un “Dolcepensiero” di inizio stagione: con questa ricetta tradizionale lariana, partiamo con la stagione autunnale e oggi malgrado un sole splendente, tira un vento freddo e sferzante; speriamo nel week-end le temperature risalgano regalandoci il secondo colpo di coda estivo… magari. La Buseca è un piatto che vedo cucinare fin dalla mia infanzia da mia mamma e ora mi cimento anche io in cucina soprattutto in Pro Loco dove è tradizione proporla il primo venerdi della festa paesana e anche quest’anno non è mancata. Sull’origine del nome non vi è certezza, sembrerebbe che l’etimologia della parola derivi da sinonimi per lo più toscani che indicano la parte dell’intestino dei bovini, a volte è scritta con la doppia c e i puntini sulla u. Si tratta di una ricetta della tradizione contadina milanese: un piatto umile cucinato soprattutto nei periodi freddi dell’anno e come tradizione vuole, è consuetudine mangiarla alla Vigilia di Natale perchè in passato era si un piatto umile nella preparazione degli ingredienti, ma era anche sinonimo di cibo delle grandi occasioni, appunto. Ma simboleggia anche l’arrivo della stagione autunnale che porta con sè i primi venti e le prime pioggie, la voglia di stare a casa al calduccio. Per il resto d’Italia, o quasi, è conosciuta con il nome di Trippa: qui in Brianza è un piatto che si prepara in grandi quantità anche perchè è piacevole regalarne qualche porzione a famigliari e conoscenti, come cuorioso è il continuo chiacchierare sulle varie varianti personali che si possono apportare a questo strepitoso piatto. Mio padre per esempio, vuole solo foiolo e senza alloro, qualcuno non mette il concentrato di pomodoro bensì i pomodori a tocchetti e per insaporirla ancor di più, l’aggiunta di peperoncino non manca in alcune ricette personali. Per via della sua lunga e lenta preparazione, soprattutto se il brodo è di carne ma niente e nessuno vi vieta di farne con dado vegetale, la Buseca è un piatto che troverete anche tutto l’anno – estate compresa – alle sagre di paese… un vero invito ad un piatto che simboleggia la mia tradizione culinaria che vi invito a gustarla.

INGREDIENTI

PER IL BRODO

1 carota

qualche chiodo di garofano

1 cipolla

1 costa di sedano

un paio di cosce di gallina

1 pezzo di manzo (la polpa circa 500 grammi)

il ginocchio del maiale

pepe nero in grani q.b.

una presa di sale grosso

PER LA BUSECA

2 chili di trippa di cui 1 solo foiolo

una noce di burro

50 grammi di pancetta tesa

2 cipolle

2 carote

200 grammi di fagioli borlotti

un rametto di rosmarino

una costa di sedano

un paio di foglie di alloro

qualche chiodo di garofano

pepe nero q.b.

sale q.b.

brodo di carne q.b.

1/2 tubetto di concentrato di pomodoro

grana padano grattugiato q.b.

fette di pane casereccio

olio extra vergine d’oliva q.b.

PREPARAZIONE

PER IL BRODO

Porre i pezzi di carne in una pentola capiente. Coprirla con abbondante acqua fredda e portarla a ebollizione. Sbucciare la cipolla, infilzarla con i chiodi di garofano, pulire la carota così come la costa di sedano e tuffare il tutto nella pentola con qualche grano di pepe. Lasciar sobbollire il brodo regolando anche di sale grosso e appena il bollore di alza, abbassare il fuoco al minimo, coprire con un coperchio e cuocere per un paio di ore abbondanti mescolando di tanto in tanto e assaggiandolo, nel caso regolare di sale e/o pepe. Scolarlo poi dalla carne (ottima da mangiare anche così con sott’aceti o salsine varie) e filtrarlo con un colino. Se lo preparate in anticipo, filtratelo nuovamente al momento dell’utilizzo per la trippa per eliminare la patina di grasso che si riproduce (se non lo usate tutto, lo potete congelare per usi futuri come un bel risotto).

PER LA TRIPPA

Se usate fagioli freschi, lasciarli a bagno in acqua tiepida con un pizzico di sale per circa un’oretta. Lavare sotto acqua corrente tutta la trippa e asciugarla, procedere a tagliarla a listerelle sottili. Affettare le cipolle finemente, la pancetta a dadini piccoli: in una pentola capiente a sponde alte, far sciogliere una noce di burro con un filo di olio, unire la pancetta e la cipolla con l’alloro e il rosmarino legati a mazzetto; lasciar soffriggere il tutto, aggiungere la trippa, la carota a rondelle, il sedano a tocchetti, i chiodi di garofano e qualche grano di pepe. Sfrigolare molto bene fino a quando la trippa sarà tutta ben scottata. Regolare di sale, unire il concentrato mescolando energicamente e coprire con abbondante brodo di carne. Portare a bollore, poi coprire la pentola e far cuocere sino a quando la trippa sarà tenera (circa un quattro/cinque ore minimo). Tenerla schiumata regolarmente. Un’oretta prima, unire i fagioli se freschi, un quarto d’ora prima se in scatola. Se dovesse occorrere, aggiungere del brodo bollente tenendo presente che la buseca deve presentarsi come una zuppa brodosa. Quando cotta, servirla ben calda con grana grattugiato e qualche pezzo di pane casereccio. E’ un piatto da gustare anche il giorno dopo riscaldato…

Dall’archivio di Dolcipensieri:

ALBORELLE

INSALATA CASLINO

RESTA PASQUALE DI COMO

MI TROVI ANCHE NELLA RUBRICA “RICETTANDO” NELLA SEZIONE “IBLOG” SU

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