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Archivio per la categoria ‘CITTA’ e RISTORANTI’

PAN CO' SANTI (12)+

Un “Dolcepensiero” sconosciuto: non sapevo l’esistenza di questo dolce per la festa di Ognissanti. Incuriosita nel cercare qualcosa di diverso dal solito, mi sono imbattuta in questo dolce sia in rete sia nel libro di ricette toscane che acquistai quando visitai proprio Siena. Poi qualche rimasuglio di ricordo si è rifatto vivo proprio mentre mi preparavo per l’impasto: andai a Siena per Pasqua e proprio nella piazza, una tra le più popolari, entrai in una pasticceria che realizzava anche dolci su prenotazione. Pur non essendo in periodo, la pasticceria per le feste, realizzava dolci con varianti del tutto personali. Fra di loro vi era il pane dei santi ovvero Pan co’Santi con diversi ingredienti che arricchivano questa pagnotta tipica del mese di ottobre e novembre. Con nocciole e pistacchi, con pinoli e gocce di cioccolato erano molteplici le varianti sul tema che io non mi risparmiai di assaggiare… Con questi ricordi, oggi voglio proporvi questo pane dolce tipico e tradizionale della città di Siena dalle origini antichissime, dal sapore unico. E’ un dolce povero che veniva cucinato il sabato prima della festa di Ognissanti perché solitamente  era la giornata dedicata alla panificazione. E’ un dolce infatti realizzato con la pasta del pane in cui vengono aggiunti “i santi” ovvero uvetta e noci. Io ho aggiuntoanche le nocciole a quella che credo sia la ricetta più simile alla tradizione… non si sa mai… avere qualche santo in più al giorno d’oggi, ih ih ih. Senesi non me ne vogliate! ma chi conosce il mio blog sa benissimo che non voglio per niente rovinare la tradizione ma che amo dare quel tocco anche mio!

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INGREDIENTI

IMPASTO CON MACCHINA DEL PANE

290 ml di acqua tiepida

500 grammi di farina

1 bustina di lievito di birra “mastro fornaio”

3 cucchiaini di sale fino

1 cucchiaino di zucchero

3 cucchiai di olio d’oliva

45 grammi di uvetta bianca

65 grammi di uvetta sultanina

80 grammi di noci

20 grammi di nocciole

100 grammi di zucchero

1 cucchiaino abbondante di cannella

la scorza di un limone

1 tuorlo d’uovo

PREPARAZIONE

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La mia macchina per il pane è una KENWOOD BM250 -programma nr. 8 solo impasto e nr. 9 impasto e lievitazione.

Mettere in ammollo le uvette in acqua tiepida. Tritare grossolanamente le noci e le nocciole. Nella macchina del pane con programma di solo impasto (nr.8), porre l’acqua, la farina setacciata, il sale, il cucchiaino di zucchero, l’olio ed infine il lievito. Unire l’uvetta e la frutta secca mischiata allo zucchero e  alla cannella ed infine la scorza del limone grattugiata. Se occorre aggiungere farina se troppo morbido o acqua se troppo duro l’impasto. Azionare la macchina con il programma di impasto e lievitazione (nr.9). Terminato di lavorare la macchina, lasciare la pagnotta per tre ore al suo interno. Una volta lievitato, rimpastare il composto per pochissimo tempo, conferirgli una forma tonda e disporla su una teglia con carta forno, praticare la classica incisione a croce sulla superficie, spennellare con il tuorlo d’uovo leggermente sbattuto e porre in forno già caldo per 50 minuti a 180°C.

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Dall’archivio di Dolcipensieri:

PANE DI GRANO SARACENO

PANE ALL’UVETTA DELLA SIGNORA BOYLAN e IL LIBRO PANE E ACQUA DI ROSE

TORTA DI PANE AL GIANDUIA

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ORTICOLARIO 2013 (73)+

Il week-end appena passato ha visto lo svolgersi della rassegna dell’Orticolario 2013 presso la bellissima cornice di Villa Erba a Cernobbio. Noi come Pro Loco Lipomo eravamo presenti con le nostre caldarroste sempre ben gradite soprattutto quest’anno dove il tempo non è stato proprio benevolo: le giornate sono state tipicamente autunnali e la pioggia ha gustato solo la domenica pomeriggio. Di questa bella manifestazione ne ho già parlato in vari post:

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO

L’atmosfera è rimasta sempre la stessa, gli espositori sono aumentati toccando un po’ tutti i settori ove la natura la fa da padrona, cibo compreso… Malgrado il tempo uggioso ma comunque non freddo, il successo di Orticolario lo si leggeva nelle espressioni dei visitatori: camminare anche semplicemente tra i fiori è stata una bella esperienza perché i nostri occhi sono stati inebriati dai colori e dai profumi che aleggiavano nell’aria. Tra uno spazio e l’altro, si potevano percepire sentori di liquirizia, profumo di rose e aromi legati alla vaniglia e alle nocciole se ci si soffermava davanti alle varie aree di merenda. Insomma è sempre come vivere una favola: è certo che con il sole tutto appare luminoso ma la natura sa regalarci emozioni anche con il cielo ottombrino.

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Per le composizioni floreale, quest’anno molto gettonata con i fiori era anche la verdura che con i suoi colori, rendevano i vasi ancor più glamour.

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Molti sono gli stand di arredo sia per giardino esterno, sia per arredo interno. Interessanti sono stati gli stand con complementi di arredo creati con materiali recuperati: un esempio molto bello sono state le seggiole e i tavoli ricreati con l’utilizzo di bancali ovvero assi di legno utilizzate per il carico e scarico di scatole e vari di grosse dimensioni.

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Grande abilità tecnica nell’utilizzare il ferro per creare piccole sculture per abbellire in modo fantasioso i propri giardini e terrazzi.

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Il cibo soprattutto bio e artigianale… molti erano gli stand dedicati a questa nuova e genuina tendenza.

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CARTOLINE DA PISA… di Dolcipensieri

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La Torre di Pisa

PISA… famosissima per la sua torre, è spettacolare il contrasto fra il verde dei prati e il bianco scultoreo dei marmi presenti nella Piazza dei Miracoli.

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Il Battistero di San Giovanni

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Il Camposanto monumentale

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Piazza dei Miracoli

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Pisa l’ho vista solo così… Il tour della mia Toscana finisce qui, ora mi rimbocco le maniche in cucina! buona ripresa…

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TRATTORIA TOSCANA Casa Masi

Via Collerucci, 53 – 50050 – Montaione (FI) telefono: +39 0571-677170 – fax: +39 0571-677042

e mail: info@casamasimontaione.it - http://www.casamasimontaione.it/index_ita.php

La sera era perfetta: tepore nell’aria, cielo pieno di stelle… attraversare le colline fiorentine piene di girasoli e vigneti ne vale veramente la pena se poi si giunge in un ristorante bellissimo. Atmosfera dolce e romantica, luci soffuse e tante candele, tavoli sparsi qua e la sotto alberi divisi da sentieri di ghiaia. In poche parole ci siamo catapultati direttamente in un’altra dimensione… si perché il posto merita. Il ristorante è tipico toscano, noi siamo stati ospiti nella limonaia: dietro di noi tutti i clienti, davanti a noi una parte del bellissimo parco che circonda la trattoria.

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Siamo giunti qui grazie al consiglio di Federico della Villa Dianella; volevamo gustarci una buona fiorentina e devo dire che siamo stati accontentati in pieno, quindi ci siamo goduti della bruschette miste, la fiorentina, un tortino alle mele con crema e un tortino al cioccolato fondente. Il tutto accompagnato dal vino rosso di Villa Dianella.

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La cena è stata perfetta, il servizio puntuale e molto gentile, camerieri giovani e veloci. Le portare giuste nelle dosi. il menù ampio e con una scelta per ogni gusto: noi abbiamo voluto gustarci in pieno la carne ma credetemi il profumo degli altri piatti giungevano fino a noi come per esempio l’aroma intendo del tartufo. Ve lo consiglio caldamente se capitate da queste parti. Il conto nella norma, medio. Ampia scelta di vini anche qui per ogni tasca.

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Se invece siete ad Empoli, potete fare tappa al

RISTORANTE OSTERIA 30

VIA DEL GELSOMINO 30 – EMPOLI (FI) – Tel. 0571 73989

info@allozenzero.it - http://www.osteria30.com/

Una cucina molto semplice ma perfetta per chi ha bimbi perché nel loro menù si possono trovare piatti tipici toscani ma anche piatti semplici ma genuini. Molto gentili i due titolari che con fare garbato, non mancano di un sorriso. La serata era calda e anche se il posto all’interno era molto accogliente e arredato con simpatia e stile, abbiamo cenato lungo i tavoli disposti nella stretta stradina dal nome carino in centro a Empoli. Non mancate di assaggiare il piatto di salumi toscani, buonissime le bruschette, ottimi i tagli di carne e i loro fagioli bianchi con rosmarino serviti tiepidi. Buono anche il loro rosso della casa.

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I prezzi sono nella media, il coperto tipico da trattoria. Se siete a Empoli e volete passare una serata in perfetto relax mangiando bene, è il posto che fa per voi. Si perché sia il locale che i proprietari ti fanno sentire a proprio agio!

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La magia che si può sentire quando si visita una città d’arte, è molto difficile da descrivere. Così come fu per Roma, Parigi e poi tante altre, non so quali parole far scorrere su questa pagina virtuali…

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Badate bene che l’arte costa… in tutti i sensi! Arrivati in macchina da Vinci dove abbiamo alloggiato in Villa Dianella, abbiamo cercato posteggio per la “modica” cifra di 5,30 euro all’ora con anche il dover lasciare le chiavi al posteggiatore senza la ben che minima assicurazione. Di cifre ben più modeste – si fa per dire – è il parcheggio della stazione, comodo e pratico per giungere subito in città; il prezzo è comunque alto: 3 euro all’ora. Se poi volete fare un giro in bus aperto, non potete scegliere se il biglietto valido tutto il giorno oppure se fare una sola corsa per ammirare la città… il biglietto giornaliero si aggira sui 20 euro, i bimbi poco più basso ma non di molto. Ma veniamo all’arte che è meglio. Davanti a voi si presenta il retro della città…

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Ed ecco che subito la città si apre sulla chiesa di Santa Maria Novella con il campanile in stile romantico-gotico. La bellezza dei colori a Firenze è regalata dalle maestose opere architettoniche: arrivare in queste piazze toglie il fiato. Il bianco dei muri è intervallato dai colori delle pietre che creano un magnifico contrasto oltre che un susseguirsi di lavorazioni. Lungo la via ecco che appare la bellissima cupola…

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Appena svoltato l’angolo eccoci arrivati nella piazza dove vi è il centro pulsante dell’intera arte fiorentina, almeno per me, ovvero la zona dove si erge il Duomo… Una vista da togliere il fiato, una bellezza maestosa, un tripudio di gente che arriva da tutto il mondo e nell’aria un continuo sentir “Che bello”, “Meraviglioso ” e “ohh”.

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La Cattedrale prima di essere tale, si chiamava Santa Reparata. Nel 1966 durante degli scavi fatti all’interno del Duomo, furono riportati alla luce dei resti dell’antica chiesa di Santa Reparata. La facciata venne realizzata con i marmi di Carrara e sono di colore bianco, verde e rosa. La cupola venne affidata al Brunelleschi che vinse una gara indetta perché la costruzione di tale parte di edificio si rivelò difficoltosa. Dopo 140 anni di lavori, finalmente la Cattedrale si potè consacrare.

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La facciata ottocentesca è di Emilio De Fabris. La lanterna posta sulla cupola fu prevista dal Brunelleschi ma fu definita nei suoi dettagli architettonici e completata dal Verrocchio. Il Campanile di Giotto fu iniziato nel 1334, fu capomastro fino alla sua morte, poi sostituito dal Pisano, nel 1350 arrivò Talenti a finire i lavori.

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Di fronte alla Cattedrale vi è il Battistero di San Giovanni denominato anche Battistero Fiorentino. La sua pianta è ottagonale. Molto importanti sono le tre porte in bronzo: la Porta Sud che è la più antica, la Porta Nord del Ghiberti e la Porta Est detta Del Paradiso formata da dieci pannelli oggi sostituiti con del copie e che rappresentano il Vecchio Testamento opera del Ghiberti. E’ un gran capolavoro scultoreo del ’400.

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Lungo le vie del quartiere che costeggiano il Battistero e la Cattedrale, è un susseguirsi di artisti di strada soprattutto vignettisti e raffiguranti.

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Si giunge così alla Chiesa della Badia Fiorentina e al Palazzo del Bargello dove vi risiede il Museo Nazionale fin dal 1859.

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Piazza della Signoria. Il Palazzo Vecchio è caratterizzato dalla Torre.

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Famosissimo e molto fotografato è il Putto con delfino del Verrocchio la cui copia decora la Fontana del Cortile di Michelozzo e la Torre.

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Una meraviglia gli affreschi nel cortile…

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Piazza della Signoria è una delle piazze più belle del nostro patrimonio artistico italiano, una delle piazze più ammirate da turisti di tutto il mondo. Scenografica, meta non solo di turisti ma anche set di molti film anche a livello internazionale: il primo a cui penso è “Hannibal” dove girarono parte del film proprio in Piazza della Signoria e agli Uffizi, quest’ultimo location anche per il film di Dario Argento “La sindrome di Stendhal” così come per “Souvenir d’Italie” pellicola di fine anni ’50 la piazza ispirò il regista. Protagonista indiscusso della scena della piazza è Palazzo Vecchio, sul lato destro si apre la Loggia dei Lanzi di epoca tardo-gotica. Al lato opposto la bellissima Fontana del Nettuno o Fontana di Piazza realizzata dall’Ammannati.

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A seguire il monumento equestre di Cosimo I del Giambologna e Giuditta e Oloferne di Donatello in copia. La Loggia dei Lanzi si compone di grandi arcate con davanti il Perseo del Cellini e il Ratto delle Sabine del Giambologna.

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Il Palazzo Vecchio fu ideato come una fortezza ed è caratterizzato dalla potente torre e dal balcone posto proprio nel centro. A destra del palazzo vi è la copia della scultura più famosa a livello mondiale ovvero il David di Michelangelo.

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Proseguendo da Piazza della Signoria, si giunge agli Uffizi che si affacciano sulla riva dell’Arno. Lungo tutto il piazzale, un susseguirsi di statue ritraggono diversi nomi famosi della storia e dell’arte italiana. A fianco di loro artisti ritraggono i turisti in ritratti. Raffiguranti e attori interpretano in svariati modi personaggi che hanno segnato la storia…

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Molto difficile entrare nella gallerie senza fare qualche coda, è possibile prenotare on-line ma vi consiglio di farlo appena subito organizzate la visita alla città. Per noi non era possibile fino al 21 agosto circa ma era anche la settimana più incasinata dell’anno ovvero quella di ferragosto e Firenze non era invasa solo da turisti stranieri…

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Giungiamo così sul lungo Arno… e si apre lo spettacolo del Ponte Vecchio, il ponte più antico della città con la sua struttura molto caratteristica a tre archi.

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Altra caratteristica del ponte è l’originale fila di casette ai due suoi lati esistenti fin dal ’300 e che nei secoli hanno avuto modifiche continue pur rimanendo sempre molto particolari. Quasi tutte sono negozi orafi.

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Nel centro il ponte si allarga leggermente e vi è posta la statua del Benvenuti Cellini.

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Dopo una breve sosta alla fine del Ponte Vecchio, si può arrivare a Palazzo Pitti. Anche qui prenotazioni on-line chiuse e coda per la biglietteria e con un bimbo di 7 anni al seguito – malgrado la pazienza di un piccolo adulto – non è possibile abusarne troppo. Il Pitti è il palazzo più grande della città: famoso per le collezioni di moda, il palazzo di apre su una vasta piazza in discesa. Si pensa che il progetto fu del Brunelleschi.

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Incamminandoci per tornare sull’Arno, ci siamo imbattuti nella piazza della Chiesa di Santo Spirito su modello del Brunelleschi ma la facciata non fu mai finita. E forse è proprio questo particolare che incuriosisce i turisti che si soffermano ad ammirare la sua facciata bianca.

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Dalla Chiesa di Santo Spirito si può percorrere il Ponte Santa Trinità considerato dopo Ponte Vecchio, il più bel ponte di Firenze. Fu realizzato dall’Ammannati con visione di Michelangelo.

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E con questo ultimo passaggio, abbiamo terminato il nostro personale giro di Firenze tutta vista dell’esterno. Spero di avervi regalato un giro virtuale per l’arte fiorentina… al prossimo e ultimo post della mia vacanza toscana dove vi farò vedere un po’ di Pisa e vi racconterò di qualche ristorante in cui ho mangiato…

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Leonardo: un genio del passato che ha inventato il futuro

Il paese di Leonardo da Vinci… appunto Vinci non è il suo cognome bensì l’attribuzione del paese natio. Un piccolo paese posto su una collinetta circondato dai vigneti di Montalbano e dai tantissimi oliveti, dove c’è sempre un’arietta fresca, dove primeggia il museo a Leonardo dedicato e la Chiesa di Santa Croce.

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Il Castello dei Conti Guidi è proprietà del comune e sede del museo storico dedicato al genio di Leonardo da Vinci. Nella piazza retrostante il Museo Leonardiano si trova la grande scultura raffigurante “L’Uomo di Vinci”, ispirata alla celebre riproduzione di Leonardo dell’Uomo vitruviano (prima foto del post).

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All’esterno del castello di fronte all’entrata della prima parte del museo, vi è la piazza dedicata all’artista: Piazza dei Guidi dove dal 2006 Mimmo Paladino ha creato una stupenda scenografia dove vi è il richiamo alle sculture e alle architetture oltre che alla geometria, alla matematica e alle scienze che furono il pane di Leonardo, genio indiscusso.

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Il paese di Vinci è un continuo sali scendi, scalinate e piccoli anfratti…

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fino ad arrivare al castello dove è ospitato il Museo Ideale di Leonardo. Il Museo di Leonardo iniziò la sua vita nel 1953 con la donazione al Comune di un’intera serie di modelli realizzati con i disegni leonardiani che vennero posti in quattro sale del castello accanto alla biblioteca. Da allora la collezione di macchine e meccanismi è aumentata sempre di più grazie al continuo apporto di modelli ricreati da studiosi o appassionati del genio di Leonardo.

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E’ davvero impressionante scoprire quanto era avanti il genio di Leonardo: è famosissimo per il ritratto della Gioconda o per l’ultima cena esposta a Milano ma vedere i tantissimi modelli che riuscì ad architettare… è veramente affascinante!

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Nel museo è possibile salire lungo la torre per poter godere del meraviglioso panorama sulle colline del Montalbano… per poi scendere nella sala dove vi sono ancora pezzi di affreschi…

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I suoi brevetti hanno toccato parecchi argomenti: si pensa che iniziò a studiare la realizzazione della bicicletta, nel museo c’era un modello di ventilatore oltre che a diverse strutture atte al tessile. La navigazione fu anch’essa studiata. Dall’alto del castello il panorama è mozzafiato su uliveti e vigneti…

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All’uscita del castello percorrendo circa un paio di chilometri lungo una strada tutta costeggiata da uliveti, si giunge a quella che viene indicata come la casa natia di Leonardo da Vinci. Il panorama è spettacolare, il profumo di erba secca si mescola a quello delle piante secolari di ulivo…

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Siamo nelle colline di Anchiano frazione del paese di Vinci. La sua dimora ora è meta di turisti che arrivano dalla prima tappa al museo e al castello: in loco è possibile assistere al filmato virtuale in cui un sosia del maestro racconta la sua storia famigliare e la sua notevole intelligenza…

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E speriamo che la “Gioconda” esposta al Louvre di Parigi possa un giorno ritornare nella nostra bella Italia e perché no magari proprio qui a Vinci. Per terminare la giornata, dietro consiglio di Federico di Villa Dianella Fucini, siamo saliti fino a Cerreto Guidi per visitare la villa con ingresso gratuito.

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La Villa medicea di Cerreto Guidi è una residenza nobiliare situata nel centro di Cerreto Guidi. È tra le poche ville medicee ad essere stabilmente aperte come museo, ora sede del “Museo storico della caccia e del territorio”. E’ spettacolare sia come reperti storici di caccia appunto ma soprattutto è meraviglioso girare per le sue stanze tutte affrescate e piene di opere d’arte. La villa è ben tenuta, pulitissima.

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Vi lascio con un panorama tutto giallo… perché oltre a viti e ulivi, i prati erano una bellissima distesa di girasoli…

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Al prossimo post tutto dedicato a Firenze…

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IMG_8021+ Volete godere di un’oasi di pace in piena Toscana? Se me lo dicevano pochi giorni fa, non ci credevo. Il sito del B&B con le sue belle foto già promettevano bene ma vivere con mano questa bellissima villa è stato veramente una meraviglia. Siamo a Vinci il paese che diede i natali a Leonardo, genio indiscusso del rinascimento. La villa medicea è VILLA DIANELLA FUCINI. La villa è circondata da vigneti e da uliveti della Fattoria di Dianella: infatti in loco si producono vino ed olio. E’ la sua fantastica posizione che oltre a regalare visioni paesaggistiche tipiche toscane, che rende molto comodo al turista potersi muovere e visitare le principali città e paesi quali Firenze a solo una ventina di chilometri, Empoli a pochi minuti, Vinci paesino memore di quel Leonardo che tutti ancora ci invidiano e oltre ai suoi innumerevoli paesini in cui vi è sempre qualcosa da visitare e vivere. IMG_7495+ La villa Medicea di Dianella risale alla fine del XVI secolo ed era utilizzata dai Medici come casino di caccia. La zona in cui fu costruita la villa prende il nome di Borgo Dianella: all’inizio era costituito da pochissime case e la villa, di proprietà dei Medici di Firenze, fu utilizzata come casino di caccia. Il nome Dianella infatti deriva da Diana la dea della caccia. Nel 1700 passò di proprietà alla famiglia Fucini. Il poeta Renato Fucini compose molte delle suo opere in questa villa in dialetto toscano. All’interno nel parco vi è anche una piccolissima chiesa ancora consacrata. IMG_3143+ Dianella è situata in posizione panoramica sulle dolci colline di Vinci, città Natale di Leonardo: da ogni punto del parco si possono osservare le immense distese di vigneti e oliveti. Siamo nel mezzo della campagna del Montalbano, zona ottima nella produzione del vino Chianti DOCG e di vini morbidi e dotati di profumi intensi. La fattoria di Dianella ha una estensione di 90 ettari di cui 25 di vigneto. Nella profondità della villa, i nuovi proprietari Francesco e Veronica Passerin d’Entreves, hanno realizzato un museo dedicato alla produzione del vino e dell’olio. IMG_7526+ Se la villa all’esterno è curata nei minimi particolari senza appesantire la bellezza del posto e rendendo gradevole ogni suo angolo, la parte che più ci ha meravigliato sono state le cantine poste sotto terra e rese molto accoglienti ai visitatori, divenendo come detto sopra, una sorta di museo dedicato a vino e olio. IMG_7510+ I vigneti percorro circa 25 ettari e hanno una densità media di 5500 piante per ettaro. La varietà maggiormente rappresentata è il Sangiovese a cui si uniscono il Colorino, la Malvasia del Chianti, il Cabernet Sauvignon, il Vermentino e il Trebbiano. Il patrimonio olivicolo si estende su una superficie di circa 15 ettari con varietà Frantoio, Leccino, Pendolino e Moraiolo, da cui nasce l’olio extravergine di oliva di Dianella, straordinario per la sua intensità e personalità. Oltre al Chianti la Fattoria Dianella propone il Chianti Riserva, “Le veglie di Neri”, “Il Matto delle Giuncaie”, “Sereno e Nuvole” e “Dolci Ricordi” i cui nomi si ispirano ai titoli delle novelle di Renato Fucini illustre ospite della casa nel secolo scorso. L’ultimo nato è “All’Aria Aperta” un rosè di sangiovese al cento per cento presentato al pubblico il 20 Marzo 2012. IMG_8058+ Ma veniamo al museo dedicato alla produzione vinicola posto all’interno delle antiche cantine storiche della Fattoria di Dianella, un delizioso percorso che racconta la vita agricola, la vendemmia, la raccolta delle olive e i processi di vinificazione e di invecchiamento. IMG_8056+ La visita guidata delle cantine si snoda attraverso le diverse zone di lavorazione e conservazione dei prodotti… IMG_8077+ …dalla cantina con le botti in rovere, alla cantina sotterranea, dalla vinsantaia all’orciaia fino ad arrivare all’area di invecchiamento. IMG_8093+ Poi si arriva all’attuale cantina di vinificazione. Lungo il percorso molti macchinari non più in uso testimoniano i vecchi sistemi di imbottigliamento, filtraggio, etichettatura e tappatura. IMG_8090+ Terminata la visita egregiamente descritta da Federico, siamo stati ospiti presso la loro vineria per un assaggio dei vini…

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IMG_8175+ Qualche informazione sui vini che abbiamo acquistato e assaggiato…

“All’Aria Aperta” – dal colore rosè dal colore rosa tenue. Il suo profumo è aromatico, con note fruttate. Si abbina a numerose preparazioni, ideale come aperitivo ma perfetto anche con i primi a base di pesce.

“Matto delle Giuncaie” - IGT dal colore rosso porpora, uve del sangiovese. Dal buon profumo con note di tabacco e liquirizia, sentori di frutta rossa e nera, leggero sentore di vaniglia. Ottimo se accompagnato a piatti di cacciagione e carni alla griglia.

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“Dianella Chianti” – DOCG dal colore rosso rubino con riflessi porpora. Ha un profumo fresco, sa di violette e frutta rossa. Il Chianti Fattoria Dianella è un vino ideale per ogni occasione. Eccellente con le carni rosse e la selvaggina.

“Veglie di Neri” – IGT dal colore rosso rubino con riflessi violacei. Il suo profumo ha note floreali. E’ un vino da bere giovane ma non disdegna un po’ di riposo in bottiglia. Offre il meglio di sé se abbinato a carni di manzo stufate o saltate in padella, arrosti e carne di maiale. Bene anche su formaggi saporiti.

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“Olio Extra Vergine di Oliva Fattoria Dianella” ha un colore che sfuma dal verde al giallo oro. Il suo profumo è particolare: ovvio aromi di oliva fresca ma accompagnati da sentori di carciofo e foglia verde. Ha un sapore fruttato con nota piccante e leggero retrogusto amaro. Ideale usato a crudo. Tutti i vini e l’olio di loro produzione possono essere assaggiati e gustati in loco, si possono anche acquistare e se volete sono disponibili lezioni di cucina…

IMG_3105+ Il B&B dispone per ora di tre grandi camere da letto matrimoniali con un grande bagno: la nostra era la Lavanda Room dove c’è stato molto comodamente il secondo lettino per il mio Matteo. L’anticamera con un grande armadio e una toilette per il trucco era antecedente lo spazioso bagno con doccia e vasca da bagno. L’arredo chic in stile country molto fine e ricercato con nuance tutte color lavanda, anche per le altre suite i colori sono tutti pastello nelle sfumature rosa e salvia. Federico ci ha rivelato che a settembre la villa vedrà lavori di ampliamento con qualche camera in più, la piscina e una piccola spa… sicuramente la scusa perfetta per noi per ritornarci e anche molto volentieri! Pulizia perfetta, riordino ottimo, camera sempre profumata e accogliente. IMG_8044+

IMG_8068+ La colazione tipicamente italiana, semplice e sempre fresca… servita in veranda, un bellissimo risveglio nel fresco della mattina toscana. Un consiglio… renderla più “europea”… i turisti stranieri sono tantissimi! IMG_3119+

La villa ha un bellissimo parco, ogni angolo ha un qualcosa di particolare, nell’aria il continuo frinire di cicale e grilli, il profumo di pini e fiori rendono il soggiorno perfetto per rigenerarsi e ricaricarsi dallo stress e dai problemi quotidiani…

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Oltre a piante di ulivo e vigneti, nel parco della villa ci sono parecchie piante di limoni e nelle varie ville e agriturismi che abbiamo potuto visitare come in Villa Dianella, esistono verande al coperto che vengono chiamate Limonaie, luoghi in cui nei mesi invernali, vengono appunti messi al riparo i grossi vasi di limoni…

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Villa Dianella Fucini

Fattoria Dianella via Dianella, 48 – 50059 Vinci (Firenze) – Italia

Tel +39 0571 508166 – Fax +39 0571 904615

Email: info@villadianella.it - http://www.villadianella.it

…A seguire il post su Vinci e Leonardo.

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(immagine presa dal web)

Buone vacanze a tutti!!!

Per quest’anno noi vacanze culturali che passeremo a Firenze…

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(immagine presa dal web)

a Vinci il paese di Leonardo e poi vedremo dove ci porterà la voglia di scoprire questa parte di Toscana… Ci vediamo al mio ritorno con il reportage… buon relax a tutti voi!!!

Se volete sbirciare il nostro scorso viaggio in Toscana, qui troverete il mio reportage… Pienza, San Quirico d’Orcia e Montalcino, Siena, Città della Pieve.

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E finalmente la concretezza di un macaron faatto da me! ora devo solo replicare sola soletta con la complicità della mia amica Edy, la ricetta dei macarons nella mia cucina. Ho già provato due volte ma i risultati non erano molto soddisfacenti, neppure da postare sul blog! il sapore c’era ma la figura e la bellezza che solo questi dolcetti francesi, sanno regalare agli occhi, non erano degni di foto. Ieri sera abbiamo assistito ad una lezione di cucina dove abbiamo potuto realizzare con le nostre mani i macarons e le ganache che fanno da ripieno. La scuola di cucina è quella di “FOOD JOY” a Cantù, Como. Maestra in cucina è stata Alice. E con me la mia cara amica Edy. Ma cosa sono i macarons? si tratta di un biscotto composto da mandorle, zucchero e albumi tipico della cucina francese, della pasticceria che tanto vanta ottimi prodotti che quasi sembrano gioielli e i macarons sono proprio il prodotto di una bellezza culinaria sia per sapore che per consistenza. Rotondi, colorati insieme morbidi e croccanti, sono dolcetti che possono essere gustati anche da chi è allergico perché senza glutine. Però per i celiaci potrebbero rimanere comunque intolleranti: Vale del blog “In cucina senza glutine” mi ha fatto notare che non è detto che siano senza glutine per via della presenza dello zucchero a velo, che molto spesso “è tagliato” con amido di frumento… lo zucchero a velo è proprio uno dei tanti alimenti a rischio per la presenza di glutine… Il macaron è ora una delle più tipiche delizie che si portano a casa dalla Francia, un grazioso e colorato souvenir della cucina francese. La loro preparazione non è delle più semplici, occorre avere del tempo e la giusta tranquillità per “costruirli”… calma e pazienza senza alcun disturbo!

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INGREDIENTI PER 70 PEZZI CIRCA

302 grammi di mandorle polverizzate

302 grammi di zucchero a velo

116 grammi di albume di almeno un paio di giorni

302 grammi di zucchero semolato

75 grammi di acqua

116 grammi di albume di almeno un paio di giorni

PREPARAZIONE

Setacciare le mandorle e lo zucchero a velo.

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In un robot da cucina, porre il composto setacciato e azionarlo in modo da ottenere una polvere fine che setaccerete nuovamente. La polvere così ottenuta di chiama: “TPT” ovvero “tant pour tant” ovvero stessa quantità di zucchero e farina di mandorle. Il passaggio di setacciare le due farine non va trascurato ne sottovalutato, in quanto permette di ottenere una pasta fine e quindi priva di pezzettini; così facendo il guscio dei macarons risulterà liscio. Unire poi i primi 110 grammi di albume e formare una pasta.

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In un pentolino, scaldare l’acqua e lo zucchero semolato fino a 115°.

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Arrivati a questo punto, azionare la planetaria per montare gli albumi.

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Quando lo zucchero/acqua arriva a 118°C, unirlo agli albumi e continuare a montare per un paio di minuti, fino a quando la spuma sarà arrivata a 50°C. Questo metodo di fare i macarons si dice con “Meringa italiana” ovvero quando la meringa è composta da albumi montati a neve in cui viene incorporato lo sciroppo di zucchero caldo, mantenendo la giusta temperatura con l’uso di un termometro per cucina. Uno sciroppo non abbastanza riscaldato rende la meringa poco stabile, al contrario se troppo caldo, si cristallizza e fa fatica a incorporarsi.

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Unire la meringa italiana alla pasta di mandorle con una spatola morbida. Operazione definita “macaronage” ovvero lavorare l’impasto per rompere leggermente la meringa e ottenere una miscela liscia, omogenea e abbastanza fluida.

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Colorare a piacere con i coloranti e mescolare in modo da smontare leggermente il composto. E’ meglio usare quelli liquidi.

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Su una teglia rivestita di carta da forno (meglio ancora con sotto il tappetino per macarons), formare dei piccoli macarons da 3-4 centimetri servendosi di una sac a poche. Operazione definita “pochage”.

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Lasciar riposare i macarons sulla teglia per circa un’oretta per ottenere la superficie secca e resistente (i tempi potrebbero variare in base all’umidità del luogo e del tempo). Come verifica, sfiorare delicatamente la superficie di uno di essi: la pasta non deve incollarsi al dito. Operazione definita “croutage”.

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Durante il croutage e se avete la fortuna di avere un’abbattitore nella vostra cucina, potete preparare le ganache. Per chi non ce l’ha, le ganache sono da preparare con un giorno di anticipo. Durante il corso abbiamo preparato queste:

GANACHE AL CIOCCOLATO FONDENTE – INGREDIENTI E PREPARAZIONE

Tritare a coltello 250 grammi di cioccolato fondente. Scaldare 200 grammi di panna fresca, appena arriva a fremere, versarla sul cioccolato e lasciare sciogliere. Amalgamare bene il tutto e unire 30 grammi di burro. Mescolare bene il tutto fino a quando il composto è ben amalgamato. Lasciare a temperatura ambiente o in frigo per solidificarsi. Qui il link della mia ganache al cioccolato, varia solo per il burro. Al posto del cioccolato, potete miscelare qualche cucchiaio di caffè solubile: avrete così una crema al caffè!

CARAMELLO AL BURRO SALATO

In un pentolino antiaderente. iniziare a porre un cucchiaio di zucchero che in totale sarà 250 grammi. Attendere che si sciolga, in cucina si alzerà un sentore di bruciato… non preoccupatevi vuol dire che lo zucchero inizia a sciogliere, non mischiate con un cucchiaio bensì agitate la pentola (passaggio 1) e appena vedete lo zucchero imbrunire, aggiungete un altro cucchiaio di zucchero (passaggio 2). Continuare fino ad esaurimento dello zucchero che potrete girare con una spatola (passaggio 3 e 4).

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Unire 12 cl di panna sempre a cucchiai perché il caramello è bollente e schizza.

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Infine lontano dal fuoco, aggiungere 200 grammi di burro salato (se siete sprovvisti, potete usare del burro normale con 6 grammi di sale fino).

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Porre a raffreddare e addensare a temperatura ambiente. Anche per il caramello, la preparazione bisogna farla il giorno prima.

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Torniamo ai macarons: appena si è formato il croutage, porre la teglia (una alla volta) nel forno caldo a 160°C per circa un quarto d’ora ma fate attenzione alla cottura dalla prima teglia perché ogni forno a diverse funzioni e potenze quindi potrebbe cambiare la tempistica. Inoltre è meglio cuocere una teglia alla volta. Appena cotti, porli subito su una superficie fredda  in modo di avere uno sbalzo di temperatura atta a staccare poi i macarons dalla carta forno.

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Proseguire abbinando le due parti simili dei macarons. Riempire usando una tasca da pasticcere con bocchetta liscia, guarnire generosamente la metà dei gusci con la ganache che più amate, con del caramello, con della crema al burro…

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Assemblare i macarons appoggiandovi sopra un altro guscio. Mettere i macarons in frigo fino al momento del consumo.

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Nel cuore delle Langhe, le colline di vigneti di Alba, sorge la “Tenuta Rizieri”, un cascinale completamente ristrutturato da circa un paio di anni. Le colline la circondano come in un abbraccio, le stesse colline che regalano vigneti di oltre quarant’anni di età e che producono ben quattro tipi di vino: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto per i rossi e un bianco nominato Arneis.

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TENUTA RIZIERI – Società Agricola Semplice - Via S. Calocero, 7 – 12055 Diano d’Alba (CN)

Siamo in quel di Diano d’Alba, piccola cittadina poco distante da Alba, nella zona dei vini rossi citati sopra; ovunque sono distese di vigneti di varie case vinarie, ovunque B&B ricavati da vecchie fattorie ristrutturate tutte accomunate dalla ricerca di pace e tranquillità. La Tenuta è gestita da una giovane coppia di coniugi con due bambini, sempre molto gentili e disponibili alle varie esigenze della clientela; non sono proprietari del casale tramandato dai vecchi avi come tradizione vuole, bensì la loro scelta di acquistare e gestire la tenuta è una pura e vera scelta di vita, lontano dalle città e dallo stress. Barbara e Arturo, professori universitari, sono ottimi padroni di una casa ma soprattutto di un’azienda moderna, pulita, ordinata e molto tranquilla; la zona è detta “Cascina Ricchino”, le colline che la circondano sono coltivate a vigna che produce da oltra quarant’anni, ottime uve per vinificare il famosissimo “Dolcetto”. La cascina ottocentesca ha una vista mozzafiato: ad ovest si estende a tutta la vallata circostante, alle verdi colline e alla corona delle Alpi, fra cui spicca l’inconfondibile vetta del Monviso. Se volete passare per fare un tour delle Langhe, questo B&B è perfetto sia se siete in coppia, sia se siete una famiglia: posto tranquillo, camere nuove e pulite, ben curate come lo è il bagno, la colazione abbondante con tutto e di più, i proprietari molto gentili e sempre presenti.

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Sempre in sede si possono acquistare i loro vini: la barbera ed il nebbiolo maturano per oltre un anno in tradizionali botti di rovere per concludere poi l’affinamento in vetro. I vini rossi sono imbottigliati senza filtrazione in modo da conservare il profumo, il colore ed il gusto che gli sono propri. La qualità in questo caso supera la quantità!

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Diano d’Alba è un antico borgo che con il suo belvedere domina tutta la campagna ed è uno dei paesini più caratteristici delle Langhe insieme a Barolo, Grinzane Cavour e Monforte. Paesini immersi fra vigneti, noccioleti e boschi che regalano il tartufo bianco. Il punto più caratteristico della piccola meta turistica, è la piazza della chiesa che sorge su un cucuzzolo dove si estende una lunga terrazza sulle colline di Alba.

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Il Belvedere regala ai visitatori una bellezza naturale da mozzare il fiato. Le cime innevate fanno da orizzonte sulle colline di nocciole e di vigneti.

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Altro paese incastonato nelle valli delle Langhe è Grinzane di Cavour: punto cruciale del paesello è il castello del 1400 e recentemente restaurato. Attualmente è sede di una enoteca e ospita l’ordine dei Cavalieri dei Vini e del Tartufo di Alba. In questo castello visse per alcuni anni il Conte Camillo Benso di Cavour, che fu anche sindaco di Grinzane e che contribuì a far conoscere ed apprezzare in tutte le corti europee il vino più prestigioso di queste terre: il Barolo. Sempre in questo castello si svolge l’asta del tartufo bianco a livello internazionale.

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Salendo su per le colline passando tra i vigneti arriviamo a Barolo, paese che porta lo stesso nome del rinomato paese dove i vigneti acquistano valore e fama. Il paese sembra più un borgo, le sue piccole vie acciottolate lo costeggiano tutt’intorno e la vista anche qui si perde sulle colline delle Langhe. L’affascinante e imponente castello dei Marchesi Falletti racconta mille anni di storia ed è la meta più bella del paese con accanto una piccola chiesa. Le sue stupende sale sono visitabili perché ospitano la “Biblioteca Storica” ordinata da Silvio Pellico e il “Museo delle Contadinerie”. E anche luogo di importanti mostre d’arte, mentre le sue cantine sono sede della prestigiosa “Enoteca Regionale del Barolo”. Lungo le sue vie è possibile visitare molte enoteche dove acquistare il vino e in molte di esse, si possono ammirare vecchie e alquanto particolari bottiglie di varie annate di vino. Simpatico, non come coloro che lo gestiscono, è il “Museo dei Cavatappi”: evitate di entrare con libri o bottiglie in mano perché vi redarguiscono a gran voce chiedendovi se le avete prese da voi con il dubbio di non aver pagato. Tenete scontrini con voi oppure se qualcuno non è interessato alla visita potrà farvi da custode dei vostri acquisti fatti prima, i bimbi teneteveli bene a mano perché forse non ben graditi (ma come sempre mie personali sensazioni).

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Alba è la cittadina posta sotto questi meravigliosi paesini che formano le Langhe. Famosissima per molti marchi famosi tra cui la Nutella della famiglia Ferrero, pensavamo fosse più grande: ai nostri occhi si è invece rivelata una cittadina tranquilla, pulita e molto storica nei suoi edifici. Vale molto la pena passeggiare anche più di una volta lungo le sue vie perché ogni volta si scorgono nuovi angoli vecchi e nuovi. I bar sono quasi tutti storici e antichi, i negozi di prodotti piemontesi si dividono fra nuovi di moderna etichetta con invece quelli più storici. La vendita di prodotti è varia: vini, nocciole, tartufi, formaggi con assieme i loro derivati. La piazza principale è quella del Duomo.

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Nei pressi di questa piazza, c’è uno dei ristoranti più stellati – ne ha tre dal 2012 – ovvero “Piazza Duomo” dello chef Crippa. Mentre proprio nella piazza con il suo piccolo giardino d’inverno, è situato un “fratello” del Piazza Duomo ovvero la “Piola”. L’unione dello chef Crippa con la famiglia Ceretto, famosi viticoltori, ha reso possibile la creazione di questi due ristoranti, che sono due esperienze di cucina molto distanti tra loro ma simili nella ricerca e nella qualità dei prodotti primi. La Piola decisamente più accessibile per il portafogli, cura molto la tradizione culinaria piemontese mentre Piazza Duomo, pluristellato e molto più pretenzioso per il portafogli, serve piatti con una creatività ricercata che solo lo chef Crippa è in grado di creare ed esigere. Io ho pranzato alla Piola, ovvio, dove la particolarità del ristorante consiste nella loro famosa lavagna, anzi due una per ogni sala da pranzo.

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Il ristorante si presenta, complice la lavagna, come una osteria di un tempo logicamente moderna e ben curata, ogni tavolo è impreziosito dai sottopiatti coloratissimi e diversi fra loro. I camerieri giovani e cordiali. Le ricette sono tutte piemontesi di tradizioni oppure sono innovative ma sempre con sfumature tipiche della cucina piemontese. I vini tutti rigorosamente piemontesi, si possono gustare sia a calice o in bottiglia integra.

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In senso orario, ci siamo gustati: misto di antipasti tra cui un vitello che si scioglieva in bocca, una tartare di carne fresca, l’insalata russa; i classici tajarin dal sugo di salsiccia che non potevamo esimerci dal provare soprattutto perché tutta la pasta è fresca e confezionata nelle loro cucine; un altro piatto tipico è la tagliata di Fassona, anch’essa morbida e cotta al punto giusto mentre per me un buon vitello tonnato alla piemontese dove la carne era tagliata sottilissima e freschissima senza la minima sbavatura. Se capitate ad Alba, dovete per forza mangiare qui: la qualità dei prodotti è ottima e i prezzi dei piatti in perfetta sintonia sia con il posto, sia per il servizio e i piatti presentati. Le due sale erano full. Prezzo circa 35/40 euro a persona.

Veniamo ora ai prodotti che ho voluto portarmi a casa nella mia cucina; oltre ai vini della Tenuta Rizieri, non mi sono persa una vasta gamma di sali con profumi e aromi della Langa, il miele.

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I prodotti con il tartufo spopolano nei vari negozi… olio, sali, acciughe, riso e tante altre chiccherie.

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Non potevano mancare i tajarin pasta di tradizione, il riso acquarello… e qualche assaggio di formaggi.

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E il buono delle Langhe, ovvero il tartufo bianco…

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…qui in versione dolce: le pasticcerie pullulano di tartufi dolci di cioccolato nero, bianco o gianduia con le nocciole delle Langhe a marchio I.G.P. ingrediente principale della famosa crema alle nocciole.

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