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Archive for the ‘CITTA’ e RISTORANTI’ Category

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Appena scese dalla breve discesa che porta alla piazza di Cernobbio che dà sul lago, ci siamo già calate nella magia del “My Secret Dinner”, un bellissimo flash mob che ha coinvolto chiunque voleva per una sera, dedicarsi alla convivialità di gruppo. Tutti rigorosamente vestiti di bianco con accessori rossi, elegantemente disposti in file con tavoli e sedie bianchi accanto a chi ti capitava senza alcuna fretta, spintoni e maleducazione. Con questa bellissima occasione abbiamo potuto gustare una fetta della nostra città in modo insolito e un po’ diverso dal solito.

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Come per ogni manifestazione o gioco (per chi l’ho a visto così) le regole erano poche e rispettabilissime: ognuno ha portato da casa il necessario per allestire una tavola che doveva essere apparecchiata in modo curato, come fossimo nella nostra casa solo che in questa occasione l’aria era fresca – e non condizionata – e saliva dal nostro meraviglioso lago, le luci non sono state “addebitate” in bolletta ma ad illuminarci candele, stelle e una della lune più grandi e luminose e qua e la qualche lampione. La banda con la sua musica allegra gironzolava per i tavoli allietandoci l’attesa dell’inizio previsto per le 21.30.

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My Secret Dinner è un evento a partecipazione gratuita: se capiterà anche nella vostra città, non perdetevi questo particolare e bellissimo appuntamento per passare una serata un po’ diversa dal solito e per gustarvi la vostra città in modo sano e divertente. Potete essere in due o in venti, potete essere una famiglia o un gruppo di amici o colleghi di lavoro, tutti sono i benvenuti, di bianco vestiti però non lo dimenticate. Divertente è organizzare i propri tavoli che siamo quadrati o rettangolari, non tondi;  non esistono i posti  a ‘capotavola’ e ci si siede gli uni di fronte agli altri, Un tavolo accanto all’altro, a creare delle file anche se non si conoscono i propri vicini che per una sera, non sono quelli del piano di sopra che sgocciolano, non sono i vicini di cortile o giardino a cui non va mai bene dove poni i vasi oppure per una volta tanto, i tuoi vicini avranno qualcosa di diverso da raccontarti.

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nic vuole, tavolo e sedie  pieghevoli; tovaglia e tovaglioli rigorosamente in tessuto bianco; stoviglie in ceramica bianca o vetro, posate di metallo, bicchieri di vetro. Libero sfogo alla fantasia per personalizzare il proprio tavolo al meglio con fiori, candele, lanterne, luci e decorazioni con un tocco speciale di rosso.

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La parola d’ordine è comunque semplicità soprattutto nel cibo preferendo quelli leggeri utilizzando prodotti del territorio  rispettando la stagionalità. Acqua, vino e tante bollicine. Arrivati in piazza, prima dell’inizio della manifestazione, si possono allestire i tavoli e nella massima puntualità, alle 21.30 s’inizia a gustare le proprie delizie. L’inizio un bellissimo sventolare di tovaglioli bianchi seguiti da urli e risate per finire con un primo brindisi all’imbrunire. La disposizione dei tavoli avviene casualmente e ci si unisce sempre all’ultimo tavolo che si sta posizionando nel preciso momento in cui si arriva.

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Molto suggestivo è stato il lancio delle lanterne che hanno sfiorato con la loro delicatezza, le acque calme del Lago di Como.

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Al termine della serata un particolare segnale darà la fine della manifestazione quindi con calma si sparecchia, si raccolgono i rifiuti, si smonta il proprio tavolo e ci si incammina alla propria macchina avendo ben guardato di non aver lasciato nulla sul terreno sia che siano rifiuti o accessori rotti o danneggiati.

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Se avrete la possibilità di partecipare a “My Secret Dinner” fatelo… è un’esperienza molto glamour, un appuntamento delizioso da vivere con chi volete in tutta tranquillità, un pic-nic chic all’aperto in una parte della vostra città che mai avete utilizzato in questo modo…

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…il giorno dopo avrete qualcosa di particolare da raccontare ai vostri cari, credetemi una bellissima esperienza che sicuramente sarà da rifare se capiterò dalle loro parti! Inoltre “My Secret Dinner” ha coinvolto tutti i partecipati a fare beneficenza per l’iniziativa di “Dottor Sorriso”: non sono mancati i clown, che durante la cena, hanno girato fra i tavoli distribuendo nasi rossi di spugna, in cambio di una piccola donazione. Tutto il ricavato dell’evento è stato destinato alle visite dei Dottor Sorriso nel reparto di pediatria dell’Ospedale Sant’Anna di Como.

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Il giorno tanti bei momenti e ricordi da raccontare…

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La mattina che avevamo prenotato la visita guidata ai Musei Vaticani, era una giornata uggiosa su Roma. Ma la fila per salire nelle sale più belle al mondo, credetemi non era diminuita rispetto ai giorni scorsi. Se capitate a Roma, andate subito in Città del Vaticano e lungo i due viali con le oltre 100 colonne poste ai margini della Piazza, potrete trovare dei ragazzi che vi prenotano le visita in San Pietro con regolare ricevuta, evitando la chilometrica fila sotto il sole che per noi era prevista in circa 4 ore di attesa. Una volta entrati in basilica, una giuda per gruppo di lingue vi mostrerà le bellezze imponenti della basilica. All’uscita – dura circa 50 minuti la visita guidata – al momento di pagare potete prenotare anche la visita ai Musei Vaticani, evitando anche qui ore di attese sotto il sole o come per noi la pioggia. Potete poi rientrare in basilica per girare tranquillamente e pregare alle tombe dei santi o scendere sotto per visitare le grotte ove vi sono tutti i papi deceduti.

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I Musei Vaticani sono posti dietro San Pietro e molti comodi da raggiungere con la Metro. Sono una delle raccolte d’arte più grandi del mondo, un’enorme collezione di opere d’arte accumulata nei secoli dai Papi. Dai musei si accede alla Cappella Sistina e agli appartamenti papali affrescati da Michelangelo e Raffaello. I Musei Vaticani occupano gran parte del vasto cortile del Belvedere.

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Nel 2000 è stata edificato un nuovo ingresso ai Musei.

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Il cortile della Pigna con la Sfera di Arnaldo Pomodoro.

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Il Museo Pio-Clementino fu fondato da papa Clemente XIV nel 1771 e originariamente fu adibito alla raccolta di opere antiche e rinascimentali. Il museo e la sua collezione furono ampliati dal successore papa Pio VI. Oggi il museo ospita antiche sculture greche e romane.

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Il Museo Chiaramonti è altrettanto ricco e fornito di sarcofagi, bassorilievi e statue.  Prende il nome da papa Pio VII Chiaramonti, che lo fondò agli inizi del XIX secolo. È composto da un’ampia galleria ad archi ai lati della quale sono esposte numerose sculture. La nuova ala, il Braccio Nuovo, ospita il celebre Augusto di Prima Porta.

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La statua di Laoconte

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La Sala della Rotonda

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La sala degli Arazzi

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La Galleria delle Carte Geografiche, la più spettacolare…

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Finalmente la Cappella Sistina.

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Le sale delle Nozze Aldobrandine e sala dei Papiri

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La visita è finita ai Musei Vaticani, un’esperienza bellissima, una sensazione in Cappella Sistina che non si riesce a descrivere e immaginare quel luogo come sito dove si sono sempre eletti i papi, è una sensazione troppo indescrivibile. Un luogo santo e sacro, un luogo storico oltre che alla bellezza che solo gli occhi possono ammirare perché se gli affreschi potessero parlare – perché questa è l’impressione che hanno ovvero che gli manca solo la parola, per quanto sono belli.

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Usciti dalla visita a San Pietro e dopo una preghiera ai due nuovi Santi, abbiamo preso un taxi che ci ha portato direttamente al Ghetto Ebraico in Trastevere (circa 10 euro da San Pietro). Non sono mai stata in questa zone e ci ha conquistato subito: appena scesi dal taxi, nell’aria aleggiava un profumo di pane e biscotti. Il Ghetto Ebraico è molto famoso appunto per la quantità di panetterie e biscottifici ma anche di ristoranti definiti “Kosher”.

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Sono definiti “Kosher” i ristoranti ebraici; il termine kosherl’insieme di regole religiose ebraiche. La parola ebraica significa “conforme alla legge- consentito”. Vi è proprio un elenco di cibi che sono permessi: per esempio non si possono mescolare carne e latticini; le carni permesse sono quelle di animali con zoccolo ovvero mucche, vitello, la pecora, la capra. I pesci solo quelli con pinne e squame. Della cucina ebraica non conosco un gran che, non ho ancora assaggiato nulla ma voglio proprio informarmi e acquistare libri in merito perché mi hanno affascinato molto i ristoranti del ghetto. Non abbiamo pranzato durante la nostra visita, ma i profumi che aleggiavano durante la nostra passeggiata, mi hanno conquistato soprattutto i dolci che ho potuto vedere nelle vetrine. Perché è proprio passeggiando fra gli scorci suggestivi del ghetto, che ogni angolo è adibito ad un forno con accanto la maestosità della Sinagoga e dei resti antichi.

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Un forno storico che esiste dal ‘900 è il forno “Boccione”: è un negozio vecchio stile, pochi arredi, con gli scafali con i dolci esposti, poco spazio per la clientela che però si ferma in coda anche fuori dal piccolo negozietto. Da provare la crostata con la ricotta e le visciole che ci ha consigliato anche il taxista; buona e profumata anche la treccia con uvetta, pistacchi e cannella…

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Forno Boccione

via del Portico d’Ottavia 1 – 00186 Roma
chiuso il sabato

E poi ci si immerge in “Trastevere“… io ma soprattutto mio marito si è innamorato di questo quartiere di Roma. Appena superato un ponte, mi sono ritrovata nel più celebre e conosciuto locale di Roma ovvero il “Sora Lella”, quel ristorante che ogni tanto veniva nominato in tv quando si parlava di due grandi del cinema ovvero Aldo Fabrizi che se come me amate i film in b/n, era uno degli attori più popolari insieme a Toto’. E chi non si ricorda Elena Fabrizi? con Verdone ci ha regalato delle scene simpaticissime.

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Addentrandoci nelle viuzze del tredicesimo rione di Roma, ci lasciamo l’Isola Tiberina alle spalle, inizia un susseguirsi di ristoranti tipici romani con osterie e vinerie per tutti i gusti e per tutti i portafogli. Ogni angolo del rione ha qualcosa da raccontare…

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E poi finalmente sono arrivata in via della luce al civico 21 dove c’è un forno che fa pasticceria e soprattutto biscotti, ovvero il biscottificio “Innocenti”. Come per molti luoghi e locali di Trastevere, anche qui sembra che il tempo si sia un po’ fermato, che tutto sia fermo ai primi momenti dell’apertura.

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La proprietaria è molto carina, educata e gentile: ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera con lei e farmi raccontare la passione di fare i biscotti con farine bio e di buona qualità di vario genere. Come potete dedurre dagli adesivi a zampa, qui gli animali sono amati e rispettati. All’interno padroneggia un vecchio forno ancora oggi in uso.

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La semplicità di chi lo gestisce è tanta quanto la bontà dei biscotti che sono il tesoro preziosissimo di un arte che a volte viene un po’ superata da prodotti di più larga scala ma credetemi se amate i prodotti – e dico i  veri prodotti della cucina italiana – fatti ancora con l’amore e la passione, e capitate a Trastevere, il biscottificio dovrà essere una tappa fissa. Io ho portato a casa un poco di queste bontà…

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Biscottificio Innocenti

via della luce 21 – 00153 Trastevere Roma

grazie al blog “Tavole Romane” che mi ha fatto conoscere questo pezzo storico di Trastevere

Ultima tappa prima di tornare in albergo, è stata la visita a Santa Maria in Trastevere che è posta nella piazza omonima.

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La chiesa all’interno è bellissima: sulla facciata vi è un mosaico raffigurante Maria in trono che allatta il Bambino. Un altro mosaico è presente sulla sommità del campanile romanico, sempre raffigurante la Madonna col Bambino, in una nicchia. All’interno, ci sono tre navate.

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Dopo quattro anni sono ritornata a Roma: la capitale, la città eterna, la grandezza dell’arte ha catturato anche i miei uomini. Voglio aprire la serie dei miei post di vacanza su Roma, con quello dedicato ai ristoranti in cui ho cenato…

Abbiamo iniziato con un aperitivo in Piazza Navona seduta proprio davanti alla Fontana dei Quattro Fiumi…

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Ai lati della piazza, dove appunta svetta imponente in tutta la sua bellezza la fontana, è un susseguirsi di bar, ristoranti dove da seduti oltre che godere del caldo primo sole primaverile, è bello godersi anche la vita che si svolge lungo la piazza: artisti di strada con varie fantasie di interpretazione regalano ai turisti di tutto il mondo un’atmosfera magica e metropolitana… con sottofondo canzoni e musica dal vivo. I pittori con i loro colori e tecniche, catturano gli angoli più suggestivi della città. Caricaturisti offrono simpatici ritratti ai turisti. La fontana fu creata da Gian Lorenzo Bernini su ordine di Papa  Innocenzo X. Le quattro statue rappresentano i fiumi della Terra, uno per ciascuno dei continenti fino ad allora conosciuti: il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio della Plata. Sulla fontana sono raffigurati anche sette animali, oltre alla colomba bronzea in cima all’obelisco ed ai delfinetti nello stemma dei Pamphilj: un cavallo, un coccodrillo, un leone, un dragone, un serpente e infine un serpente di mare e un delfino.

Per uno Spritz vi consiglio il bar/ristorante “Tre Scalini”:

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A pochi metri da Trinità dei Monti dove vi è la famosissima Scalinata di Piazza di Spagna – la zona che più abbiamo vissuto di sera avendo scelto l’albergo in questo rione di Roma – abbiamo cenato in ristoranti di tradizione ma anche di nuova generazione sempre con una finestra aperta sulla bontà dei piatti romani.

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La prima serata abbiamo cenato presso “EnOsteria Capolecase”, un ristorante molto carino, di arredi moderni curato nei particolari e gestito con molta tranquillità, la stessa che credo ogni turista cerchi soprattutto la sera dopo lunghe e stancanti passeggiate per i vicoli romani. La base della cucina rimane quella di tradizione romana ma con una ricerca particolare di qualità, di freschezza, di stagionalità delle materie prime. Partiti già da Como con la voglia di assaggiare la vera cucina romana, qui in EnOsteria, abbiamo assaggiato “La Gricia” ovvero un’amatriciana bianca: rispetto all’amatriciana classica, è appunto bianca – senza pomodoro – ma si utilizza comunque del guanciale, del pecorino romano e del pepe. La sua origine si pensa sia addirittura antecedente all’importazione del pomodoro in Europa e che fu inventata dai pastori laziali. L’altro piatto che ci siamo goduti sono stati gli “Spaghettoni Cacio e Pepe”: sembrerebbe un piatto semplice da realizzare ma non è così; infatti è proprio la qualità delle materie prime che rendono questo piatto veramente eccezionale, la giusta piccantezza del pecorino sarà proprio l’ingrediente che fa la differenza oltre alla mantecatura morbida e assolutamente non pastosa.

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Prima dei primi piatti tipici romani, ci siamo gustati la Tartare di Fassona e un prosciutto crudo con mozzarella di bufala. Per Matteo un buon piatto di pasta con pomodoro e un battuto strepitoso di basilico. Se capitate a Roma e cercate un posto carino, rilassante con un della giusta atmosfera, questo ristorante fa proprio per voi. Pulizia perfetta, personale cordiale molto tranquillo, ambiente non troppo grande con luce diffusa e musica in sottofondo, tavoli ben organizzati, molto disponibili anche con il bambino e con le esigenze del caso. Prezzi nella norma, circa 80-90 euro in tre con due calici di vino bianco e rosso entrambi romani, acqua, coca, caffè.

Via di Capo le Case n. 53 – 00187 Roma (RM)
Telefono: (+39) 06 6786115 – Email: info@enosteria.it
Il secondo ristorante di cui vi voglio parlare è proprio una classica trattoria romana: “La Scalinata” a pochi passi dalla scalinata appunto di Piazza di Spagna, vicino alla Fontana de Trevi.
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Appena si entra si respira aria di trattoria, di osteria e vineria con una saletta ricca di quadri con scene di ordinaria vita romana e un locale a vetri a parte atto al taglio dei salumi che sono esposti in bella vista per regalare agli ospiti la goliardia del buon cibo. Un corridoio, che attraversa le cucine,  porta in una seconda sala. A primo impatto ho trovato i tavolini troppo vicini ma l’atmosfera di vera romanità fa sparire anche questo piccolo “inconveniente”. Inoltre il buon e simpatico maitre rende la permanenza molto piacevole, cordialissima la titolare. noi abbiamo gustato piatti tipici romani: non abbiamo resistito alla classica bruschetta al pomodoro che a Roma in tutti i ristoranti fa da antipasto, a seguire per me un abbondante piatto di spaghetti all’amatriciana, per Marco la famosissima coda alla vaccinara e gustarci poi un piatto veramente buono ovvero le puntarelle alla romana con una cremina di acciughe e aglio a dir poco strepitose il tutto innaffiato con un buon rosso del Lazio.
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Ambiente comunque confortevole malgrado i tavoli vicini, staff simpatico ed efficiente, molto carini e disponibili con i bambini, prezzi nella norma di 70-80 euro in tre con due bruschette, un primo piatto, due secondi piatti, un contorno, vino rosso una bottiglia,  due caffè e acqua. Se volete proprio mangiare la cucina romana di tradizione senza molte pretese, questa è la trattoria che fa per voi!

La Scalinata

via S. Andrea Delle Fratte, 32 – Roma
per info e prenotazioni (+39).06.69942067

Quando siamo usciti da San Pietro, un acquazzone primaverile ci ha completamente investiti e siccome era ora di pranzo, abbiamo optato per un pranzo al posto di un panino o facaccia.

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Proprio dietro Città del Vaticano – di fronte al retro della Sala Nervi – abbiamo scoperto questa trattoria che più di città sembrava di paese ovvero un ristorante senza molte pretese che però ci ha decisamente conquistato. L’oste molto educato, pacato e tranquillo ci ha ospitato nella prima saletta: siamo alla trattoria “La Pilotta – da Mario”. Abbiamo iniziato con una bruschetta che fra tutte quelle mangiate a Roma in questi giorni e non solo, era a dir poco sublime: pane croccante al punto giusto ben caldo, pomodoro profumato e ben regolato di sale e origano con un filo di olio evo che mi ha fatto fare la scarpetta… Poi ci siamo gustati i famosissimi saltimbocca alla romana con i carciofi fritti entrambi molto buoni. Per Matteo una pizza e coca. Da bere birre e acqua, due caffè e ahimè il conto un po’ sopra la media rispetto ai due ristoranti citati sopra. Sarà perché si trova proprio dietro al Cupolone?

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Comunque il locale è pulito, i bagni – anche se un po’ datati e posti al piano di sotto a cui si accede tramite una scaletta stretta – molto puliti; il proprietario cordiale e pacato. La posizione strategica con fermata di autobus proprio accanto. Perfetto per i turisti.

La Pilotta (Da Mario)

Via di Porta Cavalleggeri 35, Roma

Post precedenti su Roma:

ROMA CITTA’ ETERNA

SALTIMBOCCA ALLA ROMANA

BUCATINI ALLA CARBONARA

SPAGHETTI ALLA CARBONARA

CARBONARA SBAGLIATA

LA CARBONARA ROSSA

 

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PAN CO' SANTI (12)+

Un “Dolcepensiero” sconosciuto: non sapevo l’esistenza di questo dolce per la festa di Ognissanti. Incuriosita nel cercare qualcosa di diverso dal solito, mi sono imbattuta in questo dolce sia in rete sia nel libro di ricette toscane che acquistai quando visitai proprio Siena. Poi qualche rimasuglio di ricordo si è rifatto vivo proprio mentre mi preparavo per l’impasto: andai a Siena per Pasqua e proprio nella piazza, una tra le più popolari, entrai in una pasticceria che realizzava anche dolci su prenotazione. Pur non essendo in periodo, la pasticceria per le feste, realizzava dolci con varianti del tutto personali. Fra di loro vi era il pane dei santi ovvero Pan co’Santi con diversi ingredienti che arricchivano questa pagnotta tipica del mese di ottobre e novembre. Con nocciole e pistacchi, con pinoli e gocce di cioccolato erano molteplici le varianti sul tema che io non mi risparmiai di assaggiare… Con questi ricordi, oggi voglio proporvi questo pane dolce tipico e tradizionale della città di Siena dalle origini antichissime, dal sapore unico. E’ un dolce povero che veniva cucinato il sabato prima della festa di Ognissanti perché solitamente  era la giornata dedicata alla panificazione. E’ un dolce infatti realizzato con la pasta del pane in cui vengono aggiunti “i santi” ovvero uvetta e noci. Io ho aggiuntoanche le nocciole a quella che credo sia la ricetta più simile alla tradizione… non si sa mai… avere qualche santo in più al giorno d’oggi, ih ih ih. Senesi non me ne vogliate! ma chi conosce il mio blog sa benissimo che non voglio per niente rovinare la tradizione ma che amo dare quel tocco anche mio!

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INGREDIENTI

IMPASTO CON MACCHINA DEL PANE

290 ml di acqua tiepida

500 grammi di farina

1 bustina di lievito di birra “mastro fornaio”

3 cucchiaini di sale fino

1 cucchiaino di zucchero

3 cucchiai di olio d’oliva

45 grammi di uvetta bianca

65 grammi di uvetta sultanina

80 grammi di noci

20 grammi di nocciole

100 grammi di zucchero

1 cucchiaino abbondante di cannella

la scorza di un limone

1 tuorlo d’uovo

PREPARAZIONE

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La mia macchina per il pane è una KENWOOD BM250 -programma nr. 8 solo impasto e nr. 9 impasto e lievitazione.

Mettere in ammollo le uvette in acqua tiepida. Tritare grossolanamente le noci e le nocciole. Nella macchina del pane con programma di solo impasto (nr.8), porre l’acqua, la farina setacciata, il sale, il cucchiaino di zucchero, l’olio ed infine il lievito. Unire l’uvetta e la frutta secca mischiata allo zucchero e  alla cannella ed infine la scorza del limone grattugiata. Se occorre aggiungere farina se troppo morbido o acqua se troppo duro l’impasto. Azionare la macchina con il programma di impasto e lievitazione (nr.9). Terminato di lavorare la macchina, lasciare la pagnotta per tre ore al suo interno. Una volta lievitato, rimpastare il composto per pochissimo tempo, conferirgli una forma tonda e disporla su una teglia con carta forno, praticare la classica incisione a croce sulla superficie, spennellare con il tuorlo d’uovo leggermente sbattuto e porre in forno già caldo per 50 minuti a 180°C.

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Dall’archivio di Dolcipensieri:

PANE DI GRANO SARACENO

PANE ALL’UVETTA DELLA SIGNORA BOYLAN e IL LIBRO PANE E ACQUA DI ROSE

TORTA DI PANE AL GIANDUIA

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ORTICOLARIO 2013 (73)+

Il week-end appena passato ha visto lo svolgersi della rassegna dell’Orticolario 2013 presso la bellissima cornice di Villa Erba a Cernobbio. Noi come Pro Loco Lipomo eravamo presenti con le nostre caldarroste sempre ben gradite soprattutto quest’anno dove il tempo non è stato proprio benevolo: le giornate sono state tipicamente autunnali e la pioggia ha gustato solo la domenica pomeriggio. Di questa bella manifestazione ne ho già parlato in vari post:

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO

L’atmosfera è rimasta sempre la stessa, gli espositori sono aumentati toccando un po’ tutti i settori ove la natura la fa da padrona, cibo compreso… Malgrado il tempo uggioso ma comunque non freddo, il successo di Orticolario lo si leggeva nelle espressioni dei visitatori: camminare anche semplicemente tra i fiori è stata una bella esperienza perché i nostri occhi sono stati inebriati dai colori e dai profumi che aleggiavano nell’aria. Tra uno spazio e l’altro, si potevano percepire sentori di liquirizia, profumo di rose e aromi legati alla vaniglia e alle nocciole se ci si soffermava davanti alle varie aree di merenda. Insomma è sempre come vivere una favola: è certo che con il sole tutto appare luminoso ma la natura sa regalarci emozioni anche con il cielo ottombrino.

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Per le composizioni floreale, quest’anno molto gettonata con i fiori era anche la verdura che con i suoi colori, rendevano i vasi ancor più glamour.

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ORTICOLARIO 2013 (31)+

Molti sono gli stand di arredo sia per giardino esterno, sia per arredo interno. Interessanti sono stati gli stand con complementi di arredo creati con materiali recuperati: un esempio molto bello sono state le seggiole e i tavoli ricreati con l’utilizzo di bancali ovvero assi di legno utilizzate per il carico e scarico di scatole e vari di grosse dimensioni.

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Grande abilità tecnica nell’utilizzare il ferro per creare piccole sculture per abbellire in modo fantasioso i propri giardini e terrazzi.

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Il cibo soprattutto bio e artigianale… molti erano gli stand dedicati a questa nuova e genuina tendenza.

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La Torre di Pisa

PISA… famosissima per la sua torre, è spettacolare il contrasto fra il verde dei prati e il bianco scultoreo dei marmi presenti nella Piazza dei Miracoli.

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Il Battistero di San Giovanni

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Il Camposanto monumentale

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Piazza dei Miracoli

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Pisa l’ho vista solo così… Il tour della mia Toscana finisce qui, ora mi rimbocco le maniche in cucina! buona ripresa…

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TRATTORIA TOSCANA Casa Masi

Via Collerucci, 53 – 50050 – Montaione (FI) telefono: +39 0571-677170 – fax: +39 0571-677042

e mail: info@casamasimontaione.it – http://www.casamasimontaione.it/index_ita.php

La sera era perfetta: tepore nell’aria, cielo pieno di stelle… attraversare le colline fiorentine piene di girasoli e vigneti ne vale veramente la pena se poi si giunge in un ristorante bellissimo. Atmosfera dolce e romantica, luci soffuse e tante candele, tavoli sparsi qua e la sotto alberi divisi da sentieri di ghiaia. In poche parole ci siamo catapultati direttamente in un’altra dimensione… si perché il posto merita. Il ristorante è tipico toscano, noi siamo stati ospiti nella limonaia: dietro di noi tutti i clienti, davanti a noi una parte del bellissimo parco che circonda la trattoria.

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Siamo giunti qui grazie al consiglio di Federico della Villa Dianella; volevamo gustarci una buona fiorentina e devo dire che siamo stati accontentati in pieno, quindi ci siamo goduti della bruschette miste, la fiorentina, un tortino alle mele con crema e un tortino al cioccolato fondente. Il tutto accompagnato dal vino rosso di Villa Dianella.

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La cena è stata perfetta, il servizio puntuale e molto gentile, camerieri giovani e veloci. Le portare giuste nelle dosi. il menù ampio e con una scelta per ogni gusto: noi abbiamo voluto gustarci in pieno la carne ma credetemi il profumo degli altri piatti giungevano fino a noi come per esempio l’aroma intendo del tartufo. Ve lo consiglio caldamente se capitate da queste parti. Il conto nella norma, medio. Ampia scelta di vini anche qui per ogni tasca.

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Se invece siete ad Empoli, potete fare tappa al

RISTORANTE OSTERIA 30

VIA DEL GELSOMINO 30 – EMPOLI (FI) – Tel. 0571 73989

info@allozenzero.it – http://www.osteria30.com/

Una cucina molto semplice ma perfetta per chi ha bimbi perché nel loro menù si possono trovare piatti tipici toscani ma anche piatti semplici ma genuini. Molto gentili i due titolari che con fare garbato, non mancano di un sorriso. La serata era calda e anche se il posto all’interno era molto accogliente e arredato con simpatia e stile, abbiamo cenato lungo i tavoli disposti nella stretta stradina dal nome carino in centro a Empoli. Non mancate di assaggiare il piatto di salumi toscani, buonissime le bruschette, ottimi i tagli di carne e i loro fagioli bianchi con rosmarino serviti tiepidi. Buono anche il loro rosso della casa.

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I prezzi sono nella media, il coperto tipico da trattoria. Se siete a Empoli e volete passare una serata in perfetto relax mangiando bene, è il posto che fa per voi. Si perché sia il locale che i proprietari ti fanno sentire a proprio agio!

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La magia che si può sentire quando si visita una città d’arte, è molto difficile da descrivere. Così come fu per Roma, Parigi e poi tante altre, non so quali parole far scorrere su questa pagina virtuali…

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Badate bene che l’arte costa… in tutti i sensi! Arrivati in macchina da Vinci dove abbiamo alloggiato in Villa Dianella, abbiamo cercato posteggio per la “modica” cifra di 5,30 euro all’ora con anche il dover lasciare le chiavi al posteggiatore senza la ben che minima assicurazione. Di cifre ben più modeste – si fa per dire – è il parcheggio della stazione, comodo e pratico per giungere subito in città; il prezzo è comunque alto: 3 euro all’ora. Se poi volete fare un giro in bus aperto, non potete scegliere se il biglietto valido tutto il giorno oppure se fare una sola corsa per ammirare la città… il biglietto giornaliero si aggira sui 20 euro, i bimbi poco più basso ma non di molto. Ma veniamo all’arte che è meglio. Davanti a voi si presenta il retro della città…

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Ed ecco che subito la città si apre sulla chiesa di Santa Maria Novella con il campanile in stile romantico-gotico. La bellezza dei colori a Firenze è regalata dalle maestose opere architettoniche: arrivare in queste piazze toglie il fiato. Il bianco dei muri è intervallato dai colori delle pietre che creano un magnifico contrasto oltre che un susseguirsi di lavorazioni. Lungo la via ecco che appare la bellissima cupola…

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Appena svoltato l’angolo eccoci arrivati nella piazza dove vi è il centro pulsante dell’intera arte fiorentina, almeno per me, ovvero la zona dove si erge il Duomo… Una vista da togliere il fiato, una bellezza maestosa, un tripudio di gente che arriva da tutto il mondo e nell’aria un continuo sentir “Che bello”, “Meraviglioso ” e “ohh”.

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La Cattedrale prima di essere tale, si chiamava Santa Reparata. Nel 1966 durante degli scavi fatti all’interno del Duomo, furono riportati alla luce dei resti dell’antica chiesa di Santa Reparata. La facciata venne realizzata con i marmi di Carrara e sono di colore bianco, verde e rosa. La cupola venne affidata al Brunelleschi che vinse una gara indetta perché la costruzione di tale parte di edificio si rivelò difficoltosa. Dopo 140 anni di lavori, finalmente la Cattedrale si potè consacrare.

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La facciata ottocentesca è di Emilio De Fabris. La lanterna posta sulla cupola fu prevista dal Brunelleschi ma fu definita nei suoi dettagli architettonici e completata dal Verrocchio. Il Campanile di Giotto fu iniziato nel 1334, fu capomastro fino alla sua morte, poi sostituito dal Pisano, nel 1350 arrivò Talenti a finire i lavori.

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Di fronte alla Cattedrale vi è il Battistero di San Giovanni denominato anche Battistero Fiorentino. La sua pianta è ottagonale. Molto importanti sono le tre porte in bronzo: la Porta Sud che è la più antica, la Porta Nord del Ghiberti e la Porta Est detta Del Paradiso formata da dieci pannelli oggi sostituiti con del copie e che rappresentano il Vecchio Testamento opera del Ghiberti. E’ un gran capolavoro scultoreo del ‘400.

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Lungo le vie del quartiere che costeggiano il Battistero e la Cattedrale, è un susseguirsi di artisti di strada soprattutto vignettisti e raffiguranti.

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Si giunge così alla Chiesa della Badia Fiorentina e al Palazzo del Bargello dove vi risiede il Museo Nazionale fin dal 1859.

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Piazza della Signoria. Il Palazzo Vecchio è caratterizzato dalla Torre.

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Famosissimo e molto fotografato è il Putto con delfino del Verrocchio la cui copia decora la Fontana del Cortile di Michelozzo e la Torre.

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Una meraviglia gli affreschi nel cortile…

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Piazza della Signoria è una delle piazze più belle del nostro patrimonio artistico italiano, una delle piazze più ammirate da turisti di tutto il mondo. Scenografica, meta non solo di turisti ma anche set di molti film anche a livello internazionale: il primo a cui penso è “Hannibal” dove girarono parte del film proprio in Piazza della Signoria e agli Uffizi, quest’ultimo location anche per il film di Dario Argento “La sindrome di Stendhal” così come per “Souvenir d’Italie” pellicola di fine anni ’50 la piazza ispirò il regista. Protagonista indiscusso della scena della piazza è Palazzo Vecchio, sul lato destro si apre la Loggia dei Lanzi di epoca tardo-gotica. Al lato opposto la bellissima Fontana del Nettuno o Fontana di Piazza realizzata dall’Ammannati.

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A seguire il monumento equestre di Cosimo I del Giambologna e Giuditta e Oloferne di Donatello in copia. La Loggia dei Lanzi si compone di grandi arcate con davanti il Perseo del Cellini e il Ratto delle Sabine del Giambologna.

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Il Palazzo Vecchio fu ideato come una fortezza ed è caratterizzato dalla potente torre e dal balcone posto proprio nel centro. A destra del palazzo vi è la copia della scultura più famosa a livello mondiale ovvero il David di Michelangelo.

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Proseguendo da Piazza della Signoria, si giunge agli Uffizi che si affacciano sulla riva dell’Arno. Lungo tutto il piazzale, un susseguirsi di statue ritraggono diversi nomi famosi della storia e dell’arte italiana. A fianco di loro artisti ritraggono i turisti in ritratti. Raffiguranti e attori interpretano in svariati modi personaggi che hanno segnato la storia…

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Molto difficile entrare nella gallerie senza fare qualche coda, è possibile prenotare on-line ma vi consiglio di farlo appena subito organizzate la visita alla città. Per noi non era possibile fino al 21 agosto circa ma era anche la settimana più incasinata dell’anno ovvero quella di ferragosto e Firenze non era invasa solo da turisti stranieri…

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Giungiamo così sul lungo Arno… e si apre lo spettacolo del Ponte Vecchio, il ponte più antico della città con la sua struttura molto caratteristica a tre archi.

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Altra caratteristica del ponte è l’originale fila di casette ai due suoi lati esistenti fin dal ‘300 e che nei secoli hanno avuto modifiche continue pur rimanendo sempre molto particolari. Quasi tutte sono negozi orafi.

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Nel centro il ponte si allarga leggermente e vi è posta la statua del Benvenuti Cellini.

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Dopo una breve sosta alla fine del Ponte Vecchio, si può arrivare a Palazzo Pitti. Anche qui prenotazioni on-line chiuse e coda per la biglietteria e con un bimbo di 7 anni al seguito – malgrado la pazienza di un piccolo adulto – non è possibile abusarne troppo. Il Pitti è il palazzo più grande della città: famoso per le collezioni di moda, il palazzo di apre su una vasta piazza in discesa. Si pensa che il progetto fu del Brunelleschi.

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Incamminandoci per tornare sull’Arno, ci siamo imbattuti nella piazza della Chiesa di Santo Spirito su modello del Brunelleschi ma la facciata non fu mai finita. E forse è proprio questo particolare che incuriosisce i turisti che si soffermano ad ammirare la sua facciata bianca.

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Dalla Chiesa di Santo Spirito si può percorrere il Ponte Santa Trinità considerato dopo Ponte Vecchio, il più bel ponte di Firenze. Fu realizzato dall’Ammannati con visione di Michelangelo.

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E con questo ultimo passaggio, abbiamo terminato il nostro personale giro di Firenze tutta vista dell’esterno. Spero di avervi regalato un giro virtuale per l’arte fiorentina… al prossimo e ultimo post della mia vacanza toscana dove vi farò vedere un po’ di Pisa e vi racconterò di qualche ristorante in cui ho mangiato…

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Leonardo: un genio del passato che ha inventato il futuro

Il paese di Leonardo da Vinci… appunto Vinci non è il suo cognome bensì l’attribuzione del paese natio. Un piccolo paese posto su una collinetta circondato dai vigneti di Montalbano e dai tantissimi oliveti, dove c’è sempre un’arietta fresca, dove primeggia il museo a Leonardo dedicato e la Chiesa di Santa Croce.

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Il Castello dei Conti Guidi è proprietà del comune e sede del museo storico dedicato al genio di Leonardo da Vinci. Nella piazza retrostante il Museo Leonardiano si trova la grande scultura raffigurante “L’Uomo di Vinci”, ispirata alla celebre riproduzione di Leonardo dell’Uomo vitruviano (prima foto del post).

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All’esterno del castello di fronte all’entrata della prima parte del museo, vi è la piazza dedicata all’artista: Piazza dei Guidi dove dal 2006 Mimmo Paladino ha creato una stupenda scenografia dove vi è il richiamo alle sculture e alle architetture oltre che alla geometria, alla matematica e alle scienze che furono il pane di Leonardo, genio indiscusso.

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Il paese di Vinci è un continuo sali scendi, scalinate e piccoli anfratti…

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fino ad arrivare al castello dove è ospitato il Museo Ideale di Leonardo. Il Museo di Leonardo iniziò la sua vita nel 1953 con la donazione al Comune di un’intera serie di modelli realizzati con i disegni leonardiani che vennero posti in quattro sale del castello accanto alla biblioteca. Da allora la collezione di macchine e meccanismi è aumentata sempre di più grazie al continuo apporto di modelli ricreati da studiosi o appassionati del genio di Leonardo.

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E’ davvero impressionante scoprire quanto era avanti il genio di Leonardo: è famosissimo per il ritratto della Gioconda o per l’ultima cena esposta a Milano ma vedere i tantissimi modelli che riuscì ad architettare… è veramente affascinante!

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Nel museo è possibile salire lungo la torre per poter godere del meraviglioso panorama sulle colline del Montalbano… per poi scendere nella sala dove vi sono ancora pezzi di affreschi…

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I suoi brevetti hanno toccato parecchi argomenti: si pensa che iniziò a studiare la realizzazione della bicicletta, nel museo c’era un modello di ventilatore oltre che a diverse strutture atte al tessile. La navigazione fu anch’essa studiata. Dall’alto del castello il panorama è mozzafiato su uliveti e vigneti…

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All’uscita del castello percorrendo circa un paio di chilometri lungo una strada tutta costeggiata da uliveti, si giunge a quella che viene indicata come la casa natia di Leonardo da Vinci. Il panorama è spettacolare, il profumo di erba secca si mescola a quello delle piante secolari di ulivo…

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Siamo nelle colline di Anchiano frazione del paese di Vinci. La sua dimora ora è meta di turisti che arrivano dalla prima tappa al museo e al castello: in loco è possibile assistere al filmato virtuale in cui un sosia del maestro racconta la sua storia famigliare e la sua notevole intelligenza…

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E speriamo che la “Gioconda” esposta al Louvre di Parigi possa un giorno ritornare nella nostra bella Italia e perché no magari proprio qui a Vinci. Per terminare la giornata, dietro consiglio di Federico di Villa Dianella Fucini, siamo saliti fino a Cerreto Guidi per visitare la villa con ingresso gratuito.

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La Villa medicea di Cerreto Guidi è una residenza nobiliare situata nel centro di Cerreto Guidi. È tra le poche ville medicee ad essere stabilmente aperte come museo, ora sede del “Museo storico della caccia e del territorio”. E’ spettacolare sia come reperti storici di caccia appunto ma soprattutto è meraviglioso girare per le sue stanze tutte affrescate e piene di opere d’arte. La villa è ben tenuta, pulitissima.

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Vi lascio con un panorama tutto giallo… perché oltre a viti e ulivi, i prati erano una bellissima distesa di girasoli…

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Al prossimo post tutto dedicato a Firenze…

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