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Archive for the ‘CITTA’ e RISTORANTI’ Category

Un’esperienza culinaria a dir poco perfetta!

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Ieri sera siamo stati ospiti presso il ristorante dello chef stellato Davide Caranchini in quel di Cernobbio posto lungo la via 5 giornate, una delle vie di passaggio se visiti il paesino affacciato sul ramo del lago di Como e che fa da specchio a Villa d’Este e Villa Erba. Paese che sta conoscendo insieme alla città di Como, ospiti internazionali. Abbiamo deciso di regalarci questa bellissima esperienza anche perché eravamo solo noi due; infatti per chi ha figli adolescenti che sono nella fase solo hamburger, pizza e cotoletta con patatine, credetemi non ne vale la pena! Ritagliatevi una serata tutta per voi per deliziarvi!!! Infatti al Materia l’esperienza culinaria è fusion, particolare nei sapori, da gustare con un ordine, descritto molto bene dai camerieri di sala, che ne esalta per ogni porzione, la loro forza e particolarità… e gli occhi godono di vero splendore per gli accostamenti di colori, materie prime e impiattamenti curati nei più piccoli dettagli, che fanno notare subito il tanto studio che vi è dietro. Passi da acidità e lievi dolcezze tutte in un boccone. Ogni portata esprime una particolare contaminazione orientale, senza trascurare prodotti e materie prime della nostra zona. Lo chef vanta un curriculum “stellare”: Maze di Gordon Ramsay, Le Gavroche di Michel Roux Jr e Noma di René Redzepi, solo per citarne alcuni. Esperienze di cucina che si notano nei suoi piatti dagli accostamenti decisi e particolari con un uso preciso di erbe e profumi che conferiscono ai suoi piatti un tocco decisamente gourmet… Erbe che il team del ristorante coltiva e produce in una loro serra. A condurre il ristorante, in sala un team giovane formato da due fratelli e una sorella: Marco, Luca e Ambra compagna di Davide e come detto prima preparatissimi e attenti nella descrizione dei piatti per farti capire a pieno la loro filosofia. L’ambiente è arredato in modo minimalista con salette piccole dagli arredi scuri, i tavoli, senza tovaglia comunque con i porta posate, sono apparecchiati al minimo indispensabile… (e la cosa a me piace parecchio anche perché il classico vasetto di fiori fa molto anni ’90)!!! Per capire e apprezzare in pieno la sua cucina, abbiamo optato per il menu’ degustazione denominato il “Classico” al costo di euro 65 con cinque portate, definito dai camerieri di sala, perfetto per gli amanti dei gusti più semplici quindi, pensato da noi, perfetto per assaporare per la prima volta questa cucina particolare.

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Abbiamo deliziato il nostro palato con insalata di pomodori di Careno. Portata composta da quattro diversi piatti con il pomodoro che è il protagonista e cucina in modi totalmente diversi fra loro.

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A seguire trota sott’aceto con uova di coregoni, rafano e aneto.

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Per primo piatto un risotto con bacche di cipresso e mirtilli fermentati che ho trovato s t r e p i t o s o!!!

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A seguire rana pescatrice con carote e levistico…

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…e a finire il dessert Acetosella, yogurt e fieno. Con il caffè, assaggi di piccola pasticceria anch’essi di straordinaria particolarità.

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Al menù abbiamo abbinato gli assaggi di tre vini accostati ai vari sapori dei piatti (25 euro); gradita conoscenza di tre cantine che non avevamo mai assaggiato. Prima del menù, abbiamo iniziato con un aperitivo con assaggi (vedi prima foto post).

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CONSIGLI

Come già accennato, vi consiglio di non portare bambini; scelta mia personale sia per la tipologia di cucina sia per gli spazi piccoli. Se già siete a conoscenza del tipo di cucina, potete ordinare alla carta ma se fosse la prima volta, fidatevi dei menù degustazione che sono ben tre tipi. Lungo la via c’è possibilità di parcheggio. Vi consiglio di prenotare perché i posti a sedere sono pochi. Esperienza culinaria più che… stellata!!!

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Sono arrivate le vacanze 2019… quest’anno ho realizzato uno dei miei tanti sogni sbarcando in Africa, meta il Kenia!!! non è stato un viaggio fai da te, bensì organizzato anche con lo scopo di rilassarsi… quindi non aspettatevi scenari da brividi!!!

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La domanda che tutti mi hanno fatto al ritorno è stata: “Com’è l’Africa?”… e la mia risposta non ha mai tardato ad uscire dalla mia bocca! “Emozionante e contraddittoria… ma bellissima!!!” La prima sensazione che i miei occhi hanno captato è la diversità di paesaggi e realtà che ho visto nel solo viaggio dall’aeroporto al nostro resort in quel di Watamu. Dalla cittadina di Mombasa caotica, disordinata e sporca inizi a gustare un po’ di quell’Africa di cui se ne parla nel nostro occidente… condomini e palazzi in cemento accostati a baracche in eternit, villaggi con qualsiasi tipo di attività con sedi di multinazionali con accanto negozietti per la vendita di prodotti tipici, negozi di parrucchieri per treccine fino ad arrivare ai primi villaggi sparsi con capanne ancora di fango e tetti realizzati in legno e fogliame di cocco.

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La nostra guida, mentre ci trasferivamo a Watamu su strade sterrate, ci ha spiegato un po’ la realtà di chi vive vicino alla costa che a differenza di coloro che abitano nell’entroterra, è più facile… si fa per dire! Nel senso che i nostri occhi hanno comunque percepito le povertà ma anche la voglia di continuare a rimanere attaccati alle loro origini e abitudini; e se noi italiani siamo ben visti perchè abbiamo portato energia elettrica, costruito scuole, aperto il turismo, questa parte di Kenia rimane comunque affascinante grazie agli abitanti ancora legati ai loro usi e costumi! Fino a circa 6-8 anni fa, non c’era corrente elettrica e le strade erano completamente di sassi e terra; oggi hanno la luce nei villaggi più grandi, le strade principali sono asfaltate, nelle scuole i ragazzi hanno tutti una divisa e studiano regolarmente inglese e italiano. Molti ragazzi sono stati addottati da italiani che li hanno ospitati nelle proprie case per poi alcuni tornare in Africa con la possibilità di aprire una propria attività legata ovviamente al turismo.

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Per la strada sempre tantissima gente del posto: gli uomini impegnati nei servizi taxi con apecar detti “tuc tuc” o motociclette anni ’60, le donne nei negozietti vari e tanti bimbi che salutano sempre! E se anche assonnata e un po’ stanca per il viaggio in notturna in aereo, non sono riuscita a chiudere occhio durante questa trasferta che vi assicuro non è stata fatta nelle comodità più assolute (vi ricordo le strade non tutte asfaltate), ma la bellezza diversa di questi posti mi aveva già incantata! La nostra scelta, essendo in Kenia ad agosto primavera, è stata Watamu (consigliata ovviamente dall’agenzia) posta più ad occidente e quindi per il periodo, meta fresca e non piovosa, sempre ventialata perfetta per il kitesurf!

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Ed eccoci arrivati presso il Twiga Beach Resort e Spa di Watamu, un villaggio a conduzione italiana, piccolo (al massimo arriva a ospitare ad oggi circa 150 persone) posto direttamente sulla spiaggia, cucina italiana ottima ma anche con piatti tipici kenioti. Gestito da Settemari Club, il resort 4 stelle-soft inclusive è situato all’interno del Parco Marino di Watamu oasi marina protetta dal WWF, è in stile arabeggiante immerso in un rigoglioso giardino tropicale. Lungo la costa, il nostro resort ci è parso una piccola perla romantica: lettini in legno alcuni con tetto, oppure posti sotto palme da cocco per godersi una fresca ombra di pure godimento e relax. La piscina ha varie altezze, quindi adatta a tutti, con acqua salata, vista dall’alto ha la forma di un pesce stilizzato! L’animazione non è per niente insistente e non  disturba affatto il vostro relax, comunque per due ore alla mattina e due ore al pomeriggio, si può giocare e divertirsi con loro. Ve lo consiglio caldamente!!!

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La spiaggia lunga, affascina per la sua particolarità delle maree che ogni sei ore circa regala lunghe camminate su sabbia bianchissima quando in bassa marea regalandoti anche la possibilità di vedere pesci, stelle marine, abitanti del fondo marino, conchiglie… mentre con l’alta marea puoi fare bagni in acque calde ed escursioni in barche e se sei uno sportivo kitesurf a volontà! Quindi dall’Italia siamo partiti con viaggio e alloggio organizzato… per tutte le varie attività ed escursioni, c’è solo l’imbarazzo della scelta sia dentro il resort sia fuori!!!

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I FAMOSI BEACH BOYS

Ogni resort posto su questa bellissima costa, è dotato di security con guardie armate sia all’entrata sia sulla spiaggia. Questo ti permette di restare tranquilla ma soprattutto ti permettono di restare in spiaggia con la tranquillità di non essere avvicinata in ogni momenti da famosi “Beach Boys”, ragazzi del posto che fanno di lavoro le guide turistiche. Non sono per niente improvvisati, parlano un italiano perfetto: il loro è un vero e proprio lavoro con a capo quasi sempre italiani e offrono di seguirti nei vari safari, ti organizzano escursioni in mare o su terra. Tendono ad essere insistenti, ma una volta che li conosci ovviamente lontano dal resort, ti posso anche regalare momenti felici e racconti dei loro villaggi, da loro puoi acquistare souvenir di ogni tipo. Infatti sempre sulla spiaggia ci sono baracche adibite a negozietti curati dalle donne dei posto.

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Sia loro sia i beach boy hanno divise logate, segno che sono a capo di vere e proprie attività. Se doveste fare un viaggetto da queste parti, portatevi qualche vestitino per bambini da regalare, oppure prodotti anche di bellezza o semplicemente deodoranti o profumi femminili perchè le donne del posto chiedono di questo e non soldi. Noi abbiamo fatto amicizia con loro e sono gentilissimi e sempre sorridenti, sempre pronti ad un ballo od a una canzone e ti rendono le giornate spensierate e felici! Noi abbiamo acquistato souvenir, collane e parei… forse gli acquisti più felici che abbia mai fatto!

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Dopo aver fatto amicizia con loro, ogni giorno facevamo una passeggiata alla mattina perchè c’era la bassa marea e l’oceano ti permetteva di osservare le meravigliose qualità della natura: lungo la lingua di sabbia che si creava con il restringimento dell’acqua, potevi incontrare stelle marine, pesci particolari, granchi, polipi, aragoste, coralli e spugne…

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CULTURA SWAHILI

Nella nostra seconda serata, il resort ci ha emozionato regalandoci una serata con balli, canti e cena Swahili: abbiamo iniziato con uno spettacolo di danza tipica dove anche il gruppo di cuochi hanno partecipato dandoci il benvenuto. La cucina swahili abbonda di pesce il più delle volte aromatizzato e piccante oppure con condito con il cocco. Avendo avuto anche influenze arabe, il riso soprattutto pilaf, accompagna questi piatti, a volte aromatizzati con il cocco. Ma a farne da padrona come contorno, c’è una tipica polenta di farina bianca cucinata solo con acqua e servita a volte con fagioli. Molti piatti di carne di pollo, agnello e manzo sono bolliti, sempre profumati. Anche i dolci sono per lo più cucinati con il cocco, abbonda il frutto della passione. The e caffè serviti sono kenioti. La sala per la cena è stata allestita con tovaglie dalle tipiche stampe africane e tutta a lume di candela, un’altra bellissima “coccola” organizzata dal resort. A finire la serata, il gruppo di ballerini ci ha regalato una serie di balli e canti tipici del Kenia. Un’altra sera, il villaggio ci ha regalato un altro spettacoli di abili giocolieri e trapezzisti: un gruppo di ragazzi che di professione fanno esercizi spettacolari senza protezioni e realizzando acrobazie di salti e capriole senza tappeti che attutire i colpi.

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SAFARI BLU

Per noi organizzato presso il villaggio (ma è possibile anche dai Beach Boys), il safari blu è un safari organizzato lungo un braccio dell’oceano che si restringe poi in baie e costeggia la costa del parco marino protetto di Watamu, sempre organizzato in base alle fasi delle varie maree. Dal resort con un pulmino, siamo andati nelle vicinanze di Malindi dove siamo saliti su una tipica imbarcazione turistica con una guida del posto molto preparata e gentilissima. Non è possibile accedere fino alla barriera corallina perchè molto distante dalla costa e quindi in aperto oceano, ma la gita permette comunque di tuffarsi in acqua per ammirare i bellissimi pesci. Infatti come ci ha spiegato la guida, è grazie a questa barriera corallina distante dalla costa, che in Kenia non hanno subito i devastanti danni dello scorso tsunami. E bastano pochi metri per osservare come cambia il colore del mare passando dal blu intenso fino a diventare trasparente e cristallino con l’avvicinarsi alle acque poco profonde della barriera. Durante lo snorkeling si vedono molti pesci colorati e di diverse dimensioni (e la guida ci ha informato che non si tratta di barriera e fondi marini come quelli di Sharm El Sheik). Spostandoci poi dove l’oceano crea delle naturali piscine con acque basse e più calde e quindi perfette per un bagnetto… qui comunque abbiamo anche avvistato uno squaletto innocuo ma pur sempre affascinante! Risaliti a bordo, eccoci entrare nella riserva naturale dove l’oceano incontra le acque dolci del fiume.

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E qui i nostri occhi si aprono su scenari da cartoline: strisce di sabbia bianchissima formano spiagge incontaminate da cartolina; la riserva naturale è caratterizzata da lagune, dove lungo le insenature, vediamo le famosissime mangrovie, ovvero piante dalle radici aeree che assorbono il nutrimento dall’acqua salata infilandosi per vari metri sotto terra nella sabbia.

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Nel momento del nostro arrivo, con la bassa marea, abbiamo potuto notare questa particolarità delle piante che al ritorno dopo il pranzo, con l’alta marea, ci hanno regalato un altro tipo di paesaggio perchè le radici erano coperte di acqua, svelando solo la parte più verde di queste piante.

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Per il pranzo a base di pesce e per niente al sacco, siamo stati ospitati presso una spiaggia attrezzata con tavoli all’ombra, bagno e cucina tutta alla griglia. Primo piatto polipo al sugo di cocco strepitoso, poi aragoste alla griglia, focaccine dolci e calde e addirittura il caffè in moka!!! Al ritorno abbiamo costeggiato ancora la costa ma come detto sopra, la meraviglia del paesaggio è cambiato con l’arrivo dell’alta marea, regalando ai nostri occhi una bellissima e verdeggiante flora. Durante questa escursione abbiamo anche ammirato le cicogne.

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SAFARI IN SAVANA

Per noi sempre organizzato presso il villaggio. Sveglia alle 3 di notte e partenza per il parco nazionale di Tsavo perchè noi abbiamo scelto di fare il safari di un solo giorno… ma credete ne vale la pena!!!… ebbene si perchè arrivare in Kenia e non fare il safari non è possibile!!! E’ uno di quei sogni nel cassetto che se riesci a fare prima o poi, va goduto fino in fondo… anche questo è mal d’Africa, una terra che nelle favole e nei racconti che si leggono da bimbi sembra inarrivabile! Il Tsavo National Park è grande quanto la nostra Toscana ed è un paesaggio tipico della savana con questa terra rossa che conferisce un’atmosfera surreale al paesaggio. Siamo arrivati alle 6 del mattino e subito prima dell’entrata del parco ci siamo imbattuti nei primi elefanti e con un branco di antilopi… Con la jeep completamente aperta, siamo entrati nel parco per fare un’escursione di ben 6 ore ma credetemi volate perchè troppo impegnati a scorgere gli animali qua e la lungo la savana, oppure lungo al fiume e guardando anche sulle piante!!!

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Elefanti, antilopi, giraffe e tantissime zebre ci hanno quasi subito accolti e fermandoci lungo il fiume abbiamo ammirato una scenografica alba nella savana che credo non mi capiterà mai più nella mia vita. Da cartolina!!!

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E quando i nostri occhi si sono stancati di osservare questi bellissimi colori, ecco un gruppo di ippopotami neri immersi nell’acqua, quasi sembrano pietre, attirano la nostra attenzione… Proseguendo lungo la vastissima savana, incrociamo gruppi di antilopi, gazzelle e dik dik che con la loro galoppata aggraziata ci fanno tornare a costeggiare il fiume fino ad incontrare con lo sguardo i coccodrilli pigramente posti sulle secche del fiume. Rimessi in marcia, all’improvviso, il mio sguardo viene colpito da una forma in movimento al di là del fiume e io che urlo (si fa per dire perchè nella savana ti scatta un rispetto verso la natura che non pensi di avere, credetemi!!!) il LEONE!!!!

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Infatti avvistato sull’altra sponda, tutti gli altri ospiti hanno potuto godere della tranquilla passeggiata dell’indiscusso re della savana!!! peccato per noi troppo lontano e non più avvistato. Infatti tutte le guide sono tra di loro in collegamento con delle radio perchè ovviamente non c’è altro segnale, e si tengono aggiornati permettendo a noi turisti di essere portati il più possibile vicino agli avvistamenti degli animale. Continuando lungo la savana che si è nel frattempo sempre più riscaldata, incontriamo iene e struzzi oltre che a una gran varietà di uccelli che riprendono il loro volo al solo sentire il rumore della jeep. All’improvviso rallentiamo perchè ci attraversano la strada un centinaio, e non sto esagerando, di babbuini con femmine e cuccioli fino a fermaci del tutto davanti al capo branco in coda a controllare tutto il gruppo! Prima di fermarci per il pranzo, incontriamo anche un gruppo di bufali. Unico animale non avvistato è stato il ghepardo! Arrivati a destinazione, ci godiamo un buon pranzo in una bella struttura dove vi sono anche gli alloggi per chi vuole fare il safari di due o tre giorni. Il ritorno con il pulmino, avviene lungo una strada principale per un lungo pezzo asfaltata che passa attraverso vari villaggi.

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CONSIGLI

Noi, avendo anche un ragazzino di 13 anni, abbiamo voluto prenotare volo e villaggio in agenzia; vi consiglio poi in loco di scegliere e quindi prenotare i vari safari o escursioni. E’ possibile farlo in villaggio oppure tramite i beach boy. Avendo prenotato solo una settimana, abbiamo purtroppo evitato escursioni a varie spiagge tra cui la “Spiaggia dell’amore”, non siamo andati a vedere le cittadine di Watamu e Malindi. Non è più obbligatorio vaccinarsi ma comunque noi abbiamo fatto tutta la profilassi del caso informandoci presso il nostro centro vaccini all’ufficio per viaggiatori. Anche perchè era da un po’ di anni che non viaggiavano fuori Europa. Abbiamo fatto antitetanica, antidifterica noi adulti perchè il ragazzino già coperto dai vaccini obbligatori; mentre tutti e tre abbiamo fatto epatite A (così siamo coperti anche qui in Italia), vaccino per febbre gialla. Per via orale abbiamo preso tre pastiglie per il tifo e un giorno prima della partenza abbiamo preso sempre per via orale il Malarone per una durata di 15gg. Partite sempre con la borsa dei medicinali: non dimenticate l’Imodium, i fermenti lattici, i sali minerali, tachipirina e oki. A differenza di cosa pensavano alla partenza, ovvero di essere martoriati da zanzare e/ moschini vari,  abbiamo messo in valigia anche l’anti zanzare tropicale che vi consiglio comunque di spruzzarvelo quando farete il safari in savana!!! Il visto per entrare in Kenia lo fate in aeroporto compilando un paio di fogli con tutti i vostri dati, il motivo del vostro viaggio e dove alloggerete; il costo è stato di 20 euro a testa mentre al ritorno sempre in aeroporto si devono pagare 50 euro a testa per la tassa di soggiorno; attenzione solo in contanti. Presentare sempre il passaporto! In Kenya potete cambiare i vostri euro in scellini: per noi il cambio fatto in resort e conviene se volete comprare souvenir.

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Appena scese dalla breve discesa che porta alla piazza di Cernobbio che dà sul lago, ci siamo già calate nella magia del “My Secret Dinner”, un bellissimo flash mob che ha coinvolto chiunque voleva per una sera, dedicarsi alla convivialità di gruppo. Tutti rigorosamente vestiti di bianco con accessori rossi, elegantemente disposti in file con tavoli e sedie bianchi accanto a chi ti capitava senza alcuna fretta, spintoni e maleducazione. Con questa bellissima occasione abbiamo potuto gustare una fetta della nostra città in modo insolito e un po’ diverso dal solito.

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Come per ogni manifestazione o gioco (per chi l’ho a visto così) le regole erano poche e rispettabilissime: ognuno ha portato da casa il necessario per allestire una tavola che doveva essere apparecchiata in modo curato, come fossimo nella nostra casa solo che in questa occasione l’aria era fresca – e non condizionata – e saliva dal nostro meraviglioso lago, le luci non sono state “addebitate” in bolletta ma ad illuminarci candele, stelle e una della lune più grandi e luminose e qua e la qualche lampione. La banda con la sua musica allegra gironzolava per i tavoli allietandoci l’attesa dell’inizio previsto per le 21.30.

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My Secret Dinner è un evento a partecipazione gratuita: se capiterà anche nella vostra città, non perdetevi questo particolare e bellissimo appuntamento per passare una serata un po’ diversa dal solito e per gustarvi la vostra città in modo sano e divertente. Potete essere in due o in venti, potete essere una famiglia o un gruppo di amici o colleghi di lavoro, tutti sono i benvenuti, di bianco vestiti però non lo dimenticate. Divertente è organizzare i propri tavoli che siamo quadrati o rettangolari, non tondi;  non esistono i posti  a ‘capotavola’ e ci si siede gli uni di fronte agli altri, Un tavolo accanto all’altro, a creare delle file anche se non si conoscono i propri vicini che per una sera, non sono quelli del piano di sopra che sgocciolano, non sono i vicini di cortile o giardino a cui non va mai bene dove poni i vasi oppure per una volta tanto, i tuoi vicini avranno qualcosa di diverso da raccontarti.

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nic vuole, tavolo e sedie  pieghevoli; tovaglia e tovaglioli rigorosamente in tessuto bianco; stoviglie in ceramica bianca o vetro, posate di metallo, bicchieri di vetro. Libero sfogo alla fantasia per personalizzare il proprio tavolo al meglio con fiori, candele, lanterne, luci e decorazioni con un tocco speciale di rosso.

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La parola d’ordine è comunque semplicità soprattutto nel cibo preferendo quelli leggeri utilizzando prodotti del territorio  rispettando la stagionalità. Acqua, vino e tante bollicine. Arrivati in piazza, prima dell’inizio della manifestazione, si possono allestire i tavoli e nella massima puntualità, alle 21.30 s’inizia a gustare le proprie delizie. L’inizio un bellissimo sventolare di tovaglioli bianchi seguiti da urli e risate per finire con un primo brindisi all’imbrunire. La disposizione dei tavoli avviene casualmente e ci si unisce sempre all’ultimo tavolo che si sta posizionando nel preciso momento in cui si arriva.

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Molto suggestivo è stato il lancio delle lanterne che hanno sfiorato con la loro delicatezza, le acque calme del Lago di Como.

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Al termine della serata un particolare segnale darà la fine della manifestazione quindi con calma si sparecchia, si raccolgono i rifiuti, si smonta il proprio tavolo e ci si incammina alla propria macchina avendo ben guardato di non aver lasciato nulla sul terreno sia che siano rifiuti o accessori rotti o danneggiati.

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Se avrete la possibilità di partecipare a “My Secret Dinner” fatelo… è un’esperienza molto glamour, un appuntamento delizioso da vivere con chi volete in tutta tranquillità, un pic-nic chic all’aperto in una parte della vostra città che mai avete utilizzato in questo modo…

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…il giorno dopo avrete qualcosa di particolare da raccontare ai vostri cari, credetemi una bellissima esperienza che sicuramente sarà da rifare se capiterò dalle loro parti! Inoltre “My Secret Dinner” ha coinvolto tutti i partecipati a fare beneficenza per l’iniziativa di “Dottor Sorriso”: non sono mancati i clown, che durante la cena, hanno girato fra i tavoli distribuendo nasi rossi di spugna, in cambio di una piccola donazione. Tutto il ricavato dell’evento è stato destinato alle visite dei Dottor Sorriso nel reparto di pediatria dell’Ospedale Sant’Anna di Como.

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Il giorno tanti bei momenti e ricordi da raccontare…

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La mattina che avevamo prenotato la visita guidata ai Musei Vaticani, era una giornata uggiosa su Roma. Ma la fila per salire nelle sale più belle al mondo, credetemi non era diminuita rispetto ai giorni scorsi. Se capitate a Roma, andate subito in Città del Vaticano e lungo i due viali con le oltre 100 colonne poste ai margini della Piazza, potrete trovare dei ragazzi che vi prenotano le visita in San Pietro con regolare ricevuta, evitando la chilometrica fila sotto il sole che per noi era prevista in circa 4 ore di attesa. Una volta entrati in basilica, una giuda per gruppo di lingue vi mostrerà le bellezze imponenti della basilica. All’uscita – dura circa 50 minuti la visita guidata – al momento di pagare potete prenotare anche la visita ai Musei Vaticani, evitando anche qui ore di attese sotto il sole o come per noi la pioggia. Potete poi rientrare in basilica per girare tranquillamente e pregare alle tombe dei santi o scendere sotto per visitare le grotte ove vi sono tutti i papi deceduti.

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I Musei Vaticani sono posti dietro San Pietro e molti comodi da raggiungere con la Metro. Sono una delle raccolte d’arte più grandi del mondo, un’enorme collezione di opere d’arte accumulata nei secoli dai Papi. Dai musei si accede alla Cappella Sistina e agli appartamenti papali affrescati da Michelangelo e Raffaello. I Musei Vaticani occupano gran parte del vasto cortile del Belvedere.

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Nel 2000 è stata edificato un nuovo ingresso ai Musei.

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Il cortile della Pigna con la Sfera di Arnaldo Pomodoro.

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Il Museo Pio-Clementino fu fondato da papa Clemente XIV nel 1771 e originariamente fu adibito alla raccolta di opere antiche e rinascimentali. Il museo e la sua collezione furono ampliati dal successore papa Pio VI. Oggi il museo ospita antiche sculture greche e romane.

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Il Museo Chiaramonti è altrettanto ricco e fornito di sarcofagi, bassorilievi e statue.  Prende il nome da papa Pio VII Chiaramonti, che lo fondò agli inizi del XIX secolo. È composto da un’ampia galleria ad archi ai lati della quale sono esposte numerose sculture. La nuova ala, il Braccio Nuovo, ospita il celebre Augusto di Prima Porta.

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La statua di Laoconte

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La Sala della Rotonda

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La sala degli Arazzi

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La Galleria delle Carte Geografiche, la più spettacolare…

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Finalmente la Cappella Sistina.

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Le sale delle Nozze Aldobrandine e sala dei Papiri

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La visita è finita ai Musei Vaticani, un’esperienza bellissima, una sensazione in Cappella Sistina che non si riesce a descrivere e immaginare quel luogo come sito dove si sono sempre eletti i papi, è una sensazione troppo indescrivibile. Un luogo santo e sacro, un luogo storico oltre che alla bellezza che solo gli occhi possono ammirare perché se gli affreschi potessero parlare – perché questa è l’impressione che hanno ovvero che gli manca solo la parola, per quanto sono belli.

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Usciti dalla visita a San Pietro e dopo una preghiera ai due nuovi Santi, abbiamo preso un taxi che ci ha portato direttamente al Ghetto Ebraico in Trastevere (circa 10 euro da San Pietro). Non sono mai stata in questa zone e ci ha conquistato subito: appena scesi dal taxi, nell’aria aleggiava un profumo di pane e biscotti. Il Ghetto Ebraico è molto famoso appunto per la quantità di panetterie e biscottifici ma anche di ristoranti definiti “Kosher”.

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Sono definiti “Kosher” i ristoranti ebraici; il termine kosherl’insieme di regole religiose ebraiche. La parola ebraica significa “conforme alla legge- consentito”. Vi è proprio un elenco di cibi che sono permessi: per esempio non si possono mescolare carne e latticini; le carni permesse sono quelle di animali con zoccolo ovvero mucche, vitello, la pecora, la capra. I pesci solo quelli con pinne e squame. Della cucina ebraica non conosco un gran che, non ho ancora assaggiato nulla ma voglio proprio informarmi e acquistare libri in merito perché mi hanno affascinato molto i ristoranti del ghetto. Non abbiamo pranzato durante la nostra visita, ma i profumi che aleggiavano durante la nostra passeggiata, mi hanno conquistato soprattutto i dolci che ho potuto vedere nelle vetrine. Perché è proprio passeggiando fra gli scorci suggestivi del ghetto, che ogni angolo è adibito ad un forno con accanto la maestosità della Sinagoga e dei resti antichi.

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Un forno storico che esiste dal ‘900 è il forno “Boccione”: è un negozio vecchio stile, pochi arredi, con gli scafali con i dolci esposti, poco spazio per la clientela che però si ferma in coda anche fuori dal piccolo negozietto. Da provare la crostata con la ricotta e le visciole che ci ha consigliato anche il taxista; buona e profumata anche la treccia con uvetta, pistacchi e cannella…

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Forno Boccione

via del Portico d’Ottavia 1 – 00186 Roma
chiuso il sabato

E poi ci si immerge in “Trastevere“… io ma soprattutto mio marito si è innamorato di questo quartiere di Roma. Appena superato un ponte, mi sono ritrovata nel più celebre e conosciuto locale di Roma ovvero il “Sora Lella”, quel ristorante che ogni tanto veniva nominato in tv quando si parlava di due grandi del cinema ovvero Aldo Fabrizi che se come me amate i film in b/n, era uno degli attori più popolari insieme a Toto’. E chi non si ricorda Elena Fabrizi? con Verdone ci ha regalato delle scene simpaticissime.

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Addentrandoci nelle viuzze del tredicesimo rione di Roma, ci lasciamo l’Isola Tiberina alle spalle, inizia un susseguirsi di ristoranti tipici romani con osterie e vinerie per tutti i gusti e per tutti i portafogli. Ogni angolo del rione ha qualcosa da raccontare…

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E poi finalmente sono arrivata in via della luce al civico 21 dove c’è un forno che fa pasticceria e soprattutto biscotti, ovvero il biscottificio “Innocenti”. Come per molti luoghi e locali di Trastevere, anche qui sembra che il tempo si sia un po’ fermato, che tutto sia fermo ai primi momenti dell’apertura.

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La proprietaria è molto carina, educata e gentile: ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera con lei e farmi raccontare la passione di fare i biscotti con farine bio e di buona qualità di vario genere. Come potete dedurre dagli adesivi a zampa, qui gli animali sono amati e rispettati. All’interno padroneggia un vecchio forno ancora oggi in uso.

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La semplicità di chi lo gestisce è tanta quanto la bontà dei biscotti che sono il tesoro preziosissimo di un arte che a volte viene un po’ superata da prodotti di più larga scala ma credetemi se amate i prodotti – e dico i  veri prodotti della cucina italiana – fatti ancora con l’amore e la passione, e capitate a Trastevere, il biscottificio dovrà essere una tappa fissa. Io ho portato a casa un poco di queste bontà…

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Biscottificio Innocenti

via della luce 21 – 00153 Trastevere Roma

grazie al blog “Tavole Romane” che mi ha fatto conoscere questo pezzo storico di Trastevere

Ultima tappa prima di tornare in albergo, è stata la visita a Santa Maria in Trastevere che è posta nella piazza omonima.

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La chiesa all’interno è bellissima: sulla facciata vi è un mosaico raffigurante Maria in trono che allatta il Bambino. Un altro mosaico è presente sulla sommità del campanile romanico, sempre raffigurante la Madonna col Bambino, in una nicchia. All’interno, ci sono tre navate.

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Dopo quattro anni sono ritornata a Roma: la capitale, la città eterna, la grandezza dell’arte ha catturato anche i miei uomini. Voglio aprire la serie dei miei post di vacanza su Roma, con quello dedicato ai ristoranti in cui ho cenato…

Abbiamo iniziato con un aperitivo in Piazza Navona seduta proprio davanti alla Fontana dei Quattro Fiumi…

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Ai lati della piazza, dove appunta svetta imponente in tutta la sua bellezza la fontana, è un susseguirsi di bar, ristoranti dove da seduti oltre che godere del caldo primo sole primaverile, è bello godersi anche la vita che si svolge lungo la piazza: artisti di strada con varie fantasie di interpretazione regalano ai turisti di tutto il mondo un’atmosfera magica e metropolitana… con sottofondo canzoni e musica dal vivo. I pittori con i loro colori e tecniche, catturano gli angoli più suggestivi della città. Caricaturisti offrono simpatici ritratti ai turisti. La fontana fu creata da Gian Lorenzo Bernini su ordine di Papa  Innocenzo X. Le quattro statue rappresentano i fiumi della Terra, uno per ciascuno dei continenti fino ad allora conosciuti: il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio della Plata. Sulla fontana sono raffigurati anche sette animali, oltre alla colomba bronzea in cima all’obelisco ed ai delfinetti nello stemma dei Pamphilj: un cavallo, un coccodrillo, un leone, un dragone, un serpente e infine un serpente di mare e un delfino.

Per uno Spritz vi consiglio il bar/ristorante “Tre Scalini”:

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A pochi metri da Trinità dei Monti dove vi è la famosissima Scalinata di Piazza di Spagna – la zona che più abbiamo vissuto di sera avendo scelto l’albergo in questo rione di Roma – abbiamo cenato in ristoranti di tradizione ma anche di nuova generazione sempre con una finestra aperta sulla bontà dei piatti romani.

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La prima serata abbiamo cenato presso “EnOsteria Capolecase”, un ristorante molto carino, di arredi moderni curato nei particolari e gestito con molta tranquillità, la stessa che credo ogni turista cerchi soprattutto la sera dopo lunghe e stancanti passeggiate per i vicoli romani. La base della cucina rimane quella di tradizione romana ma con una ricerca particolare di qualità, di freschezza, di stagionalità delle materie prime. Partiti già da Como con la voglia di assaggiare la vera cucina romana, qui in EnOsteria, abbiamo assaggiato “La Gricia” ovvero un’amatriciana bianca: rispetto all’amatriciana classica, è appunto bianca – senza pomodoro – ma si utilizza comunque del guanciale, del pecorino romano e del pepe. La sua origine si pensa sia addirittura antecedente all’importazione del pomodoro in Europa e che fu inventata dai pastori laziali. L’altro piatto che ci siamo goduti sono stati gli “Spaghettoni Cacio e Pepe”: sembrerebbe un piatto semplice da realizzare ma non è così; infatti è proprio la qualità delle materie prime che rendono questo piatto veramente eccezionale, la giusta piccantezza del pecorino sarà proprio l’ingrediente che fa la differenza oltre alla mantecatura morbida e assolutamente non pastosa.

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Prima dei primi piatti tipici romani, ci siamo gustati la Tartare di Fassona e un prosciutto crudo con mozzarella di bufala. Per Matteo un buon piatto di pasta con pomodoro e un battuto strepitoso di basilico. Se capitate a Roma e cercate un posto carino, rilassante con un della giusta atmosfera, questo ristorante fa proprio per voi. Pulizia perfetta, personale cordiale molto tranquillo, ambiente non troppo grande con luce diffusa e musica in sottofondo, tavoli ben organizzati, molto disponibili anche con il bambino e con le esigenze del caso. Prezzi nella norma, circa 80-90 euro in tre con due calici di vino bianco e rosso entrambi romani, acqua, coca, caffè.

Via di Capo le Case n. 53 – 00187 Roma (RM)
Telefono: (+39) 06 6786115 – Email: info@enosteria.it
Il secondo ristorante di cui vi voglio parlare è proprio una classica trattoria romana: “La Scalinata” a pochi passi dalla scalinata appunto di Piazza di Spagna, vicino alla Fontana de Trevi.
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Appena si entra si respira aria di trattoria, di osteria e vineria con una saletta ricca di quadri con scene di ordinaria vita romana e un locale a vetri a parte atto al taglio dei salumi che sono esposti in bella vista per regalare agli ospiti la goliardia del buon cibo. Un corridoio, che attraversa le cucine,  porta in una seconda sala. A primo impatto ho trovato i tavolini troppo vicini ma l’atmosfera di vera romanità fa sparire anche questo piccolo “inconveniente”. Inoltre il buon e simpatico maitre rende la permanenza molto piacevole, cordialissima la titolare. noi abbiamo gustato piatti tipici romani: non abbiamo resistito alla classica bruschetta al pomodoro che a Roma in tutti i ristoranti fa da antipasto, a seguire per me un abbondante piatto di spaghetti all’amatriciana, per Marco la famosissima coda alla vaccinara e gustarci poi un piatto veramente buono ovvero le puntarelle alla romana con una cremina di acciughe e aglio a dir poco strepitose il tutto innaffiato con un buon rosso del Lazio.
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Ambiente comunque confortevole malgrado i tavoli vicini, staff simpatico ed efficiente, molto carini e disponibili con i bambini, prezzi nella norma di 70-80 euro in tre con due bruschette, un primo piatto, due secondi piatti, un contorno, vino rosso una bottiglia,  due caffè e acqua. Se volete proprio mangiare la cucina romana di tradizione senza molte pretese, questa è la trattoria che fa per voi!

La Scalinata

via S. Andrea Delle Fratte, 32 – Roma
per info e prenotazioni (+39).06.69942067

Quando siamo usciti da San Pietro, un acquazzone primaverile ci ha completamente investiti e siccome era ora di pranzo, abbiamo optato per un pranzo al posto di un panino o facaccia.

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Proprio dietro Città del Vaticano – di fronte al retro della Sala Nervi – abbiamo scoperto questa trattoria che più di città sembrava di paese ovvero un ristorante senza molte pretese che però ci ha decisamente conquistato. L’oste molto educato, pacato e tranquillo ci ha ospitato nella prima saletta: siamo alla trattoria “La Pilotta – da Mario”. Abbiamo iniziato con una bruschetta che fra tutte quelle mangiate a Roma in questi giorni e non solo, era a dir poco sublime: pane croccante al punto giusto ben caldo, pomodoro profumato e ben regolato di sale e origano con un filo di olio evo che mi ha fatto fare la scarpetta… Poi ci siamo gustati i famosissimi saltimbocca alla romana con i carciofi fritti entrambi molto buoni. Per Matteo una pizza e coca. Da bere birre e acqua, due caffè e ahimè il conto un po’ sopra la media rispetto ai due ristoranti citati sopra. Sarà perché si trova proprio dietro al Cupolone?

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Comunque il locale è pulito, i bagni – anche se un po’ datati e posti al piano di sotto a cui si accede tramite una scaletta stretta – molto puliti; il proprietario cordiale e pacato. La posizione strategica con fermata di autobus proprio accanto. Perfetto per i turisti.

La Pilotta (Da Mario)

Via di Porta Cavalleggeri 35, Roma

Post precedenti su Roma:

ROMA CITTA’ ETERNA

SALTIMBOCCA ALLA ROMANA

BUCATINI ALLA CARBONARA

SPAGHETTI ALLA CARBONARA

CARBONARA SBAGLIATA

LA CARBONARA ROSSA

 

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Un “Dolcepensiero” sconosciuto: non sapevo l’esistenza di questo dolce per la festa di Ognissanti. Incuriosita nel cercare qualcosa di diverso dal solito, mi sono imbattuta in questo dolce sia in rete sia nel libro di ricette toscane che acquistai quando visitai proprio Siena. Poi qualche rimasuglio di ricordo si è rifatto vivo proprio mentre mi preparavo per l’impasto: andai a Siena per Pasqua e proprio nella piazza, una tra le più popolari, entrai in una pasticceria che realizzava anche dolci su prenotazione. Pur non essendo in periodo, la pasticceria per le feste, realizzava dolci con varianti del tutto personali. Fra di loro vi era il pane dei santi ovvero Pan co’Santi con diversi ingredienti che arricchivano questa pagnotta tipica del mese di ottobre e novembre. Con nocciole e pistacchi, con pinoli e gocce di cioccolato erano molteplici le varianti sul tema che io non mi risparmiai di assaggiare… Con questi ricordi, oggi voglio proporvi questo pane dolce tipico e tradizionale della città di Siena dalle origini antichissime, dal sapore unico. E’ un dolce povero che veniva cucinato il sabato prima della festa di Ognissanti perché solitamente  era la giornata dedicata alla panificazione. E’ un dolce infatti realizzato con la pasta del pane in cui vengono aggiunti “i santi” ovvero uvetta e noci. Io ho aggiuntoanche le nocciole a quella che credo sia la ricetta più simile alla tradizione… non si sa mai… avere qualche santo in più al giorno d’oggi, ih ih ih. Senesi non me ne vogliate! ma chi conosce il mio blog sa benissimo che non voglio per niente rovinare la tradizione ma che amo dare quel tocco anche mio!

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INGREDIENTI

IMPASTO CON MACCHINA DEL PANE

290 ml di acqua tiepida

500 grammi di farina

1 bustina di lievito di birra “mastro fornaio”

3 cucchiaini di sale fino

1 cucchiaino di zucchero

3 cucchiai di olio d’oliva

45 grammi di uvetta bianca

65 grammi di uvetta sultanina

80 grammi di noci

20 grammi di nocciole

100 grammi di zucchero

1 cucchiaino abbondante di cannella

la scorza di un limone

1 tuorlo d’uovo

PREPARAZIONE

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La mia macchina per il pane è una KENWOOD BM250 -programma nr. 8 solo impasto e nr. 9 impasto e lievitazione.

Mettere in ammollo le uvette in acqua tiepida. Tritare grossolanamente le noci e le nocciole. Nella macchina del pane con programma di solo impasto (nr.8), porre l’acqua, la farina setacciata, il sale, il cucchiaino di zucchero, l’olio ed infine il lievito. Unire l’uvetta e la frutta secca mischiata allo zucchero e  alla cannella ed infine la scorza del limone grattugiata. Se occorre aggiungere farina se troppo morbido o acqua se troppo duro l’impasto. Azionare la macchina con il programma di impasto e lievitazione (nr.9). Terminato di lavorare la macchina, lasciare la pagnotta per tre ore al suo interno. Una volta lievitato, rimpastare il composto per pochissimo tempo, conferirgli una forma tonda e disporla su una teglia con carta forno, praticare la classica incisione a croce sulla superficie, spennellare con il tuorlo d’uovo leggermente sbattuto e porre in forno già caldo per 50 minuti a 180°C.

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Dall’archivio di Dolcipensieri:

PANE DI GRANO SARACENO

PANE ALL’UVETTA DELLA SIGNORA BOYLAN e IL LIBRO PANE E ACQUA DI ROSE

TORTA DI PANE AL GIANDUIA

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Il week-end appena passato ha visto lo svolgersi della rassegna dell’Orticolario 2013 presso la bellissima cornice di Villa Erba a Cernobbio. Noi come Pro Loco Lipomo eravamo presenti con le nostre caldarroste sempre ben gradite soprattutto quest’anno dove il tempo non è stato proprio benevolo: le giornate sono state tipicamente autunnali e la pioggia ha gustato solo la domenica pomeriggio. Di questa bella manifestazione ne ho già parlato in vari post:

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ORTICOLARIO

L’atmosfera è rimasta sempre la stessa, gli espositori sono aumentati toccando un po’ tutti i settori ove la natura la fa da padrona, cibo compreso… Malgrado il tempo uggioso ma comunque non freddo, il successo di Orticolario lo si leggeva nelle espressioni dei visitatori: camminare anche semplicemente tra i fiori è stata una bella esperienza perché i nostri occhi sono stati inebriati dai colori e dai profumi che aleggiavano nell’aria. Tra uno spazio e l’altro, si potevano percepire sentori di liquirizia, profumo di rose e aromi legati alla vaniglia e alle nocciole se ci si soffermava davanti alle varie aree di merenda. Insomma è sempre come vivere una favola: è certo che con il sole tutto appare luminoso ma la natura sa regalarci emozioni anche con il cielo ottombrino.

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Per le composizioni floreale, quest’anno molto gettonata con i fiori era anche la verdura che con i suoi colori, rendevano i vasi ancor più glamour.

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Molti sono gli stand di arredo sia per giardino esterno, sia per arredo interno. Interessanti sono stati gli stand con complementi di arredo creati con materiali recuperati: un esempio molto bello sono state le seggiole e i tavoli ricreati con l’utilizzo di bancali ovvero assi di legno utilizzate per il carico e scarico di scatole e vari di grosse dimensioni.

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Grande abilità tecnica nell’utilizzare il ferro per creare piccole sculture per abbellire in modo fantasioso i propri giardini e terrazzi.

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Il cibo soprattutto bio e artigianale… molti erano gli stand dedicati a questa nuova e genuina tendenza.

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La Torre di Pisa

PISA… famosissima per la sua torre, è spettacolare il contrasto fra il verde dei prati e il bianco scultoreo dei marmi presenti nella Piazza dei Miracoli.

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Il Battistero di San Giovanni

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Il Camposanto monumentale

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Piazza dei Miracoli

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Pisa l’ho vista solo così… Il tour della mia Toscana finisce qui, ora mi rimbocco le maniche in cucina! buona ripresa…

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TRATTORIA TOSCANA Casa Masi

Via Collerucci, 53 – 50050 – Montaione (FI) telefono: +39 0571-677170 – fax: +39 0571-677042

e mail: info@casamasimontaione.it – http://www.casamasimontaione.it/index_ita.php

La sera era perfetta: tepore nell’aria, cielo pieno di stelle… attraversare le colline fiorentine piene di girasoli e vigneti ne vale veramente la pena se poi si giunge in un ristorante bellissimo. Atmosfera dolce e romantica, luci soffuse e tante candele, tavoli sparsi qua e la sotto alberi divisi da sentieri di ghiaia. In poche parole ci siamo catapultati direttamente in un’altra dimensione… si perché il posto merita. Il ristorante è tipico toscano, noi siamo stati ospiti nella limonaia: dietro di noi tutti i clienti, davanti a noi una parte del bellissimo parco che circonda la trattoria.

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Siamo giunti qui grazie al consiglio di Federico della Villa Dianella; volevamo gustarci una buona fiorentina e devo dire che siamo stati accontentati in pieno, quindi ci siamo goduti della bruschette miste, la fiorentina, un tortino alle mele con crema e un tortino al cioccolato fondente. Il tutto accompagnato dal vino rosso di Villa Dianella.

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La cena è stata perfetta, il servizio puntuale e molto gentile, camerieri giovani e veloci. Le portare giuste nelle dosi. il menù ampio e con una scelta per ogni gusto: noi abbiamo voluto gustarci in pieno la carne ma credetemi il profumo degli altri piatti giungevano fino a noi come per esempio l’aroma intendo del tartufo. Ve lo consiglio caldamente se capitate da queste parti. Il conto nella norma, medio. Ampia scelta di vini anche qui per ogni tasca.

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Se invece siete ad Empoli, potete fare tappa al

RISTORANTE OSTERIA 30

VIA DEL GELSOMINO 30 – EMPOLI (FI) – Tel. 0571 73989

info@allozenzero.it – http://www.osteria30.com/

Una cucina molto semplice ma perfetta per chi ha bimbi perché nel loro menù si possono trovare piatti tipici toscani ma anche piatti semplici ma genuini. Molto gentili i due titolari che con fare garbato, non mancano di un sorriso. La serata era calda e anche se il posto all’interno era molto accogliente e arredato con simpatia e stile, abbiamo cenato lungo i tavoli disposti nella stretta stradina dal nome carino in centro a Empoli. Non mancate di assaggiare il piatto di salumi toscani, buonissime le bruschette, ottimi i tagli di carne e i loro fagioli bianchi con rosmarino serviti tiepidi. Buono anche il loro rosso della casa.

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I prezzi sono nella media, il coperto tipico da trattoria. Se siete a Empoli e volete passare una serata in perfetto relax mangiando bene, è il posto che fa per voi. Si perché sia il locale che i proprietari ti fanno sentire a proprio agio!

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