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Archive for the ‘VINI, DRINKS, APERITIVI E TE’ Category

Un “Dolcepensiero” dalla Sardegna… e si perchè questo piatto l’ho preparato proprio là, il giorno dell’arrivo di Marco anticipato causa varicella del mio piccolo Matteo. Un piatto semplice, fresco ma appetitoso al tempo stesso. Ideale da gustare con un buon e fresco bicchiere diVermentino di Gallura: vino bianco DOCG, è prodotto nella zona fra Olbia-Tempio e Sassari dove si estende la collina della Gallura appunto. Di colore giallo paglierino intenso con riflessi verdognoli, il suo odore è intenso che persiste in bocca: Possiede sentori propri della macchia mediterranea con un retrogusto di fiori freschi. Perfetto sia come aperitivo, servito fresco. Ottimo anche con i primi piatti saporiti sardi, perfetto anche con il pesce arrosto, molluschi e crostacei. Ma trova la sua perfetta e indiscussa combinazione con il pecorino dolce sardo.

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

320 grammi fra riso e farro

12 cozze

12 gamberi

2 calamari

100 grammi di seppioline

100 grammi di polipetti

8-10 olive farcite

1 pomodoro cuore di bue

olio extra vergine d’oliva q.b.

1/2 cipolla

1 costa di sedano

sale e pepe.

PREPARAZIONE

Raschiare le cozze che poi risciacquerete. In abbondante acqua salata, tufare il riso e il farro: far cuocere per circa 20 minuti. Tagliare i calamari, i polipetti e le seppioline a piccoli tocchetti. Mettere in una pentola antiaderente larga abbondante olio evo con la cipolla tagliata a fettine sottili, unire le cozze con un cucchiaio di acqua tiepida di cottura del riso. Attendere la loro apertura. Far cuocere per qualche minuto, poi aggiungere i calamari, i gamberi, i polipetti e le seppioline. Regolare il pesce con un pizzico di sale e pepe e cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. Far intiepidire. Scolare il riso, passarlo velocemente sotto acqua corrente fredda, dopodiche metterlo in una capiente ciotola aggiungendo le olive, il pomodoro tagliato a pezzi e il sedano tagliato a rondelline. Unire infine il pesce, mescolare con un filo di olio evo.

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Un “Dolcepensiero” per la domenica sera: in estate si sa che l’appetito può anche diminuire. Allora perchè non dare spazio ad un aperitivo fresco in veranda? si perchè poi noi amiamo fare sempre o quasi, il pranzo della domenica abbondante e alla sera si salta e poi come si fa a dire di no a grigliate di carne, pesce e verdura? Questo aperitivo è ottimo sia alcolico, sia analcolico accompagnato a qualche sfiziosità salata oppure a della frutta fresca servita in grosse ciotole con il fondo di cubetti di ghiaccio. Lo so’ che ormai le fragole hanno fatto la loro stagione, ma purtroppo era un post che non sono riuscita a pubblicare prima come il precedente sempre sulle fragole che trovate qui. Perdonatemi, lo riprepareremo la prossima primavera, voi cosa ne dite???.

INGREDIENTI

500 grammi di fragole

1 pera

2 limoni

2 cucchiai di zucchero

tequila bianca q.b.

acqua minerale frizzante q.b.

cubetti di ghiaccio.

PREPARAZIONE

Lavare ed eliminare le foglioline delle fragole, tagliarle a metà. Pelare la pera, privarla del torsolo interno e tagliarla a tocchetti: unirli in una ciotola con il succo di un limone e parte della buccia gialla. Unire lo zucchero, mischiare e lasciar macerare per un paio di ore. Frullare poi il tutto, servire nei bicchieri unendoci un 1/4 di bicchiere di acqua minerale frizzante con parte del succo di limone e qualche cubetto di ghiaccio: questo è analcolico. Per un alcolico, aggiungete quanto volete e vi basta di tequila: per un effetto visivo carino per i vostri ospiti, unite l’acqua minerale frizzante al momento, vedrete un bel effetto di schiuma. Oppure se lo volete preparare prima, basta almeno una mezz’oretta, tenetelo in frigo e uniteci solo alla fine il ghiaccio. Terminare con qualche fragola a bordo bicchiere.

Con questa ricetta partecipo al contest del blog

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Un “Dolcepensiero” finalmente a casa: non fraintendete la frase di apertura. Non sono stata fuori casa ne fuori città. Ho iniziato così per introdurre una ricetta che richiede qualche ora, non nella preparazione che si è rivelata di soli venti minuti circa, ma nella cottura e a me uscire con il forno acceso non mi lascia tranquilla pur avendo un forno con tutti gli optionals che si richiedono. Comunque ritornando sull’argomento, ho preparato questo spinacino per sabato primo maggio: la piscina era chiusa quindi non ho portato Matteo a lezione; Marco, anche se era la festa dei lavoratori, è sceso in ditta fino alle 11 e a me non rimaneva che cucinare qualcosa di veramente delizioso. Questo tipo di ricetta, e cioè una carne con ripieno, era da un po’ che mi girava in testa ma come ormai sapete, la domenica che potrebbe essere il giorno ideale per cucinare, sono sempre fuori per pranzo. Questa tasca me la sono fatta tagliare dal macellaio, a me è rimasto solo l’onere e l’onore di preparare un buon ripieno, non solo buono ma anche colorato e saporito grazie a delle buone e gustose olive biologiche. Insomma una delizia per occhi e palato, preparata con ingredienti semplici: un po’ di pane in cassetta, aromi freschi, formaggi e olive di coltura biologica; il tutto in poche mosse.

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

una tasca di vitello di 600-700 grammi circa

200 grammi di ricotta biologica

50 grammi di primosale

80 grammi di olive nere biologiche denocciolate

70 grammi di olive verdi biologiche denocciolate

2 uova

2 fette di pancarrè

2 cucchiai di grana gratuggiato

1 limone biologico

timo q.b.

basilico q.b.

peperoncino in polvere q.b.

1 bicchiere di vino bianco

olio extravergine d’oliva

un pizzico di sale

qualche granello di sale grosso.

COME CONTORNO

Insalata lattuga condita con aceto balsamico di Modena, un pizzico di sale e olio extravergine d’oliva, qualche oliva.

Riduzione del sugo ottenuto in cottura.

PREPARAZIONE

Tritare con la mezzaluna le foglioline di timo e basilico risciacquate sotto acqua corrente. Unire la buccia del limone e la polvere di peperoncino. Tagliare le olive grossolanamente. Tagliare il pancarrè privato della crosta esterna. In una ciotola e con l’aiuto di una forchetta, stemperare la ricotta e il primosale, unirvi metà degli aromi, metà delle olive e metà del pancarrè: mischiare bene il tutto.  A parte, sbattere le uova con un pizzico di sale, unirle al composto e continuare a mischiare bene il tutto unendovi i restanti aromi, le olive e per finire il pancarrè. Il composto dovrà risultare omogeneo.

Farcire la tasca con il ripieno ottenuto; chiuderla con degli stuzzicadenti (o se preferite e siete bravi, cuocite la parte aperta con ago e filo da cucina), salare la tasca con qualche granello di sale grosso. Rosolare la tasca in un tegame ovale per arrosti con olio extravergine d’oliva da tutte le parti: potrebbe uscire il ripieno che userete come fondo di cottura che poi irrorerete con un bicchiere di vino bianco.

Passare la tasca in forno a 170°C per circa un’ora e mezza coperto, controllandolo di tanto in tanto e rigirandola. Servirlo a fette, il fondo di cottura passatelo con il mixer ad immersione che poi servirete come sugo da accompagnare alla carne oppure da abbinare a dei crostini caldi. Buon appetito.

Per questo piatto di carne, ho optato per un vino bianco anche perchè la ricetta lo richiedeva. Il vino TORRE DELLA SIRENA, TERRAZZE RETICHE DI SONDRIO – CONTI SERTOLI SALIS è un vino bianco proveniente da vigneti della Valtellina. Vino che grazie alle sue uve, risulta molto fine nell’aroma, ampio, con profumi floreali e fruttati molto armonioso e pieno di gusto. Anno 2008.

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S.Quirico d’Orcia è un paesino medioevale ma con antiche origini etrusche posto anch’esso su un colle: per arrivarci si passa attraverso le sue mura che circondano il paesino. Il viale principale è costeggiato da ambo i lati da piccole viuzze intitolate con nomi molto romantici, si arriva poi ad una piazza con la chiesa principale in stile romanico e tra le vie si respirano i sentori dei forni del pane e dei ristoranti rendendo l’aria piacevolemente profumata: il cielo è abbastanza sereno, il sole tiepido: oggi è il giorno prima di Pasqua e per il paesino c’è parecchia gente in fermento nelle botteghe.

Siamo rimasti stupidi, in una terra di vini eccellenti, trovarci di fronte ad un birrificio artigianale. Il BIRRIFICIO SAN QUIRICO è un birrificio che produce solo due tipi di birra: IRIS E GIULITTA. Entrambre prodotte con il grano del posto, la prima è ad alta fermentazione mentre la Giulitta è una birra a doppio malto di fermentazione alta. Grazie alla degustazione in loco, non abbiamo tentennato all’acquisto di qualche bottiglia e se passate da quelle parti e vi piace la birra, non dimenticatevi di farci una capatina. Il birrificio è nato nel 2008 e a sede in un antico palazzo risalente al ‘200 e situato nella via principale del paese.

Non poteva mancare la capatina in qualche negozio di pecorino: siamo entrati in “PECORINO E RICOTTA”, ci sembrava bello e fornito a parte la commessa un po’ asciutta nelle descrizioni delle particolarità dei formaggi e un po’ maleducata nei modi. Abbiamo acquistato del pecorino fresco e del pecorino stagionato nelle foglie di noci, lo zafferano di Pienza considerato quasi alla pari con l’oro. In un altro negozio, dove si respirava l’aria delle botteghe di borgo con fuori le ceste di prodotti, abbiamo acquistato dei pici e delle tagliatelle della Val d’Orcia. Più avanti un altro negozio di pecorino ci ha invogliato a prendere e ad asseggiare altre tipologie di stagionatura.

Montalcino è un borgo anch’esso posto su un colle, famoso e rinomato per i suoi vini. Il paese si dice che esista sin dall’età etrusca e il suo nome si pensa possa fa riferimento la dea Lucina con un riferimento al latino (la parola lucus significa “bosco sacro”, “piccolo bosco”). Un’altra versione fa riferimento alle parole latine mons (monte) e ilex (leccio) e cioè “monte dei lecci”, pianta assai diffusa nella zona che è poi rappresentata anche nello stemma. Le successive modifiche al nome portarono poi al definitivo Montalcino. Anche Montalcino è racchiusa all’interno di mura con annessa una fortezza.

Il centro storico si divide in vicoli ancora con porfido rettangolare un po’ sconnesso, la piazza principale si estende per lunghezza e da un lato è un susseguirsi di enoteche e botteghe di prodotti tipici.

A Montalcino siamo arrivati per pranzo e giunti nella piazzetta ci siamo fermati in “ENOTECA IN PIAZZA” dove abbiamo mangiato un buon pranzo e acquistato del vino altrettanto buono che abbiamo assaggiato in enoteca.

L’ “ENOTECA IN PIAZZA” è un bellissimo ristorante con alcuni posti a sedere in piazza. La sala interna è una vetrina di vini toscani di ogni tipo e marca: sono più di 1000 etichette di vino esposte acquistabili, ci sono anche le grappe, vini da dessert e prodotti di pasticceria ed in vendita c’erano anche accessori e servizi in porcellana.

Il menu’  proponeva ottimi piatti toscani: io ho optato per una bruschetta mentre Marco gli affettati del posto con assaggi di pecorini, per seguire io e Matteo ci siamo mangiati un buon piatto di pici all’aglione e Marco uno sformatino di pecorino con mele e pepe rosa che ha trovato a dir poco… meraviglioso, il tutto con un buon bicchiere di rosso di Montalcino per me  e per Marco un calice di brunello di Montalcino. In enoteca potete trovare anche degli ottimi chianti.

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AGRITURISMO TERRAPILLE, PIENZA (SIENA)

AGRITURISMO TERRAPILLE, PIENZA – SIENA

“…Massimo, Massimo, Massimo”. Il coro per incoraggiare il gladiatore Massimo del famosissimo e premiatissimo film di Ridley Scott “IL GLADIATORE”: è su questa collina e precisamente in questo agriturismo, che si sono girate le scene del film in cui Massimo ricorda con triste amore la moglie e il suo bimbo uccisi mentre lui era in guerra. Da come abbiamo saputo dai proprietari dell’agriturismo, per girare alcune scene sono serviti ben 15 giorni di preparazione, il tutto blindato da guardie del corpo lungo il perimetro della tenuta e la supervisione del luogo avvenne ben due anni prima dall’inizio delle riprese. Famosissima la scena di lui che accarezza il grano sulla collina posta proprio di fronte all’agriturismo e la moglie con il suo bimbo che gli corrono incontro dal viale alberato di cipressi, quei quattro cipressi che sono messi li per caso ma che regalano fascino all’entrata dell’agriturismo.

dal film “IL GLADIATORE”, le scene girate a Terrapille

L’agriturismo è condotto in modo semplice, molto simpatico, il tutto ben in sintonia con la brillantezza tipica dei toscani, da Lucia e dai genitori: posto su un colle, domina le classiche campagne toscane che ora sono nel pieno del verde. L’agriturismo Terrapille è composto da tre appartamenti e tre camere, un classico ma bellissimo casolare tipico toscano: nella zona è pieno di casolari, uno più bello dell’altro. Noi abbiamo optato per l’appartamento avendo Matteo. E’ composto da una cucina, una camera matrimoniale grande e un bagno anch’esso spazioso. Perfetto nella pulizia e ordinatissimo anche i giardini esterni.

IL NOSTRO APPARTAMENTO “OLIVETO” IN TERRAPILLE

Dall’agriturismo, posto su una collinetta, si poteva godere di un bellissimo panorama infinito di verdi prati e dalla parte opposta, si vedeva Pienza posta anch’essa al di sopra di un colle.

INTORNO A TERRAPILLE…

La colazione abbondante viene servita in una saletta ristorante: abbondante c’è di tutto dal caffè in moka a quello espresso, latte, torte fatte in casa, yogurt, burro e marmellata, succo d’arancia, susine in corserva fatte sempre dalla mamma di Lucia. Una nota per le torte: buonissime!!! La cordialità dei nostri padroni di casa è tipica dei toscani con la loro parlantina in perfetto italiano. Durante la prima colazione con Lucia ho parlato di questa bellissima zona (la Val d’Orcia) consigliandomi ristoranti e cantine dove provare e acquistare i prodotti tipici della zona: pecorino, vino, olio e zafferano. E poi ho parlato di cucina e dei piatti tipici della zona quali i PICI ALL’AGLIONE piatto semplicissimo di pici conditi con olio extravergine d’oliva toscano con tanto aglio in cui si aggiunge la passata di pomodoro: per gli amanti dell’aglio si lasciano gli spicchi, per chi non ama trovarsi pezzetti nel piatto si levano appena si mette il passato. Far rapprendere il sugo che poi userete per condire i vostri pici. Fra qualche giorno preparerò questo buon piatto e vi farò sapere… Tornado al nostro soggiorno in Toscana, rimane solo ilpensiero di poter rimanere qua per qualche mese, immersi nel verde e nella pace dove qua e la ci sono olivi, piante di rosmarino in fiore, tulipani e fiori di campo appena sbocciati e alberi da frutto in piena fioritura.

LA NATURA…

PIENZA E LA SUA BELLEZZA

Pienza è un ridente paesino medioevale, cambiato radicalmente da Pio II in epoca rinascimentale, è posto su un colle nella bellissima Val d’Orcia, valle tutt’ora intacca dal punto di vista paesaggistico, bandiera arancione e città dell’olio e del formaggio: famosissimo è il PECORINO DI PIENZA. Interessanti sono i nomi delle vie: una visita a questa piccola città ti porta tra via della Fortuna, via dell’Amore, via del Bacio e via Buia dove ai loro lati ci sono negozi e botteghe di prelibatezze che costellano il corso principale e che arricchiscono l’atmosfera con profumi davvero irresistibili. Tante sono le taverne e le osterie che emanano profumi indimenticabili che pizzicano il gusto grazie all’aroma intenso di aglio bruciacchiato…

Tra le varie botteghe, famosissimo in questa zona è il panino con la porchetta nel pane toscano, quello privo di sale. E’ un ottimo street food soprattutto per pranzo mentre si visitano questi paesini e mentre si entra ed esce da queste peccaminose botteghe. Non può mancare la bistecca di carne chianina magari con un bel pezzo di prosciutto oltre che ai tantissimi e particolati pecorini: il tutto da portare a casa e gustare. Il vino poi qui è proprio degno del miglior Bacco!

I RISTORANTI DI PIENZA

LA BUCA DELLE FATE corso il rossellino

La trattoria si affaccia su un viale, forse il principale, che porta al centro di Pienza: l’entrata al ristorante come potete vedere dalle foto, è molto gradevole, il palazzo è in perfetto stile di Pienza. Pensavo di trovare un menu’ pieno zeppo di piatti toscani ma haimè… si è rivelato un ristorantino normalissimo, niente di che!!! Le sale sono belle, la prima all’entrata molto ampia, la seconda dove ci hanno fatto sedere più piccola e più caratteristica: intorno a noi le pareti ad archi erano zeppe di ottime bottiglie di vino per ogni desiderio: purtroppo c’era il guaio che ogni tanto il cameriere, di poche parole, chiedeva permesso per poter servirsi delle bottiglie…

Passiamo al menu’: come vi ho anticipato, i piatti toscani erano pochi, abbiamo comunque cercato di assaggiare quelli che ‘erano; antipasto di affettati toscani tagliati tutti spessi a coltello, bruschetta di pomodoro, i crostini rustici con tartufo e fegatini di pollo, Marco a poi scelto i PICI ALL’AGLIONE (sopra vi ho citato in breve la ricetta ma presto posterò) e per me faraona alle olive che di faraona sapeva ben poco e ben pochi pezzi erano di questo volatile che ben sanno tutti avere carne rossa e come mai da me la carne era bianchiccia tranne per la coscetta??? Il tutto inaffiato con del NOBILE DI MONTEPULCIANO – AVIGNONESI: è di colore rosso granato, delicato ma intenso allo stesso tempo intenso; in bocca è pieno, armonico, ricco. Essendo un vino di grande classe è perfetto con carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati. Per me il migliore della zona… adorabile! Per dessert una crostata di marmellata e noci presente ovunque nella zona e una mousse al cioccolato; prezzo nella media, servizio un po’ troppo tranquillo: per pagare il nostro conto abbiamo aspettato più di cinque minuti mentre la padrona della trattoria si faceva i suoi comodi al telefono dandoci le spalle e all’arrivo del figlio che ha commentato la madre, lei ha finito non ha chiesto scusa ed è andata a farsi altre cose sue al tavolo penso di amici con un passo felpato (di chi se ne frega tanto qui i turisti girano) e dopo ancora qualche minuto con modi asciutti e sorriso ironico di chi stava alla cassa, finalmente abbiamo pagato.

OSTERIA “SETTE DI VINO” P.za di Spagna

Ed eccoci in un angolino toscano, un angolino dove con piacere abbiamo gustato una cena insolita e diversa dal solito ma di gusto! L’osteria non cucina primi ne secondi, non serve caffè ma prepara sapientemente bruschette di ogni tipo dove primeggiano diversi tipi di pecorino dal fresco allo stagionato. Ottimo connubio fra pecorino e “rigatino” ossia pancetta, ci hanno regalato per qualche ora i profumi delle vecchie osterie di paese e poi l’oste Luciano, con il suo accento toscano, ti faceva sentire proprio nell’atmosfera rustica di questi paesini mediovali. Il vino della casa, buono, è servito in fiaschetti da mezzolitro (c’è anche la cantina dove scegliere la marca di vino): abbiamo iniziato con la zuppa di fagioli e devo dire che era buona perchè il cucchiaio di mio marito per più di una volta ha rubato dalla mia scodella. Non poteva mancare la più che famosa bruschetta al pomodoro con pane toscana e i crostini tipici con i fegatini di pollo, il tartufo e il pecorino.

Abbiamo proseguito con un pinzimonio di verdure fresche insieme al pecorino caldo con il miele, le bruschette con la ricotta e le cipolle (e ho scritto bruschettE perchè abbiamo fatto il BIS tanto erano buone) e per finire con quella al pecorino e rigatino (pancetta). Matteo ha mangiato la salamella alla brace. Il prezzo è più che giusto ma se siete meno mangioni, ve la cavate con poco… l’oste in perfetto toscano vi fa accomodare in tavolini posti in piccoli locali; se capitate a Pienza è un locale da non saltare, da provare sicuramente; se avete dei bimbi sappiate che si devono adeguare al menù prettamente da osteria.

HOSTERIA DEL BACUSS Corso Rossellino

Il classico ristorante taverna con tutti i suoi muri personalizzati di ogni chincaglieria nuova o vecchia che sia… è questa per me la particolarità di questa osteria nel centro di Pienza ma anche il cibo servito, da quel che ho capito, da una famiglia è veramente ottimo. La scelta è ampia: oltre al menù ci sono piatti extra che le signore che servono ai tavoli ti propongono a voce oppure puoi sceglierli leggendo la lavagnetta appesa al muro. L’osteria è composta da due sale: a noi ci hanno fatto accomodare nella prima e si vedeva attraverso un paio di scalini una seconda sala.

Gli antipasti hanno aperto le danze e che danze: gli affettati misti che ha preso Marco, erano accompagnati anche da assaggi di pecorino e da due porzioni di torte salate. Io ho optato per le alici al pesto di prezzemolo veramente squisite. E finalmente sono riuscita a mangiare la ribollita con pane toscano raffermo… deliziosa! e visto che il tempo che ci ha accompagnato durante la  nostra vacanza non è stato dei migliori, ci cadeva a… fagiolo!!! Per finire la fiorentina di carne chianina cotta al punto giusto al suo interno ancora ben rosa e all’esterno una crosticina che dava un buon sapore. Per il dolce aime, non avevamo più spazio ma in compenso ci siamo bevuto del buon Rosso di Montalcino, Col d’Orcia: è un vino prodotto solo nella zone del Montalcino, di colore rosso intenso quasi rubino con un sapore intenso ma molto caratteristico. Ideale per i cibi della cucina toscana, si abbina facilmente con sughi di carne e di conseguenza con secondi di carne. Quando stappo un rosso di Montalcino, mi piace sentire subito i profumi che escono dalla bottiglia… insomma è il mio preferito!

Per concludere questo post, vi consiglio caldamente questa squisita cittadina…

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Un “Dolcepensiero” dalla serie… in cucina non si butta mai niente: infatti così ho fatto. Dal brodo di carne che ho ottenuto dalla cottura del vitello, ho preparato un risottino squisito squisito con gli ultimi carciofi che troviamo dal fruttivendolo. Cosa dire del Signor Carciofo? è una pianta di origine mediterranea diffusa in Italia, Francia e Spagna. Il suo ciclo naturale è autunnale-primaverile. Fra le varietà più famose si annoverano lo Spinoso sardo, il Catanese, il Verde di Palermo, la Mammola verde, il Romanesco, il Violetto di Toscana, il Precoce di Chioggia, il Violetto di Provenza, il violetto di Niscemi. Le sue varietà vengono distinte dal colore e dalla presenza o meno di spine; sono ricchi di potassio e fibre inoltre hanno un’azione diuretica e combattono la stitichezza. La mia varietà preferita è lo spinoso sardo ottimo sia crudo che cotto: sono di taglia piccola e ottimi se acquistati molto freschi e sodi. I carciofi rotondi e privi di spine, sono ideali soprattutto cotti. Al momento dell’acquisto, valutate la loro bellezza: devono essere privi di ammaccature, dal gambo sodo e la parte superiore ben chiusa e compatta. Per questo risotto ho usato infatti lo spinoso sardo, per come pulirli, ne ho già parlato qui… Il vino scelto un LUGANA LE QUAIARE: vino del Lago di Garda dove i vitigni godono del favorevole clima mite del lago. Aromatico e fresco, dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, alla degustazione si sentono profumi di pera e pesca che ragalano piacere al palato. Di solito è consigliato per piatti a base di pesce, ma io l’ho trovo delizioso anche se accostato al risotto. Comunque sia, il Lugana è un vino che adoro moltissimo!!!

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

350 grammi di riso carnaroli

2 carciofi spinosi sardi

250 grammi di salsiccia fresca

40 grammi di burro

olio extravergine d’oliva

brodo di carne q.b. (ricavato da qui)

1 bicchiere di vino bianco

1 cipolla bianca

parmigiano reggiano a scaglie

pepe nero.

PREPARAZIONE

Pulire i carciofi, tagliarli finemente, prendere una ciotola con acqua acidulata con succo del limone e immergerli. Tritare finemente la cipolla e, in una casseruola, soffriggerla con il burro. Appena il soffritto comincia a rosolare, aggiungere il riso, mescolare fino a quando i chicchi di riso diventano trasparenti, aggiungere il vino bianco e far sfumare il tutto. Iniziare a mettere qualche mestolo di brodo tenendo sempre il riso coperto di liquido. Lasciate cuocere: nel frattempo in una padella antiaderente, far rosolare la salsiccia tagliata a pezzetti con un leggero filo di olio (la salsiccia rilascerà poi i suoi grassi); farla rosolare molto bene bagnandola anch’essa con del brodo. Quando mancano circa cinque minuti alla cottura finale del riso, aggiungere alla salsiccia il carciofo scolato dall’acqua acidulata. Controllare di pepe e poi aggiungere il condimento al risotto: coprite, lasciate riposare il risotto per qualche minuto prima di servire con del parmigiano reggiano a scaglie.

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Un “Dolcepensiero” da gustare: il caffè alla livornese l’ho assaggiato per la prima volta qui. E me ne sono innamorata dell’aroma e del profumo che scagiona… Ottimo come fine pasto, aiuta la digestione… qualcuno lo chiama PONCE alla livornese, resta il fatto che questo digestivo unisce caffè e amaro in un tutt’uno dal profumo gradevolissimo. L’aroma del caffè si unisce ai gradi del rhum: ma come nasce questa bevanda che risale fin dal 1600? si racconta che a Livorno, porto di mare, approdò una nave stipata di prodotti caraibici, tra i quali il rhum e caffè. Durante la traversata, i barili di rhum persero il loro contenuto bagnando i sacchi di caffè che poi vennero venduti a prezzi stracciati, quindi acquistati dalla gente comune che goderono di questo nuovo aroma mischiato fra caffè e rhum. Ma come ci arrivò poi il limone in questo caffè? La buccia del limone serviva per pulire il bordo dei bicchieri e poi riversata nella tazzina, nei locali più eleganti, perchè questa variante del caffè prese piede, veniva appoggiata delicatamente al bordo delle tazze dove prese il nome di vela. Il ponce alla livornese veniva usato come rimedio agli stati febbrili quando purtroppo non ci si poteva permettere il medico per mancanza di soldi.

INGREDIENTI

zucchero

rhum bianco

caffè espresso

buccia di limone.

PREPARAZIONE

Il caffè alla livornese va servito in bicchieri o tazze con vetro spesso dove si mette un cucchiaino di zucchero per ognuna ed una scorzetta di limone, possibilmente non trattato e lavato con cura. Versare del rhum liscio che farete riscaldare con il vapore della macchina del caffè, unire poi il caffè ristretto fino a riempire la tazzina. Servire ben caldo a fine pasto…

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Un “Dolcepensiero” ben conservato: un film delizioso, romantico, con due attori gradevoli e belli… AMORI & DISSAPORI è una storia leggera ma con brio, non troppo romantica – il giusto – la classica commedia in stile americano per passare un paio di ore in perfetto relax. La storia vive sul contrasto di carattere e di lavoro tra Kate Armstrong – ZetaJones chef affermata, perfezionista e dedita solo al suo lavoro – e tra Nick-Eckhart: si troveranno a lavorare in uno dei ristoranti più chic di NY dove lei è la capo cuoca. Dopo la morte della sorella, la vita di Kate cambia in modo radicale e non solo sul lavoro (con l’arrivo di Nick appunto) ma anche nell’ambito della conduzione della sua vita: infatti si vedrà alle prese con l’affido della nipotina che precedentemente ha visto poche volte, quindi del tutto sconosciuta e persa nella tristezza di aver perduto la sua mamma. Ad aiutarla sarà Nick, che con la sua dolcezza non solo conquisterà Zoe, ma anche Kate. Buffe le scene in cui lei prepara la cena alla nipotina servendole piatti di alta cucina del tutto privi di interesse da parte di una bimba di otto anni, abituata a mangiare hamburger, pizza e pasta. Come tutti i bimbi di quell’età!!! altro che anatra o piccione!!! Accanto alla storia, si possono intravvedere i piatti meravigliosi di alta cucina che i due protagonisti sfornano… tanto che alla fine del film, i due chef saranno alle prese con la conduzione del loro bistrot. Gli attori belli: la ZetaJones quasi senza trucco, nel film veste in modo semplice e questo non fa altro che accentuare la sua bellezza e lui… beh è proprio in bel tipo!!! Quello che più mi piace del film inerente alla cucina, è il fatto che si possono presentare piatti bellissimi e buonissimi anche in un semplicissimo bistrot, senza essere eleganti e stilosi oppure senza essere seduti su poltrone con piatti e porcellane rigorosamente in stile.

Ma perchè vi parlo di questo film abbinato alle mie fettuccine? Kate quale ottima chef, è un’estimatrice dei tartufi che come ben sapete sono una delizia che la terra ci regala e peraltro costosissimi… Lei li conserva in una scatola/scrigno e li utilizza con sapiente cura: per mio padre sono i porcini l’equivalente dei tartufi di Kate. Pure lui li conserva in una sorta di scrigno che poi depone in freezer per poterceli gustare anche fuori stagione. L’altro giorno mi ha fatto dono di uno dei più belli: da noi ormai sono una rarità, di anno in anno diminuiscono vuoi anche per la presenza di molti cinghiali che ultimamente hanno ripopolato la nostra montagna. Credo di essermi dilungata un po’ troppo, allora passo alla ricettina:

INGREDIENTI

125 grammi di fettuccine

1 porcino (circa 100 grammi)

1 zucchina (circa 80 grammi)

50 grammi di speck

prezzemolo tritato q.b.

1 spicchio di aglio rosa

olio extravergine d’oliva

sale & pepe.

PREPARAZIONE

 

Soffriggere lo spicchio di aglio tagliato a metà con dell’olio extravergine d’oliva, aggiungere il porcino tagliato sottilmente quando è ancora surgelato, levare l’aglio. Cuocere per almeno un cinque minuti a fiamma viva e unire le zucchine tagliate a listarelle. Cuocere per un paio minuti unendoci il prezzemolo tritato. Tagliare anche le fette di speck – affettate sottilmente – a listarelle e unirlo al condimento, abbassare la fiamma nel mentre cuoce la pasta. Scolarla al dente, unirla al condimento e saltatela regolando di sale e pepe. Servire ben calde con un buon bicchiere di vino bianco fresco: vi consiglio RIBOLLA GIALLA.

Tornando al film, il piatto forte di Kate è la sua salsa allo zafferano: nel film non si menzionano gli ingredienti se non un aroma che non ho ben capito cosa fosse, se non di origine cinese… comunque se volete ecco alcune idee dove gustare l’aroma ed il colore di questo prezioso pistillo:

RISOTTO ZAFFERANO, GAMBERETTI E ZUCCHINE

MALLOREDDUS ZAFFERANO E RICOTTA SALATA STAGIONATA

TORTINI GIALLI AL CASERA.

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Questa ricetta la potete trovare anche qui:

Un “dolcepensiero” ormai finito: ecco l’ultima ricetta in cui ho utilizzato la mia buonissima ricotta salata sarda. Infatti la mia scorta posta sottovuoto… E’ FINITA!!! ora devo attendere fino a giugno quando farò la mia prima capatina in quel di Ortueri. Ritornado alla ricetta, questi cannelloni hanno ottenuto un gran successo ripromettondomi di rifarli ma con più besciamelle… troppo buona!!! Sono ideali in questo periodo perchè “di magro” ma sapientemente sostanziosi: li abbiamo abbinati ad un vino bianco RIBOLLA GIALLA vitigno del Friuli che viene coltivato quasi esclusivamente sulla fascia collinare che dal Carso arriva fino in Istria fino dal 1300. Si presenta di colore giallo paglierino con riflessi verde chiaro. Il suo odore ricorda il fiore d’acacia, di castagno e di rovere; il gusto secco è molto invitante. Gli accostamenti gastronomici ideali sono minestre, creme e vellutate a base di verdura, piatti di pesce. Va servito a 10-12 gradi. L’ho scelto per questi cannelloni dove primeggia la verdura quali spinaci e la delicatezza della ricotta. Il costo a bottiglia si aggira sui 13/15 euro.

INGREDIENTI

24 cannelloni

400 grammi di spinaci

400 grammi di ricotta fresca

2 uova

1 noce di burro

ricotta salata stagionata grattugiata q.b.

besciamella (per la ricetta, qui)

sale & pepe.

PREPARAZIONE

Far bollire abbondante acqua calda, dove tufferete i cannelloni per qualche minuto fino a quando non si saranno ammorbiditi che poi metterete su una gratella per farli raffreddare. Nella stessa acqua, lessare gli spinaci per circa cinque minuti, scolateli e con una mezzaluna, tagliateli finemente. In una ciotola stemperare la ricotta con una forchetta. insaporite con sale e pepe e mischiatela con gli spinaci. Sbattere le uova, salarle e cuocere una frittata con la padella leggermente imburrata e quando sarà cotta, tagliarla a listarelle sottili. Unirla alla ricotta e spinaci. Preparare la besciamelle. Imburrate leggermente una pirofila, riempire i cannelloni con l’impasto e disporli nella pirofila. Versare la besciamelle e spolverare con la ricotta salata. Infornare per circa un quarto d’ora o fino a quando saranno ben caldi e leggermente dorati in superficie.

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 Un “Dolcepensiero”: è tanto che non preparavo mexicano e mi mancava… Per queste tacos, che ho chiamato soft, ho usato delle tortillas morbide e peperoncini arancioni dal sapore delicato che ho abbianato a della carne di pollo. Penso che siano buone anche con carne di manzo se preferite: come contorno ho preparato delle nachos condite semplicemente con una purea di fagioli bianchi oppure lisce con della salsa però piccante. Da bere ho abbinato una birra artigianale chiara doppio malto-alta fermentazione di questo birrificio.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

PER LE TACOS

8 tortillas morbide per tacos

250 grammi di salsa al pomodoro e peperoncino per tacos*

spezie per tacos*

600-700 grammi di petto di pollo

4-6 peperoncini arancioni dolci

1 scamorza dolce

1 cipolla bianca

sale e pepe

olio extravergine d’oliva

PER LE NACHOS

1 confezione di nachos chips messicani (possibilmente quelle triangolari)

1/2 scamorza dolce

125 grammi di cannellini

salsa piccante per nachos*

*(si trova già pronta nei negozi di cibi etnici)

PREPARAZIONE

PREPARARE LE TACOS: tagliare a listarelle i petti di pollo, i peperoncini arancioni a rondelle fini, affettare finemente la cipolla e gratuggiare la scamorza a listarelle. Porre sul fuoco un tegame con qualche cucchiaio di olio evo, far soffriggere leggermente la cipolla e quando inizia ad imbiondire mescolando, far prendere colore alla carne di pollo. Salare e pepare. Unire i peperoncini arancioni, allungare con dell’acqua tiepida e far cuocere per qualche minuto fino a quando la carne sarà ben cotta. Aggiungere la salsa al pomodoro e peperoncino. Fate cuocere a fuoco basso con la pentola coperta per altri 10 minuti unendo le spezie per tacos allungate con acqua tiepida coprendo un poco la carne. Riscaldare le tacos in forno caldo fino a quando saranno ben cotte ma non secche che servirete riempite con la carne e una generosa manciata di formaggio sfilettato, ripiegate.

PREPARARE LE NACHOS: nel mixer, trasformare i fagioli cannellini in purea. In una pirofila, versare uno strato di nachos chips, versarci sopra a cucchiaiate la purea di fagiolini e una generosa manciata di scarmorza. Coninuare con un secondo strato sempre con fagioli e formaggio. Infornare in forno caldo per 10 minuti oppure fino a quando il formaggio sarà ben sciolto. Servire le rimanenti nachos chips con salsa piccante.

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