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Posts Tagged ‘AGRITURISMI SARDEGNA’

Porto Cervo è la costa Smeralda… insieme a Porto Rotondo, queste due località di mare sono la perla della Sardegna del turismo. Agli occhi dei turisti possono essere posti inacessibili: Porto Rotondo è romantica, non troppo sfarzosa, con negozi modaioli ma anche con ancora piccole oasi ricche di souvenirs sardi. Mentre Porto Cervo è una vera vetrina di sfarzo, lusso e negozi griffati: dalla piazzetta famosissima da dove si collegano le trasmissioni gossipare, è un susseguirsi di vie dove troneggiano i negozi più lussuosi e griffati, gli stessi di via Montenapoleone a Milano oppure via del Corso a Roma. Niente di più, ma merita comunque per la bellezza di come è stato creato questo “borgo” nella provincia di Arzachena, con le case incastonate fra le rocce o i piccoli viali romanticissimi con ponticcioli. Solitamente ci facciamo tappa alla sera per osservare i maestosi yacht ancorati nel porto vecchio proprio all’entrata di Porto Cervo: quest’anno la nostra visita è stata pomeridiana avendo ospiti amici che non avevano mai visto questo paradiso, perchè lo è comunque sfarzi a parte. Il cielo è sempre azzurro, il mare delle baie piccole che s’incastrano nella costa sono cristalline e la bellezza delle linee archittettoniche regala al panorama già di per sè meraviglioso, ancor più bellezza e armonia. Rinomato luogo di villeggiatura, tutto è nato negli anno ’60 si è edificato attorno al profondo porto naturale, la cui forma ricorda quella di un cervo, appunto. Il Porto Vecchio fu la prima parte costruita: il principe Karim Aga Khan IV, affascinato dalla bellezza delle acque color smeraldo, decise di comprare le terre di quest’angolo di Gallura e assieme ai più grandi architetti dell’epoca diede vita a questo magnifico borgo.

Dal porto vecchio, con ampio parcheggio a pagamento, si sale verso la famosa piazzetta (raffigurata nella foto d’apertura)…

Dopo l’ampia piazzetta meta soprattutto per il classico aperitivo prima di cena, Porto Cervo si apre in viali dove ai lati è un susseguirsi di vetrine di negozi griffatissimi…

… ma anche per una bella mostra di opere d’arte.

Dopo la tappa di Porto Cervo, lungo la costa si arriva a Poltu Quatu: piccolo porticciolo tranquillissimo e abitato solo da pochi turisti ma famoso per il piano bar prima di Smaila ora di Calà. La piazzetta offre pochi negozietti, ristoranti e bar ma alla sera soprattutto molto romantico, una bellissma perla illuminata. Nel dialetto sardo, significa Porto nascosto: in effetti per arrivarci bisogna ridiscendere una strada dalla statale principale. Nacque alla fine degli anni ’80.

Arrivati a Baia Sardinia, ci siamo immersi in un’aria ben più semplice e giovanile… con i bimbi per l’ora di pranzo ci siamo fermati in una griglieria/creperia sulla stra centrale “Bar Baia”. Un posto molto semplice ma carinissimo e fastiolo perfetto per i bimbi avendo un menù semplice ma che spazia su tutti i gusti, soprattutto per i ragazzi.

Hamburger di carne d’Angus, crepes dolci e salate sono state il nostro simpaticissimo pranzo tranquillo ma ben servito. Le ragazze che gestiscono il bar ristorante sono molto gentili soprattutto con i piccoli ospiti.

Baia Sardinia è una meta turisitica molto giovanile: la spiaggia si dirama dalla strada principale e si estende tutta sotto la piazza centrale che ospita bar e ristoranti per ogni genere e sotto i portici negozietti di prodotti tipici sardi e souvenirs.

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Gavoi… siamo nella barbagia sarda, paesaggio verde ricco di boschi, paese di allevatori e agricoltori. Un paese anche molto aperto alla letteratura e il cinema, offrendo festival anche a livello nazionale. Il centro storico si apre a lato della strada principale dove poter acquistare il pane – ottimo da queste parti – e il famoso formaggio “Fiore Sardo”. Appena si arriva nel centro storico, si apre una piazza con la chiesa principale. La chiesa è onorata a San Gavino.

Giusto qualche passo per il paese per poi sederci al Ristorante “Santa Rughe”, proprio sotto la chiesa di San Gavino, a  due passi dalla strada principale a cui si accede tramite una scalinata.

Siamo in Barbagia: arrivati da Ortueri, tramite un articolo di un giornale in cui parlava del paese bandiera gialla, con un interessante intervista ai titolari del Santa Rughe. Il ristorante è accogliente e caldo nei suoi colori della terra: la sala principale si apre appena entrati, poi alla sinistra c’è una salettina più piccola; muri a vista, pavimenti in cotto scuro, quadri e particolari soprammobili sardi regalano all’ambiente una sensazione unica di tipicità, rustico ma elegante. I muri sono in granito sardo. Alla sera è possibile anche gustare la pizza, senza glutine è la loro specialità. La cucina è tipica sarda, un mix tra terra e mare: il pranzo di ferragosto era già predisposto, non alla carta…

Il menù di ferragosto comprendeva antipasti, primi e secondi sia di carne che di pesce: abbiamo iniziato con il goderci il pane carassau in attesa degli antipasti. Affettati misti, ottimo il prosciutto crudo sardo, saporito dal colore rosso intenso; verdure sott’olio quali peperoni ma soprattutto i pomodorini molto buoni e appetitosi, poi funghi; favette fresche in crema, molto particolari; la trippa che qui in Sardegna diversamente da noi comaschi, viene servita non come primo piatto a mo’ di zuppa bensì come assaggio di antipasto caldo. Il mare invece offriva: insalata di mare tradizionale con olio e limone; salmone marinato a piccoli tranci; sardine marinate molto apprezzate con al centro una salsina di verdure e per finire le ozziadas ossia le anemoni di mare, qui gustate fritte in pastella. Vengono pescate manualmente, difficili da trovare tutto l’anno. Possibilità di acquistarle surgelate. Il vino rosso è con il marchio del ristorante.

Passiamo ai primi: quello di terra sono stati ravioli di formaggio con ragù di cinghiale. Io che sono tipa di pochi ravioli, questi devo dire li ho mangiati di gusto e oltre ai soliti due che mi metto nel piatto; il ragù poi uno spettacolo: buono, saporito e aromatizzato, molto particolare nel gusto… insomma una gran bontà. Il primo di mare erano trofie ai ricci, per chi ama questi molluschi dal sapore particolare, è un piatto cucinato bene: le trofie a volte capita di mangiarle fin troppo al dente, qui la cottura era perfetta!

Ed eccoci ai secondi, sempre terra e mare… qui è arrivato a servire anche il titolare, cordialissimo e premuroso nell’osservare sui tavoli che non manchi nulla. Unica mia nota negativa, se così posso dire… troppo negativa alla fine non lo è: il maialino sardo servito nel classico tagliere di legno, era cotto bene ma i pezzi troppo piccoli, quasi sminuzzati. Difficile capire che parte di maiale si andava a mangiare, preferisco decisamente il maialetto tagliato in modo più grosso… ma per il resto cottura e croccantezza più che perfetta! Il contorno di patare arrosto. Il cinghiale in umido, leggero ma saporito, ben cotto condito con olive sarde. Il pesce era di ben due portate: orate sfilettate con verdure, frittura di calamari e gamberoni… ottima la frittura per niente pesante, con tocchi di pesce piccoli, non i soliti anelli che sembrano braccialetti e i gamberi freschissimi e ben cotti, facili da spellare in un attimo. Contorno di insalata e pomodori.

Dolci rigorosamente fatti in casa, con una raccomandazione da parte delle cameriere di non preoccuparsi se il gelato della casa al fior di latte risultava un po’ liquido: ottimo con del caramello, delicato e fresco… lo si capiva molto bene! il tiramisù di panna freschissima e ricotta, delizioso. Caffè e mirto.

Menù fisso (era il pranzo del 15 agosto 2012) al prezzo di 38 euro a persona. Servizio celere e impeccabile, al bimbo hanno cucinato gnocchetti sardi al pomodoro e pecorino, abbiamo richiesto anche ravioli in bianco senza avere negazioni in merito. Dopo tante fregature in agriturismi della zona (e ne abbiamo girati parecchi sempre nei paraggi di Ortueri) devo dire che finalmente siamo arrivati in un ristorante perfetto ma senza pretese, pulito, ospitale e accogliente. Se capitate da queste parti, fatevi un giro per il bel borgo ma soprattutto fate sosta qui al Santa Rughe, ve lo consiglio caldamente… il prossimo anno è già deciso che sarà ancora la nostra metà ferragostiana ma soprattutto voglio anche tornarci durante un giorno qualsiasi per godere del loro menù à la carte e assaggiare la loro pizza senza glutine così tanto decantata! Per finire bello, buono e mette a proprio agio! Ambiente ideale anche per i bambini, hanno accettato i nostri cagnolini (taglia medio-piccola). Selezionato da molte guide ristoranti e per diversi anni a seguire quali: Gambero Rosso, Alice La Gola, Tripadvisor con recensioni tutte positivissime, il Mangiarozzo, Osterie d’Italia…

Ristorante e Pizzeria Santa Rughe

Via Carlo Felice 2, Gavoi, Sardegna, Italia

tel. 078453774

Aggiornamento del 17 agosto 2014

Dopo due anni abbiamo voluto invitare in questo delizioso ristorante, alcuni nostri zii, reduci dalla bellissima esperienza del 2012 cosa che si è ripetuta anche quest’anno: il menù oggi era alla carta (ovvio non era ferragosto) e ci siamo goduti un pranzo tipico sardo. Abbiamo iniziato con un antipasto di salumi e formaggi: prosciutto crudo sardo ottimo, due diversi tipi di salsiccia e tanti assaggi di pecorino in particolare quello aromatizzato al mirto con una vena violacea nel mezzo dal retrogusto molto buono; perfetto anche il pecorino morbido saporitissimo, perfetto da spalmare sul pane carasau. Non è mancata la trippa, non sono mancate le fave e la carne di maiale a mo’ di stufatino leggero. Le loro verdure in agrodolce. Per primo abbiamo gustato i loro ravioli con il ragù di cinghiale e i malloreddus con zafferano e mentuccia. Per secondo la grigliata di carne con la bistecca al sangue, del maiale con cotenna e la salsiccia veramente ghiotta. Per finire un sorbetto al limone, caffè per tutti e qualche bottiglia del loro rosso. Cucina ottima, portate abbondanti, ristorante perfettamente pulito, personale molto gentile soprattutto con i piccoli e pulizia e igiene perfette nei bagni. Costo del nostro menù circa 40 euro. Ben spesi!

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Quest’anno la rete internet in Sardegna aveva seri problemi tanto che ho chiamato il 119 per sapere come mai il segnale andava e veniva, fatto sta che non sono riuscita a pubblicare tutto in diretta e nemmeno potevo passare da tutti voi per commenti e per vedere tutte le vostre bontà e i vostri viaggi e vacanze. Ora sono rotiornata, spero di riprendere tutto e mi scuso di tanta latitanza. Oggi vi racconto il tour della Barbagia sarda… è sempre stata considerata la zona calda della Sardegna, dove negli anni scorsi, sono avvenuti i sequestri più toccanti della cronaca nera italiana. Ora invece è divenuta una delle zone più ammirate dai turisti dell’isola sarda. Uscendo da Ortueri salendo fino a più di 9oo metri sopra il livello del mare, non sembra più di essere nella macchia mediterranea classica della costa sarda. Il mirto e il rosmarino danno spazio a pini e la macchia diventa un sottobosco fresco e meta di animali di montagna. Il primo paese che s’incontra è TONARA, paesino famoso per la produzione del torrone arroccato sui monti del Gennargentu. Non può mancare la mia tappa per l’acquisto di qualche pacco di torrone: fra i vari presenti quello che preferiamo in assoluto è del torronificio di PRUNEDDU dal 1963, che nel suo laboratorio, produce torroni con miele sardo di vari gusti con diversi tipi di frutta secca quali mandorle, noci e nocciole. Va gustato freddo per esaltare il sapore del miele sardo e della frutta secca. Non mancano anche quelli aromatizzati al mirto. Nel negozietto rustico e molto semplice, è possibile acquistare anche il miele e libri della cultura sarda. Veniamo accolti con la classica semplicità dei sardi, silenziosi e riverenti, prontissimi a descrivere i loro prodotti. All’entrata del paese il cartello indica Tonara quale paese del torrone e dei campanacci con un museo dedicato al dolce famoso anche a livelo mondiale.

Pruneddu Salvatore & C. s.n.c.

via Ing. Porru, 5 Tonara – Nuoro

http://www.pruneddu.it/

Proseguire sulla strada è semplice: dopo vari tornanti arriviamo a FONNI che significa “dio delle fonti” (infatti il paese conta numerose fontane sorgive); ci cattura questo paesotto di circa 5.000 abitanti decorato ovunque da murales che attirano turisti con macchina fotografica in ogni angolo del paese, paese che ci fa intuire quanto sia ricco di storia. I Murales vengono vissuti come parte culturale del paese capace di coglierne l’anima, rispettando le architetture, la religiosità, gli usi e i costumi. I murales hanno forti radici nel passato, arredano e anunciano storie di una popolazione orgogliosa delle proprie origini.

I murales “storici” e più conosciuti e ammirati a Fonni sono: i due anziani appoggiati sulla ringhiera del balcone – che non c’è – a godersi il panorama che se visto da lontano sembrano veramente presenti e vivi. “Sas Parillias”  ovvero le dimostrazioni acrobatiche con i cavalli in corsa e i cavalieri vestiti col tradizionale costume: i cavalieri si esibiscono con destrezza, dando prova di abilita’ e coraggio e creando la figura spettacolare, quella che fa venire i brividi e strappa gli applausi.

Ecco altri murales che hanno richiamato la nostra attenzione: la vecchina sull’uscio di casa e gli anziani seduti “in sa muredda” a farsi quattro chiacchere o i tre cavalli bardati a festa che a prima vista sembrano proprio veri, oppure il gigante sardo imponente e severo a guardia del museo e le processioni coloratissime e suggestive. E poi ancora il murales, dedicato ai defunti, ha come titolo “Sas animas de su pruhadoriu”. Le strofe riportate nel murales sono quelle de “Sos Coccios de sas Animas”, preghiera dialettale in versi che si canta durante il novenario dei defunti. Fonni è il paese più alto della Sardegna, colorato, pulito e ordinato, adagiato sulle pendici settentrionali del Gennargentu a 1000 metri sul livello del mare. Anche in questo paese, la tappa gastronomica è un dovere: famosi sono i savoiardi di Fonni che personalmente adoro. Morbidi, dolci sono biscotti più lunghi rispetto ai classici savoiardi, buonissimi dal colore leggermente dorato. Fragranti sono composti con ingredienti semplici quali uova, farina e zucchero. La loro preparazione risale ad una tradizione centenaria. Prima di trovare una pasticceria per il loro acquisto, abbiamo girovagato per il paese composto da vecchie e strette stradine: deve essere meraviglioso in inverno completamente innevato; infatti in questa parte di Sardegna si possono praticare sport di montagna essendo paesi ad alta altitudine, il clima qui non è per niente mediterraneo e durante i mesi invernali impianti di risalita possono permettere delle sciate. Tra Fonni e Orgosolo, ci siamo fermati in agriturismo “Ai Monti del Gernargentu” per un pranzo: bellissimo ambiente completamente immerso nei prati della Sardegna, fiori colorari ovunque, barbecue in sasso in giardino per la cottura del maialino,molto ampio con la sala pranzo del soffitto alto con quadri appensi un po’ ovunque alle pareti. Il servizio molto ligio, ambiente pulito, menù classico di agriturismo sardo.

Il menù prevede i classici piatti di tradizione sarda: piatto di salumi nostrani, varie focaccine ripiene con verdure di stagione, cipolle e peperoni in agrodolce e frittatine vegetariane, torte salate e polpettine.

E poi maloreddus con pecorino, guanciale e un pizzico di zafferano, ravioli di magro e il maialino sardo con patate al rosmarino. Per finire frutta, seadas e caffè, vino e acqua tutto a 35 euro. Agriturismo perfetto in ottimo clima sardo, pulito, ampio e immerso nella natura, personale ligio.

Arrivati ad Orgosolo , il paese sardo famoso per la grande abbondanza di murales, la maggior parte a sfondo politico, che abbelliscono i muri delle case illustrando le problematiche vecchie e nuove, le storie dei suoi abitanti soprattutto pastori e agricoltori. Al momento si contano più di 150 murales che ormai fanno parte integrante dell’immagine del paese. Ma Orgosolo fu soprattutto famoso negli anni ’60 e ’70 dove fu protagonista dell’anonima sequestri.

Con questo post ringrazio Lory per i premi di cui mi ha fatto dono:

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SU GOLOGONE, Oliena Nuoro

… ho detto ancora perchè è la nostra tappa fissa il giorno prima di ferragosto quando scendiamo a Ortueri per festeggiare il 15 agosto in campagna con la zia di Marco. Di questo meraviglioso resort immerso nei vigneti del cannonau vi ho già parlato ben due volte: l’anno scorso durante la mia vacanza in Sardegna con i miei genitori (qui il post) e poi ancora l’anno passato ancor prima nel mese di agosto (il post è questo). Nel raccontarvi di questa meraviglia immersa nella natura non bastano le parole: un resort a quattro stelle comprensivo di ogni confort, noi godiamo come al solito del ristorante tipico sardo, ogni piatto è legato alla cucina ogliastra della Sardegna. Oggi siamo stati ospiti nella loro terrazza con vista sulla piscina e iacuzzi, entrambe con acqua delle fonti li’ vicino – ve ne parlo in un altro post – in un ambiente raffinato, curato in ogni particolare e immersi in tanti colori: dagli arredi tutti blu mare alle tavole con tovaglie in lino, bicchieri colorati e posate in stile anticato, le pareti bianche ragalano un contrasto straordinario agli occhi di chiunque varchi la soglia posta dopo la maestosa reception con arredi in perfetto stile sardo, la bottega di artigianato dove poter acquistare i loro gioielli e la sala interna con il grande camino dove fanno cuocere le carni quali il maialino, le bistecche, l’agnello e le varie salsiccie. Ogni angolo è caratterizzato con suppellettili sardi e tutti in stile e posti uno accanto all’altro in perfetta cromia.

Ma ecco di cosa ci siamo deliziati: antipasto della montagna con affettato misto quale prosciutto crudo tagliato a coltello, pancetta, salame e salssiccia con qualche oliva; i caldi comprendenti ricotta calda con sughetto, funghi sott’olio, fegatini caldi e polpettine con qualche frittura.

Matteo si è goduto un piattone di malloreddus con ragu’ di carne mentre Marco si è gustato le orecchiette con erbe di campagna che mi ero gustata io precedentemente, e direi ottima scelta. Invece io oggi ho voluto assaggiare la minestra dai racconti di Grazie Deledda: un piatto in apparenza povero con brodo e una pasta sottile e tagliata a mo’ di spaghettini fini con tantissimo formaggio; mi ha riscaldato, anche se ci sono 40°C, delizioso e perfetto sia nel sapore sia nella consistenza: la prima impressione appena ingoiato il primo cucchiaio mi ha regato un sensazione povera, appunto mentre a fine ciotola mi sono sentita molto bene e appagata.

Per finire dessert: Marco si è gustato il gelato di ricotta con pinoli e caramelo al Mirto mentre io mi sono letteralmente “fata male” finendo con una bella seadas al miele e zucchero che a essere sincera avrei evitato. La pasta fritta della seadas era perfettamente cotta, per niente unta, croccante come un biscotto.

Per finire caffè e vino bianco vermentino di Sardegna Costamolino delle cantine Argiolas. Prezzo 84 euro… ne vale la pena anche se oggi vorrei sollevare un piccolissima critica nei loro confronti: sono ormai un quattro anni che ci fermiamo da loro per un pranzo e purtroppo il menù è sempre questo, non hanno mai cambiato un piatto. Sono d’accordissimo con loro che vogliono mantenere una tradizionalità in cucina proponendo piatti di vera cultura gastronomica dell’Ogliastra sarda, ma credo fortemente nella loro probabile possibilità di allargare i loro già splendidi orizzonti in cucina. Un ristorante comunque da provare assolutamente!

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AGRITURISMO S’OZZASTRU – SS125 DORGALI OROSEI (km 211,600)

L’agriturismo è sia ristorante che affitta camere ma c’è anche un ampia zona per chi fa campeggio con servizi igenici ed elettrici esterni, oltre che scarico camper. Intorno alla struttura la classica macchia meditteranea. Abbiamo notato molti clienti dell’entroterra sarda che stavano passando alcuni giorni della settimana di ferragosto: questo ci ha fatto pensare, prima di entrare a pranzo, che la struttura è conosciuta e che la gente del luogo le ha dato fiducia, la stessa che ha strappato anche a noi.

Io vi parlo del ristorante che ho scoperto tramite commenti lasciati su internet, commenti positivi che ci hanno spinto ad assaggiare la sua cucina. Il menu’ è tipico sardo, ma a differenza di altri agriturismi, abbiamo assaggiato piccole diversità. Antipasti di salumi, peperonata tiepida molto squisita accompagnata con ricotta freschissima, ricotta salata con pomodori: il tutto molto buono e abbondante.

Primi piatti come di tradizione: gnocchetti sardi e ravioli con formaggio e bietole con ragu’ di carni di cinghiale, maiale e vitello molto buono e abbondanti.

E finalmente come secondo non il solito maialino bensì del buon agnello in umido con insalata. Anche questa volta, porzioni abbondanti.

Per finire seadas con miele e meringhe alle nocciole, rigorosamente fatte in casa.

Concludendo non posso che dar ragione hai commenti letti in rete: padroni cordiali, molto gentili nei confronti del bimbo a cui hanno cucinato carne subito appena seduti. Porzioni abbondanti, vino buono e un conto di circa 30 euro a persona in pienissima stagione (14 agosto). La sala ampia e luminosa, un camino centrale e sulle pareti attrezzi rurali e contadini. Servizi igenici puliti e nuovi. Ve lo consiglio caldamente. Non c’è menù, si mangia ciò che cucinano giornalmente e devo dire che lo fanno proprio bene. Per finire con un caffè e una crema al limone sempre fatta da loro.

DOVE MANGIARE IN SARDEGNA??? ecco qualche idea

AGRITURISMO DA LINO – LOC. IS CRAVIONES, SAMUGHEO (OR)

LOCANDA STELLA – MONTI (OT)

SU GOLOGONE – OLIENA (NU)

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AGRITURISMO DA LINO – LOC. IS CRAVIONES, SAMUGHEO (OR)

Per il nostro giorno di ferragosto, lontani dalle località di mare prese d’assalto più che mai, come ogni anno siamo scesi in quel di Ortueri per qualche giorno, e abbiamo poi raggiunto Samugheo per il pranzo di ferragosto all’agriturimo DA LINO; agriturismo rurale nel centro della Sardegna, si possono gustare piatti tipici della zona con salumi prodotti in loco, pasta fresca confezionata a mano e il classico maialino sardo finendo con dolcetti artigianali fatti a mano dalle cuoche. La struttura è accettabile, l’esterno dovrebbe essere curato di più con orti dove coltivano le loro verdure che poi propongono agli ospiti o cucinati oppure conservati. Perchè curato di più? perchè la struttra è carina, si affittano anche camere ma il giardino è un po’ lasciato a se stesso e anche la terrazza, che potrebbe ospitare tavoli e sedie per un’aperitivo o per il caffè finale, offre solo una panca dove sederesi ed è un vero peccato perchè l’aria calda/secca è ideale per rilassarsi sotto il pergolato. Ci sono anche piante da frutta. La sala grande è provvista di aria condizionata, bagni nuovi e puliti, servizio buono pur sempre parlando di agriturismo rurale. La conduzione è a livello famigliare. Prima della sala da pranzo, c’è una saletta espositiva con telai per la confezione di tappeti: Samugheo è la “patria” del tappeto sardo dove si può anche visitare un museo. Gli oggetti di artigianato si possono acquistare.

Le due sale sono impreziosite con tantissimi attrezzi di cultura contadina che danno all’agriturismo quella nota rurale tipica dei luoghi sardi.

All’interno dell’agriturismo, c’è un’ampia cantina (camera sterile) fresca naturalmente, dove i proprietari mantegono i salumi e formaggi da loro prodotti, le conserve di verdura oltre che al vino sempre prodotto da loro come il filu ferru e altri liquori.

La cucina è tipica sarda dell’entroterra: apertura con affettati confezionati dal padrone dell’agriturismo con verdure in conserva quali cardi selvatici e carciofini sott’olio: buonissimo il prosciutto crudo sardo. Antipasti abbondanti che oltre al prosciutto ci hanno fatto mangiare anche pancetta, coppa e salame. Il pane fresco preparato da loro e messo in tavola ancora tiepido.

Come primo piatto abbiamo gustato due classici della cucina sarda con pasta fatta in casa: malloreddus e ravioli con ripieno di patate e formaggio con un po’ di bietole, entrambi al sugo.

I piatti di carne erano due: arosto con funghi e porcellino sardo con insalata. E’ seguito un assaggio di formaggio pecorino, produzione propria.

Per finire dolcetti fatti in casa, mirto e caffè…

Riassumendo l’agriturismo è discreto, menù classico sardo con porzioni abbondanti e buone con quasi tutte materie di propria produzione. Unica nota stonata il loro vino per niente buono. Abbiamo acquistato del salame e della pancetta assaggiati in loco e apparsi soddisfacenti. La struttura è pulita, i padroni cordiali. Prezzo 30 euro a testa.

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Nel cuore della Sardegna SU GOLOGONE, Oliena (NU)

“Il paradiso esiste anche se non sei ai tropici…” classica frase che si dice quando si rimane affascinati da un bellissimo luogo; infatti questo albergo-ristorante, in mezzo ai vigneti sardi del Cannonau, è un vero e proprio resort. La costruzione, completamente nascosta dalla vegetazione sarda, si presenta di colore bianco con tutti i suoi particolari di un intenso azzurro… ogni angolo in cui ti trovi, è impreziosito da particolari acquisiti col tempo e la pace e la tranquillità viene regalata dalla natura stessa. Ciò restando legati alle proprie tradizioni: infatti molti dei particolari che rendono questo luogo di riposo suggestivo, sono prettamente sardi come la loro cucina, solo piatti della tradizione sarda

  All’entrata… il negozio…il ristorante

All’interno del resort, si trova un grazioso negozio con originali e unici pezzi d’arredo realizzati da Giovanna Palimodde. Favolosi gli scialli e i sottopiatti che si possono vedere anche nella sala ristorante che fanno parte dell’elegante ma sempre tipico, arredo…

Abbiamo gustato ottimi piatti come i GNOCCHETTI SARDI, LE ORECCHIETTE CON ERBE FRESCHE SELVATICHE del luogo, dei morbidissimi MEDAGLIONI DI VITELLO, il PECORINO CALDO SUL PANE CARASAU con FAGIOLINI… e naturalmente il MAIALINO SARDO ALLA BRACE fatto in diretta nel camino della sala da pranzo.

Ecco ora alcune foto dei più bei angoli del resort:

SU GOLOGONE viene menzionato nelle migliori riviste quali: ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA – MICHELIN – LE GUIDE DELL’ESPRESSO – GAMBERO ROSSO – LE SOSTE DI VERONELLI – I RISTORANTI DI BELL’ITALIA.

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AGRITURISMO MONTI TUNDU, Arzachena

Come ogni anno un’altra meta fissa nelle nostre vacanze, è cenare proprio qui ai monti tundu. Quest’anno ci è capitato ben due volte: siamo saliti in questo posto incantevole che non sembra neanche a due passi da Porto Rotondo, perchè completamente immerso nella vegetazione tipica sarda piena di olivastri, incastrato tra rocce con forme inverosimili, dove ti può capitare di veder passare qualche cinghialetto…mentre stai salendo. Ti ritrovi così in un tipico stazzo gallurese.  La prima sera abbiamo gustato la classica cena sarda a base di antipasto con salsiccia sarda, prosciutto crudo sardo, pecorino sardo, verdure in conserva prodotte completamente da loro, verdure in pastella. Siamo passati ai primi con i classici malloreddus, i ravioli di ricotta ed una buonissima zuppa gallurese. Abbiamo anche gustato un assaggio di cinghiale cucinato in agrodolce per poi passare ai due piatti forti dell’agriturismo: la pecora in cappotto e il porcetto allo spiedo… che quest’anno è stato cucinato superbamente (non che le altre volte non fosse buono, ma quest’anno Gianni ha superato se stesso). A questa tipica cena sarda non poteva mancare il vino rosso sardo per eccellenza: IL CANNONAU. La seconda volta siamo saliti per mangiare pesce: gustarsi pesce cucinato bene, in un agriturismo immerso nella macchia mediterranea sarda? si può, soprattutto se ha cucinarlo è un sardo doc e pure marinaio… quest’anno ai MONTI TUNDU abbiamo gustato un menù da ittiturismo e se fate una “capatina” da queste parti, ve lo consiglio… L’antipasto è vario composto da insalata di mare, cozze alla marinara e alici in agrodolce veramente deliziose, il primo piatto è stato spaghetti con gamberoni per finire con le orate alla griglia. Dolcetti: ravioli di ricotta.

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