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Posts Tagged ‘avignonesi’

Be non potevo non finire con un post in cui ho radunato tutti i miei acquisti e poi la location mi ha regalato colori e sfondi bellissimi.

I pici sono un tipo di spaghetti fatti a mano toscani. La loro ricetta è estremamente semplice: acqua, farina e pochissimo uovo. Il nome pici deriva dal fatto che chi lavora la pasta deve, alla fine, ottenere uno spaghetto lungo e corposo. I condimenti classici sono ragù di carne o “all’aglione”, un sugo di pomodoro saporito e agliato (vi prometto a presto la ricetta). Se non volete passare tanto tempo ai fornelli, il sugo all’aglione è presente in vendita già pronto all’uso in comodi vasetti oppure ci sono anche dei pacchetti con tutte le spezie secche.

Oltre ai famosissimi pici, ho acquistato anche degli spaghettini dell’Orcia, ottimi anche loro con il sugo all’aglione. Ottimi come antipasto, in Toscana si possono gustare i crostini con vari sapori (famosi sono quelli con i fegatini di pollo e con il tartufo), stessi sapori che si possono acquistare in vasetti di vetro per poi goderseli anche a casa: di regola con del buon pane toscano, quello senza sale per capirci.

Ed eccoci all’oro che si usa in cucina: lo zafferano; anche se tutt’oggi di prodotti d’eccellenza anche le nostre comuni cucine se lo possono permettere, io considero lo zafferano una sorta di “oro” soprattutto per la manualità che serve per raccogliere i suoi preziosi pistilli. Da circa vent’anni, Città della Pieve coltiva il suo zafferano e dal 2003 nacque il Consorzio “Alberto Viganò” per la tutela del “Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano purissimo in fili di Città della Pieve”. Il Consorzio è stato costituito per la tutela dello Zafferano di Città della Pieve e si propone di distinguere, tutelare e promuovere la produzione ed il commercio salvaguardandone la tipicità e le caratteristiche peculiari. La sua coltura è faticosa, dopo ore di lavoro chinati con la schiena piegata, alla fine si ottengono pochissimi chili di prodotto (un chilo di pistilli di zafferano corrispondono circa a 200.000 fiori di croco). Lo zafferano nasce infatti dal fiore di croco che rimane sotto forma di bulbo per tutto l’anno per fiorire poi in due settimane d’ottobre. La sua raccolta in steli deve avvenire però prima che fiorisca aprendo dolcemente i petali e prelevando i tre pistilli che ogni fiore può avere. Si passa poi a far essiccare ad una temperatura di circa 40-45 gradi per poche ore per poi poter passare alla vendita. Poi ho acquistato, in un negozio di prodotti biologici, un risotto alle rose.

 

Non poteva mancare il panforte se poi acquistato nella piazza del palio di Siena, fa più chic, voi cosa ne dite? Ho preferito quello classico per me da acquistare al taglio, al cioccolato o classico per qualche mia amica golosa, invece al cioccolato e fichi per la mia mamma che ama questi frutti. Anche se è un dolce tipicamente natalizio, il panforte in Toscana è presente tutto l’anno: è un dolce che nacque verso l’anno 1000 e che veniva confezionato dagli speziali (farmacisti al tempo) destinato alle tavole dei ricchi nobili o del clero confezionato con conce di arancia, cedro e melone, mandorle, droghe e spezie costosissime per quei tempi. Gli ingredienti sono rimasti immutati nei secoli fino all’arrivo della regina Margherita a Siena: uno speziale preparò un panforte senza melone e con una copertura di zucchero vanigliato anziché di pepe nero.

Altri dolci tipici della Toscana sono i ricciarelli e i cantucci. I ricciarelli sono dei biscotti a base di mandorle, una ricetta tipica senese che ha origini in un castello a Volterra (Li). Di forma ovale simile a un chicco di riso ingrandito, hanno pasta morbida delicata con sapore di pasta di mandorle spruzzati di zucchero a velo che li rende ancora più dolci e piacevoli. Mentre i cantucci sono biscotti tipici di Prato molto secchi ottenuti tagliando a fette il filoncino di pasta ancora caldo. La prima ricetta viene ancora custodita in un archivio di stato perchè si tratta di un manoscritto molto antico. Nel XIX secolo, la ricetta è stata modificata e da allora è rimasta tale e quale. Arrivati a Parigi, i biscotti ottennero successo. L’impasto è composto esclusivamente da farina, zucchero, uova, mandorle non tostate ne spellate e pinoli. Come dessert o fine pasto, vengono solitamente abbinati ad una bottiglia di vin santo toscano.

Il pecorino di Pienza. Acquistare una forma di pecorino in una bottega del posto, è un fatto di sensazioni perchè appena entri in negozio, ti avvolgono i vari sentori dei formaggi esposti. Il pecorino di Pienza è un formaggio di nobili antichità: prima si faceva chiamare “Pecorino delle Crete Senesi”. La sua nascita si pensa risalga addirittura al periodo neolitico per via dei ritrovamenti di ciotole per la lavorazione del latte in un villaggio preistorico di Pienza. A tutt’oggi è un prodotto di cui l’Italia fa bene vantarsi; prodotto con caglio vegetale di latte di pecora, il sapore è un mix tra dolce e amaro. La sua stagionatura può variare ma è bene aspettare almeno 30 giorni fino a 4 mesi per avere una più che corretta stagionatura. E’ un marchio DOP. Ottimo con il miele e le marmellate di frutta.

Il salame di cinta senese l’ho acquistato in un negozio prima di arrivare nei vicoli vicino alla piazza. Ricavato dalle carni della Cinta Senese appunto, risale al XIV secolo: è un grosso salume insaccato in budello naturale di peso che varia dai 500 gr ai 2 kg. Compatto nella pasta di colore rosso scuro, dal profumo intenso. Dalle stesse carni si ricava anche il taglio per la famosissina fiorentina. Il salame di Cinta senese viene prodotto da vari macellai e norcini della provincia di Siena riuniti in un consorzio.

Il formaggio pecorino è la specialità gastronomica della Val d’Orcia. Oltre al pecorino di Pienza, considerato il migliore d’Italia, ci sono altre varietà di pecorino presenti in valle. Grazie alle erbe presenti nei prati che vanno dalla Val d’Orcia alla Val di Chiana, il latte delle bestie, risulta molto profumato regalando al formaggio un eccellente sapore. Il pecorino pientino è un formaggio stagionato prodotto con latte ovino pastorizzato, sale, caglio e fermenti lattici selezionati. Il rossellino di Pienza è riconoscibile grazie al suo colore esterno rosso. Confezinato con latte di pecora, è buono se consumato semi-stagionato per sentire meglio il tipico sapore dei formaggi toscani. Il Corsignano – alta stagionatura – deve il suo nome al paesino omonimo, dove nacque Papa Pio II: è un piccolo borgo a sud di Siena. Papa Pio II, trasformò l’antico borgo di Corsignano in una città che, proprio in suo onore, prese il nome di Pienza.

Le cipolle di cannara vengono coltivate da secoli nel paesino di Cannara, appunto, in terreni argilloso-sabbiosi, ricchi di silice, che forniscono le caratteristiche ideali per lo sviluppo del bulbo che richiede acqua ma senza ristagni. Sono un presidio Slow-Food: note sono le sue proprietà e qualità che possiede, tali da renderla ormai famosa in tutta Italia: incredibile è la sua dolcezza e la sua tenerezza della polpa. Le mie cipolle acquistate sono quelle bianche col bulbo appiattito dal sapore più intenso:  ottime per le zuppe, ideali da fare al forno o cotte alla brace. Tutto, nella coltivazione della cipolla è fatto a mano e con grande cura. Le cipolle vengono poi legate a mazzi a formare una treccia con del giunco poi stese sul terreno ad asciugare ma senza avere la luce diretta del sole. La loro conservazione può durare persino un anno tante che in passato, venivano usate come merce di scambio.

Il Brunello di Montalcino è un vino pregiato di colore granato vivace, con profumo intenso e con sapori di sottobosco e piccoli frutti; adattissimo per lunghi invecchiamenti, migliora nel tempo: si va da un minimo di 10 anni fino a 30 anni a volte anche di più.

La conservazione del Brunello di Montalcino è ottima se in cantina frescasenza sbalzi di temperatura, buia, senza rumori e odori; le bottiglie tenute coricate.

Abbinamenti ideali del Brunello di Montalcino, sono con carni rosse, selvaggina con contorni di funghi e tartufi, formaggi (logicamente il pecorino) ma è perfetto anche come vino da meditazione: avere fra le mani un calice di brunello regala ottime sensazioni, un calice che deve essere ampio e panciuto.

Il Brunello di Montalcino dovrà essere servito ad una temperatura di circa 18°C-20°C. Per i vini più invecchiati, meglio decantarli qualche ora prima.

Il Rosso di Montalcino è un vino DOC prodotto nelle cantine di Montalcino. Di colore rosso con odore intenso e dal sapore asciutto e caldo, è il mio preferito: appena stappo una bottiglia, ne gioisco a sentire il suo strepitoso profumo. Ideale per la cucina toscana, può accompagnare primi di pasta con sugo di carne, pollame e carni di maiale e vitello, funghi o tartufi e risotti compositi; secondi preparati con carni di maiale o vitello salsato. Deve essere servito ad una temperatura di circa 18 °C. 

Le birre del birrificio San Quirico sono due (Giulitta e Iris ad alta fermentazione mentre la Giulitta è una birra a doppio malto di fermentazione alta).

Anche vini bianchi in territorio toscano: la Vernaccia di San Gimignano è ora un marchio DOCG, il primo vino italiano a ricevere il marchio DOC nel 1966. Di colore giallo paglierino, dorato quando invecchiato. L’ odore è fruttato/agrumoso con sfumature floreali vicini alla ginestra e mimosa. Di buon sapore asciutto e fresco con retrogusto amarognolo di mandorla amara. Viene prodotto nelle zone vicinissime a San Giminiano e la sua consumazione non deve superare i due anni. Ottimi con primi piatti di salse bianche, fritture e piatti di pesce, uova e carne bianche. Ottimo anche come aperitivo, ideale con gli antipasti. La temperatura di servizio è fredda 8 °C – 12 °C.

E’ un olio sublime, per me: le olive vengono scelte con estrema cura e portate immediatamente al frantoio per evitare l’aumento dell’acidità delle olive rischiando di diventare amare. Al frantoio le olive vengono macinate a freddo e poi pressate a torchio. L’olio extravergine d’oliva Avignonesi è un olio con carattere pieno e strutturato,molto persistente.

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AGRITURISMO TERRAPILLE, PIENZA (SIENA)

AGRITURISMO TERRAPILLE, PIENZA – SIENA

“…Massimo, Massimo, Massimo”. Il coro per incoraggiare il gladiatore Massimo del famosissimo e premiatissimo film di Ridley Scott “IL GLADIATORE”: è su questa collina e precisamente in questo agriturismo, che si sono girate le scene del film in cui Massimo ricorda con triste amore la moglie e il suo bimbo uccisi mentre lui era in guerra. Da come abbiamo saputo dai proprietari dell’agriturismo, per girare alcune scene sono serviti ben 15 giorni di preparazione, il tutto blindato da guardie del corpo lungo il perimetro della tenuta e la supervisione del luogo avvenne ben due anni prima dall’inizio delle riprese. Famosissima la scena di lui che accarezza il grano sulla collina posta proprio di fronte all’agriturismo e la moglie con il suo bimbo che gli corrono incontro dal viale alberato di cipressi, quei quattro cipressi che sono messi li per caso ma che regalano fascino all’entrata dell’agriturismo.

dal film “IL GLADIATORE”, le scene girate a Terrapille

L’agriturismo è condotto in modo semplice, molto simpatico, il tutto ben in sintonia con la brillantezza tipica dei toscani, da Lucia e dai genitori: posto su un colle, domina le classiche campagne toscane che ora sono nel pieno del verde. L’agriturismo Terrapille è composto da tre appartamenti e tre camere, un classico ma bellissimo casolare tipico toscano: nella zona è pieno di casolari, uno più bello dell’altro. Noi abbiamo optato per l’appartamento avendo Matteo. E’ composto da una cucina, una camera matrimoniale grande e un bagno anch’esso spazioso. Perfetto nella pulizia e ordinatissimo anche i giardini esterni.

IL NOSTRO APPARTAMENTO “OLIVETO” IN TERRAPILLE

Dall’agriturismo, posto su una collinetta, si poteva godere di un bellissimo panorama infinito di verdi prati e dalla parte opposta, si vedeva Pienza posta anch’essa al di sopra di un colle.

INTORNO A TERRAPILLE…

La colazione abbondante viene servita in una saletta ristorante: abbondante c’è di tutto dal caffè in moka a quello espresso, latte, torte fatte in casa, yogurt, burro e marmellata, succo d’arancia, susine in corserva fatte sempre dalla mamma di Lucia. Una nota per le torte: buonissime!!! La cordialità dei nostri padroni di casa è tipica dei toscani con la loro parlantina in perfetto italiano. Durante la prima colazione con Lucia ho parlato di questa bellissima zona (la Val d’Orcia) consigliandomi ristoranti e cantine dove provare e acquistare i prodotti tipici della zona: pecorino, vino, olio e zafferano. E poi ho parlato di cucina e dei piatti tipici della zona quali i PICI ALL’AGLIONE piatto semplicissimo di pici conditi con olio extravergine d’oliva toscano con tanto aglio in cui si aggiunge la passata di pomodoro: per gli amanti dell’aglio si lasciano gli spicchi, per chi non ama trovarsi pezzetti nel piatto si levano appena si mette il passato. Far rapprendere il sugo che poi userete per condire i vostri pici. Fra qualche giorno preparerò questo buon piatto e vi farò sapere… Tornado al nostro soggiorno in Toscana, rimane solo ilpensiero di poter rimanere qua per qualche mese, immersi nel verde e nella pace dove qua e la ci sono olivi, piante di rosmarino in fiore, tulipani e fiori di campo appena sbocciati e alberi da frutto in piena fioritura.

LA NATURA…

PIENZA E LA SUA BELLEZZA

Pienza è un ridente paesino medioevale, cambiato radicalmente da Pio II in epoca rinascimentale, è posto su un colle nella bellissima Val d’Orcia, valle tutt’ora intacca dal punto di vista paesaggistico, bandiera arancione e città dell’olio e del formaggio: famosissimo è il PECORINO DI PIENZA. Interessanti sono i nomi delle vie: una visita a questa piccola città ti porta tra via della Fortuna, via dell’Amore, via del Bacio e via Buia dove ai loro lati ci sono negozi e botteghe di prelibatezze che costellano il corso principale e che arricchiscono l’atmosfera con profumi davvero irresistibili. Tante sono le taverne e le osterie che emanano profumi indimenticabili che pizzicano il gusto grazie all’aroma intenso di aglio bruciacchiato…

Tra le varie botteghe, famosissimo in questa zona è il panino con la porchetta nel pane toscano, quello privo di sale. E’ un ottimo street food soprattutto per pranzo mentre si visitano questi paesini e mentre si entra ed esce da queste peccaminose botteghe. Non può mancare la bistecca di carne chianina magari con un bel pezzo di prosciutto oltre che ai tantissimi e particolati pecorini: il tutto da portare a casa e gustare. Il vino poi qui è proprio degno del miglior Bacco!

I RISTORANTI DI PIENZA

LA BUCA DELLE FATE corso il rossellino

La trattoria si affaccia su un viale, forse il principale, che porta al centro di Pienza: l’entrata al ristorante come potete vedere dalle foto, è molto gradevole, il palazzo è in perfetto stile di Pienza. Pensavo di trovare un menu’ pieno zeppo di piatti toscani ma haimè… si è rivelato un ristorantino normalissimo, niente di che!!! Le sale sono belle, la prima all’entrata molto ampia, la seconda dove ci hanno fatto sedere più piccola e più caratteristica: intorno a noi le pareti ad archi erano zeppe di ottime bottiglie di vino per ogni desiderio: purtroppo c’era il guaio che ogni tanto il cameriere, di poche parole, chiedeva permesso per poter servirsi delle bottiglie…

Passiamo al menu’: come vi ho anticipato, i piatti toscani erano pochi, abbiamo comunque cercato di assaggiare quelli che ‘erano; antipasto di affettati toscani tagliati tutti spessi a coltello, bruschetta di pomodoro, i crostini rustici con tartufo e fegatini di pollo, Marco a poi scelto i PICI ALL’AGLIONE (sopra vi ho citato in breve la ricetta ma presto posterò) e per me faraona alle olive che di faraona sapeva ben poco e ben pochi pezzi erano di questo volatile che ben sanno tutti avere carne rossa e come mai da me la carne era bianchiccia tranne per la coscetta??? Il tutto inaffiato con del NOBILE DI MONTEPULCIANO – AVIGNONESI: è di colore rosso granato, delicato ma intenso allo stesso tempo intenso; in bocca è pieno, armonico, ricco. Essendo un vino di grande classe è perfetto con carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati. Per me il migliore della zona… adorabile! Per dessert una crostata di marmellata e noci presente ovunque nella zona e una mousse al cioccolato; prezzo nella media, servizio un po’ troppo tranquillo: per pagare il nostro conto abbiamo aspettato più di cinque minuti mentre la padrona della trattoria si faceva i suoi comodi al telefono dandoci le spalle e all’arrivo del figlio che ha commentato la madre, lei ha finito non ha chiesto scusa ed è andata a farsi altre cose sue al tavolo penso di amici con un passo felpato (di chi se ne frega tanto qui i turisti girano) e dopo ancora qualche minuto con modi asciutti e sorriso ironico di chi stava alla cassa, finalmente abbiamo pagato.

OSTERIA “SETTE DI VINO” P.za di Spagna

Ed eccoci in un angolino toscano, un angolino dove con piacere abbiamo gustato una cena insolita e diversa dal solito ma di gusto! L’osteria non cucina primi ne secondi, non serve caffè ma prepara sapientemente bruschette di ogni tipo dove primeggiano diversi tipi di pecorino dal fresco allo stagionato. Ottimo connubio fra pecorino e “rigatino” ossia pancetta, ci hanno regalato per qualche ora i profumi delle vecchie osterie di paese e poi l’oste Luciano, con il suo accento toscano, ti faceva sentire proprio nell’atmosfera rustica di questi paesini mediovali. Il vino della casa, buono, è servito in fiaschetti da mezzolitro (c’è anche la cantina dove scegliere la marca di vino): abbiamo iniziato con la zuppa di fagioli e devo dire che era buona perchè il cucchiaio di mio marito per più di una volta ha rubato dalla mia scodella. Non poteva mancare la più che famosa bruschetta al pomodoro con pane toscana e i crostini tipici con i fegatini di pollo, il tartufo e il pecorino.

Abbiamo proseguito con un pinzimonio di verdure fresche insieme al pecorino caldo con il miele, le bruschette con la ricotta e le cipolle (e ho scritto bruschettE perchè abbiamo fatto il BIS tanto erano buone) e per finire con quella al pecorino e rigatino (pancetta). Matteo ha mangiato la salamella alla brace. Il prezzo è più che giusto ma se siete meno mangioni, ve la cavate con poco… l’oste in perfetto toscano vi fa accomodare in tavolini posti in piccoli locali; se capitate a Pienza è un locale da non saltare, da provare sicuramente; se avete dei bimbi sappiate che si devono adeguare al menù prettamente da osteria.

HOSTERIA DEL BACUSS Corso Rossellino

Il classico ristorante taverna con tutti i suoi muri personalizzati di ogni chincaglieria nuova o vecchia che sia… è questa per me la particolarità di questa osteria nel centro di Pienza ma anche il cibo servito, da quel che ho capito, da una famiglia è veramente ottimo. La scelta è ampia: oltre al menù ci sono piatti extra che le signore che servono ai tavoli ti propongono a voce oppure puoi sceglierli leggendo la lavagnetta appesa al muro. L’osteria è composta da due sale: a noi ci hanno fatto accomodare nella prima e si vedeva attraverso un paio di scalini una seconda sala.

Gli antipasti hanno aperto le danze e che danze: gli affettati misti che ha preso Marco, erano accompagnati anche da assaggi di pecorino e da due porzioni di torte salate. Io ho optato per le alici al pesto di prezzemolo veramente squisite. E finalmente sono riuscita a mangiare la ribollita con pane toscano raffermo… deliziosa! e visto che il tempo che ci ha accompagnato durante la  nostra vacanza non è stato dei migliori, ci cadeva a… fagiolo!!! Per finire la fiorentina di carne chianina cotta al punto giusto al suo interno ancora ben rosa e all’esterno una crosticina che dava un buon sapore. Per il dolce aime, non avevamo più spazio ma in compenso ci siamo bevuto del buon Rosso di Montalcino, Col d’Orcia: è un vino prodotto solo nella zone del Montalcino, di colore rosso intenso quasi rubino con un sapore intenso ma molto caratteristico. Ideale per i cibi della cucina toscana, si abbina facilmente con sughi di carne e di conseguenza con secondi di carne. Quando stappo un rosso di Montalcino, mi piace sentire subito i profumi che escono dalla bottiglia… insomma è il mio preferito!

Per concludere questo post, vi consiglio caldamente questa squisita cittadina…

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