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Archive for the ‘CITTA’ e RISTORANTI’ Category

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La magia che si può sentire quando si visita una città d’arte, è molto difficile da descrivere. Così come fu per Roma, Parigi e poi tante altre, non so quali parole far scorrere su questa pagina virtuali…

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Badate bene che l’arte costa… in tutti i sensi! Arrivati in macchina da Vinci dove abbiamo alloggiato in Villa Dianella, abbiamo cercato posteggio per la “modica” cifra di 5,30 euro all’ora con anche il dover lasciare le chiavi al posteggiatore senza la ben che minima assicurazione. Di cifre ben più modeste – si fa per dire – è il parcheggio della stazione, comodo e pratico per giungere subito in città; il prezzo è comunque alto: 3 euro all’ora. Se poi volete fare un giro in bus aperto, non potete scegliere se il biglietto valido tutto il giorno oppure se fare una sola corsa per ammirare la città… il biglietto giornaliero si aggira sui 20 euro, i bimbi poco più basso ma non di molto. Ma veniamo all’arte che è meglio. Davanti a voi si presenta il retro della città…

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Ed ecco che subito la città si apre sulla chiesa di Santa Maria Novella con il campanile in stile romantico-gotico. La bellezza dei colori a Firenze è regalata dalle maestose opere architettoniche: arrivare in queste piazze toglie il fiato. Il bianco dei muri è intervallato dai colori delle pietre che creano un magnifico contrasto oltre che un susseguirsi di lavorazioni. Lungo la via ecco che appare la bellissima cupola…

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Appena svoltato l’angolo eccoci arrivati nella piazza dove vi è il centro pulsante dell’intera arte fiorentina, almeno per me, ovvero la zona dove si erge il Duomo… Una vista da togliere il fiato, una bellezza maestosa, un tripudio di gente che arriva da tutto il mondo e nell’aria un continuo sentir “Che bello”, “Meraviglioso ” e “ohh”.

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La Cattedrale prima di essere tale, si chiamava Santa Reparata. Nel 1966 durante degli scavi fatti all’interno del Duomo, furono riportati alla luce dei resti dell’antica chiesa di Santa Reparata. La facciata venne realizzata con i marmi di Carrara e sono di colore bianco, verde e rosa. La cupola venne affidata al Brunelleschi che vinse una gara indetta perché la costruzione di tale parte di edificio si rivelò difficoltosa. Dopo 140 anni di lavori, finalmente la Cattedrale si potè consacrare.

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La facciata ottocentesca è di Emilio De Fabris. La lanterna posta sulla cupola fu prevista dal Brunelleschi ma fu definita nei suoi dettagli architettonici e completata dal Verrocchio. Il Campanile di Giotto fu iniziato nel 1334, fu capomastro fino alla sua morte, poi sostituito dal Pisano, nel 1350 arrivò Talenti a finire i lavori.

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Di fronte alla Cattedrale vi è il Battistero di San Giovanni denominato anche Battistero Fiorentino. La sua pianta è ottagonale. Molto importanti sono le tre porte in bronzo: la Porta Sud che è la più antica, la Porta Nord del Ghiberti e la Porta Est detta Del Paradiso formata da dieci pannelli oggi sostituiti con del copie e che rappresentano il Vecchio Testamento opera del Ghiberti. E’ un gran capolavoro scultoreo del ‘400.

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Lungo le vie del quartiere che costeggiano il Battistero e la Cattedrale, è un susseguirsi di artisti di strada soprattutto vignettisti e raffiguranti.

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Si giunge così alla Chiesa della Badia Fiorentina e al Palazzo del Bargello dove vi risiede il Museo Nazionale fin dal 1859.

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Piazza della Signoria. Il Palazzo Vecchio è caratterizzato dalla Torre.

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Famosissimo e molto fotografato è il Putto con delfino del Verrocchio la cui copia decora la Fontana del Cortile di Michelozzo e la Torre.

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Una meraviglia gli affreschi nel cortile…

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Piazza della Signoria è una delle piazze più belle del nostro patrimonio artistico italiano, una delle piazze più ammirate da turisti di tutto il mondo. Scenografica, meta non solo di turisti ma anche set di molti film anche a livello internazionale: il primo a cui penso è “Hannibal” dove girarono parte del film proprio in Piazza della Signoria e agli Uffizi, quest’ultimo location anche per il film di Dario Argento “La sindrome di Stendhal” così come per “Souvenir d’Italie” pellicola di fine anni ’50 la piazza ispirò il regista. Protagonista indiscusso della scena della piazza è Palazzo Vecchio, sul lato destro si apre la Loggia dei Lanzi di epoca tardo-gotica. Al lato opposto la bellissima Fontana del Nettuno o Fontana di Piazza realizzata dall’Ammannati.

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A seguire il monumento equestre di Cosimo I del Giambologna e Giuditta e Oloferne di Donatello in copia. La Loggia dei Lanzi si compone di grandi arcate con davanti il Perseo del Cellini e il Ratto delle Sabine del Giambologna.

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Il Palazzo Vecchio fu ideato come una fortezza ed è caratterizzato dalla potente torre e dal balcone posto proprio nel centro. A destra del palazzo vi è la copia della scultura più famosa a livello mondiale ovvero il David di Michelangelo.

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Proseguendo da Piazza della Signoria, si giunge agli Uffizi che si affacciano sulla riva dell’Arno. Lungo tutto il piazzale, un susseguirsi di statue ritraggono diversi nomi famosi della storia e dell’arte italiana. A fianco di loro artisti ritraggono i turisti in ritratti. Raffiguranti e attori interpretano in svariati modi personaggi che hanno segnato la storia…

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Molto difficile entrare nella gallerie senza fare qualche coda, è possibile prenotare on-line ma vi consiglio di farlo appena subito organizzate la visita alla città. Per noi non era possibile fino al 21 agosto circa ma era anche la settimana più incasinata dell’anno ovvero quella di ferragosto e Firenze non era invasa solo da turisti stranieri…

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Giungiamo così sul lungo Arno… e si apre lo spettacolo del Ponte Vecchio, il ponte più antico della città con la sua struttura molto caratteristica a tre archi.

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Altra caratteristica del ponte è l’originale fila di casette ai due suoi lati esistenti fin dal ‘300 e che nei secoli hanno avuto modifiche continue pur rimanendo sempre molto particolari. Quasi tutte sono negozi orafi.

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Nel centro il ponte si allarga leggermente e vi è posta la statua del Benvenuti Cellini.

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Dopo una breve sosta alla fine del Ponte Vecchio, si può arrivare a Palazzo Pitti. Anche qui prenotazioni on-line chiuse e coda per la biglietteria e con un bimbo di 7 anni al seguito – malgrado la pazienza di un piccolo adulto – non è possibile abusarne troppo. Il Pitti è il palazzo più grande della città: famoso per le collezioni di moda, il palazzo di apre su una vasta piazza in discesa. Si pensa che il progetto fu del Brunelleschi.

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Incamminandoci per tornare sull’Arno, ci siamo imbattuti nella piazza della Chiesa di Santo Spirito su modello del Brunelleschi ma la facciata non fu mai finita. E forse è proprio questo particolare che incuriosisce i turisti che si soffermano ad ammirare la sua facciata bianca.

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Dalla Chiesa di Santo Spirito si può percorrere il Ponte Santa Trinità considerato dopo Ponte Vecchio, il più bel ponte di Firenze. Fu realizzato dall’Ammannati con visione di Michelangelo.

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E con questo ultimo passaggio, abbiamo terminato il nostro personale giro di Firenze tutta vista dell’esterno. Spero di avervi regalato un giro virtuale per l’arte fiorentina… al prossimo e ultimo post della mia vacanza toscana dove vi farò vedere un po’ di Pisa e vi racconterò di qualche ristorante in cui ho mangiato…

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Leonardo: un genio del passato che ha inventato il futuro

Il paese di Leonardo da Vinci… appunto Vinci non è il suo cognome bensì l’attribuzione del paese natio. Un piccolo paese posto su una collinetta circondato dai vigneti di Montalbano e dai tantissimi oliveti, dove c’è sempre un’arietta fresca, dove primeggia il museo a Leonardo dedicato e la Chiesa di Santa Croce.

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Il Castello dei Conti Guidi è proprietà del comune e sede del museo storico dedicato al genio di Leonardo da Vinci. Nella piazza retrostante il Museo Leonardiano si trova la grande scultura raffigurante “L’Uomo di Vinci”, ispirata alla celebre riproduzione di Leonardo dell’Uomo vitruviano (prima foto del post).

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All’esterno del castello di fronte all’entrata della prima parte del museo, vi è la piazza dedicata all’artista: Piazza dei Guidi dove dal 2006 Mimmo Paladino ha creato una stupenda scenografia dove vi è il richiamo alle sculture e alle architetture oltre che alla geometria, alla matematica e alle scienze che furono il pane di Leonardo, genio indiscusso.

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Il paese di Vinci è un continuo sali scendi, scalinate e piccoli anfratti…

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fino ad arrivare al castello dove è ospitato il Museo Ideale di Leonardo. Il Museo di Leonardo iniziò la sua vita nel 1953 con la donazione al Comune di un’intera serie di modelli realizzati con i disegni leonardiani che vennero posti in quattro sale del castello accanto alla biblioteca. Da allora la collezione di macchine e meccanismi è aumentata sempre di più grazie al continuo apporto di modelli ricreati da studiosi o appassionati del genio di Leonardo.

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E’ davvero impressionante scoprire quanto era avanti il genio di Leonardo: è famosissimo per il ritratto della Gioconda o per l’ultima cena esposta a Milano ma vedere i tantissimi modelli che riuscì ad architettare… è veramente affascinante!

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Nel museo è possibile salire lungo la torre per poter godere del meraviglioso panorama sulle colline del Montalbano… per poi scendere nella sala dove vi sono ancora pezzi di affreschi…

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I suoi brevetti hanno toccato parecchi argomenti: si pensa che iniziò a studiare la realizzazione della bicicletta, nel museo c’era un modello di ventilatore oltre che a diverse strutture atte al tessile. La navigazione fu anch’essa studiata. Dall’alto del castello il panorama è mozzafiato su uliveti e vigneti…

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All’uscita del castello percorrendo circa un paio di chilometri lungo una strada tutta costeggiata da uliveti, si giunge a quella che viene indicata come la casa natia di Leonardo da Vinci. Il panorama è spettacolare, il profumo di erba secca si mescola a quello delle piante secolari di ulivo…

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Siamo nelle colline di Anchiano frazione del paese di Vinci. La sua dimora ora è meta di turisti che arrivano dalla prima tappa al museo e al castello: in loco è possibile assistere al filmato virtuale in cui un sosia del maestro racconta la sua storia famigliare e la sua notevole intelligenza…

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E speriamo che la “Gioconda” esposta al Louvre di Parigi possa un giorno ritornare nella nostra bella Italia e perché no magari proprio qui a Vinci. Per terminare la giornata, dietro consiglio di Federico di Villa Dianella Fucini, siamo saliti fino a Cerreto Guidi per visitare la villa con ingresso gratuito.

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La Villa medicea di Cerreto Guidi è una residenza nobiliare situata nel centro di Cerreto Guidi. È tra le poche ville medicee ad essere stabilmente aperte come museo, ora sede del “Museo storico della caccia e del territorio”. E’ spettacolare sia come reperti storici di caccia appunto ma soprattutto è meraviglioso girare per le sue stanze tutte affrescate e piene di opere d’arte. La villa è ben tenuta, pulitissima.

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Vi lascio con un panorama tutto giallo… perché oltre a viti e ulivi, i prati erano una bellissima distesa di girasoli…

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Al prossimo post tutto dedicato a Firenze…

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IMG_8021+ Volete godere di un’oasi di pace in piena Toscana? Se me lo dicevano pochi giorni fa, non ci credevo. Il sito del B&B con le sue belle foto già promettevano bene ma vivere con mano questa bellissima villa è stato veramente una meraviglia. Siamo a Vinci il paese che diede i natali a Leonardo, genio indiscusso del rinascimento. La villa medicea è VILLA DIANELLA FUCINI. La villa è circondata da vigneti e da uliveti della Fattoria di Dianella: infatti in loco si producono vino ed olio. E’ la sua fantastica posizione che oltre a regalare visioni paesaggistiche tipiche toscane, che rende molto comodo al turista potersi muovere e visitare le principali città e paesi quali Firenze a solo una ventina di chilometri, Empoli a pochi minuti, Vinci paesino memore di quel Leonardo che tutti ancora ci invidiano e oltre ai suoi innumerevoli paesini in cui vi è sempre qualcosa da visitare e vivere. IMG_7495+ La villa Medicea di Dianella risale alla fine del XVI secolo ed era utilizzata dai Medici come casino di caccia. La zona in cui fu costruita la villa prende il nome di Borgo Dianella: all’inizio era costituito da pochissime case e la villa, di proprietà dei Medici di Firenze, fu utilizzata come casino di caccia. Il nome Dianella infatti deriva da Diana la dea della caccia. Nel 1700 passò di proprietà alla famiglia Fucini. Il poeta Renato Fucini compose molte delle suo opere in questa villa in dialetto toscano. All’interno nel parco vi è anche una piccolissima chiesa ancora consacrata. IMG_3143+ Dianella è situata in posizione panoramica sulle dolci colline di Vinci, città Natale di Leonardo: da ogni punto del parco si possono osservare le immense distese di vigneti e oliveti. Siamo nel mezzo della campagna del Montalbano, zona ottima nella produzione del vino Chianti DOCG e di vini morbidi e dotati di profumi intensi. La fattoria di Dianella ha una estensione di 90 ettari di cui 25 di vigneto. Nella profondità della villa, i nuovi proprietari Francesco e Veronica Passerin d’Entreves, hanno realizzato un museo dedicato alla produzione del vino e dell’olio. IMG_7526+ Se la villa all’esterno è curata nei minimi particolari senza appesantire la bellezza del posto e rendendo gradevole ogni suo angolo, la parte che più ci ha meravigliato sono state le cantine poste sotto terra e rese molto accoglienti ai visitatori, divenendo come detto sopra, una sorta di museo dedicato a vino e olio. IMG_7510+ I vigneti percorro circa 25 ettari e hanno una densità media di 5500 piante per ettaro. La varietà maggiormente rappresentata è il Sangiovese a cui si uniscono il Colorino, la Malvasia del Chianti, il Cabernet Sauvignon, il Vermentino e il Trebbiano. Il patrimonio olivicolo si estende su una superficie di circa 15 ettari con varietà Frantoio, Leccino, Pendolino e Moraiolo, da cui nasce l’olio extravergine di oliva di Dianella, straordinario per la sua intensità e personalità. Oltre al Chianti la Fattoria Dianella propone il Chianti Riserva, “Le veglie di Neri”, “Il Matto delle Giuncaie”, “Sereno e Nuvole” e “Dolci Ricordi” i cui nomi si ispirano ai titoli delle novelle di Renato Fucini illustre ospite della casa nel secolo scorso. L’ultimo nato è “All’Aria Aperta” un rosè di sangiovese al cento per cento presentato al pubblico il 20 Marzo 2012. IMG_8058+ Ma veniamo al museo dedicato alla produzione vinicola posto all’interno delle antiche cantine storiche della Fattoria di Dianella, un delizioso percorso che racconta la vita agricola, la vendemmia, la raccolta delle olive e i processi di vinificazione e di invecchiamento. IMG_8056+ La visita guidata delle cantine si snoda attraverso le diverse zone di lavorazione e conservazione dei prodotti… IMG_8077+ …dalla cantina con le botti in rovere, alla cantina sotterranea, dalla vinsantaia all’orciaia fino ad arrivare all’area di invecchiamento. IMG_8093+ Poi si arriva all’attuale cantina di vinificazione. Lungo il percorso molti macchinari non più in uso testimoniano i vecchi sistemi di imbottigliamento, filtraggio, etichettatura e tappatura. IMG_8090+ Terminata la visita egregiamente descritta da Federico, siamo stati ospiti presso la loro vineria per un assaggio dei vini…

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IMG_8175+ Qualche informazione sui vini che abbiamo acquistato e assaggiato…

“All’Aria Aperta” – dal colore rosè dal colore rosa tenue. Il suo profumo è aromatico, con note fruttate. Si abbina a numerose preparazioni, ideale come aperitivo ma perfetto anche con i primi a base di pesce.

“Matto delle Giuncaie” – IGT dal colore rosso porpora, uve del sangiovese. Dal buon profumo con note di tabacco e liquirizia, sentori di frutta rossa e nera, leggero sentore di vaniglia. Ottimo se accompagnato a piatti di cacciagione e carni alla griglia.

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“Dianella Chianti” – DOCG dal colore rosso rubino con riflessi porpora. Ha un profumo fresco, sa di violette e frutta rossa. Il Chianti Fattoria Dianella è un vino ideale per ogni occasione. Eccellente con le carni rosse e la selvaggina.

“Veglie di Neri” – IGT dal colore rosso rubino con riflessi violacei. Il suo profumo ha note floreali. E’ un vino da bere giovane ma non disdegna un po’ di riposo in bottiglia. Offre il meglio di sé se abbinato a carni di manzo stufate o saltate in padella, arrosti e carne di maiale. Bene anche su formaggi saporiti.

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“Olio Extra Vergine di Oliva Fattoria Dianella” ha un colore che sfuma dal verde al giallo oro. Il suo profumo è particolare: ovvio aromi di oliva fresca ma accompagnati da sentori di carciofo e foglia verde. Ha un sapore fruttato con nota piccante e leggero retrogusto amaro. Ideale usato a crudo. Tutti i vini e l’olio di loro produzione possono essere assaggiati e gustati in loco, si possono anche acquistare e se volete sono disponibili lezioni di cucina…

IMG_3105+ Il B&B dispone per ora di tre grandi camere da letto matrimoniali con un grande bagno: la nostra era la Lavanda Room dove c’è stato molto comodamente il secondo lettino per il mio Matteo. L’anticamera con un grande armadio e una toilette per il trucco era antecedente lo spazioso bagno con doccia e vasca da bagno. L’arredo chic in stile country molto fine e ricercato con nuance tutte color lavanda, anche per le altre suite i colori sono tutti pastello nelle sfumature rosa e salvia. Federico ci ha rivelato che a settembre la villa vedrà lavori di ampliamento con qualche camera in più, la piscina e una piccola spa… sicuramente la scusa perfetta per noi per ritornarci e anche molto volentieri! Pulizia perfetta, riordino ottimo, camera sempre profumata e accogliente. IMG_8044+

IMG_8068+ La colazione tipicamente italiana, semplice e sempre fresca… servita in veranda, un bellissimo risveglio nel fresco della mattina toscana. Un consiglio… renderla più “europea”… i turisti stranieri sono tantissimi! IMG_3119+

La villa ha un bellissimo parco, ogni angolo ha un qualcosa di particolare, nell’aria il continuo frinire di cicale e grilli, il profumo di pini e fiori rendono il soggiorno perfetto per rigenerarsi e ricaricarsi dallo stress e dai problemi quotidiani…

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Oltre a piante di ulivo e vigneti, nel parco della villa ci sono parecchie piante di limoni e nelle varie ville e agriturismi che abbiamo potuto visitare come in Villa Dianella, esistono verande al coperto che vengono chiamate Limonaie, luoghi in cui nei mesi invernali, vengono appunti messi al riparo i grossi vasi di limoni…

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Villa Dianella Fucini

Fattoria Dianella via Dianella, 48 – 50059 Vinci (Firenze) – Italia

Tel +39 0571 508166 – Fax +39 0571 904615

Email: info@villadianella.it – http://www.villadianella.it

…A seguire il post su Vinci e Leonardo.

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(immagine presa dal web)

Buone vacanze a tutti!!!

Per quest’anno noi vacanze culturali che passeremo a Firenze…

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(immagine presa dal web)

a Vinci il paese di Leonardo e poi vedremo dove ci porterà la voglia di scoprire questa parte di Toscana… Ci vediamo al mio ritorno con il reportage… buon relax a tutti voi!!!

Se volete sbirciare il nostro scorso viaggio in Toscana, qui troverete il mio reportage… Pienza, San Quirico d’Orcia e Montalcino, Siena, Città della Pieve.

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E finalmente la concretezza di un macaron faatto da me! ora devo solo replicare sola soletta con la complicità della mia amica Edy, la ricetta dei macarons nella mia cucina. Ho già provato due volte ma i risultati non erano molto soddisfacenti, neppure da postare sul blog! il sapore c’era ma la figura e la bellezza che solo questi dolcetti francesi, sanno regalare agli occhi, non erano degni di foto. Ieri sera abbiamo assistito ad una lezione di cucina dove abbiamo potuto realizzare con le nostre mani i macarons e le ganache che fanno da ripieno. La scuola di cucina è quella di “FOOD JOY” a Cantù, Como. Maestra in cucina è stata Alice. E con me la mia cara amica Edy. Ma cosa sono i macarons? si tratta di un biscotto composto da mandorle, zucchero e albumi tipico della cucina francese, della pasticceria che tanto vanta ottimi prodotti che quasi sembrano gioielli e i macarons sono proprio il prodotto di una bellezza culinaria sia per sapore che per consistenza. Rotondi, colorati insieme morbidi e croccanti, sono dolcetti che possono essere gustati anche da chi è allergico perché senza glutine. Però per i celiaci potrebbero rimanere comunque intolleranti: Vale del blog “In cucina senza glutine” mi ha fatto notare che non è detto che siano senza glutine per via della presenza dello zucchero a velo, che molto spesso “è tagliato” con amido di frumento… lo zucchero a velo è proprio uno dei tanti alimenti a rischio per la presenza di glutine… Il macaron è ora una delle più tipiche delizie che si portano a casa dalla Francia, un grazioso e colorato souvenir della cucina francese. La loro preparazione non è delle più semplici, occorre avere del tempo e la giusta tranquillità per “costruirli”… calma e pazienza senza alcun disturbo!

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INGREDIENTI PER 70 PEZZI CIRCA

302 grammi di mandorle polverizzate

302 grammi di zucchero a velo

116 grammi di albume di almeno un paio di giorni

302 grammi di zucchero semolato

75 grammi di acqua

116 grammi di albume di almeno un paio di giorni

PREPARAZIONE

Setacciare le mandorle e lo zucchero a velo.

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In un robot da cucina, porre il composto setacciato e azionarlo in modo da ottenere una polvere fine che setaccerete nuovamente. La polvere così ottenuta di chiama: “TPT” ovvero “tant pour tant” ovvero stessa quantità di zucchero e farina di mandorle. Il passaggio di setacciare le due farine non va trascurato ne sottovalutato, in quanto permette di ottenere una pasta fine e quindi priva di pezzettini; così facendo il guscio dei macarons risulterà liscio. Unire poi i primi 110 grammi di albume e formare una pasta.

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In un pentolino, scaldare l’acqua e lo zucchero semolato fino a 115°.

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Arrivati a questo punto, azionare la planetaria per montare gli albumi.

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Quando lo zucchero/acqua arriva a 118°C, unirlo agli albumi e continuare a montare per un paio di minuti, fino a quando la spuma sarà arrivata a 50°C. Questo metodo di fare i macarons si dice con “Meringa italiana” ovvero quando la meringa è composta da albumi montati a neve in cui viene incorporato lo sciroppo di zucchero caldo, mantenendo la giusta temperatura con l’uso di un termometro per cucina. Uno sciroppo non abbastanza riscaldato rende la meringa poco stabile, al contrario se troppo caldo, si cristallizza e fa fatica a incorporarsi.

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Unire la meringa italiana alla pasta di mandorle con una spatola morbida. Operazione definita “macaronage” ovvero lavorare l’impasto per rompere leggermente la meringa e ottenere una miscela liscia, omogenea e abbastanza fluida.

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Colorare a piacere con i coloranti e mescolare in modo da smontare leggermente il composto. E’ meglio usare quelli liquidi.

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Su una teglia rivestita di carta da forno (meglio ancora con sotto il tappetino per macarons), formare dei piccoli macarons da 3-4 centimetri servendosi di una sac a poche. Operazione definita “pochage”.

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Lasciar riposare i macarons sulla teglia per circa un’oretta per ottenere la superficie secca e resistente (i tempi potrebbero variare in base all’umidità del luogo e del tempo). Come verifica, sfiorare delicatamente la superficie di uno di essi: la pasta non deve incollarsi al dito. Operazione definita “croutage”.

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Durante il croutage e se avete la fortuna di avere un’abbattitore nella vostra cucina, potete preparare le ganache. Per chi non ce l’ha, le ganache sono da preparare con un giorno di anticipo. Durante il corso abbiamo preparato queste:

GANACHE AL CIOCCOLATO FONDENTE – INGREDIENTI E PREPARAZIONE

Tritare a coltello 250 grammi di cioccolato fondente. Scaldare 200 grammi di panna fresca, appena arriva a fremere, versarla sul cioccolato e lasciare sciogliere. Amalgamare bene il tutto e unire 30 grammi di burro. Mescolare bene il tutto fino a quando il composto è ben amalgamato. Lasciare a temperatura ambiente o in frigo per solidificarsi. Qui il link della mia ganache al cioccolato, varia solo per il burro. Al posto del cioccolato, potete miscelare qualche cucchiaio di caffè solubile: avrete così una crema al caffè!

CARAMELLO AL BURRO SALATO

In un pentolino antiaderente. iniziare a porre un cucchiaio di zucchero che in totale sarà 250 grammi. Attendere che si sciolga, in cucina si alzerà un sentore di bruciato… non preoccupatevi vuol dire che lo zucchero inizia a sciogliere, non mischiate con un cucchiaio bensì agitate la pentola (passaggio 1) e appena vedete lo zucchero imbrunire, aggiungete un altro cucchiaio di zucchero (passaggio 2). Continuare fino ad esaurimento dello zucchero che potrete girare con una spatola (passaggio 3 e 4).

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Unire 12 cl di panna sempre a cucchiai perché il caramello è bollente e schizza.

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Infine lontano dal fuoco, aggiungere 200 grammi di burro salato (se siete sprovvisti, potete usare del burro normale con 6 grammi di sale fino).

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Porre a raffreddare e addensare a temperatura ambiente. Anche per il caramello, la preparazione bisogna farla il giorno prima.

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Torniamo ai macarons: appena si è formato il croutage, porre la teglia (una alla volta) nel forno caldo a 160°C per circa un quarto d’ora ma fate attenzione alla cottura dalla prima teglia perché ogni forno a diverse funzioni e potenze quindi potrebbe cambiare la tempistica. Inoltre è meglio cuocere una teglia alla volta. Appena cotti, porli subito su una superficie fredda  in modo di avere uno sbalzo di temperatura atta a staccare poi i macarons dalla carta forno.

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Proseguire abbinando le due parti simili dei macarons. Riempire usando una tasca da pasticcere con bocchetta liscia, guarnire generosamente la metà dei gusci con la ganache che più amate, con del caramello, con della crema al burro…

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Assemblare i macarons appoggiandovi sopra un altro guscio. Mettere i macarons in frigo fino al momento del consumo.

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Nel cuore delle Langhe, le colline di vigneti di Alba, sorge la “Tenuta Rizieri”, un cascinale completamente ristrutturato da circa un paio di anni. Le colline la circondano come in un abbraccio, le stesse colline che regalano vigneti di oltre quarant’anni di età e che producono ben quattro tipi di vino: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto per i rossi e un bianco nominato Arneis.

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TENUTA RIZIERI – Società Agricola Semplice – Via S. Calocero, 7 – 12055 Diano d’Alba (CN)

Siamo in quel di Diano d’Alba, piccola cittadina poco distante da Alba, nella zona dei vini rossi citati sopra; ovunque sono distese di vigneti di varie case vinarie, ovunque B&B ricavati da vecchie fattorie ristrutturate tutte accomunate dalla ricerca di pace e tranquillità. La Tenuta è gestita da una giovane coppia di coniugi con due bambini, sempre molto gentili e disponibili alle varie esigenze della clientela; non sono proprietari del casale tramandato dai vecchi avi come tradizione vuole, bensì la loro scelta di acquistare e gestire la tenuta è una pura e vera scelta di vita, lontano dalle città e dallo stress. Barbara e Arturo, professori universitari, sono ottimi padroni di una casa ma soprattutto di un’azienda moderna, pulita, ordinata e molto tranquilla; la zona è detta “Cascina Ricchino”, le colline che la circondano sono coltivate a vigna che produce da oltra quarant’anni, ottime uve per vinificare il famosissimo “Dolcetto”. La cascina ottocentesca ha una vista mozzafiato: ad ovest si estende a tutta la vallata circostante, alle verdi colline e alla corona delle Alpi, fra cui spicca l’inconfondibile vetta del Monviso. Se volete passare per fare un tour delle Langhe, questo B&B è perfetto sia se siete in coppia, sia se siete una famiglia: posto tranquillo, camere nuove e pulite, ben curate come lo è il bagno, la colazione abbondante con tutto e di più, i proprietari molto gentili e sempre presenti.

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Sempre in sede si possono acquistare i loro vini: la barbera ed il nebbiolo maturano per oltre un anno in tradizionali botti di rovere per concludere poi l’affinamento in vetro. I vini rossi sono imbottigliati senza filtrazione in modo da conservare il profumo, il colore ed il gusto che gli sono propri. La qualità in questo caso supera la quantità!

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Diano d’Alba è un antico borgo che con il suo belvedere domina tutta la campagna ed è uno dei paesini più caratteristici delle Langhe insieme a Barolo, Grinzane Cavour e Monforte. Paesini immersi fra vigneti, noccioleti e boschi che regalano il tartufo bianco. Il punto più caratteristico della piccola meta turistica, è la piazza della chiesa che sorge su un cucuzzolo dove si estende una lunga terrazza sulle colline di Alba.

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Il Belvedere regala ai visitatori una bellezza naturale da mozzare il fiato. Le cime innevate fanno da orizzonte sulle colline di nocciole e di vigneti.

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Altro paese incastonato nelle valli delle Langhe è Grinzane di Cavour: punto cruciale del paesello è il castello del 1400 e recentemente restaurato. Attualmente è sede di una enoteca e ospita l’ordine dei Cavalieri dei Vini e del Tartufo di Alba. In questo castello visse per alcuni anni il Conte Camillo Benso di Cavour, che fu anche sindaco di Grinzane e che contribuì a far conoscere ed apprezzare in tutte le corti europee il vino più prestigioso di queste terre: il Barolo. Sempre in questo castello si svolge l’asta del tartufo bianco a livello internazionale.

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Salendo su per le colline passando tra i vigneti arriviamo a Barolo, paese che porta lo stesso nome del rinomato paese dove i vigneti acquistano valore e fama. Il paese sembra più un borgo, le sue piccole vie acciottolate lo costeggiano tutt’intorno e la vista anche qui si perde sulle colline delle Langhe. L’affascinante e imponente castello dei Marchesi Falletti racconta mille anni di storia ed è la meta più bella del paese con accanto una piccola chiesa. Le sue stupende sale sono visitabili perché ospitano la “Biblioteca Storica” ordinata da Silvio Pellico e il “Museo delle Contadinerie”. E anche luogo di importanti mostre d’arte, mentre le sue cantine sono sede della prestigiosa “Enoteca Regionale del Barolo”. Lungo le sue vie è possibile visitare molte enoteche dove acquistare il vino e in molte di esse, si possono ammirare vecchie e alquanto particolari bottiglie di varie annate di vino. Simpatico, non come coloro che lo gestiscono, è il “Museo dei Cavatappi”: evitate di entrare con libri o bottiglie in mano perché vi redarguiscono a gran voce chiedendovi se le avete prese da voi con il dubbio di non aver pagato. Tenete scontrini con voi oppure se qualcuno non è interessato alla visita potrà farvi da custode dei vostri acquisti fatti prima, i bimbi teneteveli bene a mano perché forse non ben graditi (ma come sempre mie personali sensazioni).

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Alba è la cittadina posta sotto questi meravigliosi paesini che formano le Langhe. Famosissima per molti marchi famosi tra cui la Nutella della famiglia Ferrero, pensavamo fosse più grande: ai nostri occhi si è invece rivelata una cittadina tranquilla, pulita e molto storica nei suoi edifici. Vale molto la pena passeggiare anche più di una volta lungo le sue vie perché ogni volta si scorgono nuovi angoli vecchi e nuovi. I bar sono quasi tutti storici e antichi, i negozi di prodotti piemontesi si dividono fra nuovi di moderna etichetta con invece quelli più storici. La vendita di prodotti è varia: vini, nocciole, tartufi, formaggi con assieme i loro derivati. La piazza principale è quella del Duomo.

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Nei pressi di questa piazza, c’è uno dei ristoranti più stellati – ne ha tre dal 2012 – ovvero “Piazza Duomo” dello chef Crippa. Mentre proprio nella piazza con il suo piccolo giardino d’inverno, è situato un “fratello” del Piazza Duomo ovvero la “Piola”. L’unione dello chef Crippa con la famiglia Ceretto, famosi viticoltori, ha reso possibile la creazione di questi due ristoranti, che sono due esperienze di cucina molto distanti tra loro ma simili nella ricerca e nella qualità dei prodotti primi. La Piola decisamente più accessibile per il portafogli, cura molto la tradizione culinaria piemontese mentre Piazza Duomo, pluristellato e molto più pretenzioso per il portafogli, serve piatti con una creatività ricercata che solo lo chef Crippa è in grado di creare ed esigere. Io ho pranzato alla Piola, ovvio, dove la particolarità del ristorante consiste nella loro famosa lavagna, anzi due una per ogni sala da pranzo.

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Il ristorante si presenta, complice la lavagna, come una osteria di un tempo logicamente moderna e ben curata, ogni tavolo è impreziosito dai sottopiatti coloratissimi e diversi fra loro. I camerieri giovani e cordiali. Le ricette sono tutte piemontesi di tradizioni oppure sono innovative ma sempre con sfumature tipiche della cucina piemontese. I vini tutti rigorosamente piemontesi, si possono gustare sia a calice o in bottiglia integra.

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In senso orario, ci siamo gustati: misto di antipasti tra cui un vitello che si scioglieva in bocca, una tartare di carne fresca, l’insalata russa; i classici tajarin dal sugo di salsiccia che non potevamo esimerci dal provare soprattutto perché tutta la pasta è fresca e confezionata nelle loro cucine; un altro piatto tipico è la tagliata di Fassona, anch’essa morbida e cotta al punto giusto mentre per me un buon vitello tonnato alla piemontese dove la carne era tagliata sottilissima e freschissima senza la minima sbavatura. Se capitate ad Alba, dovete per forza mangiare qui: la qualità dei prodotti è ottima e i prezzi dei piatti in perfetta sintonia sia con il posto, sia per il servizio e i piatti presentati. Le due sale erano full. Prezzo circa 35/40 euro a persona.

Veniamo ora ai prodotti che ho voluto portarmi a casa nella mia cucina; oltre ai vini della Tenuta Rizieri, non mi sono persa una vasta gamma di sali con profumi e aromi della Langa, il miele.

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I prodotti con il tartufo spopolano nei vari negozi… olio, sali, acciughe, riso e tante altre chiccherie.

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Non potevano mancare i tajarin pasta di tradizione, il riso acquarello… e qualche assaggio di formaggi.

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E il buono delle Langhe, ovvero il tartufo bianco…

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…qui in versione dolce: le pasticcerie pullulano di tartufi dolci di cioccolato nero, bianco o gianduia con le nocciole delle Langhe a marchio I.G.P. ingrediente principale della famosa crema alle nocciole.

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Via Vitani – Como (immagine presa dal web)

E’ bello rilassarsi durante i giorni prima del Natale: sarà l’atmosfera che aleggia nell’aria, ma in quel particolare periodo, ho voglia di coccolare e essere coccolata prendendo un po’ più alla leggera le giornate… la giornata della Vigilia con Marco l’ho passata camminando per la mia città, Como e per pranzo ci siamo concessi un pasto alla toscana nel ristorante “Rino” nella via Vittani, una fra le più caratteristiche della città. Il ristorante si prensenta molto semplice, pulito e accogliente con la stufa a riscaldare la prima saletta, nella seconda troneggia anche li una stufa incassonata nel camino (se non rammento male, comunque il fuoco c’era) che riscalda l’ambiente molto tranquillo; nell’aria sentore e profumi di cibo in fase di cottura. La mia scelta è caduta sul Lardo di Colonnata con un’attesa di qualche minuto per sapere se era stato consegnato e per mia fortuna me lo sono goduta in pieno, fresco appena consegnato e servito con crostini belli caldi e croccanti. La portata era molto abbondante, un lardo perfetto, saporito con una vena centrale leggera ma molto gustosa e affettato molto bene e dello spessore idele per gustarlo sui dei crostini. Scelgo poi la ribollita toscana servita diversamente da come sempre mangiata: solitamente si presenta come un minestrone a pezzettoni, qui viene servita passata a pezzi piccoli dove troneggiava più zucca e cavolo nero. Deliziosa e molto calda, ma piena dalla portata prima son sincera e anche molto rammaricata, ho dovuto abbandonare anche se troppo buona… le portate vi ripeto sono abbondanti. Marco si è scelto un antipasto di salumi di selvaggina a suo parere spettacolare e per finire una tagliata di carne cotta a puntino giusto con patate al forno e cannellini in coccio. Come vino un profumatissimo Morellino di Scansano. Caffè e acqua, circa 70/80 euro in due. Il prezzo non è molto abbordabile, ma ne vale la pena per la freschezza dei prodotti e materie prime utilizzate in cucina.

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Mentre con la mia amica Cristina, entrambe adoriamo il cibo etnico, sono stata al “Sushi Wok Giardini d’Oro”: un ristorante/self service senza pretese dove mangiare quanto si vuole ad un prezzo standard, bevande escluse. L’ambiente all’entrata si prensenta molto semplice con il bancone self service e alla sinistra le piastre dove i cuochi ti cucinano carne e/o pesce che puoi scegliere al momento. La sala all’entrata è ampia con un bancone per sushi sul lato della sala, la seconda sala è molto larga, fredda e spartana molto simile ad una mensa. Su ogni tavola, i mollettoni che trovate al centro, servono per indicare il tavolo ai camerieri che sono preposti a portare le pietanze calde prenotate. Ecco i camerieri: quelli stranieri non rivolgono la parola e si esprimono a gesti, quelli italiani ti portano via il piatto con ancora del cibo da consumare. Quindi scegliete questa tipologia di ristorante partendo con il presupposto di passare una serata poco formale e molto spiccia ma con del buon cibo che spazia dal cinese al giapponese e anche un po’ di italiano, pesce fresco e la carne pure, i dolci però industriali. A cena per una ventina di euro potete mangiare fino a saziarvi in pieno, non vi è limite sia nella scelta molto vasta sia nella quantità! Il tè verde ottimo, profumato e aromatizzato. Sushi fresco, primi piatti saporiti e ben cotti. Di posti a sedere ce ne sono molti.

Lear ristorante

Immagine presa dal web

La mia personalissima e terza recensione (sono tutte così, prendetemi con la pinza nei dovuti modi, mi raccomando), è sul ristorante “Lear” di Briosco… Alla fine di una stradina, dopo aver lasciato la strada provinciale e proseguito per una collinetta nel centro della brianza, sul lato sinistro, si apre un caseggiato dell’ottocento, tutto sassi a vista, ristrutturato con molta cura soprattutto nei dettagli, si arriva al ristorante: deve essere uno spettacolo andarci verso l’inizio dell’estate quando le giornate sono lunghe, tiepide e magari dai prati inizia a salire il fresco e intenso profumo dei primi fieni contadini. Il ristorante ha un’entrata con un caldo camino, la sala tutta a sassi a vista è calda e accogliente, sembra un vecchio crotto. I camerieri gentilissimi e molto predisposti all’accoglienza del cliente, sono preparatissimi anche i più giovani. Tavoli ben allineati, quadri alle pareti, servizio impeccabile o quasi… iniziamo con un aperitvo e la scelta dei piatti e del vino che purtroppo non è stato disponibile nella bottiglia piccola (sono stata nel periodo di dieta post operazione colocisti, non potevo bere alcolici): il capo sala molto gentile ci ha offerto comunque la possibilità di un bicchiere dello stesso vino con addirittura la bottiglia lasciata sul tavolo. La cucina del ristorante LEAR propone piatti tradizionali rivisitati con creatività,anche nella descrizione dei nomi sul menù: uno schermo piatto posto in un angolo della sala, regala ai cliente la possibilità di vedere la cucina del ristorante in pieno svolgimento delle sue attività. Se la forma e la presentazione del ristorante merita un bel nove, i piatti scelti da noi hanno un po’ deluso le nostre grandi e attese aspettative, raccontateci anche da un nostro amico. Il menù come già detto, presenta alcuni piatti tradizionali con frasi simpatiche che scaturiscono molta curiosotà e invogliano la scelta, elegante la scelta di porre il menù con i prezzi all’uomo mentre per l’ospite femminile quello privo di euro: l’antipasto scelto sia da me che da Marco è stato “i colori e i sapori del mare”, un piatto rettangolare con tre assaggi di mare perchè di assaggi si parla e per il modico prezzo di 18 euro a testa… mi è sembrato un po’ misero e pure non freschissimo, con l’impressione del piatto riscaldato, un po’ secco sul taglio del pesce. Passare al primo è stato semplice anche se lo chef ha offerto un’entrata di pesce – che non mi ricordo quale – questo si buono e appena cucinato su un letto di cipolle rosse di Tropea molto appetitose. Il mio primo però mi ha deluso parecchio: “Gnocchetti di patate al guanzetto di caciucco e tonno al naturale”. La mia impressione è stata di tre ingredienti messi li ma che non si sposavano per niente: il sugo non abbracciava i gnocchetti molto viscidi e poco porosi, non erano molto sodi, forse cotti troppo? il tonno al naturale messo li freddo e non a temperatura ambiente, conferiva al piatto un non so’ che di poco curato… ok che era al naturale ma sembrava appena tolto la frigo e appoggiato li a fare da guarnizione; per niente gradito! Marco ha preso il “E’ riso ma sembra pizzocchero”: un formaggio troppo stagionato hanno reso questo risotto dall’idea molto azzeccata e diversa da solito, troppo saporito quindi difficile da finire,ma se era una rivisitazione del pizzocchero, dov’era la verdura? presenti nel piatto solo un paio di tocchetti di patata. Un primo piatto che voglio rifare a casa a modo mio sfruttando l’idea che mi piace parecchio; la porzione comunque dei primi piatti abbondante il giusto. Per finire mi sono goduta un buon tiramisù, abbondante e molto soffice, una crema che si scioglieva in bocca regalandoti la giusta e buona sensazione che solo un dolce può soddisfare se poi ben fatto, tutto finisce bene! anche una cena dalle grandi aspettative ma un po’ deludente, sempre per i miei gusti, ovvio!!! Per finire con il caffè la loro pasticceria e anche qui devo dire che il Lear si sà difendere molto bene, addirittura due vassoi per ingannare l’attesa del cameriere che è andato a prendere il rullino di carta per la carta di credito, ben mezz’ora di attesa dalla richiesta del conto, per seguire una seconda richiesta con ritiro della carta che è arrivata in tavola dopo ben dieci minuti… per finire il conto è stato abbastanza alto 130 euro per due persone non del tutto soddisfatti. Questo non mi fa mollare comunque l’idea di tornarci con la bella stagione e quindi con un menù diverso.

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Immagine presa dal web

Un paio di week end fa, complice il tempo uggioso e quindi niete da fare se non starsene a casa, siamo usciti per fare un giro arrivando fin su al lago d’Iseo fermandoci a mangiare all’Osteria Parol sul lungo lago di Lovere, dopo aver letto le buone recensioni su internet. Ambiente giovane, proprietari giovani, atmosfera un po’ fredda con la sala ampia e poco sfruttata nei tavoli, ne avrei messi qualcuno in più per rendere più famigliare l’ambiente. Alle pareti aggiungerei qualche quadro in più. La tavola apparecchiata in modo glamour, offre scodelle cololate come bicchieri per il vino che noi abbiamo scelto della casa e della zona, peccato per i tovaglioli di carta, ma vi ripeto ho trovato il ristorante molto giovanile, perfetto per belle compagnie di amici, e credo che lo spirito sia proprio questo; durante le serate di sabato e domenica il ristorante offre cene a tema atte a compagnie. Il menù è vario sia di carne che di pesce di lago. Come apertura lo chef ci ha offerto degli involtini di carne fritti, golosi e ghiotti. Per me culatello con tigelle calde, Marco l’antipasto di selvaggina con petto d’anatra e lardo, salame di cinghiale e cervo. Per lui risotto con il formaggio del posto: Bagoss, buono e saporito con un filo di olio caldo con il prezzemolo, per me medaglione di suino con polenta e funghi a mio parere un po’ insipido ma buono. Piatti abbondanti, curati e serviti caldi. Il padrone di casa giovane e gentile, sempre disposto anche alle esigenze del nostro piccolo a cui ha preparato una buona cotoletta di carne. Sazi, abbiamo comunque ordinato il dolce: per me tortino caldo al cioccolato con un fresco gelato al pompelmo azzecatissimo che mi ha rinfrescato evitando il caffè mentre Marco un semifreddo con una deliziosa crema al kiwi. Il tutto a meno di 80 euro in tre persone, piatti abbondanti, personale gentile, cucina curata, ambiente solo un po’ da rendere più caldo… o perlomeno da riempire un po’!!!!

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Ed ora veniamo al premio… me lo ha donato:

Laura del blog “elleaur.wordpress.com”

il blog “La pappa pronta”

Serena del blog “Salentina in Cucina”

Le regole da seguire sono:

  1. Elencare 11 cose che mi riguardano
  2. Rispondere alle 11 domande a me rivolte da “La disoccupazione ingegna”
  3. Scrivere 11 domande per le persone che nominerò a mia volta
  4. Invitare a mia volta altre 11 persone, di cui apprezzo il blog

Punto 1: 11 cose che mi riguardano

  1. sono mamma, moglie e casalinga a tempo pieno di Matteo e Marco… mai tempo fu speso così bene!!! dopo anni di bella carriera lavorativa!!!
  2. sono fierissima dei miei uomini
  3. adoro leggere soprattutto quando c’è di mezzo la cucina…
  4. adoro cucinare e mangiare, ovvio!!!
  5. sono fortunata: ho amiche decisamente particolari ma tenerissime che adoro… e pensare che quando mi sono sposata e trasferita qui a Lipomo non conoscevo nessuno; ora sono ben integrata e conosco tante persone con cui mi trovo molto bene!
  6. sono forse un po’ troppo orgogliosa… forse perchè so’ quanto valgo e quanto posso dare!
  7. ridere con il mio bimbo in qualsiasi momento e sentirlo parlare anche tutto il giorno… beh credetemi, non ha prezzo!!!
  8. prima o poi mi decidderò di fare un po’ più di spallucce!!!!
  9. vorrei fare un mese sabbatico e anche più a Roma, città che adoro e che ha tanto da visitare!!!!
  10. mi fanno incavolare le persone che sanno farsi voler bene con poco o niente, e non parlo di cose materiale bensì della loro capaci di sapersi vendere per poi girare l’angolo e… beh vi lascio immaginare!
  11. prima o poi lo farò: aprire un baretto in Giamaica (avete presente il film “Cocktail” con Tom Cruise, quando si trasferisce proprio lì e conosce la biondina?)… beh, vorrei vivere 365 giorni all’anno con le infradito!!!!

Il premio è stato girato da Gioacchina di LA DISOCCUPAZIONE INGEGNA e Valivi di ACQUA E LIMONE: ecco le 11 domande scelte da “La disoccupazione ingegna”:

  1. Perché hai aperto il blog? perchè quando nacque Matteo diminuii tanto i ritmi di lavoro e sono riuscita a coltivare quegli hobby che non ho mai potuto realizzare in pieno tra cui la cucina. Piena di fogliettini e appunti, con il blog ho potuto ricucinare e sperimentare ricette di tradizione e ricette del tutto nuove. Ora piano piano è tutto ordinato proprio qui sul blog.
  2. Tramonto o alba? Durante la prima vacanza che feci da sola con le amiche a 18 anni, vidi un’alba sul mare che non dimenticherò mai. E respirari per la prima volta la libertà e l’indipendenza!
  3. Se potessi toglierti uno sfizio, quale sarebbe? Viaggiare di più.
  4. Libro preferito? Adoro tantissimi libri, dire che ne ho uno preferito è difficile…
  5. Qual’è il personaggio dei cartoni animati che hai amato alla follia quando eri piccolo? Candy Candy, Heidy e la Casa nella prateria che tutt’ora quando li rifanno in Tv non me li perdo!!!!
  6. Toglietemi tutto ma non: la Planetaria!!!
  7. Sei blog dipendente? No, non credo!!!
  8. Campeggio o hotel? Hotel!!! non ho spirito di addattamento e ultimamente lo so’… sto’ diventando troppo schizzinosa!
  9. Da piccolo volevi diventare: una parrucchiera!!! che alla fine è quello che volevo già fare da piccola!!!!
  10. Da grande vuoi diventare: vorrei diventare una titolare di una caffetteria in pieno stile… Dolcipensieri!!!! 
  11. Se potessi cambiare qualcosa cosa cambieresti??? Non posso dirlo, qualcuno che mi legge si potrebbe offendere o costruire castelli in aria, alla faccia della democrazia e libertà di pensiero e stampa!!!!

E ora alle 11 domande scelte da “Acqua e limone”:

  1. Qual’è l’origine del titolo del tuo blog? Tutto nasce dalle notti che passavo con il piccolo Matteo quando si svegliava per le poppate e poi con le prime pappe il mio “Dolce pensiero” era quello di come cucinare le pappe donandogli un sapore sempre con il rispetto alla dieta dei piccini. Svezzandolo già dai tre mesi e mezzo, essendo un mangione ma poco di latte, ho iniziato subitissimo con la prima pappa e con il passare dei mesi era un piacere cucinare per lui… Ecco i miei “Dolci Pensieri” sono proprio loro che assaggiano, approvano e criticano i miei piatti: Marco e Matteo!
  2. Il nomignolo più buffo che tu abbia mai ricevuto? Nani da mio marito e ancor prima Pirola da mio papà.
  3. Ti piace la banana? Si.
  4. Anche quella americana? Si.
  5. Bevi il caffè dopo mangiato? A volte!!!! la domenica quasi sempre!
  6. Scarpe da ginnastica o eleganti? In base a come mi vesto…
  7. Dove sei andato in vacanza l’anno scorso? Porto Rotondo.
  8. Qual è il tuo colore preferito? Ce ne sono molti, poi in base alla giornata…
  9. Vorresti provare l’ebbrezza del paracadute? No.
  10. Accetteresti un appuntamento al buio? No.
  11. Confessa: cosa ti spaventa di più? La morte.

Adesso le domande per me daLaura del blog “elleaur.wordpress.com”:

  1. bianco o nero? nero
  2. sulla spiaggia: conchiglie, legnetti o pezzetti di vetro levigati ? conchiglie
  3. come centrotavola: frutta o fiori? fiori
  4. città o campagna? campagna
  5. auto, scooter, bicicletta o a piedi?… o treno..? bicicletta
  6. primavera, estate, autunno oppure inverno? estate
  7. foto: a colori, seppia o in bianco e nero? in bianco e nero
  8. fuochi d’artificio o pizza? pizza
  9. tavolo: rettangolare, quadrato o rotondo? rettangolare
  10. divano o poltrona? divano
  11. penna o matita? matita

Ora le mie domande per voi 11…

  1. Ingrediente che non manca mai nella vostra cucina?
  2. Vino bianco, rosso o birra?
  3. Pepe bianco, nero, rosa o verde?
  4. La vostra spezia preferita?
  5. Riso o pasta?
  6. La vostra torta preferita?
  7. Cosa amate di più cucinare?
  8. Perchè?
  9. Da chi avete acquisito la voglia di cucinare?
  10. Spesa tutte le settimane o quando avete finito le scorte?
  11. Per coccolarvi e coccolare i vostri cari, quale piatto riesce a soddisfarvi?

11 blog a cui passare la staffetta:

  1. Elena: nellacucinadiely.it
  2. Giulia paroledizucchero.com
  3. Stefy dolcimanontroppo.blogspot.it
  4. Sississima acquaefarina-sississima.com
  5. Silvana gingerandpeppermint.wordpress.com
  6. Silvia paneepomodoro.wordpress.com
  7. Veronica chetelocucinoafare.wordpress.com
  8. supercaliveggie supercaliveggie.wordpress.com
  9. federica federicaincucina.blogspot.it
  10. elena elena-sweetlife.blogspot.it/

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Nel centro di Como, c’è una delle strade più antiche e affascinanti, via Vitani: il quartiere detto anche “Cortesella” è un borgo di origine medioevale; nel periodo natalizio la sua strada fatta ancora di ciotoli e sanpietrini, viene abbellita con un rosso tappeto che copre per intero la lunghezza della via; una via con un fascino retrò, su cui si affacciano trattorie e osterie con una sapore rustico che sa tanto di Como. Una di queste è la Trattoria del Gallo”, un ambiente a conduzione famigliare da ben 30 anni, con un menù sempre fresco e nuovo di giornata realizzato con mani sapienti dalla figlia dei due gestori della trattoria.

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Immagine presa dal web

Appena varcata la soglia, l’ambiente appare rustico con il banco del bar posto nel centro della sala da pranzo, i tavoli accostati vicini regalano un sapore di casa e genuinità. Lungo tutte le pareti, la cantina dei vini con scafali colmi di ogni tipo di vini, grappe, whisky e amari di cui si occupa il gestore. Fra bottiglie varie, la trattoria è piena di ogni tipo di suppelletile, quadri appesi alle pareti che simboleggiano il gallo, appunto… regalando all’ambiente un fascino particolare e molto simpatico regalato anche dai bellissimi e vivaci colori. La simpatia del gestore è molto contaggiosa: per una foto ricordo, passa tra un tavolo e l’altro e appoggia un simpatico gallo fra i suoi ospiti, molto cordiale e simpatica anche la signora che si occupa delle comande e della descrizione dei piatti che preparati dalla figlia, cambiano di giorno in giorno.

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Il locale è molto frequentato dai turisti alla ricerca della classica tipicità comasca che qui, credetemi, è di casa. Nella nostra serata ci siamo gustati un semplice antipasto di affettati con una focaccia con nel centro del formaggio fresco appena tiepida, Matteo si è gustato un pollo arrosto molto aromatizzato, ottimo. Per me poi una calda e vellutata zuppa di fagioli, delicata a cui ho semplicemente aggiunto una grattatina di pepe fresco, Marco si è gustato un rotolo di pasta fresca con ricotta e spinaci anch’esso molto delicato e buono. E poi abbiamo assaggiato la loro quiche ai porri e taleggio che ci è piaciuta moltissimo: la pasta fresca fatta in casa, una sorta di pasta strudel salata con un ripieno ricco e saporito con porri, taleggio e ricotta… molto deliziosa! per finire il dolce: per me un abbondante bicchiere di tiramisu’ fatto in casa e per Marco una fetta di crostata al cioccolato, vino della casa, caffè anche per Matteo che gentilmente la simpaticissima padrona di casa che riesce a far sentire a proprio agio anche gli ospiti più piccoli, gli ha fatto provare quello di orzo facendolo sentire un piccolo adulto.

OSTERIA DEL GALLO (12)

Prezzo per tre persone, circa 65 euro, cucina buona, ricca, genuina; le pietanze sono semplicemente servite, senza particolari decorazioni o presentazioni da alti ristoranti; personale oltre ai simpatici padroni di casa, simpatici e sempre pronti alle esigenze dei clienti, ambiente rustico senza pretese; luogo perfetto per una cena tranquilla anche fra amici soprattutto se non della zona, trattoria perfetta per far conoscere una parte di Como. Unico punto debole a detta di mio marito e Matteo, il bagno, da rimodernare.

Arrivata a casa, sentivo ancora il buon profumo e aroma della loro quiche… avendo chiesto quali ingredienti ci fossero nel ripieno, mi sono messa al lavoro per farne una mia versione personale. La pasta per me una brisée gia pronta ma penso proprio di replicare con una pasta strudel fatta da me. Ed ecco la ricetta…

QUICHE AI PORRI, TALEGGIO E RICOTTA (20)+

TORTA SALATA AI PORRI E TALEGGIO

INGREDIENTI

2 rotoli di pasta brisée

1 porro

200 grammi di taleggio Val Biandino DOP

200 grammi di ricotta

200 grammi di robiola

2 uova + 1 per spennellare

un pizzico di sale nero

un pizzico di noce moscata

grana grattugiata q.b.

PREPARAZIONE

Affettare a rondelle il porro ben lavato, in una padella antiaderente scaldare un filo di olio e stufare il porro, appena inizia ad imbiondirsi, aggiungere un filo di acqua tiepida, un pizzico di sale continuare a stufarlo a fiamma bassa per qualche minuto. In una ciotola capiente, schiacciare con una forchetta la ricotta con robiola, aggiungere il taleggio a pezzetti e miscelare molto bene i tre formaggi fino a quando saranno ben amalgamati. Unire due uova, il sale nero e la noce moscata grattata al momento, mescolare molto bene aggiungendo infine il porro stufato. Ricoprire una tortiera per crostate con la carta da forno, sovrapporre il disco di sfoglia buccherellandola con una forchetta, versare il ripieno con formaggi e porro, ricoprire con il secondo disco ampio quanto la tortiera, ripiegare i bordi. Con  la sfoglia avanzata dal secondo disco, ricavare con dei taglia biscotti un po’ di stelline, come nel mio caso essendo le più adatte in clima natalizio, sovrapporle alla torta che avrete bucherellato con la forchetta e spennellare il tutto con un uovo sbattutto. Finire con una spolverata di grana grattuggiato, infornare in forno già caldo a 200°C per circa una mezzoretta.

QUICHE AI PORRI, TALEGGIO E RICOTTA (14)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

TORTA SALATA CON FUNGHI PORCINI

OMELETTE DI AGRETTI E PORRI CON BITTO

LASAGNE IN COCOTTE CON TALEGGIO E SPINACI

Un  post un po’ lungo ma non mi maledite… devo rubarvi ancora qualche riga per ringraziare dei premi:

the versatile blogger[1]

Maristella del blog “Le ricette di Maristella”

che giro a:

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La regola per il premio è condividere 7 cosettine su di me…
  1. sono una mamma, una moglie ex grafica pubblicitaria/tessile
  2. sono molto caparbia, un po’ troppo orgogliosa…
  3. adoro cucinare, ovvio!!!
  4. leggo il più possibile, ogni genere che mi ispira di più…
  5. mi sto’ dando sempre più al volontariato
  6. detesto gli egoisti, detesto coloro che pensano che gli vada sempre bene e quando raccontano di loro lo fanno all’ennesima potenza!
  7. dico sempre quello che penso in faccia alle persone, ma credetemi non va mica bene…

Il premio come regola detta, lo devo girare a 7 blog… i primi della lista sopra citata

  1. paneepomodoro.wordpress.com
  2. provarepergustare.blogspot.it/
  3. nellacucinadiely.it
  4. speziando.blogspot.com
  5. loveateverybite.com/
  6. myricettarium.com
  7. leleganzadelpolpo.blogspot.it

Lascio comunque la possibilità a chiunque mi segua di poter prendere i suddetti premi, rispetto le regole a cui faccio fede ma adoro tutti coloro che mi seguono… GRAZIE!!!

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Venerdì sera ospite di “Lagostina” ho avuto il piacere di conoscere Maurizio Santin e di cucinare con lui presso “FoodJoy” di Cantù. Una serata molto piacevole, merito di sicuro del sarcasmo del cuoco nero… molto simpatico e anche molto sincero, ha un’abilità molto spigliata nello spiegare i suoi meravigliosi dolci. C’è chi lo trova burbero, soprattutto quando lo si osserva in tv: avendo avuto questa bella occasione per vederlo in diretta mentre lavora e avendo avuto occasione di parlarci, ho trovato invece che sia uno chef molto professionale, sicuro di sè sia sul lavoro sia con le persone, la sua simpatia o ti piace o non ti piace; credo non ci siano persone che lo trovino accettabile: o ti piace oppure lo odi!!! io l’ho trovato molto schietto e questo gli fa onore. Dice sempre la sua e anche in merito al rapporto con i foof blogger, onestamente dice di non avere molto feelling con noi amanti di questo genere. “Dai una macchina fotografica e una tastiera e una food blogger è a posto” parola di Santin  a cui ho replicato subito spiegando che per me è solo passione e hobby come curare il giardino: lo faccio con passione ma quando ho bisogno di un professionista chiamo un giardiniere, la stessa cosa in cucina; amo la mia passione, la nutro, ne faccio uso ma so’ che assistere a queste lezioni o scambiare qualche parole con veri professionisti sia indiscutibile,sia una sorta di continua linfa al proprio bagaglio, da loro c’è sempre e solo da imparare, criticare non ne ho la minima intenzione perchè non ne ho la competenza. E’ vero anche che nel nostro mondo virtuale c’è chi non lesina in critiche e cattiverie, io credo che devo solo imparare e ancora tanto. La cucina, il blog è pura passione. Ma torniamo a venerdi sera: la lezione della serata ha previsto la preparazione del Plum cake ai marroni che per l’occasione è stato confezionato in piccoli muffin per la degustazione finale, il suo famosissimo Tiramisu’ destrutturato stravisto su Gambero Rosso Channel, la Caprese vista con il suo occhio accompagnata alla Crema Chantilly. Maurizio ha iniziato con il preparare la Caprese con cioccolato di ottima qualità e mandorle rivelando un primo dei suoi segreti per la preparazione della torta: le mandorle per metà le riduce in farina e per metà le trita a coltello.

Nella sua caprese gli albumi vengono montanti con poco meno della metà dello zucchero fino a quando sono montate come una meringa.

Come crema che accompagna la torta caprese, Maurizio ha preparato la crema pasticcera con il metodo Montersino, suo grande amico.

Montersino prepara questa deliziosa crema utilizzando due tipi di farine in sostituzione alla farina bianca 00: l’utilizzo così dell’amido di mais e di riso permettono alla crema di essere più leggera, senza glutine potendola preparare in anticipo senza avere quel fastidioso rilascio di liquidi.

Per la stecca di vaniglia è perfetta quella del Madagascar una tra le migliori in commercio ma ancor più prelibata è quella di Tahiti. Per trasformare poi la crema da pasticcera in chantilly, serve solo aggiungere alla crema montata la panna in quantià dimezzata rispetto al peso originale di quella pasticcera e il gioco è fatto.

Una volta cotta la torta a 170°C fino a quando si presenta bella asciutta, è stata tagliata in quadrotti (dopo averla messa nell’abbattitore, noi a casa la dobbiamo tagliare appena si sarà intiepidita) e servita a mo’ di finger food con una bella pallina di crema.

Veniamo ora a quello che per me è il suo cavallo da battaglia ovvero il tisamisu’ destrutturato: per uno che non ama il cacao e che lo considera lo scarto del cioccolato, non poteva che inventare un tiramisu’ con il cioccolato meglio se una crema inglese arricchita di buon cioccolato. Sull’origine di questo dolce, Maurizio ci ha chiarito anche un po’ le idee  spiegandoci che il dolce non fa parte della cucina tradizionale, che fu inventato per caso e che non è molto adatto chiamare tiramisu’ quei dolci che si hanno la crema al mascarpone ma magari arricchiti con frutta o altre guarnizioni. Il tiramisu’ famosissimo e fattibile da chiunque, è comunque un dolce nato con mascarpone, caffè e savoiardi. Mio malgrado, ho osato postare dei “non più tiramisu'” utilizzando tale sostantivo che d’ora in poi vedrò di utilizzare solo per descrivere tale dolce se confezionato con i classicissimi ingredienti; parleremo quindi di coppette al mascarpone, di frutta con crema al mascarpone e via dicendo. Partiamo con la classica crema inglese: panna, latte, uova e zucchero: due accorgimenti mai usare la frusta per miscelare in cottura bensì una spatola in silicone e i tuorli non devono superare gli 85°C in cottura, meglio munirsi di termometro per cucina. Alla crema inglese, uniamo il cioccolato tritato tutto a caldo e fondere bene il tutto. Porre la crema come base dei nostri tiramisu’…

A seguire con l’aiuto in un coppapasta della dimensione del bicchiere o ciotola, ricavare dei dischi al savioardo che Maurizio aveva già confezionato per ovvi motivi di orari. Il suo biscotto savoiardo è una sorta di pan di spagna…

Dopo la crema e il biscotto, con l’aiuto della sac a poche, si può procedere a riempire i propri bicchierini con la crema al mascarpone…

Per finire, ho osato chiedere di poter cucinare con lo chef Maurizio il suo ottimo e morbido plum cake ai marroni che per esigenze di tempo abbiamo confezionato in deliziosi muffin…

unendo tutti gli ingredienti nella planetaria, come atto ultimo abbiamo sbricciolato i marron glace in piccoli pezzetti e unito all’impasto…

con la sac a poche versato negli appositi stampini…

La serata è stata piacevole, chef Santin è un brillantissimo ragazzo non solo in cucina: carattere molto spigliato e ironico, è un vero personaggio. Da questa serata passata nella cucina del “FoodJoy”, sono riuscita a captare utili consigli che userò senz’altro nelle mie ricette, un buon ricettario con ingredienti e preparazione ben dettagliate che rifarò e l’autografo di Maurizio. Un’esperienza utile, per questo ringrazio Ely e Lagostina…

Con l’occasione ringrazio anche la proprietaria di “FoodJoy” molto gentile e disponibile per ogni chiarimento a proposito di ingredienti e aritcoli in vendita presso il punto vendita.

Oltre alla cucina attrezzatissima, il negozio ha tantissime belle cose e pezzi molto carini e difficili da trovare come formine per biscotti e pirottini muffin diversi dai classici che si possono trovare in tutti i negozi. Vi è anche un’ampia gamma di pentole e utensili per la cucina e una varietà di prodotti delle migliori marche per realizzare le vostre ricette. Vi consiglio cladamente un giretto se passate da quelle parti anche solo per un caffè nel loro grazioso e moderno bar…

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Partire da Palau per raggiungere l’Arcipelago della Maddalena, è molto semplice: è possibile fare una gita in barca con pranzo a bordo con piccoli traghetti, è possibile fare gite in barca a vela dove gli ospiti sono poco più di una dozzina, è possibile noleggiare gommoni per escursioni private per girare questo meraviglioso arcipelago con acque cristalline e spiaggette piccole e incontaminate. Partenza Palau:

La prima sosta è La Maddalena…

L’arcipelago della Maddalena è un parco nazionale, un gruppo di isolette vero tesoro naturale dell’isola. Nel periodo tra maggio e ottobre, per visitare l’arcipelago, occore munirsi di un’apposita autorizzazione. Comprende ben 24 isole, con baie e cale naturali già vissute in epoca romana. Famosissma è Caprera per l’esilio di Garibaldi: l’isola è possibile visitarla grazie all’istmo artificiale che la collega alla Maddalena, come si può visitare la casa che lo accolse. Queste isole erano facili insiediamenti avendo come punto di riferimento la famosa roccia a forma di orso, Capo d’Orso appunto che dal mare si scorge visibile su un picco di montagna e punto di riferimento per i marinai.

Una delle isole più belle è quella di Spargi: abbiamo fatto il bagno a Cala Granara con sabbia bianca e acque trasparenti. La natura ancora selvaggia, ne fa di quest’isola un luogo bellissimo meta di molti bagnanti soprattutto se muniti di gommone, è molto facile raggiungere la spiaggia.

Siamo nella parte meridionale dell’isola di Spargi, di proprietà di privati. Tra le caratteristiche della zona c’è anche la strana forma di molte rocce dovuta al modellamento da parte degli agenti atmosferici, soprattutto il vento.

Dopo Spargi ecco Budelli con la famosissima Spiaggia Rosa, zona non raggiungibile da soli perchè zona protetta visitabile solo con una guida del parco; la sua famosissima sabbia ha un colore fantastisco tendente al rosa, che si forma grazie allo sbriciolamento di milioni di gusci di animali marini rosacei. La spiaggia ora è protetta soprattutto per ricreare il giusto equilibrio naturale in quanto i turisti in passato, si prendevano sempre un pugno di sabbia per ricordo portando la spiaggia alla quasi sparizionde della sabbia. In Sardegna, è proibito su tutte le spiagge, prendere sabbia… ricordatevelo! le multe sono salate. La spiaggia Rosa è stata immortalata nel film del 1964 “Deserto rosso” di Michelangelo Antonioni.

Il Porto della Madonna è uno strepitoso specchio d’acqua azzurrissima; è racchiuso tra le isole di Razzoli, Santa Maria e Budelli. Luogo perfetto per l’ultimo bagno della giornata in questo posto meraviglioso.

Non fatevi mancare questo tour per l’arcipelago, le proposte sono molteplici sia con partenza da Baia Sardinia, Palau e La Maddalena ma anche da Porto Rotondo è possibile visitare la costa con viaggi organizzati…

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