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Archive for the ‘PRODOTTI… e’ Category

PAN CO' SANTI (12)+

Un “Dolcepensiero” sconosciuto: non sapevo l’esistenza di questo dolce per la festa di Ognissanti. Incuriosita nel cercare qualcosa di diverso dal solito, mi sono imbattuta in questo dolce sia in rete sia nel libro di ricette toscane che acquistai quando visitai proprio Siena. Poi qualche rimasuglio di ricordo si è rifatto vivo proprio mentre mi preparavo per l’impasto: andai a Siena per Pasqua e proprio nella piazza, una tra le più popolari, entrai in una pasticceria che realizzava anche dolci su prenotazione. Pur non essendo in periodo, la pasticceria per le feste, realizzava dolci con varianti del tutto personali. Fra di loro vi era il pane dei santi ovvero Pan co’Santi con diversi ingredienti che arricchivano questa pagnotta tipica del mese di ottobre e novembre. Con nocciole e pistacchi, con pinoli e gocce di cioccolato erano molteplici le varianti sul tema che io non mi risparmiai di assaggiare… Con questi ricordi, oggi voglio proporvi questo pane dolce tipico e tradizionale della città di Siena dalle origini antichissime, dal sapore unico. E’ un dolce povero che veniva cucinato il sabato prima della festa di Ognissanti perché solitamente  era la giornata dedicata alla panificazione. E’ un dolce infatti realizzato con la pasta del pane in cui vengono aggiunti “i santi” ovvero uvetta e noci. Io ho aggiuntoanche le nocciole a quella che credo sia la ricetta più simile alla tradizione… non si sa mai… avere qualche santo in più al giorno d’oggi, ih ih ih. Senesi non me ne vogliate! ma chi conosce il mio blog sa benissimo che non voglio per niente rovinare la tradizione ma che amo dare quel tocco anche mio!

PAN CO' SANTI (22)+

INGREDIENTI

IMPASTO CON MACCHINA DEL PANE

290 ml di acqua tiepida

500 grammi di farina

1 bustina di lievito di birra “mastro fornaio”

3 cucchiaini di sale fino

1 cucchiaino di zucchero

3 cucchiai di olio d’oliva

45 grammi di uvetta bianca

65 grammi di uvetta sultanina

80 grammi di noci

20 grammi di nocciole

100 grammi di zucchero

1 cucchiaino abbondante di cannella

la scorza di un limone

1 tuorlo d’uovo

PREPARAZIONE

PAN CO' SANTI (32)+

La mia macchina per il pane è una KENWOOD BM250 -programma nr. 8 solo impasto e nr. 9 impasto e lievitazione.

Mettere in ammollo le uvette in acqua tiepida. Tritare grossolanamente le noci e le nocciole. Nella macchina del pane con programma di solo impasto (nr.8), porre l’acqua, la farina setacciata, il sale, il cucchiaino di zucchero, l’olio ed infine il lievito. Unire l’uvetta e la frutta secca mischiata allo zucchero e  alla cannella ed infine la scorza del limone grattugiata. Se occorre aggiungere farina se troppo morbido o acqua se troppo duro l’impasto. Azionare la macchina con il programma di impasto e lievitazione (nr.9). Terminato di lavorare la macchina, lasciare la pagnotta per tre ore al suo interno. Una volta lievitato, rimpastare il composto per pochissimo tempo, conferirgli una forma tonda e disporla su una teglia con carta forno, praticare la classica incisione a croce sulla superficie, spennellare con il tuorlo d’uovo leggermente sbattuto e porre in forno già caldo per 50 minuti a 180°C.

PAN CO' SANTI (41)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

PANE DI GRANO SARACENO

PANE ALL’UVETTA DELLA SIGNORA BOYLAN e IL LIBRO PANE E ACQUA DI ROSE

TORTA DI PANE AL GIANDUIA

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JACK LANTERN (40)+

Ci stiamo preparando alla festa più pagana dell’anno ma sicuramente una delle più amate dai bimbi. Ieri pomeriggio io e Matteo ci siamo goduti un pomeriggio halloweeano godendoci il cartone animato: “Coraline e la porta magica”; devo dire azzeccatissimo perché era proprio pauroso con atmosfere alla Tim Burton proprio in tema con la settimana. Coraline è una bambina di 10 anni che si trasferisce insieme ai suoi distaccati genitori in una misteriosa villa di campagna tutta rosa, il “Pink Palace” appunto. Coraline è stanca della quotidiana vita monotona e non sopporta gli atteggiamenti menefreghisti dei suoi genitori, che si curano poco di lei e molto della loro professione ovvero quella di redigere libri di giardinaggio cosa che loro odiano e soprattutto non amano sporcarsi con terra e fango. Coraline sogna sempre un mondo migliore della sua grigia realtà, con due genitori sempre disposti a passare del tempo con lei e con pranzi e cene degne di una famiglia vera. Mai avrebbe immaginato di scoprire nella sua stessa casa una misteriosa botola, nascosta da un mobile: entrare in quel cunicolo sarà come essere catapultata in un altra dimensione composta da genitori-copia in apparenza perfetti ma che nascondono una terribile verità, malefica e cattiva. Accanto a lei diversi e buffi personaggi fanno da sfondo ad una storia avvincente e un po’ paurosa… un’avventura fra sogni e realtà che le farà capire quanto sono importanti i suoi genitori seppur con una miriade di difetti! un film adatto a bimbi un po’ cresciutelli; a Matteo non nego che un po’ di paura l’ha fatta! Poi ci siamo dedicati alla realizzazione di “Jack O’Lantern” con l’aiuto di Marco e il risultato è stato splendido: la lanterna di zucca accesa era spettacolare pronta per il party di Matteo che farà con qualche suo amichetto la sera di ognissanti. Lui sarà dracula grazie al bellissimo mantello che ha realizzato nonna Pina… Ma come nasce Jack O’ Lantern? e chi era? ovvero la storia della zucca da dove proviene? Jack O’Lantern è una zucca scavata della sua polpa e lavorata a mano, tradizionalmente di moda nei paesi anglosassoni durante la ricorrenza di Halloween. Diviene così una sorta di sagoma di un volto misterioso e pauroso che si trasforma in una fonte di luce, grazie ad una candela inserita all’interno della zucca: il chiarore dello stoppino rischiara la sagoma dall’interno, mettendo in luce i tratti degli occhi a triangolo e della bocca sdentata. Prima dell’uso della zucca in America, venivano usate grandi rape, barbabietole e cavoli rapa. Il nome Jack gli venne attribuito secondo la tradizione che narra di un fabbro astuto e ubriacone, che un giorno al bar, incontrò il diavolo. Dopo le tante bevute, in diavolo era convinto di avere la sua anima in pugno ma Jack, anche se ubriaco, riuscì a prendere in giro il diavolo che si trasformò in una moneta facendo promettergli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. La moneta fu posta vicino ad una croce d’argento evitando al diavolo di potersi ritrasformare; il diavolo gli strappò ancora una promessa ovvero quella di prendersi la sua anima ma fra soli dieci anni. Ma Jack anche in questa occasione riuscì ad essere più furbo impedendo l’ascesa del diavolo incidendo una croce su un tronco e ottenne in cambio della libertà del diavolo il risparmio della dannazione eterna a Jack. La vita di Jack fu piena di peccati e alla sua morte ne il paradiso ne l’inferno volle la sua anima che iniziò così a vagare e il diavolo ancora arrabbiato per i patti precedenti, gli tirò addosso un tizzone rovente che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Halloween sarebbe dunque il giorno nel quale Jack va a caccia di un rifugio. Gli abitanti di ogni paese erano tenuti ad appendere una lanterna fuori dalla porta per indicare all’infelice anima che la loro casa non è posto per lui.

JACK LANTERN (35)+

Ecco come preparare Jack O’Lantern:

occorre una zucca tonda e dal colore arancione uniforme. Con un pennarello disegnare occhi, naso e bocca; se è la prima volta che la realizzate, vi consiglio una grafica facile e con linee il più dritte possibili facili da intagliare ma non dimenticate che dovrà risultare spaventosa! Occhi e naso possono essere triangolari, la bocca un zig zag con linee dritte con cui otterrete la classica bocca/ghigno di Halloween, la calotta superiore una stella a più punte.

JACK LANTERN (4)+

Procedere al ritaglio. Con un coltello, affondare senza paura nelle parti disegnate partendo dalla calotta. Proseguire svuotando l’interno della zucca usando un cucchiaio per gelato, attrezzo perfetto per questa lunga operazione.

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Una volta svuotata bene la zucca, sarà più semplice intagliare gli occhi, il naso e la bocca, perché potrete impugnare dalla calotta e fare incisioni più precise.

JACK LANTERN (9)+

Procurare un lumino da accendere all’interno della zucca che dovrà essere bella piatta e ricoperta con un pezzo di stagnola per l’eventuale perdita della cera. Appoggiare la zucca sul davanzale della finestra oppure sull’uscio della porta per evitare a Jack di rovinarvi la serata di Ognisanti…

JACK LANTERN (31)+

BUON HALLOWEEN A TUTTI

e non dimenticate tanti dolcetti

BISCOTTI “NOTTE DI HALLOWEEN”

MUFFIN DI HALLOWEEN

MUFFIN AUTUNNALI

TORTA AMERICANA PER HALLOWEEN

e ovvio tanti scherzetti!!!

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1 BIALETTI (1)+

Martedì scorso ospiti presso le Cucine Schiffini in Milano, BIALETTI ha invitato una decina di foodblogger per raccontarci i suoi splendidi e primi 80 anni di onorata carriera. L’atmosfera era più che perfetta: belle cucine dall’accurato design hanno fatto da cornice ai tantissimi prodotti Bialetti. Prodotti che la stessa ditta ha voluto omaggiare a me e alle altre blogger, utensili perfetti per realizzare una ricetta a tema. Nella foto sopra vi è il materiale donatoci. Ad accoglierci lo chef di “Con Gusto” che ci ha deliziato con un buon aperitivo.

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Prima di iniziare il meeting fra blogger, le collaboratrici Bialetti ci hanno illustrato i loro prodotti che non si limitano alle caffettiere…

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Arrivato il momento di pensare la ricetta, Silvia ha composto delle coppie di blogger. Io e Alessia, del blog “Dolcezze di Nonna Papera”, abbiamo subito accettato di far coppia. La ricetta doveva essere scelta e studiata in base a cinque temi legati agli aromi del caffè Bialetti. Con Alessia avevo già virtualmente collaborato per il contest “Che pesto ti frulla” e per “Un libro mi fa compagnia in cucina”, un ritorno collaborativo oggi non solo virtuale bensì pratico, nella mia cucina…

2 BIALETTI (7)+

Per noi aperitivo milanese. Abbiamo proposto un classico ma in versione finger food ovvero un risottino delicato con gocce intense di caffè che ne hanno contrastato la delicatezza dei chicchi mantecati con del freschissimo caprino. Tutto da gustare in un sol boccone regalando al palato un mix di sapori…

RISOTTINO DELICATO AL CAPRINO CON GOCCE DI CAFFE’

3 BIALETTI (17)+

INGREDIENTI

PER IL RISO

160 grammi di riso acquerello

120 grammi di caprino fresco

un litro di brodo vegetale (carota, zucchina, 1/2 cipolla dorata, qualche granello di sale grosso)

1/4 di cipolla dorata

una noce di burro

un pizzico di pepe

1/2 bicchiere di vino bianco secco

PER LA RIDUZIONE AL CAFFE’

125 ml di caffè

25 grammi di caffè

fecola di patate q.b.

polvere di caffè q.b.

PREPARAZIONE

Porre sul fuoco la caffettiera per il caffè. Mettere a bollire il brodo con la verdura sopracitata. Tritare finemente il quarto di cipolla e farla appassire nel burro a fiamma dolce. Unire il riso, farlo tostare e appena traspare, sfumare con il vino. Unire gradatamente il brodo appena si asciuga il vino sino a portarlo a cottura. Tra una mescolata e l’altra, preparare la riduzione ponendo un pentolino sul fuoco, unire lo zucchero e far salire di bollore per ridurre la salsa, spolverare leggermente di fecola fino a quando si crea una salsina non troppo densa. Spegnere il fuoco e tornare al riso: mantecare a fuoco spento con 20 grammi di caprino; non dimenticate una spolverata di pepe. Preparare i finger food ponendo una piccola pallina di caprino sui cucchiai oppure su piattini o ciotoline atte al finger food. Sovrapporre il riso, spolverare leggermente con la polvere di caffè e terminare con piccole gocce di riduzione al caffè. Servire nell’immediato. Molto carina anche la versione con dischi di sfoglia come piattini.

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Grazie a Bialetti per la gradita visita presso lo show room Schiffini, grazie per il materiale donatoci; un affettuoso ringraziamento a Silvia sempre molto gentile come padrona di casa e soprattutto grazie ad Alessia che ha collaborato con me alla realizzazione della ricetta.

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ORTICOLARIO 2013 (73)+

Il week-end appena passato ha visto lo svolgersi della rassegna dell’Orticolario 2013 presso la bellissima cornice di Villa Erba a Cernobbio. Noi come Pro Loco Lipomo eravamo presenti con le nostre caldarroste sempre ben gradite soprattutto quest’anno dove il tempo non è stato proprio benevolo: le giornate sono state tipicamente autunnali e la pioggia ha gustato solo la domenica pomeriggio. Di questa bella manifestazione ne ho già parlato in vari post:

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO 2012

ORTICOLARIO

L’atmosfera è rimasta sempre la stessa, gli espositori sono aumentati toccando un po’ tutti i settori ove la natura la fa da padrona, cibo compreso… Malgrado il tempo uggioso ma comunque non freddo, il successo di Orticolario lo si leggeva nelle espressioni dei visitatori: camminare anche semplicemente tra i fiori è stata una bella esperienza perché i nostri occhi sono stati inebriati dai colori e dai profumi che aleggiavano nell’aria. Tra uno spazio e l’altro, si potevano percepire sentori di liquirizia, profumo di rose e aromi legati alla vaniglia e alle nocciole se ci si soffermava davanti alle varie aree di merenda. Insomma è sempre come vivere una favola: è certo che con il sole tutto appare luminoso ma la natura sa regalarci emozioni anche con il cielo ottombrino.

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Per le composizioni floreale, quest’anno molto gettonata con i fiori era anche la verdura che con i suoi colori, rendevano i vasi ancor più glamour.

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ORTICOLARIO 2013 (31)+

Molti sono gli stand di arredo sia per giardino esterno, sia per arredo interno. Interessanti sono stati gli stand con complementi di arredo creati con materiali recuperati: un esempio molto bello sono state le seggiole e i tavoli ricreati con l’utilizzo di bancali ovvero assi di legno utilizzate per il carico e scarico di scatole e vari di grosse dimensioni.

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Grande abilità tecnica nell’utilizzare il ferro per creare piccole sculture per abbellire in modo fantasioso i propri giardini e terrazzi.

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ORTICOLARIO 2013 (60)+

Il cibo soprattutto bio e artigianale… molti erano gli stand dedicati a questa nuova e genuina tendenza.

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ORTICOLARIO 2013 (154)+

ORTICOLARIO 2013 (155)+

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BROWNIES ALLE CILIEGIE (65)+

Un “Dolcepensiero”… non amo molto dare nomi spettacolari alle mie ricette; per me cucinare è un hobby e quindi sono preparazioni molto casalinghe ma che rispecchiamo molto la mia persona. Oggi ho voluto elogiare questi brownies, per me un confort food d’eccellenza, perché oltre che essere di una golosa bontà, sono anche semplici da realizzare. Infatti dopo una giornata che non è stata per niente positiva, quasi come se si aleggiasse un una sorta di limbo, aprire casa e mettersi in cucina con l’amore della mia vita e preparare qualcosa di buono per quando arriva anche l’altro amore della mia vita, beh… non ha prezzo. Con tutta la faccia sporca di cioccolato – infatti una tavoletta ce la siamo mangiata mentre preparavamo la teglia – ci siamo raccontati la giornata e tra un “ti amo” e un “ti voglio bene” e anche “mamma sei la mamma più tenera del mondo” di mio figlio, mi è ritornato il sorriso. Ultimamente dovrei cucinare brownies tutti i giorni perché credetemi non è periodo ma, perché c’è sempre un ma, so già che fra qualche post riuscirò a raccontarvi che tutto è finito… e in bene! Incrociate le dita anche per me voi che mi leggete sempre con tantissimo affetto… ricambierò magari con un… Brownies!!! ih ih ih Ma veniamo proprio a loro: i brownies furono creati da un pasticcere di Chicago alla fine del 19° secolo. A lui fu chiesto di realizzare un dolce per signore. Questi dolcetti ebbero subito un gran successo; sono una deliziosa via di mezzo tra una torta e un biscotto. Per essere perfetti, i brownies devono essere soffici e morbidi al centro con una crosticina croccante in superficie. Se li realizzate con cioccolato bianco il loro nome è Blondies.

BROWNIES ALLE CILIEGIE (59)+

INGREDIENTI

200 grammi di burro leggermente salato+una noce per la teglia

100 grammi di zucchero alla vaniglia

100 grammi di zucchero semolato

un paio di cucchiai di cacao amaro

4 uova

un pizzico di sale alla vaniglia

1/2 cucchiaino di lievito in polvere

60 grammi di farina di mandorle

150 grammi di farina bianca 00+un cucchiaio per la teglia

170 grammi di cioccolato extra fondente cacao 60%

ciliegie sciroppate q.b.

BROWNIES ALLE CILIEGIE (57)+PREPARAZIONE

Sciogliere il burro. Mescolarlo agli zuccheri nella planetaria con la frusta fino a quando il composto diventa chiaro e compatto. Unire il cacao setacciato e le uova che avrete sbattuto a parte con un pizzico di sale alla vaniglia (se non lo avete, unire qualche semino di vaniglia). Unire la farina setacciata con il lievito e la farina di mandorle. Terminare l’impasto aggiungendo il cioccolato tagliato finemente e una parte delle ciliegie con un paio di cucchiai del loro liquido. Imburrare ed infarinare la teglia quadrata, versare il composto e terminare con le altre ciliegie avanzate; cuocere i brownies nel forno già caldo a 180°C ventilato per una trentina di minuti. Far raffreddare. Tagliare la forma a quadrotti e servirli subito.

BROWNIES ALLE CILIEGIE (35)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

BROWNIES AL CACAO CON GELATO ALLA FRAGOLA E YOGURT

TIRAMISU’ CON BISCOTTI AL CIOCCOLATO

CLAFOUTIS ALLE CILIEGIE

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MADELEINE AL PESTO BASILICO (21)+

Un “Dolcepensiero”: è periodo di confetture, marmellate e conserve per il periodo invernale. Stessa cosa vale per il pesto: dopo il sole e il caldo che ha raccolto il basilico, le sue foglioline belle verdi sono pronte per creare una salsa fra le più famose in tutto il mondo ovvero il pesto. C’è chi lo ama con l’aglio, chi invece – per intolleranza – senza; a tutt’oggi vi sono deliziose varianti sul tema dove il protagonista indiscusso rimane comunque il basilico ovvio ma come ingredienti alternativi si possono sostituire i pinoli con noci o anacardi, grana al posto del pecorino e così via. Per un vero pesto però dobbiamo attenerci alla ricetta ligure, una preparazione tradizionale che per noi italiani è un fiore all’occhiello!

MADELEINE AL PESTO BASILICO (30)+

INGREDIENTI

100 grammi di farina 00

2 uova

3 cucchiaini di lievito per torte salate

un pizzico di sale alle erbe

un pizzico di pepe nero

2 cucchiai di olio extra vergine di oliva fruttato “Fratelli Carli”

20 grammi di burro leggermente salato

2 cucchiai di grana grattugiato

latte intero q.b.

una dozzina di gherigli di noci

un vasetto di Pesto “Fratelli Carli”

MADELEINE AL PESTO BASILICO (11)+

PREPARAZIONE

Setacciare la farina con il lievito, unire il grana. Sbattere con un pizzico di sale e pepe le uova a cui unirete il burro morbidissimo. Aggiungere le farine miscelando molto bene per evitare grumi. Aggiungere infine l’olio evo e se necessita un po’ di latte per ottenere un composto morbido. Aggiungere il pesto, direi due cucchiai abbondanti. Tritare le noci finemente e unirle all’impasto. Lasciar riposare l’impasto in frigo per una mezz’oretta. Preriscaldare il forno a 220°C. Porre una porzione d’impasto in ogni alveolo dello stampo per madeleine (per me in silicone che ho comunque leggermente spennellato di burro) posto su teglie. Battere gli stampi sul tavolo per livellare il composto negli alveoli. Infornare per una decina di minuti, abbassare la temperatura a 180°C per altri cinque minuti (fate la prova stecchino, diminuire i tempi di cottura se usate stampi per mini madeleine). Servire tiepidi o a temperatura ambiente.

MADELEINE AL PESTO BASILICO (19)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

MADELEINE CON PARMIGIANO E NOCI

PENNE AL PESTO CON TONNO

PESTO DI PREZZEMOLO CON RICOTTA

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La magia che si può sentire quando si visita una città d’arte, è molto difficile da descrivere. Così come fu per Roma, Parigi e poi tante altre, non so quali parole far scorrere su questa pagina virtuali…

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Badate bene che l’arte costa… in tutti i sensi! Arrivati in macchina da Vinci dove abbiamo alloggiato in Villa Dianella, abbiamo cercato posteggio per la “modica” cifra di 5,30 euro all’ora con anche il dover lasciare le chiavi al posteggiatore senza la ben che minima assicurazione. Di cifre ben più modeste – si fa per dire – è il parcheggio della stazione, comodo e pratico per giungere subito in città; il prezzo è comunque alto: 3 euro all’ora. Se poi volete fare un giro in bus aperto, non potete scegliere se il biglietto valido tutto il giorno oppure se fare una sola corsa per ammirare la città… il biglietto giornaliero si aggira sui 20 euro, i bimbi poco più basso ma non di molto. Ma veniamo all’arte che è meglio. Davanti a voi si presenta il retro della città…

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Ed ecco che subito la città si apre sulla chiesa di Santa Maria Novella con il campanile in stile romantico-gotico. La bellezza dei colori a Firenze è regalata dalle maestose opere architettoniche: arrivare in queste piazze toglie il fiato. Il bianco dei muri è intervallato dai colori delle pietre che creano un magnifico contrasto oltre che un susseguirsi di lavorazioni. Lungo la via ecco che appare la bellissima cupola…

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Appena svoltato l’angolo eccoci arrivati nella piazza dove vi è il centro pulsante dell’intera arte fiorentina, almeno per me, ovvero la zona dove si erge il Duomo… Una vista da togliere il fiato, una bellezza maestosa, un tripudio di gente che arriva da tutto il mondo e nell’aria un continuo sentir “Che bello”, “Meraviglioso ” e “ohh”.

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La Cattedrale prima di essere tale, si chiamava Santa Reparata. Nel 1966 durante degli scavi fatti all’interno del Duomo, furono riportati alla luce dei resti dell’antica chiesa di Santa Reparata. La facciata venne realizzata con i marmi di Carrara e sono di colore bianco, verde e rosa. La cupola venne affidata al Brunelleschi che vinse una gara indetta perché la costruzione di tale parte di edificio si rivelò difficoltosa. Dopo 140 anni di lavori, finalmente la Cattedrale si potè consacrare.

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La facciata ottocentesca è di Emilio De Fabris. La lanterna posta sulla cupola fu prevista dal Brunelleschi ma fu definita nei suoi dettagli architettonici e completata dal Verrocchio. Il Campanile di Giotto fu iniziato nel 1334, fu capomastro fino alla sua morte, poi sostituito dal Pisano, nel 1350 arrivò Talenti a finire i lavori.

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Di fronte alla Cattedrale vi è il Battistero di San Giovanni denominato anche Battistero Fiorentino. La sua pianta è ottagonale. Molto importanti sono le tre porte in bronzo: la Porta Sud che è la più antica, la Porta Nord del Ghiberti e la Porta Est detta Del Paradiso formata da dieci pannelli oggi sostituiti con del copie e che rappresentano il Vecchio Testamento opera del Ghiberti. E’ un gran capolavoro scultoreo del ‘400.

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Lungo le vie del quartiere che costeggiano il Battistero e la Cattedrale, è un susseguirsi di artisti di strada soprattutto vignettisti e raffiguranti.

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Si giunge così alla Chiesa della Badia Fiorentina e al Palazzo del Bargello dove vi risiede il Museo Nazionale fin dal 1859.

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Piazza della Signoria. Il Palazzo Vecchio è caratterizzato dalla Torre.

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Famosissimo e molto fotografato è il Putto con delfino del Verrocchio la cui copia decora la Fontana del Cortile di Michelozzo e la Torre.

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Una meraviglia gli affreschi nel cortile…

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Piazza della Signoria è una delle piazze più belle del nostro patrimonio artistico italiano, una delle piazze più ammirate da turisti di tutto il mondo. Scenografica, meta non solo di turisti ma anche set di molti film anche a livello internazionale: il primo a cui penso è “Hannibal” dove girarono parte del film proprio in Piazza della Signoria e agli Uffizi, quest’ultimo location anche per il film di Dario Argento “La sindrome di Stendhal” così come per “Souvenir d’Italie” pellicola di fine anni ’50 la piazza ispirò il regista. Protagonista indiscusso della scena della piazza è Palazzo Vecchio, sul lato destro si apre la Loggia dei Lanzi di epoca tardo-gotica. Al lato opposto la bellissima Fontana del Nettuno o Fontana di Piazza realizzata dall’Ammannati.

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A seguire il monumento equestre di Cosimo I del Giambologna e Giuditta e Oloferne di Donatello in copia. La Loggia dei Lanzi si compone di grandi arcate con davanti il Perseo del Cellini e il Ratto delle Sabine del Giambologna.

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Il Palazzo Vecchio fu ideato come una fortezza ed è caratterizzato dalla potente torre e dal balcone posto proprio nel centro. A destra del palazzo vi è la copia della scultura più famosa a livello mondiale ovvero il David di Michelangelo.

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Proseguendo da Piazza della Signoria, si giunge agli Uffizi che si affacciano sulla riva dell’Arno. Lungo tutto il piazzale, un susseguirsi di statue ritraggono diversi nomi famosi della storia e dell’arte italiana. A fianco di loro artisti ritraggono i turisti in ritratti. Raffiguranti e attori interpretano in svariati modi personaggi che hanno segnato la storia…

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Molto difficile entrare nella gallerie senza fare qualche coda, è possibile prenotare on-line ma vi consiglio di farlo appena subito organizzate la visita alla città. Per noi non era possibile fino al 21 agosto circa ma era anche la settimana più incasinata dell’anno ovvero quella di ferragosto e Firenze non era invasa solo da turisti stranieri…

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Giungiamo così sul lungo Arno… e si apre lo spettacolo del Ponte Vecchio, il ponte più antico della città con la sua struttura molto caratteristica a tre archi.

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Altra caratteristica del ponte è l’originale fila di casette ai due suoi lati esistenti fin dal ‘300 e che nei secoli hanno avuto modifiche continue pur rimanendo sempre molto particolari. Quasi tutte sono negozi orafi.

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Nel centro il ponte si allarga leggermente e vi è posta la statua del Benvenuti Cellini.

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Dopo una breve sosta alla fine del Ponte Vecchio, si può arrivare a Palazzo Pitti. Anche qui prenotazioni on-line chiuse e coda per la biglietteria e con un bimbo di 7 anni al seguito – malgrado la pazienza di un piccolo adulto – non è possibile abusarne troppo. Il Pitti è il palazzo più grande della città: famoso per le collezioni di moda, il palazzo di apre su una vasta piazza in discesa. Si pensa che il progetto fu del Brunelleschi.

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Incamminandoci per tornare sull’Arno, ci siamo imbattuti nella piazza della Chiesa di Santo Spirito su modello del Brunelleschi ma la facciata non fu mai finita. E forse è proprio questo particolare che incuriosisce i turisti che si soffermano ad ammirare la sua facciata bianca.

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Dalla Chiesa di Santo Spirito si può percorrere il Ponte Santa Trinità considerato dopo Ponte Vecchio, il più bel ponte di Firenze. Fu realizzato dall’Ammannati con visione di Michelangelo.

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E con questo ultimo passaggio, abbiamo terminato il nostro personale giro di Firenze tutta vista dell’esterno. Spero di avervi regalato un giro virtuale per l’arte fiorentina… al prossimo e ultimo post della mia vacanza toscana dove vi farò vedere un po’ di Pisa e vi racconterò di qualche ristorante in cui ho mangiato…

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Leonardo: un genio del passato che ha inventato il futuro

Il paese di Leonardo da Vinci… appunto Vinci non è il suo cognome bensì l’attribuzione del paese natio. Un piccolo paese posto su una collinetta circondato dai vigneti di Montalbano e dai tantissimi oliveti, dove c’è sempre un’arietta fresca, dove primeggia il museo a Leonardo dedicato e la Chiesa di Santa Croce.

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Il Castello dei Conti Guidi è proprietà del comune e sede del museo storico dedicato al genio di Leonardo da Vinci. Nella piazza retrostante il Museo Leonardiano si trova la grande scultura raffigurante “L’Uomo di Vinci”, ispirata alla celebre riproduzione di Leonardo dell’Uomo vitruviano (prima foto del post).

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All’esterno del castello di fronte all’entrata della prima parte del museo, vi è la piazza dedicata all’artista: Piazza dei Guidi dove dal 2006 Mimmo Paladino ha creato una stupenda scenografia dove vi è il richiamo alle sculture e alle architetture oltre che alla geometria, alla matematica e alle scienze che furono il pane di Leonardo, genio indiscusso.

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Il paese di Vinci è un continuo sali scendi, scalinate e piccoli anfratti…

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fino ad arrivare al castello dove è ospitato il Museo Ideale di Leonardo. Il Museo di Leonardo iniziò la sua vita nel 1953 con la donazione al Comune di un’intera serie di modelli realizzati con i disegni leonardiani che vennero posti in quattro sale del castello accanto alla biblioteca. Da allora la collezione di macchine e meccanismi è aumentata sempre di più grazie al continuo apporto di modelli ricreati da studiosi o appassionati del genio di Leonardo.

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E’ davvero impressionante scoprire quanto era avanti il genio di Leonardo: è famosissimo per il ritratto della Gioconda o per l’ultima cena esposta a Milano ma vedere i tantissimi modelli che riuscì ad architettare… è veramente affascinante!

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Nel museo è possibile salire lungo la torre per poter godere del meraviglioso panorama sulle colline del Montalbano… per poi scendere nella sala dove vi sono ancora pezzi di affreschi…

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I suoi brevetti hanno toccato parecchi argomenti: si pensa che iniziò a studiare la realizzazione della bicicletta, nel museo c’era un modello di ventilatore oltre che a diverse strutture atte al tessile. La navigazione fu anch’essa studiata. Dall’alto del castello il panorama è mozzafiato su uliveti e vigneti…

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All’uscita del castello percorrendo circa un paio di chilometri lungo una strada tutta costeggiata da uliveti, si giunge a quella che viene indicata come la casa natia di Leonardo da Vinci. Il panorama è spettacolare, il profumo di erba secca si mescola a quello delle piante secolari di ulivo…

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Siamo nelle colline di Anchiano frazione del paese di Vinci. La sua dimora ora è meta di turisti che arrivano dalla prima tappa al museo e al castello: in loco è possibile assistere al filmato virtuale in cui un sosia del maestro racconta la sua storia famigliare e la sua notevole intelligenza…

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E speriamo che la “Gioconda” esposta al Louvre di Parigi possa un giorno ritornare nella nostra bella Italia e perché no magari proprio qui a Vinci. Per terminare la giornata, dietro consiglio di Federico di Villa Dianella Fucini, siamo saliti fino a Cerreto Guidi per visitare la villa con ingresso gratuito.

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La Villa medicea di Cerreto Guidi è una residenza nobiliare situata nel centro di Cerreto Guidi. È tra le poche ville medicee ad essere stabilmente aperte come museo, ora sede del “Museo storico della caccia e del territorio”. E’ spettacolare sia come reperti storici di caccia appunto ma soprattutto è meraviglioso girare per le sue stanze tutte affrescate e piene di opere d’arte. La villa è ben tenuta, pulitissima.

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Vi lascio con un panorama tutto giallo… perché oltre a viti e ulivi, i prati erano una bellissima distesa di girasoli…

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Al prossimo post tutto dedicato a Firenze…

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IMG_8021+ Volete godere di un’oasi di pace in piena Toscana? Se me lo dicevano pochi giorni fa, non ci credevo. Il sito del B&B con le sue belle foto già promettevano bene ma vivere con mano questa bellissima villa è stato veramente una meraviglia. Siamo a Vinci il paese che diede i natali a Leonardo, genio indiscusso del rinascimento. La villa medicea è VILLA DIANELLA FUCINI. La villa è circondata da vigneti e da uliveti della Fattoria di Dianella: infatti in loco si producono vino ed olio. E’ la sua fantastica posizione che oltre a regalare visioni paesaggistiche tipiche toscane, che rende molto comodo al turista potersi muovere e visitare le principali città e paesi quali Firenze a solo una ventina di chilometri, Empoli a pochi minuti, Vinci paesino memore di quel Leonardo che tutti ancora ci invidiano e oltre ai suoi innumerevoli paesini in cui vi è sempre qualcosa da visitare e vivere. IMG_7495+ La villa Medicea di Dianella risale alla fine del XVI secolo ed era utilizzata dai Medici come casino di caccia. La zona in cui fu costruita la villa prende il nome di Borgo Dianella: all’inizio era costituito da pochissime case e la villa, di proprietà dei Medici di Firenze, fu utilizzata come casino di caccia. Il nome Dianella infatti deriva da Diana la dea della caccia. Nel 1700 passò di proprietà alla famiglia Fucini. Il poeta Renato Fucini compose molte delle suo opere in questa villa in dialetto toscano. All’interno nel parco vi è anche una piccolissima chiesa ancora consacrata. IMG_3143+ Dianella è situata in posizione panoramica sulle dolci colline di Vinci, città Natale di Leonardo: da ogni punto del parco si possono osservare le immense distese di vigneti e oliveti. Siamo nel mezzo della campagna del Montalbano, zona ottima nella produzione del vino Chianti DOCG e di vini morbidi e dotati di profumi intensi. La fattoria di Dianella ha una estensione di 90 ettari di cui 25 di vigneto. Nella profondità della villa, i nuovi proprietari Francesco e Veronica Passerin d’Entreves, hanno realizzato un museo dedicato alla produzione del vino e dell’olio. IMG_7526+ Se la villa all’esterno è curata nei minimi particolari senza appesantire la bellezza del posto e rendendo gradevole ogni suo angolo, la parte che più ci ha meravigliato sono state le cantine poste sotto terra e rese molto accoglienti ai visitatori, divenendo come detto sopra, una sorta di museo dedicato a vino e olio. IMG_7510+ I vigneti percorro circa 25 ettari e hanno una densità media di 5500 piante per ettaro. La varietà maggiormente rappresentata è il Sangiovese a cui si uniscono il Colorino, la Malvasia del Chianti, il Cabernet Sauvignon, il Vermentino e il Trebbiano. Il patrimonio olivicolo si estende su una superficie di circa 15 ettari con varietà Frantoio, Leccino, Pendolino e Moraiolo, da cui nasce l’olio extravergine di oliva di Dianella, straordinario per la sua intensità e personalità. Oltre al Chianti la Fattoria Dianella propone il Chianti Riserva, “Le veglie di Neri”, “Il Matto delle Giuncaie”, “Sereno e Nuvole” e “Dolci Ricordi” i cui nomi si ispirano ai titoli delle novelle di Renato Fucini illustre ospite della casa nel secolo scorso. L’ultimo nato è “All’Aria Aperta” un rosè di sangiovese al cento per cento presentato al pubblico il 20 Marzo 2012. IMG_8058+ Ma veniamo al museo dedicato alla produzione vinicola posto all’interno delle antiche cantine storiche della Fattoria di Dianella, un delizioso percorso che racconta la vita agricola, la vendemmia, la raccolta delle olive e i processi di vinificazione e di invecchiamento. IMG_8056+ La visita guidata delle cantine si snoda attraverso le diverse zone di lavorazione e conservazione dei prodotti… IMG_8077+ …dalla cantina con le botti in rovere, alla cantina sotterranea, dalla vinsantaia all’orciaia fino ad arrivare all’area di invecchiamento. IMG_8093+ Poi si arriva all’attuale cantina di vinificazione. Lungo il percorso molti macchinari non più in uso testimoniano i vecchi sistemi di imbottigliamento, filtraggio, etichettatura e tappatura. IMG_8090+ Terminata la visita egregiamente descritta da Federico, siamo stati ospiti presso la loro vineria per un assaggio dei vini…

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IMG_8175+ Qualche informazione sui vini che abbiamo acquistato e assaggiato…

“All’Aria Aperta” – dal colore rosè dal colore rosa tenue. Il suo profumo è aromatico, con note fruttate. Si abbina a numerose preparazioni, ideale come aperitivo ma perfetto anche con i primi a base di pesce.

“Matto delle Giuncaie” – IGT dal colore rosso porpora, uve del sangiovese. Dal buon profumo con note di tabacco e liquirizia, sentori di frutta rossa e nera, leggero sentore di vaniglia. Ottimo se accompagnato a piatti di cacciagione e carni alla griglia.

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“Dianella Chianti” – DOCG dal colore rosso rubino con riflessi porpora. Ha un profumo fresco, sa di violette e frutta rossa. Il Chianti Fattoria Dianella è un vino ideale per ogni occasione. Eccellente con le carni rosse e la selvaggina.

“Veglie di Neri” – IGT dal colore rosso rubino con riflessi violacei. Il suo profumo ha note floreali. E’ un vino da bere giovane ma non disdegna un po’ di riposo in bottiglia. Offre il meglio di sé se abbinato a carni di manzo stufate o saltate in padella, arrosti e carne di maiale. Bene anche su formaggi saporiti.

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“Olio Extra Vergine di Oliva Fattoria Dianella” ha un colore che sfuma dal verde al giallo oro. Il suo profumo è particolare: ovvio aromi di oliva fresca ma accompagnati da sentori di carciofo e foglia verde. Ha un sapore fruttato con nota piccante e leggero retrogusto amaro. Ideale usato a crudo. Tutti i vini e l’olio di loro produzione possono essere assaggiati e gustati in loco, si possono anche acquistare e se volete sono disponibili lezioni di cucina…

IMG_3105+ Il B&B dispone per ora di tre grandi camere da letto matrimoniali con un grande bagno: la nostra era la Lavanda Room dove c’è stato molto comodamente il secondo lettino per il mio Matteo. L’anticamera con un grande armadio e una toilette per il trucco era antecedente lo spazioso bagno con doccia e vasca da bagno. L’arredo chic in stile country molto fine e ricercato con nuance tutte color lavanda, anche per le altre suite i colori sono tutti pastello nelle sfumature rosa e salvia. Federico ci ha rivelato che a settembre la villa vedrà lavori di ampliamento con qualche camera in più, la piscina e una piccola spa… sicuramente la scusa perfetta per noi per ritornarci e anche molto volentieri! Pulizia perfetta, riordino ottimo, camera sempre profumata e accogliente. IMG_8044+

IMG_8068+ La colazione tipicamente italiana, semplice e sempre fresca… servita in veranda, un bellissimo risveglio nel fresco della mattina toscana. Un consiglio… renderla più “europea”… i turisti stranieri sono tantissimi! IMG_3119+

La villa ha un bellissimo parco, ogni angolo ha un qualcosa di particolare, nell’aria il continuo frinire di cicale e grilli, il profumo di pini e fiori rendono il soggiorno perfetto per rigenerarsi e ricaricarsi dallo stress e dai problemi quotidiani…

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Oltre a piante di ulivo e vigneti, nel parco della villa ci sono parecchie piante di limoni e nelle varie ville e agriturismi che abbiamo potuto visitare come in Villa Dianella, esistono verande al coperto che vengono chiamate Limonaie, luoghi in cui nei mesi invernali, vengono appunti messi al riparo i grossi vasi di limoni…

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Villa Dianella Fucini

Fattoria Dianella via Dianella, 48 – 50059 Vinci (Firenze) – Italia

Tel +39 0571 508166 – Fax +39 0571 904615

Email: info@villadianella.it – http://www.villadianella.it

…A seguire il post su Vinci e Leonardo.

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Siamo al secondo giorno del Blogger Trip: dopo la colazione presso l’albergo, ci siamo avviate presso la sede della F.lli Carli per visitare il Museo dell’olivo posto accanto alla ditta e all’emporio, unico al mondo. Il museo è ricco di oggetti , utensili da lavoro, reperti archeologici che descrivono tutta la vita della pianta dell’olivo consacrata e celebrata da artisti di ogni epoca facendo capire ai visitatori quanta tradizione è legata a questa pianta e al suo prodotto finale.

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L’entrata del museo…

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Le leggende e le storie legate all’olivo hanno inizio ben 2.500 anni fa…

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Una stanza del museo è dedicato agli attrezzi che furono usati dai contadini, un piccolo giardino è coltivato con olivi di varie tipologie. L’olio non è solo un prodotto che si usa in cucina come condimento e alimento, bensì l’olio può essere utilizzato per creare luce, può essere utilizzato come lubrificante, fin dall’antichità è conosciuto come materia prima per la cosmesi e medicinali e il particolare legno può essere sfruttato per oggettistica.

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E’ lungo il Mediterraneo che ha inizio il viaggio alla scoperta dell’olio, conosciuto da fenici, egizi, greci, spagnoli e italiani.

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La Liguria con i suoi porti, ha sempre visto navi ormeggiate con carichi di casse di lattine e botti piene di olio pronte per partire fino alla Francia, Inghilterra, Germania fino alle coste americane e australiane. Per stuzzicare la voglia all’acquisto, le latte acquistarono grafiche simpatiche e colorate abbinate anche ai più svariati nomi di artisti, poeti e attori…

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Nel museo sono stati ricreati due frantoi di ben quattro secoli con cui sono stati prodotti fiumi di olio, le presse furono usate per estrarre l’olio dalla pasta di olive.

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Il commercio dell’olio avveniva via mare: nel museo è stata ricostruita una stiva di nave romana con il metodo con cui si ammassavano le anfore.

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Diversi significati vengono collegati all’olivo e all’olio, è il simbolo dei paesi del Mediterraneo. L’olivo è simbolo di pace, di onore e vittoria. Usato nei riti cristiani per ungere e benedire le persone. Alla fine del museo, vi è la collezione della famiglia Carli: oggetti preziosi tutti legati all’olio, oggetti raccolti negli anni dalla famiglia. La collezione vanta lumi antichi e religiosi, oliere da tutto il mondo, documenti e certificati dello stato Pontificio e dai re italiani che testimoniano l’uso nelle loro abitudini dell’olio Carli.

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All’esterno del museo, il tecnico esperto della tenuta Carli, ci ha spiegato le virtù e  la metodologia di coltivazione e conservazione degli olivi e del frutto da essi ricavato; tecnico e preparatissimo, ha risposto anche alle nostre molteplici curiosità cogliendo l’occasione di farci vedere gli olivi piantati nei giardini della ditta Carli. Terminato il giro per il museo con lezione agricola, è ora per noi,  per il ShowCooking. Barbara ed io abbiamo avuto il piacere e l’onore di cucinare davanti alle altre blogger nella cucina dell’emporio. Anche per i turisti e compratori, è possibile pranzare presso il ristorante. La titolare, Claudia Carli, ci ha messo a disposizione una cassa di vari prodotti più la possibilità di prelevarne altri due direttamente dagli scafali dell’emporio. A nostra disposizione pasta, carciofi sott’olio, olive taggiasche, formaggi freschi e verdure e l’olio extra vergine d’oliva… e via a cucinare

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SPAGHETTONI CARLI

Essendo un piatto cucinato in diretta, non ho dei pesi degli ingredienti ma cercherò di essere abbastanza precisa in merito fidandomi del mio “occhio”… dunque gli spaghettoni erano circa mezzo pacchetto quindi 250 grammi lessati in abbondante acqua salata, Barbara ha utilizzato una zucchina, una carota e mezza cipolla bianca per realizzare una ratatouille cotta a fuoco medio con un filo di olio e qualche cucchiaio di acqua di cottura, regolato di sale e pepe. Io invece nel mixer ho frullato mezza vaschetta di ricotta quindi circa 125 grammi con uno stracchino fresco che credo il panetto sia di 80 grammi circa. Ho aggiunto qualche carciofino sott’olio, qualche oliva taggiasca se quando necessario un filo di olio evo e dell’acqua di cottura. Regolato di sale e pepe. Appena cotta la pasta, ho messo la crema sul fondo dei nostri finger food mentre Barbara ha condito gli spaghettoni con la ratatouille di verdura aggiungendo un filo di olio a crudo. Ho terminato con uno spicchio di carciofino e un oliva taggiasca denocciolata, un pezzettino di pane… per fare la scarpetta ovvio!!!!

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Dopo il nostro showcooking, gli chef della F.lli Carli ci hanno deliziato con un gustosissimo menù:

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Per finire una carrellata di prodotti della vasta gamma della F.lli Carli:

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