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Posts Tagged ‘chiodi di garofano’

POLLO AL CURRY (2)+

Un “Dolcepensiero”: un piatto etnico indiano che ama moltissimo mio marito. Il pollo al curry è perfetto come piatto unico se lo si accompagna a del buon e profumato riso basmati. E’ un piatto molto aromatizzato come è tradizione nella cucina indiana. L’ingrediente principale è il curry ovvero una miscela di spezie e aromi ed essendo un mix di sapori, ci sono numerose varianti che però hanno tutti in comuni almeno tre   ingredienti classici di base come il pepe, lo zenzero e il peperoncino.

POLLO AL CURRY (15)+

INGREDIENTI

PER IL POLLO

500-600 grammi di petto di pollo

tre cucchiai circa di farina bianca

un pizzico di pepe

1/4 di litro di brodo di pollo

3 cucchiaini circa di curry

un paio di cucchiai di latte

olio extra vergine d’oliva q.b.

PER IL RISO

150 grammi di riso basmati

una stecca di cannella

qualche chiodo di garofano

qualche granello di pepe nero

POLLO AL CURRY (11)+

PREPARAZIONE

PER IL RISO: porre il riso basmati in una pentola e ricoprirlo interamente di acqua con qualche granello di sale grosso; porlo su fuoco medio per circa un quarto d’ora aggiungendo subito la cannella, i granelli di pepe e i chiodi di garofano. Lasciar cuocere mescolando di tanto in tanto. Scolare il riso e sgranarlo eliminando i granelli di pepe e i chiodi di garofano, operazione che potete evitare se li porrete in un colino per il tè.

PER IL POLLO: tagliare i petti di pollo a listarelle, infarinarli nella farina regolata con un pizzico abbondante di sale: devono essere coperte per intero. Oliare una pentola, adagiare il pollo e cuocere rigirando sempre in modo che la carne si rosoli per bene. Abbassare le fiamma e aggiungere una parte del brodo. In una ciotola, sciogliere il curry con un poco di latte e unirlo alla carne in cottura. Continuare a cuocere su fuoco basso per una ventina di minuti, regolare con poco pepe. Appena cotto il riso e addensata la salsina al curry, potete servire il pollo con il riso.

POLLO AL CURRY (49)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

SPAGHETTI COZZE E VONGOLE

RISOTTO CARCIOFI E BOTTARGA

LINGUINE CON RAGU’ DI GALLINELLA E CUORE DI BUE

TORTA SALATA AL MASCARPONE, SALSICCIA E SPINACI

POLLO ALLA DIAVOLA

VERMICELLI di SOIA alle VERDURE

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SFOGLIATINE DI MELE E GOJI (4)+

Un “Dolcepensiero”: sulle BACCHE GOJI ne ho già parlato ampiamente qui. Per queste sfogliatine ho usato delle mele Ambrosia: mi gusto tutte le mele in generale ma queste sono adorabili per i loro colori che sfumano dal rosso al giallo; sono mele nate in Canada e sono l’unione di ben tre tipi diversi di questo frutto ovvero la Red Delicious dal bel colore rosso, la Gold Delicious particolare per il suo colore giallo e la Jonagold. Per realizzare queste tortine, le fettine di mela dovranno essere affettate il più sottilmente possibile.

SFOGLIATINE DI MELE E GOJI (6)+

INGREDIENTI PER UNA PIROFILA DI CM 15

1 rotolo di pasta sfoglia (circa 200 grammi)

1 mela Ambrosia

1 cucchiaio di bacche Goji

50 grammi di burro

zucchero di canna q.b.

un cucchiaino di cannella

qualche chiodo di garofano

un paio di bacche di cardamomo

un cucchiaio di miele

SFOGLIATINE DI MELE E GOJI (26)+

PREPARAZIONE

Mettere le bacche goji ad ammollarsi in acqua tiepida. Sciogliere il burro a bagnomaria e con un pennello ungere la pirofilina. Affettare sottilmente la mela che avrete lavato e sbucciato. Mettere le fettine in una ciotola, unite il burro restante, unire le spezie (cannella, chiodi di garofano e i semini delle capsule di cardamomo schiacciate con il mortaio). Infine mischiare bene il tutto con le bacche goji ben scolate e il miele. Lasciar riposare una mezz’oretta mescolando di tanto in tanto per aromatizzare un po’ di più. Accendere il forno a 200°C. Ritagliare dalla sfoglia due dischi leggermente più larghi della pirofilina e adagiarvi un disco di sfoglia che bucherellate con una forchetta. Riempire con la frutta eliminando i chiodi di garofano, ricoprire con il secondo disco di pasta, eliminare l’eccesso, bucherellare con una forchetta e spennellare con pochissimo burro fuso. Spolverare con dello zucchero di canna, infornare per una mezz’oretta.

SFOGLIATINE DI MELE E GOJI (33)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

TORTA CON YOGURT ALLE MELE CON BACCHE DI GOJI

SFOGLIATINE LEGGERE ALLE OLIVE

STRUDEL CON ZENZERO, MELE E ARANCE

BACCHE GOJI (17)+

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POLLO CON CAROTE AL CURRY (7)+

Un “Dolcepensiero” etnico: sarà la voglia di vacanze, sarà la voglia di mangiare qualcosa di diverso, sta di fatto che l’altra sera abbiamo scelto di cucinare un piatto indiano ormai diffusissimo e famosissimo tanto che qualche ristorante della mia città ora lo mette nel suo menù. Questa volta ho aggiunto delle carote… Parlando di vacanze, a me e a Marco ora sembra strano non essere nella nostra adorata Sardegna ma come vi avevo già accennato, cause di forza maggiore lavorative e – aggiungerei per colpa di qualche “faccendiere” – siamo costretti a rimanere a casa. Marco infatti mentre vi sto’ scrivendo, è in ditta! E pensare che l’anno scorso a quest’ora era già una settimana che ci rilassavamo al sole e al mare smeraldino della costa. Comunque qualche giorno nelle due prossime settimane, ce le regaleremo senz’altro: abbiamo pensato ad una crociera oppure di visitare qualche regione e città italiane che fa sempre bene non solo per la cultura ma anche per il piacere di assaggiare cose nuove della cucina italiana… chissà, ai prossimi post… per ora trasferiamoci solo virtualmente in India…

INGREDIENTI

PER IL RISO BASMATI

200 grammi di riso Basmati

mezza cipolla bionda

qualche chiodo di garofano

un bastoncino di cannella

2 bacche di cardamomo “I gusti vegetali” della ditta “Ferri dal 1905″

un pizzico di sale

olio extra vergine di oliva q.b. “F.lli Carli”

PER IL POLLO

800 grammi di petto di pollo

un paio di carote

farina bianca q.b.

1 cipolla bionda

olio extra vergine d’oliva q.b.  “F.lli Carli”

curry q.b.

un pizzico di sale

un pizzico di pepe bianco

PREPARAZIONE

PER IL RISO: metter il riso basmati in un contenitore, ricoprirlo di acqua e lasciar riposare per una ventina di minuti. Scaldare dell’olio evo in un tegame aggiungendo la cannella, i semi di cardamomo prelevati dalle bacche e i chiodi di garofano. Cuocere mescolando per un paio di minuti non di più, aggiungere la cipolla tritata e far rosolare per qualche minuto ancora. Scolare il riso e unirlo al soffritto, mescolare molto bene in modo da insaporirlo, regolare con una presina di sale e aggiungere circa 900 ml di acqua tiepida fino a ricoprirlo tutto. Coprire con un coperchio, abbassare la fiamma e far cuocere per un quarto d’ora mescolando di tanto in tanto o fino a quando l’acqua sarà assorbita del tutto.

PER IL POLLO: tagliare a fiammifero le carote lavate e grattugiate sulla parte esterna; tagliare i petti di pollo a listarelle, infarinarli nella farina regolata con un pizzico abbondante di sale: devono essere coperte per intero. Oliare una teglia, tagliare la cipolla e farla rosolare a fiamma viva, unire le carote e farle rosolare da sole per un paio di minuti, adagiare poi il pollo e continuare la cottura per altri cinque minuti rigirando sempre. Abbassare le fiamma e aggiungere dell’acqua tiepida in cui avrete sciolto il curry (regolatevi in base alla piccantezza dello stesso e in base ovviamente ai vostri gusti) dai lati della pentola (o se preferite un sapore più deciso con del brodo vegetale). Continuare la cottura su fuoco basso per una mezzoretta circa, regolare con poco pepe. Servire con il riso.

POLLO CON CAROTE AL CURRY (5)+

Dall’archivio di Dolcipensieri:

SERENA SALAD CON POLLO CROCCANTE

TORTA ALLE CAROTE

RISOTTO ALLE ROSE E CURRY

Con questa ricetta partecipo al contest de: “Chiacchiere e cucina”
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Un “Dolcepensiero” di inizio stagione: con questa ricetta tradizionale lariana, partiamo con la stagione autunnale e oggi malgrado un sole splendente, tira un vento freddo e sferzante; speriamo nel week-end le temperature risalgano regalandoci il secondo colpo di coda estivo… magari. La Buseca è un piatto che vedo cucinare fin dalla mia infanzia da mia mamma e ora mi cimento anche io in cucina soprattutto in Pro Loco dove è tradizione proporla il primo venerdi della festa paesana e anche quest’anno non è mancata. Sull’origine del nome non vi è certezza, sembrerebbe che l’etimologia della parola derivi da sinonimi per lo più toscani che indicano la parte dell’intestino dei bovini, a volte è scritta con la doppia c e i puntini sulla u. Si tratta di una ricetta della tradizione contadina milanese: un piatto umile cucinato soprattutto nei periodi freddi dell’anno e come tradizione vuole, è consuetudine mangiarla alla Vigilia di Natale perchè in passato era si un piatto umile nella preparazione degli ingredienti, ma era anche sinonimo di cibo delle grandi occasioni, appunto. Ma simboleggia anche l’arrivo della stagione autunnale che porta con sè i primi venti e le prime pioggie, la voglia di stare a casa al calduccio. Per il resto d’Italia, o quasi, è conosciuta con il nome di Trippa: qui in Brianza è un piatto che si prepara in grandi quantità anche perchè è piacevole regalarne qualche porzione a famigliari e conoscenti, come cuorioso è il continuo chiacchierare sulle varie varianti personali che si possono apportare a questo strepitoso piatto. Mio padre per esempio, vuole solo foiolo e senza alloro, qualcuno non mette il concentrato di pomodoro bensì i pomodori a tocchetti e per insaporirla ancor di più, l’aggiunta di peperoncino non manca in alcune ricette personali. Per via della sua lunga e lenta preparazione, soprattutto se il brodo è di carne ma niente e nessuno vi vieta di farne con dado vegetale, la Buseca è un piatto che troverete anche tutto l’anno – estate compresa – alle sagre di paese… un vero invito ad un piatto che simboleggia la mia tradizione culinaria che vi invito a gustarla.

INGREDIENTI

PER IL BRODO

1 carota

qualche chiodo di garofano

1 cipolla

1 costa di sedano

un paio di cosce di gallina

1 pezzo di manzo (la polpa circa 500 grammi)

il ginocchio del maiale

pepe nero in grani q.b.

una presa di sale grosso

PER LA BUSECA

2 chili di trippa di cui 1 solo foiolo

una noce di burro

50 grammi di pancetta tesa

2 cipolle

2 carote

200 grammi di fagioli borlotti

un rametto di rosmarino

una costa di sedano

un paio di foglie di alloro

qualche chiodo di garofano

pepe nero q.b.

sale q.b.

brodo di carne q.b.

1/2 tubetto di concentrato di pomodoro

grana padano grattugiato q.b.

fette di pane casereccio

olio extra vergine d’oliva q.b.

PREPARAZIONE

PER IL BRODO

Porre i pezzi di carne in una pentola capiente. Coprirla con abbondante acqua fredda e portarla a ebollizione. Sbucciare la cipolla, infilzarla con i chiodi di garofano, pulire la carota così come la costa di sedano e tuffare il tutto nella pentola con qualche grano di pepe. Lasciar sobbollire il brodo regolando anche di sale grosso e appena il bollore di alza, abbassare il fuoco al minimo, coprire con un coperchio e cuocere per un paio di ore abbondanti mescolando di tanto in tanto e assaggiandolo, nel caso regolare di sale e/o pepe. Scolarlo poi dalla carne (ottima da mangiare anche così con sott’aceti o salsine varie) e filtrarlo con un colino. Se lo preparate in anticipo, filtratelo nuovamente al momento dell’utilizzo per la trippa per eliminare la patina di grasso che si riproduce (se non lo usate tutto, lo potete congelare per usi futuri come un bel risotto).

PER LA TRIPPA

Se usate fagioli freschi, lasciarli a bagno in acqua tiepida con un pizzico di sale per circa un’oretta. Lavare sotto acqua corrente tutta la trippa e asciugarla, procedere a tagliarla a listerelle sottili. Affettare le cipolle finemente, la pancetta a dadini piccoli: in una pentola capiente a sponde alte, far sciogliere una noce di burro con un filo di olio, unire la pancetta e la cipolla con l’alloro e il rosmarino legati a mazzetto; lasciar soffriggere il tutto, aggiungere la trippa, la carota a rondelle, il sedano a tocchetti, i chiodi di garofano e qualche grano di pepe. Sfrigolare molto bene fino a quando la trippa sarà tutta ben scottata. Regolare di sale, unire il concentrato mescolando energicamente e coprire con abbondante brodo di carne. Portare a bollore, poi coprire la pentola e far cuocere sino a quando la trippa sarà tenera (circa un quattro/cinque ore minimo). Tenerla schiumata regolarmente. Un’oretta prima, unire i fagioli se freschi, un quarto d’ora prima se in scatola. Se dovesse occorrere, aggiungere del brodo bollente tenendo presente che la buseca deve presentarsi come una zuppa brodosa. Quando cotta, servirla ben calda con grana grattugiato e qualche pezzo di pane casereccio. E’ un piatto da gustare anche il giorno dopo riscaldato…

Dall’archivio di Dolcipensieri:

ALBORELLE

INSALATA CASLINO

RESTA PASQUALE DI COMO

MI TROVI ANCHE NELLA RUBRICA “RICETTANDO” NELLA SEZIONE “IBLOG” SU

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Questa ricetta la trovi anche qui…

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Un “Dolcepensiero”… siamo in pieno carnevale ma niente fritto!!! spero di fare qualcosa durante questa settimana perchè io vivo a cavallo fra il rito romano e quello ambrosiano che avrà la sua fine sabato prossimo!!! oggi vi presento però una torta buona che potreste preparare per la colazione dei vostri bimbi da gustare in questi giorni carnevaleschi di vacanza. Oppure per i più fortunati, gustare una buona fetta prima di fare qualche sciata essendo periodo di settimane bianche: per noi quest’anno nessuna vacanza sotto la neve ma mai dire mai!!! Finito il carnevale, si potrebbe fare una bella capatina nella mia adorata Valtellina!!!

INGREDIENTI

200 grammi di pane integrale di segale

200 grammi di mandorle

200 grammi di farina bianca 00 antigrumi

80 grammi di zucchero semolato

2 uova intere

2 albumi

150 ml di latte intero

120 grammi di burro salato

cannella in polvere q.b.

5-6 chiodi di garofano

1 bustina di lievito per dolci

PREPARAZIONE

Sciogliere a bagnomaria il burro che unirete allo zucchero nella planetaria; quando il composto sarà ben montato e spumoso, aggiungere le uova intere. Unire la farina con il lievito setacciati, un cucchiaino di cannella in polvere e i chiodi di garofano, pestati nel mortaio, ridotti in polvere. Nel mixer tritare finemente il pane con le mandorle e porre il tutto nel composto di uova. Unire anche il latte a filo. Montare gli albumi a neve ben ferma con un pizzico di sale e aggiungerli al composto della torta miscelando bene il tutto con un cucchiaio di legno o una spatola senza smontarli. Porre tutto il composto un una forma a ciambella dai bordi alti in silicone, porla in forno già caldo a 180°C per circa un’oretta.

Con ispirazione a Sale&Pepe – febbraio 2012

Con questa ricetta partecipo al contest di MAMMA PAPERA’S BLOG

“METTI UN DOLCE SANO IN TAVOLA”

Dall’archivio di Dolcipensieri:

LA CIAMBELLA DOMENICANA 

PANIGADA – TORTA DI PANE

PANE ALL’AGLIO ALLA GRIGLIA

BROWNIES AL CIOCCOLATO BIANCO

MUFFIN “CIOCCOLOSO ALLA NOCCIOLA” E MANDORLE

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Un “Dolcepensiero” francese: una calda e profumatissima padella di pollo… profumato grazie alle quattro spezie che poi danno il titolo a questo piatto. La “quatre épices” è una miscela di spezie, quattro appunto, quali chiodi di garofano, noce moscata, cannella e pepe. Esiste anche la versione con l’aggiunta di zenzero e pepe di Giamaica per creare un ottimo condimento perfetto per le carni bianche. Le spezie sono molto presenti in questa pietanza che prevede l’uso di un brodo aromatizzato anch’esso dalle spezie. E’ un piatto francese. In Europa le spezie in cucina sono molto presenti fin dai tempi antichi: si pensi che fin dall’antica Grecia ai nostri romani, le spezie avevano in cucina un ruolo molto importante per insaporire piatti e pietanze. Dopo guerre e conquiste, furono molti i paesi che controllarono le vie delle spezie oppure che, conoscendo luoghi e popolazioni nuove, finirono con il conoscere nuove varietà di aromi e spezie; grandi colonizzatori furono i portoghesi, gli spagnoli, gli olandesi, gli inglesi e i francesi appunto. Al ritorno dai loro viaggi, i colonizzatori portarono con loro le varie spezie che – per alcune di loro, molto rare e preziose – divennero merce di scambio e pagamento quindi entrarono così nelle tradizioni culinarie di questi paesi. La Francia ha portato a casa con le sue conquiste non solo le spezie, ma anche i sapori del Vietnam e del Nord Africa. Questo piatto ne è una prova di queste sfumature che sono entrate nella cucina francese…

INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE

PER LA MISCELA QUATRE EPICES

una decina di chiodi di garofano

1 stecca di cannella

1/4 di pepe nero in grani

1 noce moscata

PER LA CARNE

800 grammi di petto di pollo

1 grambo di sedano + qualche foglia tenera

1 porro

1/2 cipolla bianca

2 spicchi di aglio

125 grammi di carotine

100 ml di creme freiche

una noce di burro

olio d’oliva extravergine q.b.

qualche foglia di lauro

prezzemolo tritato q.b.

timo essicato

sale q.b.

farina bianca q.b.

PER IL BRODO AROMATICO

2 dadi (aromatizzati al pollo)

qualche foglia di lauro

1/2 stecca di cannella

una decina di chiodi di garofano

1 cipolla bianca

sale grosso q.b.

PREPARAZIONE

Preparare la miscela quatre épices: in un mortaio, ridurre i chiodi di garofano, la cannella e il pepe ad una polvere finissima, quindi unire la noce moscata grattugiata al momento (se serve circa un cucchiaino). Tenere in un vasetto di vetro o in un contenitore ermetico per utilizzi futuri (nella ricetta ne serve solo una parte). Questa miscela è perfetta per insaporire carni biance, carni di maiale, zuppe, spezzatini oppure per confezionare il famoso Pain d’épices.

Preparare il brodo aromatico*: mettere in una casseruola alta circa un paio di litri di acqua con i due dadi a cui unirete le foglie di lauro, la cannella, la cipolla nella quale inzilzerete i chiodi di garofano. Portare a bollore, salare con qualche granello di sale grosso e far cuocere poi a fuoco basso per una decina di minuti ancora. Passare il brodo attraverso un colino per filtrarlo.

Preparare il pollo: affettare i petti di pollo a tocchetti lunghi e larghi circa un/due centimetri. Tagliare a cubettini fini il sedano, il porro a lamelle sottili, la cipolla in due pezzi. Sciogliere il burro con l’aglio in una casseruola a sponde alte meglio ancora una wok, unire il pollo e farlo sfrigolare a fuoco alto unendoci tutta la verdura preparata menzionata sopra con l’aggiunta delle carotine. Lasciar cuocere una decina di minuti rigirando di continuo. Aggiungere circa metà brodo delicatamente (se vi sembra troppo aggiungetene meno). Unire un mazzolino di erbe (lauro, foglie di sedano) e un mezzo cucchiaino di miscela quatre épices, portare a bollore dopodichè abbassare la fiamma al minimo e continuare la cottura altri 10 minuti (controllare comunque lo stato di cottura del vostro pollo che può variare in base a come avete tagliato il pollo). Unire un po’ di timo. Scolare il sugo del pollo in una casseruola piccola, unite un tocco di farina bianca per ridurre la salsina su fuoco basso e la creme freiche che farete ben amalgamare con un frustino. Regolare di sale. Togliere il pentolino dal fuoco quando la vostra salsa si sarà ben addensata, eliminare il mazzolino di erbe, unire la salsa al pollo e rigirandolo molto bene su fuoco basso, unire una bella spolverata di prezzemolo tritato.

*(il brodo che vi avanza potete utilizzarlo per un aromatico risotto, ma questa è un’altra ricetta e sarà un altro post…).

Per questa ricetta mi è stato molto utile il libro “Spezie da tutto il mondo” di Manisha Gambhir Harkins con le fantastiche fotografie di Peter Cassidy: il libro oltre a spigare ricette da tutto il mondo, è una bellissima raccolta di notizie storiche sulle spezie di tutto il mondo, sul loro uso e sul loro utilizzo in cucina singolarmente o mischiandoleper farne miscele aromatiche. Di questo libro avevo già parlato qui.

Dall’archivio di Dolcipensieri:

COSCE DI POLLO VELOCI AL LIME E PEPERONCINO

STRUDEL CON FRUTTA CANDITA

GELATO ALLA CANNELLA

RICETTA CHE TROVATE ANCHE QUI

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Un “Dolcepensiero”: il ragu’ di cinghiale nella mia cucina non manca, almeno una  volta all’anno lo cucino per accompagnare un bel piatto di tagliatelle o fettuccine; questo è il periodo della caccia al cinghiale e i nostri monti brianzoli, sono stati ben ripopolati se poi ho un suocero cacciatore, il gioco è fatto. E’ un piatto tipico soprattutto della Toscana ma comunque presente un po’ in tutta la penisola dove vi sono monti: anche in Sardegna per esempio viene cucinato spesse volte. La mia versione è molto leggera, condisco della pasta lunga meglio ancora se fresca ed infine una bella spolverata di nocciole a tocchetti fini ma non troppo.

INGREDIENTI PER SEI/OTTO PERSONE

650 grammi di polpa magra di cinghiale

PER LA MARINATURA

300 ml di vino rosso corposo

2 spicchi di aglio bianco

1 carota

1 cipolla bianca

1 gambo di sedano

chiodi di garofano q.b.

PER IL SUGO

1 carota

1 gambo di sedano

1 cipolla bianca

1 dado vegetale

1 bicchiere di latte

olio extravergine di oliva q.b.

pepe nero macinato fresco q.b.

1 peperoncino piccante

1 litro di passata di pomodoro

3 cucchiai di concentrato di pomodoro

1 rametto di rosmarino

sale q.b.

1 rametto di salvia

PREPARAZIONE

Marinare la carne di cinghiale ponendola un giorno prima nel vino rosso contenente l’aglio, la cipolla con infilzati un po’ di chiodi di garofano, il sedano e il rametto di rosmarino legato alla salvia. Passate 24 ore, tagliare a cubotti la carne di cinghiale sgocciolata; mondare e tritare a dadini piccolissimi un’altra cipolla, un’altra carota, altro sedano e  farli soffriggere in un capiente tegame contenente l’olio di oliva. Dopo una decina di minuti, unire la polpa di cinghiale, farla rosolare anch’essa e poi regolare di sale, unire il dado e il peperoncino. Aggiungere il concentrato di pomodoro e la passata diluita con un bicchiere di acqua calda, lasciare cuocere a fuoco dolce, girando di tanto in tanto; se occorre perchè troppo asciutto, aggiungere al ragù della passata di pomodoro ma diluita con un po’ più di acqua calda fino al termine della cottura. La cottura si aggira intorno alle tre ore circa, ma assaggiate sempre la morbidezza della carne quindi regolare se necessario ancora di sale e spolverare con del pepe nero macinato fresco. Una decina di minunti prima di condire con questo sugo la vostra pasta (preferibilmente tagliatelle o pappardelle) unire un bicchiere di latte avendo cura di amalgamare bene il tutto facendo salire di bollore.

Adoro la Toscana che mi ha completamente stregato l’ultima volta che ci sono stata

quindi partecipo volentieri al contest del blog: “PAN DI RAMERINO

dal titolo “LA TOSCANA NEL PIATTO

Dall’archivio di Dolcipensieri:

INVOLTINI DI VERZA CON RAGU’ DI CARNE 

TAGLIATELLE DI RAGU’ DI CINGHIALE

CINGHIALE IN UMIDO CON POLENTA

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Un “Dolcepensiero” profumato: mi sono avvicinata alla cucina indiana assaggiado piatti semplici aromatizzati con curry (qui alcune mie ricette), provando poi piatti più particolari al ristorante “Namaste” di cui vi ho già parlato qui. Ora posso dire che sono innamorata di questa cucina che può essere leggerissima ma intensa di sapori e profumi, fra l’altro sto’ finendo di leggere “La maga delle spezie” storia d’amore fra un indiana trapiantata in America e un fascinoso americano raccontando, attraverso le qualità delle spezie, le varie situazioni che stanno vivendo i suoi clienti. Ma torniano alla ricetta, per il libro aspettate che lo finisca e poi ve ne parlerò… questo piatto è un alleato delle diete perchè molto leggero ma aromatizzato con spezie particolari a cui conferiscono profumo e gusto consentendoci di non esagerare o, addirittura, eliminare condimenti vari. Il riso biryani è un piatto a base di riso, possibilmente basmati o thai, arricchito di spezie e condito anche con carne o pesce. E’ molto tipico delle culture orientali: infatti il termine “biryani” deriva dall’indiano che indica la cottura del riso pilaf con l’aggiunta dello zafferano che gli conferisce un bel colore giallo oro che ci richiama i colori accessi e solari dell’India. Il riso migliore e più indicato per questa ricetta, è il basmati dal chicco lungo e bianchissimo, aromatico e profumato coltivato in ampie distese in India ai piedi dell’Himalaya. Questa versione è perfetta per vegani e vegetariani oppure per chi sta seguendo una dieta: infatti unici protagonisti sono le spezie fra cui la cannella che, come si racconta ne “La maga delle spezie”, si crede sia capace di procurare amici e allontanare i nemici; il cardamomo che, come la cannella, è originaria dello Sri Lanka: si tratta di particolari baccelli ovali di color verde con al loro interno piccoli semi neri molto profumati, i chiodi di garofano nativi delle isole Maluku – Indonesia, sono invece germogli essicati e usati in cucina interi o ridotti in polvere, hanno un sapore leggermente amaro e poi lo zafferano nativo della Persia, è una fra le spezie più care al mondo perche i pistilli vengono ancora raccolti a mano, dona ai piatti un caldo colore solare.

INGREDIENTI PER DUE PERSONE

160 grammi di riso basmati

1 porro

40 grammi di anacardi non salati

1 cucchiaio di uvetta passa

3 chiodi di garofano

2 capsule di cardamomo

1/2 bastoncino di cannella

qualche pistillo di zafferano

1 litro abbondante di brodo vegetale (1 dado)

olio extravergine d’oliva

un pizzico di sale rosa dell’Himalaya.

PREPARAZIONE

Sciogliere qualche ora prima i pistilli di zafferano. Portare a bollore il brodo di dado vegetale. Affettare sottilmente a rondelle il porro e rosolarlo in una padella con fondo in ceramica, con due cucchiai di olio evo. Aggiungere gli anacardi appena il porro imbiondisce, la mezza stecca di cannella, i chiodi di garofano e i semi del cardamomo privati della capsula. Regolare di sale rosa e mescolare bene il tutto. Unire il riso, farlo tostare leggermente quindi iniziare a sfumare con il brodo e proseguire la cottura per circa un dieci minuti irrorando con brodo quando serve. Nel frattempo ammollare l’uvetta in acqua calda che aggiungerete appena trascorsi i primi dieci minuti al riso. Irrorare con lo zafferano sciolto e finire la cottura ancora per un otto/dieci minuti. Mescolate frequentemente ma con delicatezza. Levare dal fuoco e servire.

Con questa ricetta partecipo al contest: “CUCINA ETNICA” del blog “COCOGIANNI

nel gruppo “ASIA e OCEANIA”  come primo piatto.

E al contest Passione per la cannella del blog chef Carole a domicilio

Con questa ricetta partecipo al contest de: “Chiacchiere e cucina”
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Mi trovate anche qui

Dall’archivio di “Dolcipensieri:

RISOTTO ALLE ROSE, FIORI E SALE PERSIANI

TORTA PROFUMATA AL CARDAMOMO CON MELE E CIOCCOLATO

BARA BRITH

RISO BASMATI E POLLO AGLI AGRUMI E ZAFFERANO

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Un “Dolcepensiero” un po’ rustico: un piatto montanaro, un piatto rustico molto cucinato durante tutta la mia infanzia. Adoravo e adoro la carne bianca quindi anche quella di coniglio che soprattutto dalle mie parti – qui in Brianza – sono sempre stati animali da cortile, carne di sostentamento per gli inverni rigidi. Infatti questo è un piatto da gustare con una bella e calda polenta fumante.

INGREDIENTI

1 coniglio

2 cipolle dorate

2 spicchi di aglio

200 grammi di salsa di pomodoro

qualche rametto di rosmarino

5 dl di vino rosso

olio extravergine d’oliva

qualche chiodo di garofano

sale e pepe.

PREPARAZIONE

Tagliare il coniglio a pezzi non troppo piccoli e lasciarli riposare per circa un’ora nel vino rosso con qualche chiodo di garofano e il pepe nero. Scolarli e metterli a cottura in una teglia con dell’olio, la cipolla tritata e gli spicchi di aglio. Rosolare la carne fin quando assumerà un bel colore uniforme, bagnando di tanto in tanto con il vino rosso della marinatura (circa un bicchiere). Quando questo sarà evaporato e la carne ben rosolata, aggiungete il rosmarino (a rametti interi). Regolare di sale, aggiungere la salsa mescolando con delicatezza: bagnare ancora un po’ con il vino rosso mischiato ad acqua e portare a termine la cottura a fuoco medio. Servire il coniglio con della polenta (qui la ricetta).

Dall’archivio di Dolcipensieri:

INSALATA DI CONIGLIO, CETRIOLI E CIPOLLINE IN AGRODOLCE

QUAGLIE

CANEDERLI E CINGHIALE BRASATO

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Un “Dolcepensiero” molto british: oggi vi posto una ricetta gallese perfetta per utilizzare gli ultimi rimasugli di frutta secca o disidratata di natale. Si tratta di un plum cake dolce di nazionalità gallese: un pane ricco e speziato. La sua storia racconta che questo pane veniva confezionato a fine giornata con il lievito di pane avanzato e “macchiato” con dell’uva sultanina. La sua realizzazione in casa è molto semplice, è un dolce perfetto per una colazione o per una merenda pomeridiana. Ho scoperto questa ricetta insieme a molte altre dove gli ingredienti principali sono le spezie, in un affascinante libro dedicato interamente a loro con ricette da tutto il mondo. L’autrice Manisha Gambhir Harkins, spiega nel dettaglio non solo ricette ma anche le varie nascite e commerci tutti intorno alle spezie che per milleni sono state fonte di reddito di molte nazioni oltreche  un perfetto scambio di usi, costumi e tradizioni rfa le varie colonie. Le foto sono molto belle, di Peter Cassidy e regalano al lettore un perfetto modo per capire al meglio la ricetta, che fra l’altro sono spiegate molto bene. A fine libro, vengono spiegate nel dettaglio tutte le spezie più varie e fra una nazione e l’altra, vengono descritte le varie “pozioni” per creare ottimi mix di spezie. Come quello usato per questa ricetta inglese, dove le spezie si vedono protagoniste da circa 1500 anni sia in piatti dolci sia in piatti salati. Prima protagonista presente quasi ovunque è la spezia della noce moscata… comunque l’Europa può vantare altre spezie quali l’aneto, i semi di finocchio, il coriandolo e le bacche di ginepro. Il loro uso e consumo risale all’antica Grecia e all’Impero Romano anche grazie alle loro ottime conquiste delle vie più commerciali attraverso le quali avvenivano i principali commerci fra cui le spezie. Gli inglesi furono fra i primi a importare curry in polvere, chutney condimento a base di spezie e tante altri miscele.

INGREDIENTI E PREPARAZIONE MIX DI SPEZIE EUROPEE

2 cucchiaini di cannella in polvere

20 chiodi di garofano

1/2 cucchiaino di noce moscata grattugiata

Mischiare le spezie già tritate in polvere, unire i chiodi e nel mortaio pestare bene il tutto fino a quando i chiodi sono ridotti anch’essi in polvere. Per questa ricetta, il mix di spezie è abbondante, tenetelo in un vasettino di vetro per le spezie per poterlo usare in altre ricette.

INGREDIENTI (la mia versione è diversa dall’originale del libro menzionato sopra)

275 grammi di frutta secca o disidratata quali albicocche, fichi, prugne e datteri

325 ml di tè nero caldo

325 grammi di farina bianca 00

2 cucchiaini di lievito

1 cucchiaino e 1/2 di mix di spezie europee (vedi ricetta sopra)

100 grammi di burro

150 grammi di zucchero semolato

1 cucchiaio e 1/2 di sciroppo d’acero

1 uovo sbattuto

PREPARAZIONE

Tagliare la frutta a pezzettini piccoli, metterla in una ciotola capiente, aggiungere il tè nero caldo, lasciarla a mollo per circa una mezz’oretta.  Versare la farina nella ciotola della planetaria, unire il lievito e il mix di spezie e far mischiare bene il tutto. Mettere il burro a sciogliere a bagnomaria, aggiungere il tè dopo che lo avrete filtrato dalla frutta, lo zucchero semolato passato velocemente nel mixer per renderlo più fine, unire lo sciroppo d’acero e mescolare bene il tutto con una frusta. Unire l’uovo sbattuto e poi la frutta mescolando ora con un cucchiaio di legno. Versare questo composto liquido nel composto di polveri e azionare la planetaria – frusta flexi e impastare fino a quando il tutto sarà ben omogeneo. Metterlo in uno stampo da plum cake imburrato ed infarinato e porlo nel forno già caldo a 160°C VENTILATO per circa un’ora e un quarto. Fate la prova stuzzicadente, lasciarlo comunque nel forno caldo. Il Bara Birth è un dolce che si presenterà scuro e umido, se vi sembra già ben secco allora toglietelo subito dal forno…

MI TROVATE ANCHE QUI:

Dall’archivio di Dolcipensieri, le varie CUCINE BRITISH:

IL PANE ALL’UVETTA DELLA SIGNORA BOYLAN

MUFFIN AI MIRTILLI

PANCAKE E CHAMPIGNON

CON QUESTO DOLCE, PARTCIPO AL CONTEST:

di JAPAN THE WONDERLAND

Con questa ricetta partecipo al contest de: “Chiacchiere e cucina”
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Raccolta di appunti scritti nel corso degli ultimi dieci anni, forse più. Una volta erano raccolti in quaderni, poi una parte mi è stata rubata ed ora, grazie al cloud (non è uno locuzione romanesca), è tutto rigorosamente online. Dal mondo dell'informatica (non più aggiornato da anni ma tenuto in vita per una questione "sentimentale") a pensieri e riflessioni sulla vita, sul mondo, sulla società, sulle emozioni e su di me, senza prendermi troppo sul serio.

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